Le tracce
di un passato che rischia di scomparire, i calchi di
una memoria come segni indelebili della devastazione
della Seconda guerra mondiale. È questo il soggetto
della mostra al padiglione giapponese della 52esima
Biennale di Venezia. L’artista nipponico Masao
Okabe (Nemuro, Hokkaido, 1942, vive e opera
a Kitahiroshima), ha realizzato più di mille fogli
che riproducono, con la tecnica del frottage, i
ruderi degli edifici distrutti dalla bomba atomica
che colpì Hiroshima nel 1945. Okabe
appartiene alla generazione di giapponesi che nacque
proprio negli anni della guerra e ha dovuto
affrontare le fatiche della ricostruzione e il
dramma della memoria.
Sulle
pareti del Padiglione sono esposte le tavole con i
calchi di queste rovine della storia, realizzati con
un lungo lavoro a matita, una tecnica sperimentata
da Okabe da più di trent’anni. Ne nasce una
città parallela, in cui al visitatore è richiesto di
porsi la domanda “Is There a Future for Our Past?”.
Una riflessione che il visitatore deve compiere
anche nel momento in cui può entrare direttamente in
contatto con queste pietre, toccando una lastra di
16 metri che proviene dalla stazione ferroviaria di
Hiroshima.
“Is There
a Future for Our Past?: The Dark Face of the Light”
è il titolo scelto per la mostra dal curatore
Chihiro Minato, un titolo ambiguo giocato
sulla valenza ossimorica dei termini che, spiega
Minato, richiama il paradosso davanti al quale
l’uomo si trova, come hanno dimostrato l’atomica di
Hiroshima e altre grandi tragedie del Novecento. La
scienza nel suo continuo sviluppo ci prospetta un
futuro di benessere e luce, ma dall’altra conduce
anche sulla strada dell’oscurità e della
distruzione. Due futuri in contraddizione e un
passato alle spalle che si proietta sul futuro in
modo altrettanto ambiguo: Quando il futuro è in
pericolo, lo è anche il nostro passato, afferma
Minato ricordando che a Baghdad la guerra ha
spazzato via millenni di storia distruggendo le
testimonianze del passato di un’intera civiltà.
Okabe
iniziò ad utilizzare il frottage per indagare sul
luogo della sua esistenza, ricercare la propria
identità nel qui e ora del presente fermato dal
calco della matita. Solo successivamente si è
rivolto al passato, momento imprescindibile
dell’identità, cercando di cogliere le oscure ombre
che si proiettano su di esso.
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
25
settembre 2007
Fotografie
realizzate da Tommaso Martini l'1 agosto 2007, soggette al regolamento del
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