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Maschere, tra arte, religione, guerra e vita quotidiana
di Tommaso Martini

Un'esposizione che ripercorre attraverso i secoli il significato e l'importanza della maschera, dai trionfi romani a Second Life.

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Mask

 

dal 13 dicembre al 26 gennaio 2008

 

New York, James Cohan Gallery

533 W, 26th street

 

dal martedì al sabato 10.00-18.00 

Le maschere dominano da sempre la vita sociale dell’uomo. Una mostra alla James Cohan Gallery di New York ne ripercorre la storia, una vicenda in cui spesso arte, religione e vita quotidiana si intrecciano. La maschera più antica risale al I secolo d.C. ed era utilizzata nelle parate trionfali a Roma. Maschere e guerra, come oggi nei passamontagna dei terroristi che ci vengono mostrati da Jürgen Klauke nell’enorme installazione fotografica «Vermummter Antlitze», in cui sono raccolte un centinaio di istantanee tratte da giornali che ritraggono terroristi, dalle Olimpiadi di Monaco del 1972 fino agli albori del nuovo Millennio.  E poi la religione, con le maschere utilizzate nei riti tribali, di cui la mostra raccoglie numerosi esemplari risalenti al secolo scorso e all’Ottocento, provenienti dall’Africa, dalla Polinesia, dall’Estremo Oriente e dal Sudamerica. La maschera ha il potere di accompagnare l’uomo nei riti di iniziazione o di propiziare le divinità. Non solo quando viene indossata ma anche se presente come amuleto. Nei momenti che rivestono la funzione sociale di sovvertire regole e leggi, la maschera assume sempre un ruolo centrale e ne è una dimostrazione il suo uso nel corso del Carnevale. Qui viene esposta una maschera italiana dell’Ottocento che riproduce il volto mostruoso di un vecchio. Sono quasi cinquanta le maschere che compongono la mostra. Tra queste anche la prima maschera utilizzata dai pompieri americani e quella usata dai militai sovietici nei sottomarini nucleari. Ma sono presenti anche delle riflessioni sulla maschera realizzate da artisti contemporanei, in alcuni casi incaricati di realizzare opere di questo tipo proprio per questa esposizione. Tra questi uno dei gruppi di net artist più famosi degli ultimi anni (fecero scalpore alla Biennale di Venezia 2001, diffondendo un virus informatico). Si tratta di Eva and Franco Mattes, conosciuti anche come 0100101110101101.org. La loro opera in mostra indaga l’universo della multimedialità, stampando in digitale su carta un avatar di Second Life. Gli artisti svelano così le maschere del nuovo Millennio. Non più oggetti con cui compirsi il volto per nascondere la propria identità, ma vere e proprie riformulazioni di nuove identità, in cui il confine tra reale e virtuale è sempre più labile. Una ricerca ossessiva di una identità diversa anche nell’opera di Gillian Wearing, una fotografia in cui una donna indossa una maschera che la fa somigliare alla propria  madre. Non poteva mancare Cindy Sherman che ha trasformato la propria persona in una maschera perenne e ormai da anni lavora sulle mutazioni del proprio corpo e viso (Untitled, 1996).  Di grande impatto l’opera di Tony Oursler, una macchia di alluminio di colore verde acceso, al centro della quale un video ci mostra il volto di un uomo che ci fissa, con sguardi e movimenti terrificanti.

Spesso la maschera confonde l’umano con l’animale, come in alcune maschere rituali o nell’opera di Matthew Barney  Cremaster 4, The Loughton Candidate.

«Mask» indaga la maschera da diverse prospettive, mostrando la sua importanza nella storia umana e soprattutto la sua capacità di rimettere sempre in discussione noi stessi e le nostri identità, costruendo nuovi legami sociali e culturali, proponendosi come fuga dalla realtà o approdo a una dimensione escatologico o divina. Oppure maschere come via per una Second Life virtuale e digitalizzata.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

14 gennaio 2007

Immagini dal sito http://www.jamescohan.com/ 

Comunicato stampa:

"The drama proceeds to metamorphoses, demon into priest into seductress into ape into queen into hog, as though we are in some Nietzschean world where behind every mask there are only more masks…What resolution could be possible?"

– Alphonso Lingis in Excesses: Eros and Culture, 1983

James Cohan Gallery is pleased to announce an upcoming exhibition that explores the many forms and uses of masks throughout history and the influence they lend to contemporary artists. MASK will be comprised of a collection of over 40 masks assembled by Joseph G. Gerena Fine Art, dating from 700 BCE through the 20th century and representative of all continents and many cultural traditions. These masks will be shown alongside works by over 30 contemporary artists, including several specifically commissioned for the exhibition.

Masks conceal, protect and disguise. They give us the courage to speak freely, help us transcend physical limitations, add mystery and power to our rituals, amplify or hide our emotions, frighten, entertain, intimidate, humiliate, and even protect us from noxious gases and flying balls. The simplest covering can have a profound effect on both the wearer and viewer, simultaneously concealing and revealing. As Oscar Wilde summarized, "Give a man a mask and he'll tell you the truth."

The tradition of masks and masking offers limitless exploration; several contemporary artists have turned to the form to investigate issues of identity, power and provocation at a time when the bounds between real and assumed identities are becoming more indistinct. As political theorist Yaron Ezrahi has expressed, speaking of current world conflicts, "(Ski) masks are the uniform of the new armies of the 21st century and the new kind of violence, which no longer distinguishes between war against the stranger and war against the members of your own society. Just as this new war doesn't have a front, it doesn't have a face. It doesn't have boundaries."

Newly commissioned works include pieces by Olaf Breuning, Folkert de Jong, Yun-Fei Ji, Tony Oursler, Alison Elizabeth Taylor and William Villalongo. Other contemporary artists included are: Acconci Studio, Matthew Barney, Miriam Berkley, Jonathan Borofsky, Ulla von Brandenburg, Matthew Buckingham/Joachim Koester, Nick Cave, Willie Cole, Dick Evans, Phyllis Galembo, Caron Geary, Hans Haacke, Trenton Doyle Hancock, Jürgen Klauke, N'dilo Mutima, IngridMwangiRobertHutter, Bill Owens, RAMMELLZEE, Markus Schinwald, Andres Serrano, Cindy Sherman, Yinka Shonibare, MBE, Jeff Sonhouse, Reena Spaulilngs, Vibeke Tandberg, Rosemarie Trockel, Richard Tuttle and Gillian Wearing.

We are grateful to Joseph Gerena, whose wide-ranging collection so beautifully traces the historical root system of masks and masking. This exhibition was curated by Elyse Goldberg and Ginger Cofield and comes accompanied by a brochure with essays by Eleanor Heartney and Joseph Gerena.

For further information please contact Jane Cohan at Jane Cohan at jane@jamescohan.com or
212 714 9500. For images of included works, please visit www.jamescohan.com.

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola