Una breve rassegna delle
mostre che si stanno svolgendo nei principali musei newyorkesi nel periodo
natalizio. Per chi ha la fortuna di trovarsi nel cuore del mondo dell’arte
e, non avendo ancora visto l’ultimo panettone di Neri Parenti, vuole dei
suggerimenti su come impiegare le proprie giornate.
Queste sono le mostre del
Metropolitan Museu of Art, del Salomon R. Guggenheim Museum
, del MoMa e del Whitney Museum of American Art, i
principali musei di Manhattan.
Ho volutamente escluso gli
altri musei di New York poiché non li ho visitati personalmente. Nonostante
ciò anche a Brooklyn e in cittadine poco fuori la Grande Mele sono nati
importantissimi spazi musseali. Il Brooklyn Museum propone una
retrospettiva dell’artista australiano Ron Mueck (fino al 4
febbraio, informazioni sul sito del museo www.brooklynmuseum.org).
A Long Island si trova invece lo spazio espositivo e centro di studi P.S.1
Contemporary Art Center (http://www.ps1.org).
Fuori New York invece il Dia Center at Beacon (http://www.diacenter.org),
la sede della collezione permanente di questa importante fondazione la cui
sede principale sulla 22th a Manhattan è chiusa per restauro. Anche il
centralissimo New Museum of Contemporary Art è chiuso per restauro
fino alla fine del 2007.
Sono spazi fondamentali
anche le gallerie. Le più interessanti e vivaci si trovano nei quartieri di
Chelsea e Soho, dove esistono interi palazzo destinati ad ospitare diverse
gallerie. Per informarsi e orientarsi davanti alla proposta di migliaia di
gallerie e mostre è fondamentale il libricino GalleryGuide, distribuito
gratuitamente presso tutte le gallerie e consultabile on-line nel sito
http://www.galleryguide.com.
Metropolitan
Museum
5th
Avenue, 82nd Street
Per informazioni e
penotazioni:
www.metmuseum.org
Cominciamo dal più antico
e grande museo newyorkese. Al Metropolitan Museum si stanno
svolgendo alcune mostre di altissima qualità. Al primo piano troviamo “Glitter
and Doom: German Portraits from the 1920s”, aperta fino al 19
febbraio 2007. Un percorso tra le opere dei principali artisti tedeschi
degli anni di Weimar. Nelle opere di Otto Dix, George
Grosz, Max Beckmann e di altre sette artisti, si
colgono tutte le contraddizioni, lo splendore (glitter) e la rovina (doom)
di un’epoca complessa e affascinante della storia tedesca. Un salto indietro
nel tempo per le due esposizioni del piano superiore. Grandiosa la mostra
dedicata a Ambrosie Vollard, uno dei più importanti e
sensibili mercanti d’arte passati alla storia. “Cézanne
to Ricasso: Ambrosie Vollard, Patron of the Avant-Garde” presenta
una sorprendente raccolta di capolavori collezionati, venduti, posseduti,
commissionati da Vollard, opere dei principali artisti degli ultimi
anni dell’Ottocento (Cézanne, Van Gogh, i Nabis)
e dei primi decenni del Novecento. Opere che testimoniano la lungimiranza e
il coraggio del fondatore del mercato dell’avanguardia.
Interessante anche “Americans
in Paris, 1860-1900”,
che ricorda quando la capitale dell’arte era la capitale francese e a decine
gli artisti americani vi erano richiamati per studiare l’arte europea e le
nuove tendenze, prima che le carte si girassero e il flusso si invertisse,
dall’Europa verso New York.
Glitter and Doom: German
Portraits from the 1920s
Fino al
19 febbraio 2007
Cézanne
to Ricasso: Ambrosie Vollard, Patron of the Avant-Garde
Fino al
7 gennaio 2007
Americans
in Paris, 1860-1900
Fino al 28 gennaio 2007
I musei d’arte
contemporanea di New York, tra i più importanti al mondo per collezioni e
ricerca, in questo periodo sacrificano molto le ricchissime collezioni
permanenti a favore di altrettanto interessanti esibizioni temporanee.
