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Mark Rothko

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma riapre dopo cinque anni con una grande mostra dedicata all'artista americano.

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dal 6 ottobre 2007 al 6 gennaio 2008

 

Roma, Palazzo delle Esposizioni

Via Nazionale, 194

 

Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30
Lunedì: chiuso

«Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore sensibile» (Mark Rothko)

 

Era il 1962, Roma accoglieva la prima retrospettiva dell’artista americano Mark Rothko (1903-1970), proveniente direttamente dal MoMa di New York dove, l’anno precedente, aveva riscosso un enorme successo. Alla Galleria Nazionale fu allestita una mostra, che ancora oggi è citata come come modello, che vide l’artista stesso coinvolto nelle fasi della preparazione, disposizione delle opere e dell’illuminazione. Rothko decise che le sue opere precedenti al 1945 non dovevano però far parte di questo percorso nella sua attività artistica, quasi metà della sua carriera veniva oscurata.

A 45 anni di distanza, Rothko torna nella capitale, con le testimonianze di tutti i suoi 32 anni di lavoro in una carrellata di opere mai raccolte così numerose nel nostro Paese.

Un ottimo biglietto da visita per il Palazzo delle Esposizioni, che inaugura dopo cinque anni e un restauro completo. La nuova sede espositiva si preannuncia come un nuovo centro nevralgico della vita culturale e artistica, in vista dell’apertura nel corso dei prossimi due-tre anni delle nuovi sedi del MACRO e del MAXXI. A confermare la qualità delle sue proposte, il Palazzo delle Esposizioni ospita in contemporanea alle opere di Mark Rothko una ricchissima mostra dedicata al regista inglese Stanley Kubrick, e un’interessante selezione dei lavori dello sculture italiano Mario Ceroli.

 Oliver Wick, il curatore della mostra, ha affermato che sicuramente l’artista avrebbe amato Palazzo delle Esposizioni e questo allestimento della mostra, in cui gruppi di 5-6 grandi quadri di Rothko vengono presentati in singole vaste sale, che forse realizzano in parte il sogno di Rothko che le sue opere potessero essere viste in ambienti adeguati, quasi delle cappelle. Tra le sale, vi è anche la ricostruzione dell’ambiente in cui Rothko presentò le sue opere alla Biennale del 1958.

 Ma il vero valore di questa mostra è proprio il ritratto completo che di fornisce di Rothko, al di là dei luoghi comuni e delle opere per le quali è entrato nell’immaginario collettivo.

Si inizia alla metà degli anni Trenta. Rothko vive negli Stati Uniti dall’età di dieci anni, emigrato al seguito del padre dalla Lettonia, nel 1913. Un apprendistato nel mondo dell’arte che si compie nella New York dell’adolescenza, dove giunge a vent’anni, cominciando a frequentare in modo febbrile i due principali musei della città, il Metropolitan e il MoMa. Ama Rembrant, l’arte antica e tra i contemporanei soprattutto Matisse. Dopo la formazione presso importanti maestri newyorkesi, inizia l’esperienza con il gruppo The Ten, dieci artisti giovani accomunati da una forte avversione verso l’accademico e verso i musei. Di questo periodo in mostra sono esposti una serie di lavori che si concentrano sulla vita metropolitana. Rothko esprime con una forza espressionista l’alienazione della grande città, la solitudine dell’individuo, la necessità di trovare le proprie radici, scendendo nel profondo, nel sottosuolo, che per New York si traduce nello scendere nella Subway, soggetto che compare ripetutamente nelle opere di Rothko degli anni Trenta. Negli stessi anni, un osservatore esterno come Mario Soldati, scriveva pagine esaltanti la stessa metropolitana di New York, non più gabbia dell’isolamento e dell’immobilità, ma cuore pulsante e frenetico di una metropoli vivace, inno al cosmopolitismo, una folla in cui poter trovare una via di fuga, evadere, vivere il proprio primo amore. Non più una claustrofobia soffocante, ma una promiscuità forzata e stimolante. Le stesse persone, la stessa architettura e i medesimi rumorosissimi calori, eppure due immagini opposte proiettate sugli artisti e sulle loro opere.

