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«Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi
nello sguardo di un visitatore sensibile» (Mark Rothko)
Era
il 1962, Roma accoglieva la prima retrospettiva dell’artista
americano Mark Rothko (1903-1970), proveniente
direttamente dal MoMa di New York dove, l’anno precedente,
aveva riscosso un enorme successo. Alla Galleria Nazionale
fu allestita una mostra, che ancora oggi è citata come come
modello, che vide l’artista stesso coinvolto nelle
fasi della preparazione, disposizione delle opere e
dell’illuminazione. Rothko decise che le sue opere
precedenti al 1945 non dovevano però far parte di questo
percorso nella sua attività artistica, quasi metà della sua
carriera veniva oscurata.
A 45 anni di distanza, Rothko torna nella capitale,
con le testimonianze di tutti i suoi 32 anni di lavoro in
una carrellata di opere mai raccolte così numerose nel
nostro Paese.
Un ottimo biglietto da visita per il Palazzo delle
Esposizioni, che inaugura dopo cinque anni e un restauro
completo. La nuova sede espositiva si preannuncia come un
nuovo centro nevralgico della vita culturale e artistica, in
vista dell’apertura nel corso dei prossimi due-tre anni
delle nuovi sedi del MACRO e del MAXXI. A confermare la
qualità delle sue proposte, il Palazzo delle Esposizioni
ospita in contemporanea alle opere di Mark Rothko una
ricchissima mostra dedicata al regista inglese Stanley
Kubrick, e un’interessante selezione dei lavori
dello sculture italiano Mario Ceroli.
Oliver
Wick,
il curatore della mostra, ha affermato che sicuramente
l’artista avrebbe amato Palazzo delle Esposizioni e questo
allestimento della mostra, in cui gruppi di 5-6 grandi
quadri di Rothko vengono presentati in singole vaste sale,
che forse realizzano in parte il sogno di Rothko che le sue
opere potessero essere viste in ambienti adeguati, quasi
delle cappelle. Tra le sale, vi è anche la ricostruzione
dell’ambiente in cui Rothko presentò le sue opere alla
Biennale del 1958.
Ma il vero valore di questa mostra è proprio il ritratto
completo che di fornisce di Rothko, al di là dei
luoghi comuni e delle opere per le quali è entrato
nell’immaginario collettivo.
Si inizia alla metà degli anni Trenta. Rothko vive
negli Stati Uniti dall’età di dieci anni, emigrato al
seguito del padre dalla Lettonia, nel 1913. Un apprendistato
nel mondo dell’arte che si compie nella New York
dell’adolescenza, dove giunge a vent’anni, cominciando a
frequentare in modo febbrile i due principali musei della
città, il Metropolitan e il MoMa. Ama Rembrant, l’arte
antica e tra i contemporanei soprattutto Matisse. Dopo la
formazione presso importanti maestri newyorkesi, inizia
l’esperienza con il gruppo The Ten, dieci artisti
giovani accomunati da una forte avversione verso
l’accademico e verso i musei. Di questo periodo in mostra
sono esposti una serie di lavori che si concentrano sulla
vita metropolitana. Rothko esprime con una forza
espressionista l’alienazione della grande città, la
solitudine dell’individuo, la necessità di trovare le
proprie radici, scendendo nel profondo, nel sottosuolo, che
per New York si traduce nello scendere nella Subway,
soggetto che compare ripetutamente nelle opere di Rothko
degli anni Trenta. Negli stessi anni, un osservatore esterno
come Mario Soldati, scriveva pagine esaltanti
la stessa metropolitana di New York, non più gabbia
dell’isolamento e dell’immobilità, ma cuore pulsante e
frenetico di una metropoli vivace, inno al cosmopolitismo,
una folla in cui poter trovare una via di fuga, evadere,
vivere il proprio primo amore. Non più una
claustrofobia soffocante, ma una promiscuità forzata e
stimolante. Le stesse persone, la stessa architettura e i
medesimi rumorosissimi calori, eppure due immagini opposte
proiettate sugli artisti e sulle loro opere.
Poi gli anni Quaranta, la guerra che sconvolge il mondo e
l’artista che decide di volgersi al mito. Con
preveggenza si era, appunto, rappresentato in un’opera che
secondo molti critici vuole richiamare la figura
dell’indovino cieco dell’Antica Grecia Tiresia.
L’opera, che risale al 1936, ritrae l’artista con gli occhi
coperti da due macchie di colore scuro, quasi accecandolo. E
nel mito classico, secondo Rothko, si può ritrovare
l’origine della violenza e della guerra attuale.
Ma nella seconda metà degli anni Quaranta Rothko
farà il salto più importante. Egli abbandona la
raffigurazione biomorfica, per creare i “Multiforms”
rivoluzionari incontri di superfici e macchie di colore,
forme vive nel dialogo con lo spettatore che è invitato a
«intraprendere un viaggio dentro l’universo del quadro
[…] muoversi insieme alle forme realizzate
dall’artista, dentro e fuori, in alto e in basso, in
diagonale e in orizzontale; deve curvare in prossimità degli
elementi sferici, attraversare tunnel, scivolare giù per i
declivi, saltare da un punto ad un altro, come attratto da
una calamita che lo spinge a percorrere lo spazio, a
penetrare in recessi misteriosi e, se il dipinto è riuscito,
farà tutto questo a vari intervalli correlati. Questo
viaggio è l’ossatura, l’anima dell’idea»
Ma non si tratta di un percorso verso l’astratto. Scriverà
Rothko nel 1952: «L’arte astratta non mi ha mai
attratto; ho sempre dipinto in modo realistico».
Le opere più celebri di Rothko vengono realizzate a
partire dal 1949. Le forme assumono proporzioni e
disposizioni spaziali più regolate e geometriche. Sono le
opere di grande formato costituite da superfici di colori
sovrapposte, disposte in fasce parallele di un cromatismo
contrastante e spesso violento. Opere di estrema
complessità, in cui si inseguono pennellate larghe a piccoli
tocchi, fasce frastagliate di incontro tra i colori, bordi
imprecisi e instabili. La visita in Italia nel 1959,
la scoperta delle pitture dell’antica età romana, in
particolare il tempio d Hera a Paestum e la casa di Misteri
a Pompei, portano ad un’ulteriore maturazione l’artista. Si
riduce lo spettro cromatico.
L’anno prima Rothko era stato invitato a
rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia.
L’artista aveva già partecipato alla Biennale ma questa
volta fu un momento fondamentale di incontro con il pubblico
e la critica italiana ed Europea. A Rothko fu
dedicato un’intersa sala in cui espose dieci opere, ambiente
che viene riproposto a Palazzo delle Esposizioni. Allo
stesso anno risale anche la commissione per il murale per il
Seagram Building. Primo esperimento di decorazione
monumentale, di cui in mostra sono presenti degli studi
preparatori. Un progetto che si risolse con la rinuncia
all’incarico da parte di Rothko che vedeva traditi da questa
sua commissione i suoi ideali politici “anarchici”.
Infine la serie dei quadri dominati dalle tonalità cupe,
tendenti al monocromo, ai grigi o ai neri. Sono i
lavori degli ultimi anni di vita, che precedono il suicidio
del 1970. La forma passa del tutto in secondo piano, ciò che
conta nelle nuove opere è il contrasto luminosità/cupezza,
lucidità/opacità. La mostra si chiude con i “Black and gray
paintings”, realizzati tra il 1968 e il 1969, divisi
nettamente in due porzioni, una inferiore grigiastra e una
superiore nera. Un’ultima potente ricerca del silenzio,
dell’eloquenza del visibile che ci manifesta il non
visibile.
Molto spesso i visitatori si trovano spaesati e imbarazzati
davanti alle opere di Rothko. Impauriti o beffardi
poiché ritengono incomprensibili queste grandi superfici di
colore. Ma su questo l’artista parla chiaro:
«Vi è il pericolo che […] si costituisca uno strumento che
dirà al pubblico come dovrebbero essere guardati i quadri e
cosa cercarvi», al centro dell’opera vi è
l’osservatore, la «sua ragione» e la sua «immaginazione»,
unici mezzi per poter godere di «un’esperienza diretta e
individuale dei dipinti»: «Un quadro vive in compagnia,
dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore
sensibile».
La mostra è
arricchita da un fitto calendario di conferenze, incontri e
visite guidate:
www.palazzoesposizioni.it
Tommaso
Martini@sindromedistendhal.com
6 novembre
2007
Comunicato
stampa
Mark Rothko
a cura di Oliver
Wick
Sale Livello 1
(lato Via Nazionale)
6 ottobre 2007 – 6
gennaio 2008
Rare sono state le
occasioni in Italia di assistere a una grande mostra
monografica dedicata al pittore americano di origine russa;
si ricordano solamente l’unica retrospettiva dell’artista
vivente, organizzata dal Museum of Moden Art di New York,
portata nel 1962 a Roma e presentata alla Galleria Nazionale
d’Arte Moderna, o quella commemorativa a Ca’ Pesaro, in
occasione della Biennale di Venezia del 1970, subito dopo la
sua tragica morte.
Dopo la vendita
del dipinto “White center (Yellow, Pink and Lavender on
Rose)” per 72,8 milioni di dollari, cifra record per
un’opera d'arte moderna del dopoguerra, venduta all'asta da
Sotheby's di New York (15 maggio 2007) e acquistata da un
privato di cui non si conosce il nome, è ipotizzabile che
diventerà sempre più difficile avere le opere di Rothko per
esposizioni temporanee.
Questa
retrospettiva su Mark Rothko, curata da Oliver Wick e
prodotta dall’Azienda Speciale Palaexpo e da Arthemisia, si
presenta quindi come una occasione unica in Italia per
vedere riunite così tante opere di uno dei più grandi
artisti del secolo scorso.
Noto come
espressionista astratto, lo stesso Rothko ha sovente
smentito questa affermazione. La mostra mira a fornire un
quadro generale della sua produzione, non dimenticando la
costante preoccupazione dell’artista di presentare il suo
lavoro attraverso gruppi di opere attentamente selezionate,
concepiti proprio per accrescere l’impatto visivo sui
visitatori. La selezione dei dipinti segue dunque precisi
criteri nel percorso espositivo. I dipinti sono una
settantina, oltre a un significativo gruppo di opere su
carta che illustrano aspetti specifici di ogni periodo.
Per i primi lavori
di Rothko, la mostra si focalizza sui dipinti, relativamente
piccoli, eseguiti con una preparazione in gesso, il cui uso
tende a dare al pigmento una qualità simile all’affresco,
con delicate tonalità ed una consistenza sottile dove è
evidente l’influenza dell'arte italiana del Quattrocento, in
particolare di Beato Angelico.
La tradizione del
Rinascimento italiano, soprattutto degli affreschi, ha avuto
una straordinaria influenza sulla serie di commissioni
murali del periodo classico di Rothko. Queste suggestioni
sono esplorate anche nel caso dei lavori surrealisti, nei
quali la tecnica dello strato sottile di pittura e delle
velature è sempre più perfezionata.
Accanto a una
selezione dei cosiddetti “Multiforms”, caratterizzati da
macchie di colore e da un particolare effetto plastico -
spaziale, che completa la prima fase dei lavori di Rothko,
si possono ammirare alcuni dipinti successivi, con sempre
più ampi campi di colore rettangolari.
Il “classico”
Rothko, con i lavori più maturi, realizzati negli anni ‘50
su tele di grande formato, costituiscono la parte più
affascinante, e più nota, dell’attività dell'artista, per la
straordinaria qualità dei colori, per l’originalità e
l’intenso effetto delle sue composizioni. Tra questi il
grande “Mural” proveniente dal Museo Guggenheim di Bilbao
(1952-53) e il nucleo di quadri della sala dedicata al’'artista
alla Biennale di Venezia del '58, che segna il primo
apprezzamento della sua arte in Europa, oltre ad alcune
opere appartenute originariamente a collezioni italiane.
Inoltre, le tele “Blackform”, con la singole forme scure
squadrate, dipinte a partire dal 1960, danno l’idea del
forte desiderio di Rothko di creare uno spazio spirituale.
La mostra si
conclude con gli ultimi dipinti dell’artista, i “Black on
Gray”, un gruppo di opere che segna il culmine di un’arte
sempre più austera e orientata verso nuove prospettive
artistiche in rapporto diretto con lo spettatore.
Le opere esposte
provengono dai più importanti musei internazionali:
Fondation Beyeler, Basilea; Guggenheim Museum, Bilbao; Tate,
Londra; High Museum of Art, Atlanta; The Baltimore Museum of
Art, Baltimora; Walker Art Center, Minneapolis; Los Angeles
County Museum of Art, Los Angeles; Museum of Contemporary
Art, Los Angeles; Solomon R. Guggenheim Museum, New York;
The Metropolitan Museum of Art, New York; Whitney Museum of
American Art, New York; Allen Memorial Art Museum, Oberlin;
National Gallery of Art, Washington; National Gallery of
Australia, Canberra; National Gallery of Canada, Ottawa;
Museo Tamayo Arte Contemporáneo, Città del Messico; Tel Aviv
Museum of Art, Tel Aviv.
A queste si
aggiungono alcune opere concesse da collezioni private, tra
cui un importante nucleo di proprietà di Christopher Rothko
e Kate Rothko Prizel, che hanno contribuito in maniera
determinante alla realizzazione della mostra.
Il catalogo
della mostra è edito da Skira.
Oltre ad esso, in occasione di questa importante mostra,
Skira pubblica anche il volume La realtà dell'artista,
ultimo libro incompiuto e sinora inedito in Italia di Mark
Rothko, realizzato grazie al figlio Christopher che ha
rivisto tutti i manoscritti originali, espone la visione
filosofica e artistica della realtà di Rothko.
Scheda
tecnica
Titolo: Mark
Rothko
Sede: Roma,
Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 - 00184 Roma
Periodo: 6
ottobre 2007 - 6 gennaio 2008
Mostra a cura di:
Oliver Wick
Promossa da:
Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali;
Azienda Speciale Palaexpo; Regione Lazio; Fondazione Cassa
di Risparmio di Roma
Produzione e
organizzazione: Azienda Speciale Palaexpo; ARTHEMISIA srl
Patrocini:
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Italiana; con il patrocinio del Ministero per i Beni e le
Attività Culturali, dell’Ambasciata degli Stati Uniti
d’America in Italia, dell’Ambasciata della Repubblica di
Lettonia in Italia e della American Academy in Rome
Catalogo: Skira
Orari:
domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle
20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30;lunedì
chiuso
Informazioni e
prenotazioni: singoli, gruppi e laboratori d’arte tel.
0639967500; scuole 0639967200;
www.rothko.it;
www.palazzoesposizioni.it; rothko@arthemisia.it
Costo del
biglietto: intero € 12,50; ridotto € 10,00. Permette di
visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle
Esposizioni. Biglietto integrato Palazzo delle Esposizioni e
Scuderie del Quirinale, valido per 3 giorni: intero € 18,00;
ridotto € 15,00
Main Sponsor
Palazzo delle Esposizioni: Parsitalia Real Estate
Main Sponsor
mostra: Takeda Italia Farmaceutici
Sponsor tecnici:
Cofathec, Alitalia, la Repubblica, Hotel Bettoja,
Poltrona Frau, iGuzzini, Dimensione Suono 2, Ina Assitalia,
Ecobyte Technology
Uffici Stampa:
Ufficio Stampa
Azienda Speciale Palaexpo
Barbara Notaro Dietrich
tel. 06 48941212; cell. 348 7946585; e-mail b.notarodietrich@palaexpo.it
Piergiorgio
Paris tel. 06 48941206; e-mail p.paris@palaexpo.it
Dario
Santarsiero tel. 06 48941205; e-mail d.santarsiero@palaexpo.it
Ufficio
Stampa Arthemisia
Piazza Matteotti 2 – 61100
Pesaro
Tel. 0721 370956 Fax 0721
377105 e-mail: press@arthemisia.it
Alessandra
Zanchi Cell. 349 5691710 e-mail:
az@arthemisia.it
Ufficio
Stampa Skira
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Comunicazione
C.so Indipendenza
1 - 20126 Milano
Lucia Crespi
Tel. 02 73950962 e-mail:
arte@mavico.it
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