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La storica cornice
di Palazzo Ducale, che si affaccia sulla monumentale
fontana genovese in Piazza dei Ferrari, ospiterà fino al 15
febbraio una raccolta di circa 130 opere dell’artista
italo-argentino Lucio Fontana. Fondatore del “movimento
spaziale” Fontana trascorse la sua vita ad indagare la
problematica della spazialità nell’opera d’arte e a proporre
soluzioni diverse tra loro ma tutte ugualmente valide.
Egli partendo dal
1947 con i cosiddetti “buchi” sulla tela, che suscitarono
non poco scalpore, giunse tra il 58 e il 59 alla produzione
dei famosissimi “tagli” : il suo scopo era quello di
“oltrepassare”la tela e di renderla, attraverso i suoi
rilievi e i suoi vuoti, scultura immersa nello spazio e
soggetta alla luce.
Espressione di
questo intento fu il Manifesto Blanco firmato nel 1947 da
Fontana e da altri artisti aderenti al movimento spaziale:
“Concepiamo la
sintesi come una somma di elementi fisici: colore, suono,
movimento, tempo, spazio (…) Colore, l'elemento dello
spazio, suono, l'elemento del tempo, il movimento che si
sviluppa nel tempo e nello spazio, sono le forme
fondamentali dell'arte nuova (…)”.
Oggi, dopo
quarant’ anni dalla morte dell’artista, la mostra curata da
Sergio Casoli e Elena Geuna, in collaborazione con la
fondazione Lucio Fontana, cerca di sviluppare una lettura
unitaria delle opere dell’artista attraverso due elementi
fondamentali, la luce e il colore.
A ciò è dovuta la
scelta di sviluppare l’esposizione in stanze caratterizzate
ciascuna da un colore monocromo: vengono accostati “i
buchi”, “i tagli”, gli oli, le pietre senza dare nessuna
importanza all’ordine cronologico. Semplicemente, durante il
percorso della mostra, il visitatore si trova ad osservare,
in ambienti separati, opere accomunate dallo stesso colore:
nero,rosa,oro,rosso,bianco, giallo.
E’ un susseguirsi
di ambienti molto suggestivi con l’esposizione di una serie
di capolavori tra i quali non si può non citare “La fine di
Dio”, tela ovale, di qualità scultorea, del 1963 dove
Fontana affronta il mistero della creazione: uno sfondo
monocromo … una serie di buchi e lacerazioni … l’evocazione
della divinità.
Spettacolari da
vedere sono anche gli squarci delle Attese, l’ “oltre” la
tela … l’altrove.
Infine, per
sottolineare il profondo rapporto dell’artista con la
Liguria, la settima sala, dedicata alle Nature, espone
sculture in terracotta e ceramica modellate con grande
abilità e realizzate ad Albissola nel 1960, mentre l’ottava
sala, dedicata all’Acquario, presenta alcuni animali marini
tra cui il Granchio (1936) i Cavalli marini, La stella
marina e conchiglia (1938) anch’essi ricollegabili al
soggiorno di Fontana ad Albissola.
Una mostra
profondamente suggestiva.
Un’ottima
occasione non solo per comprendere qualcosa in più sul
grande genio di Fontana ma anche per provare l’emozione di
naufragare in quell’ “infinito oltre la tela”.
Marianna Basileo
14 gennaio 2009 |