 Poi gli anni Quaranta, la guerra che sconvolge il mondo e l’artista che decide di volgersi al mito. Con preveggenza si era, appunto, rappresentato in un’opera che secondo molti critici vuole richiamare la figura dell’indovino cieco dell’Antica Grecia Tiresia. L’opera, che risale al 1936, ritrae l’artista con gli occhi coperti da due macchie di colore scuro, quasi accecandolo. E nel mito classico, secondo Rothko, si può ritrovare l’origine della violenza e della guerra attuale.

 Ma nella seconda metà degli anni Quaranta Rothko farà il salto più importante. Egli abbandona la raffigurazione biomorfica, per creare i “Multiforms” rivoluzionari incontri di superfici e macchie di colore, forme vive nel dialogo con lo spettatore che è invitato a

 «intraprendere un viaggio dentro l’universo del quadro […] muoversi insieme alle forme realizzate dall’artista, dentro e fuori, in alto e in basso, in diagonale e in orizzontale; deve curvare in prossimità degli elementi sferici, attraversare tunnel, scivolare giù per i declivi, saltare da un punto ad un altro, come attratto da una calamita che lo spinge a percorrere lo spazio, a penetrare in recessi misteriosi e, se il dipinto è riuscito, farà tutto questo a vari intervalli correlati. Questo viaggio è l’ossatura, l’anima dell’idea»

 Ma non si tratta di un percorso verso l’astratto. Scriverà Rothko nel 1952: «L’arte astratta non mi ha mai attratto; ho sempre dipinto in modo realistico».

 Le opere più celebri di Rothko vengono realizzate a partire dal 1949. Le forme assumono proporzioni e disposizioni spaziali più regolate e geometriche. Sono le opere di grande formato costituite da superfici di colori sovrapposte, disposte in fasce parallele di un cromatismo contrastante e spesso violento. Opere di estrema complessità, in cui si inseguono pennellate larghe a piccoli tocchi, fasce frastagliate di incontro tra i colori, bordi imprecisi e instabili. La visita in Italia nel 1959, la scoperta delle pitture dell’antica età romana, in particolare il tempio d Hera a Paestum e la casa di Misteri a Pompei, portano ad un’ulteriore maturazione l’artista. Si riduce lo spettro cromatico.

L’anno prima Rothko era stato invitato a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia. L’artista aveva già partecipato alla Biennale ma questa volta fu un momento fondamentale di incontro con il pubblico e la critica italiana ed Europea. A Rothko fu dedicato un’intersa sala in cui espose dieci opere, ambiente che viene riproposto a Palazzo delle Esposizioni. Allo stesso anno risale anche la commissione per il murale per il Seagram Building. Primo esperimento di decorazione monumentale, di cui in mostra sono presenti degli studi preparatori. Un progetto che si risolse con la rinuncia all’incarico da parte di Rothko che vedeva traditi da questa sua commissione i suoi ideali politici “anarchici”.

 Infine la serie dei quadri dominati dalle tonalità cupe, tendenti al monocromo, ai grigi o ai neri. Sono i lavori degli ultimi anni di vita, che precedono il suicidio del 1970. La forma passa del tutto in secondo piano, ciò che conta nelle nuove opere è il contrasto luminosità/cupezza, lucidità/opacità. La mostra si chiude con i “Black and gray paintings”, realizzati tra il 1968 e il 1969, divisi nettamente in due porzioni, una inferiore grigiastra e una superiore nera. Un’ultima potente ricerca del silenzio, dell’eloquenza del visibile che ci manifesta il non visibile.

 Molto spesso i visitatori si trovano spaesati e imbarazzati davanti alle opere di Rothko. Impauriti o beffardi poiché ritengono incomprensibili queste grandi superfici di colore. Ma su questo l’artista parla chiaro:

«Vi è il pericolo che […] si costituisca uno strumento che dirà al pubblico come dovrebbero essere guardati i quadri e cosa cercarvi», al centro dell’opera vi è l’osservatore, la «sua ragione» e la sua «immaginazione», unici mezzi per poter godere di «un’esperienza diretta e individuale dei dipinti»:  «Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore sensibile».

La mostra è arricchita da un fitto calendario di conferenze, incontri e visite guidate: www.palazzoesposizioni.it

Tommaso Martini@sindromedistendhal.com

6 novembre 2007

Comunicato stampa

Mark Rothko

a cura di Oliver Wick

Sale Livello 1 (lato Via Nazionale)

6 ottobre 2007 – 6 gennaio 2008

 

Rare sono state le occasioni in Italia di assistere a una grande mostra monografica dedicata al pittore americano di origine russa; si ricordano solamente l’unica retrospettiva dell’artista vivente, organizzata dal Museum of Moden Art di New York, portata nel 1962 a Roma e presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, o quella commemorativa a Ca’ Pesaro, in occasione della Biennale di Venezia del 1970, subito dopo la sua tragica morte.

Dopo la vendita del dipinto “White center (Yellow, Pink and Lavender on Rose)” per 72,8 milioni di dollari, cifra record per un’opera d'arte moderna del dopoguerra, venduta all'asta da Sotheby's di New York (15 maggio 2007) e acquistata da un privato di cui non si conosce il nome, è ipotizzabile che diventerà sempre più difficile avere le opere di Rothko per esposizioni temporanee.

Questa retrospettiva su Mark Rothko, curata da Oliver Wick e prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo e da Arthemisia, si presenta quindi come una occasione unica in Italia per vedere riunite così tante opere di uno dei più grandi artisti del secolo scorso.

Noto come espressionista astratto, lo stesso Rothko ha sovente smentito questa affermazione. La mostra mira a fornire un quadro generale della sua produzione, non dimenticando la costante preoccupazione dell’artista di presentare il suo lavoro attraverso gruppi di opere attentamente selezionate, concepiti proprio per accrescere l’impatto visivo sui visitatori. La selezione dei dipinti segue dunque precisi criteri nel percorso espositivo. I dipinti sono una settantina, oltre a un significativo gruppo di opere su carta che illustrano aspetti specifici di ogni periodo.

Per i primi lavori di Rothko, la mostra si focalizza sui dipinti, relativamente piccoli, eseguiti con una preparazione in gesso, il cui uso tende a dare al pigmento una qualità simile all’affresco, con delicate tonalità ed una consistenza sottile dove è evidente l’influenza dell'arte italiana del Quattrocento, in particolare di Beato Angelico.

La tradizione del Rinascimento italiano, soprattutto degli affreschi, ha avuto una straordinaria influenza sulla serie di commissioni murali del periodo classico di Rothko. Queste suggestioni sono esplorate anche nel caso dei lavori surrealisti, nei quali la tecnica dello strato sottile di pittura e delle velature è sempre più perfezionata.

Accanto a una selezione dei cosiddetti “Multiforms”, caratterizzati da macchie di colore e da un particolare effetto plastico - spaziale, che completa la prima fase dei lavori di Rothko, si possono ammirare alcuni dipinti successivi, con sempre più ampi campi di colore rettangolari.

Il “classico” Rothko, con i lavori più maturi, realizzati negli anni ‘50 su tele di grande formato, costituiscono la parte più affascinante, e più nota, dell’attività dell'artista, per la straordinaria qualità dei colori, per l’originalità e l’intenso effetto delle sue composizioni. Tra questi il grande “Mural” proveniente dal Museo Guggenheim di Bilbao (1952-53) e il nucleo di quadri della sala dedicata al’'artista alla Biennale di Venezia del '58, che segna il primo apprezzamento della sua arte in Europa, oltre ad alcune opere appartenute originariamente a collezioni italiane. Inoltre, le tele “Blackform”, con la singole forme scure squadrate, dipinte a partire dal 1960, danno l’idea del forte desiderio di Rothko di creare uno spazio spirituale.

