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Le
maschere dominano da sempre la vita sociale dell’uomo. Una
mostra alla James Cohan Gallery di New York ne
ripercorre la storia, una vicenda in cui spesso arte,
religione e vita quotidiana si intrecciano. La maschera più
antica risale al I secolo d.C. ed era utilizzata nelle
parate trionfali a Roma. Maschere e guerra, come oggi nei
passamontagna dei terroristi che ci vengono mostrati da
Jürgen Klauke nell’enorme installazione
fotografica «Vermummter Antlitze», in cui sono raccolte un
centinaio di istantanee tratte da giornali che ritraggono
terroristi, dalle Olimpiadi di Monaco del 1972 fino agli
albori del nuovo Millennio. E poi la religione, con le
maschere utilizzate nei riti tribali, di cui la mostra
raccoglie numerosi esemplari risalenti al secolo scorso e
all’Ottocento, provenienti dall’Africa, dalla Polinesia,
dall’Estremo Oriente e dal Sudamerica. La maschera ha il
potere di accompagnare l’uomo nei riti di iniziazione o di
propiziare le divinità. Non solo quando viene indossata ma
anche se presente come amuleto. Nei momenti che rivestono la
funzione sociale di sovvertire regole e leggi, la maschera
assume sempre un ruolo centrale e ne è una dimostrazione il
suo uso nel corso del Carnevale. Qui viene esposta una
maschera italiana dell’Ottocento che riproduce il volto
mostruoso di un vecchio. Sono quasi cinquanta le maschere
che compongono la mostra. Tra queste anche la prima maschera
utilizzata dai pompieri americani e quella usata dai militai
sovietici nei sottomarini nucleari. Ma sono presenti anche
delle riflessioni sulla maschera realizzate da artisti
contemporanei, in alcuni casi incaricati di realizzare opere
di questo tipo proprio per questa esposizione. Tra questi
uno dei gruppi di net artist più famosi degli ultimi anni
(fecero scalpore alla Biennale di Venezia 2001, diffondendo
un virus informatico). Si tratta di Eva and Franco
Mattes, conosciuti anche come 0100101110101101.org.
La loro opera in mostra indaga l’universo della
multimedialità, stampando in digitale su carta un avatar
di Second Life. Gli artisti svelano così le maschere
del nuovo Millennio. Non più oggetti con cui compirsi il
volto per nascondere la propria identità, ma vere e proprie
riformulazioni di nuove identità, in cui il confine tra
reale e virtuale è sempre più labile. Una ricerca ossessiva
di una identità diversa anche nell’opera di Gillian
Wearing, una fotografia in cui una donna indossa una
maschera che la fa somigliare alla propria madre. Non
poteva mancare Cindy Sherman che ha
trasformato la propria persona in una maschera perenne e
ormai da anni lavora sulle mutazioni del proprio corpo e
viso (Untitled, 1996). Di grande impatto l’opera di
Tony Oursler, una macchia di alluminio di
colore verde acceso, al centro della quale un video ci
mostra il volto di un uomo che ci fissa, con sguardi e
movimenti terrificanti.

Spesso la maschera confonde l’umano con l’animale, come in
alcune maschere rituali o nell’opera di Matthew Barney Cremaster
4, The Loughton Candidate.
«Mask» indaga la maschera da diverse prospettive, mostrando
la sua importanza nella storia umana e soprattutto la sua
capacità di rimettere sempre in discussione noi stessi e le
nostri identità, costruendo nuovi legami sociali e
culturali, proponendosi come fuga dalla realtà o approdo a
una dimensione escatologico o divina. Oppure maschere come
via per una Second Life virtuale e digitalizzata.
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
14 gennaio 2007
Immagini dal
sito
http://www.jamescohan.com/
Comunicato stampa:
"The
drama proceeds to metamorphoses, demon into priest into
seductress into ape into queen into hog, as though we are in
some Nietzschean world where behind every mask there are
only more masks…What resolution could be possible?"
– Alphonso Lingis in Excesses: Eros and Culture, 1983
James Cohan Gallery is pleased to announce an upcoming
exhibition that explores the many forms and uses of masks
throughout history and the influence they lend to
contemporary artists. MASK will be comprised of a collection
of over 40 masks assembled by Joseph G. Gerena Fine Art,
dating from 700 BCE through the 20th century and
representative of all continents and many cultural
traditions. These masks will be shown alongside works by
over 30 contemporary artists, including several specifically
commissioned for the exhibition.
Masks conceal, protect and disguise. They give us the
courage to speak freely, help us transcend physical
limitations, add mystery and power to our rituals, amplify
or hide our emotions, frighten, entertain, intimidate,
humiliate, and even protect us from noxious gases and flying
balls. The simplest covering can have a profound effect on
both the wearer and viewer, simultaneously concealing and
revealing. As Oscar Wilde summarized, "Give a man a mask and
he'll tell you the truth."
The tradition of masks and masking offers limitless
exploration; several contemporary artists have turned to the
form to investigate issues of identity, power and
provocation at a time when the bounds between real and
assumed identities are becoming more indistinct. As
political theorist Yaron Ezrahi has expressed, speaking of
current world conflicts, "(Ski) masks are the uniform of the
new armies of the 21st century and the new kind of violence,
which no longer distinguishes between war against the
stranger and war against the members of your own society.
Just as this new war doesn't have a front, it doesn't have a
face. It doesn't have boundaries."
Newly commissioned works include pieces by Olaf
Breuning, Folkert de Jong,
Yun-Fei Ji, Tony Oursler,
Alison Elizabeth Taylor and William
Villalongo. Other contemporary artists included
are: Acconci Studio, Matthew Barney,
Miriam Berkley, Jonathan Borofsky,
Ulla von Brandenburg, Matthew
Buckingham/Joachim Koester, Nick Cave,
Willie Cole, Dick Evans,
Phyllis Galembo, Caron Geary,
Hans Haacke, Trenton Doyle Hancock,
Jürgen Klauke, N'dilo Mutima,
IngridMwangiRobertHutter, Bill
Owens, RAMMELLZEE, Markus
Schinwald, Andres Serrano,
Cindy Sherman, Yinka Shonibare, MBE,
Jeff Sonhouse, Reena Spaulilngs,
Vibeke Tandberg, Rosemarie Trockel,
Richard Tuttle and Gillian Wearing.
We are grateful to Joseph Gerena, whose
wide-ranging collection so beautifully traces the historical
root system of masks and masking. This exhibition was
curated by Elyse Goldberg and
Ginger Cofield and comes accompanied by a brochure
with essays by Eleanor Heartney and Joseph Gerena.
For further information please contact Jane Cohan at Jane
Cohan at
jane@jamescohan.com or
212 714 9500. For images of included works, please visit
www.jamescohan.com. |