Dopo il successo riscosso dalla
mostra Museums nell'autunno scorso al MAXXI di Roma (leggi
qui) la mostra itinerante organizzata dall'Art Center di Basilea è
oggi al Le Musée des Confluences di Lione, in Francia, nell'attesa che
ritorni in Italia, al MART, probabilmente nel 2009.
La mostra
è una riflessione sull’architettura dei musei che stanno nascendo nel mondo o che sono stati
costruiti negli ultimi anni. Museums offre una prospettiva
interessante di sguardo sull’architettura contemporanea, ma che dice molto
anche sulla concezione e l’idea di museo oggi. In totale 27 progetti,
seminati tra l’America, l’Europa e il Giappone.
Sono due le tendenze che
saltano immediatamente all’occhio osservando plastici, progetti, fotografie
e immagini virtuali di queste architettura.
Da una parte alcuni
architetti si ispirano al white cube, progettando un edificio
asettico, capace di esaltare al massimo le opere d’arte che lo riempiranno.
Una concezione minimalista che vede l’arte e le opere come assolute
protagoniste.
Dall’altra invece, altri
progetti rappresentano la prospettiva di cui Frank O. Gehry è
l’indiscusso padre. Una tendenza espressionista che crea edifici shockanti,
destinati ad assorbire tutte le attenzioni del visitatore, prevalendo quindi
sul contenuto del museo.
Tutti i progetti mostrano
comunque una concezione del museo come centro poli-culturale, destinato a
prevaricare le tradizionali funzioni del museo, concepito ora come centro
per le arti.
Per quanto riguarda la
tendenza minimalista viene presentato il sorprendente Chichu Art Museum
[
http://www.chichu.jp ] progettato da Tadao Ando (l’architetto a cui
Pinault ha commissionato il restauro di palazzo Grassi a Venezia) sull’isola
giapponese di Naoshima. Un museo che scompare scavato nella scogliere a
strapiombo sull’oceano, appena visibili dall’esterno, pensato in funzione
delle grandi installazione site specific.
Sulla stessa scia il nuovo
Stonehenge Visitor Center. Una serie di vele adagiate sulla colline a
tre chilometri dal sito archeologico del Wiltshire , destinate a ospitare un
museo virtuale e un treno-navetta per raggiungere Stonehenge. Anche in
questo caso l’architetto, Denton Corner Marshall, australiano, non vuole
intervenire in modo violento sul paesaggio, ma mimetizzarsi e integrarsi in
esso. Stesso discorso per il Centro Paul Klee realizzato da Renzo
Piano a Berna, dove le tre vele che sovrastano la parte interrata del museo,
vogliono riprendere le forme delle dolci colline intorno alla città
svizzera.
Di tutt’altro tipo il
progetto di Frank O. Ghery per la Corcoran Gallery di Washington. Un
enorme corpo in titanio collegherà la parte ottocentesca dell’edificio con
la parte novecentesca. Una vera e propria scultura che si impone nella
decostruzione delle forme euclidee.
Altro esempio il Denver
Libeskind Museum, che vuole essere un vero e proprio nuovo simbolo della
cittadina americana, destinato a dominarne lo skyline con le sue forme
geometriche fortemente debitrici nei confronti di Ghery).
Due i musei italiani
presenti. Il MART di Rovereto e il MAXXI.
L’ambizioso progetto del
MAXXI crea un museo che cerca di inserirsi nel tessuto del quartiere,
penetrando come una ragnatela dietro le facciate degli edifici della caserma
preesistente. Una struttura in cemento e vetro che si muove come un flusso.
Un progetto che forse è debitore della formazione dell’architetto in ambito
pittorico. Zaha Hadid ha pensato ad uno spazio completamente modulabili e
aperto alle esigenze degli allestimento, con illuminazione naturale. Altro
elemento di forza del progetto è la sua natura artigianale, che renderà ogni
suo elemento unico.
Il MART di Rovereto è
un felice esempio di impegno delle istituzioni locali (il comune di Rovereto
e la Provincia di Trento) per la realizzazione di una grande polo culturale
e di un museo all’avanguardia. Un progetto che ha una storia decennale,
portato a termine nel 2002 dall’architetto Mario Botta e dall’ingegnere
roveretano Giulio Andreolli.
17
aprile 2007
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com