La mostra si conclude con gli ultimi dipinti dell’artista, i “Black on Gray”, un gruppo di opere che segna il culmine di un’arte sempre più austera e orientata verso nuove prospettive artistiche in rapporto diretto con lo spettatore.

Le opere esposte provengono dai più importanti musei internazionali: Fondation Beyeler, Basilea; Guggenheim Museum, Bilbao; Tate, Londra; High Museum of Art, Atlanta; The Baltimore Museum of Art, Baltimora; Walker Art Center, Minneapolis; Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles; Museum of Contemporary Art, Los Angeles; Solomon R. Guggenheim Museum, New York; The Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; Allen Memorial Art Museum, Oberlin; National Gallery of Art, Washington; National Gallery of Australia, Canberra; National Gallery of Canada, Ottawa; Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Città del Messico; Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv.

A queste si aggiungono alcune opere concesse da collezioni private, tra cui un importante nucleo di proprietà di Christopher Rothko e Kate Rothko Prizel, che hanno contribuito in maniera determinante alla realizzazione della mostra.

Il catalogo della mostra è edito da Skira. Oltre ad esso, in occasione di questa importante mostra, Skira pubblica anche il volume La realtà dell'artista, ultimo libro incompiuto e sinora inedito in Italia di Mark Rothko, realizzato grazie al figlio Christopher che ha rivisto tutti i manoscritti originali, espone la visione filosofica e artistica della realtà di Rothko.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda tecnica

 

Titolo: Mark Rothko

 

Sede: Roma, Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 - 00184 Roma

 

Periodo: 6 ottobre 2007 - 6 gennaio 2008

 

Mostra a cura di: Oliver Wick

 

Promossa da: Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali; Azienda Speciale Palaexpo; Regione Lazio; Fondazione Cassa di Risparmio di Roma

 

Produzione e organizzazione: Azienda Speciale Palaexpo; ARTHEMISIA srl

 

Patrocini: Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana; con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, dell’Ambasciata della Repubblica di Lettonia in Italia e della American Academy in Rome

 

Catalogo: Skira

 

Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30;lunedì chiuso

 

Informazioni e prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. 0639967500; scuole 0639967200; www.rothko.it; www.palazzoesposizioni.it; rothko@arthemisia.it

 

Costo del biglietto: intero € 12,50; ridotto € 10,00. Permette di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni. Biglietto integrato Palazzo delle Esposizioni e Scuderie del Quirinale, valido per 3 giorni: intero € 18,00; ridotto € 15,00

 

Main Sponsor Palazzo delle Esposizioni: Parsitalia Real Estate

 

Main Sponsor mostra: Takeda Italia Farmaceutici

 

Sponsor tecnici: Cofathec, Alitalia, la Repubblica, Hotel Bettoja, Poltrona Frau, iGuzzini, Dimensione  Suono 2, Ina Assitalia, Ecobyte Technology

 

Uffici Stampa:

Ufficio Stampa Azienda Speciale Palaexpo

Barbara Notaro Dietrich tel. 06 48941212; cell. 348 7946585; e-mail b.notarodietrich@palaexpo.it

Piergiorgio Paris tel. 06 48941206; e-mail p.paris@palaexpo.it

Dario Santarsiero tel. 06 48941205; e-mail d.santarsiero@palaexpo.it

 

Ufficio Stampa Arthemisia

Piazza Matteotti 2 – 61100 Pesaro

Tel. 0721 370956 Fax 0721 377105 e-mail: press@arthemisia.it

Alessandra Zanchi Cell. 349 5691710 e-mail: az@arthemisia.it

 

Ufficio Stampa Skira

Mara Vitali Comunicazione

C.so Indipendenza 1 - 20126 Milano

Lucia Crespi Tel. 02 73950962 e-mail: arte@mavico.it

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola