Is There a Future for Our Past?: The Dark Face of the Light
 

Dal 10 giugno al 21 novembre 2007

Padiglione Giappponese, Giardini della Biennale
52 Esposizione internazionale d'arte di Venezia

 

Venezia, Giardini Biennale – Arsenale
Orario di apertura h. 10 > h. 18
Giardini chiuso il lunedì
Arsenale chiuso il martedì

www.labiennale.org

Ingresso (comprensivo di tutte le sedi espositive della Biennale)
Intero 15€ Ridotto 12 € Studenti 8 €

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Redazione

Le tracce di un passato che rischia di scomparire, i calchi di una memoria come segni indelebili della devastazione della Seconda guerra mondiale. È questo il soggetto della mostra al padiglione giapponese della 52esima Biennale di Venezia. L’artista nipponico Masao Okabe (Nemuro, Hokkaido, 1942, vive e opera a Kitahiroshima), ha realizzato più di mille fogli che riproducono, con la tecnica del frottage, i ruderi degli edifici distrutti dalla bomba atomica che colpì Hiroshima nel 1945. Okabe appartiene alla generazione di giapponesi che nacque proprio negli anni della guerra e ha dovuto affrontare le fatiche della ricostruzione e il dramma della memoria.

Sulle pareti del Padiglione sono esposte le tavole con i calchi di queste rovine della storia, realizzati con un lungo lavoro a matita, una tecnica sperimentata da Okabe da più di trent’anni. Ne nasce una città parallela, in cui al visitatore è richiesto di porsi la domanda “Is There a Future for Our Past?”. Una riflessione che il visitatore deve compiere anche nel momento in cui può entrare direttamente in contatto con queste pietre, toccando una lastra di 16 metri che proviene dalla stazione ferroviaria di Hiroshima.

“Is There a Future for Our Past?: The Dark Face of the Light” è il titolo scelto per la mostra dal curatore Chihiro Minato, un titolo ambiguo giocato sulla valenza ossimorica dei termini che, spiega Minato, richiama il paradosso davanti al quale l’uomo si trova, come hanno dimostrato l’atomica di Hiroshima e altre grandi tragedie del Novecento. La scienza nel suo continuo sviluppo ci prospetta un futuro di benessere e luce, ma dall’altra conduce anche sulla strada dell’oscurità e della distruzione. Due futuri in contraddizione e un passato alle spalle che si proietta sul futuro in modo altrettanto ambiguo: Quando il futuro è in pericolo, lo è anche il nostro passato, afferma Minato ricordando che a Baghdad la guerra ha spazzato via millenni di storia distruggendo le testimonianze del passato di un’intera civiltà.

Okabe iniziò ad utilizzare il frottage per indagare sul luogo della sua esistenza, ricercare la propria identità nel qui e ora del presente fermato dal calco della matita. Solo successivamente si è rivolto al passato, momento imprescindibile dell’identità, cercando di cogliere le oscure ombre che si proiettano su di esso.

 

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com     

25 settembre 2007   

   Fotografie realizzate da Tommaso Martini l'1 agosto 2007, soggette al regolamento del copyleft

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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