Salomon
R. Guggenheim Museum
1071
5th Avenue at 89th Street
Per informazioni e
prenotazioni:
www.guggenheim.org
La grande struttura
elicoidale di Frank Lloyd Wright in cui dal 1959 è ospitato il
Guggenheim è in restauro, per poter tornare ripulito dalla cortina di
smog accumulata negli ultimi cinquant’anni entro la fine del 2007. Gli spazi
interni sono però agibili. La rampa del corpo centrale è occupata dalla più
approfondita mostra di arte spagnola mai realizzata in America: “El
Greco to Picasso”. Un’esposizione che dà un quadro completo
dell’arte spagnola attraverso quattrocento anni mettendo a confronto i
capolavori dei grandi maestri iberici. Una soluzione molto originale che
fugge le consuete scelte antologiche della dislocazione cronologica,
preferendo accostamenti tematici e iconografici. Una soluzione che oltre a
rappresentare in modo incisivo l’evoluzione dell’arte spagnola, ci parla
anche della Spagna in una carrellata di soggetti che ne colgono appieno lo
spirito, la storia e le tradizioni. Le opere di Francisco de Zurbaran,
El Greco, Diego Velazqez, Murillo,
Goya, Juan Gris, Joan Mirò,
Dalì, Picasso che affrontano il paesaggio spagnolo, il
ritratto dei sovrani, dei bambini, dei poveri, dei mostro, le nature morte,
i soggetti religiosi ecc… mostrano ad un tempo come è cambiata l’arte
spagnola tra Cinquecento e Seicento e come la Spagna stessa è cambiata.
Grazie alla proficua
collaborazione tra le diverse sedi del Guggenheim del mondo, da
Venezia è approdata nelle sale newyorkesi anche la mostra dedicata a Lucio Fontana (1899-1968) l’estate scorsa a Palazzo Leoni Venier. La
naturale conclusione di una mostra che ci presenta le riflessioni spaziali e
materiche di uno degli artisti più importanti del secondo dopoguerra in
Italia, riguardanti proprio le due città in questioni (“Lucio
Fontana. Venice/New York”). Un dialogo di colori, materiali in
una lingua fatta di tagli, sfregi, graffi, tra Venezia e New York. La prima
seria fu realizzata nel 1961. Fu l’occasione di una mostra dedicata a questi
lavori nella galleria di Martha Jakson di New York che portò
Fontana in America dove, colpito dall’immagine e dall’atmosfera di
Manhattan decise di affrontare una serie analoga. Fontana riesce a
far incarnare dai materiali le differenze tra le due città. Tra una Venezia
barocca, acquatica, calda, estiva e una New York metallica, violenta,
artificiale, geometrica.
Due spazi del museo sono
dedicati a una piccole selezione dalla collezioni principali. “Kandinsky
in Paris 1934-1944”,
presenta i lavori dell’artista russo collocabili in un preciso e importante
periodo della vita di Kandinsky. Siamo infatti negli anni
immediatamente successivi alla chiusura della Bauhaus dove egli insegnava e
alla fuga dalla Germania nazista per la capitale francese dove visse fino
alla morte, nel 1944 all’età di settantotto anni. I quadri di questo ultimo
periodo mostrano una via di fuga dall’Europa in fiamme, in fantastici mondi
di colore. Kandinsky è stato uno degli artisti a cui Salomon
Guggenheim ha dedicato maggiori attenzioni, incoraggiato dalla prima
direttrice del museo Hilla Rebay.
Infine viene esposta una
piccola selezione delle opere del museo, preveniente dal lascito del
collezionista Justin K. Tannhauser, attento soprattutto alla
raccolta di opere di impressionisti e post-impressionisti.
El
Greco to Picasso
Fino al 28 marzo 2007
Lucio
Fontana. Venice/New York
Fino al 21 gennaio 2007
Kandinsky
in Paris 1934-1944
Thannhauser
Collection
Whitney Museum of American Art
945
Madison Avenue at 75th street
Per informazioni e
penotazioni:
www.whitney.org
Anche il Whitney
propone in questo periodo una vasta rassegna di mostre temporanee.
Il museo fu creato da
Gertrude Vanderbilt Whitney nel 1928, a completare un costate
impegno nei confronti dell’arte americana contemporanea della ricca
ereditiera. La collezione e le mostre del museo si concentrano quindi solo
sull’arte americana. Ma una delle esposizioni attualmente in corso (“Picasso
and American Art”) ne va a ricercare le influenze originali,
ponendo a confronto le opere della generazione dell’Espressionismo astratto
e dell’Action Painting con i lavori di Pablo Picasso. Un’influenza
che per alcuni artisti si fa esplicita e dichiarata, e lascia spazio anche a
studi e copie di capolavori del maestro spagnolo, mentre per altri la
presenza e la lezione di Picasso si legge tra le righe, non
immediatamente rilevabile sulla superficie delle opere ma comunque
innegabile dimostrazione del peso assoluto che Picasso ha avuto nella
storia artistica a americana a partire dalla prima esposizione a New York
nel 1911.
“Albers
and Moholy-Nagy: from the Bauhaus to the New World” è dedicata a
due maestri del Bauhaus che, dopo la chiusura da parte dei nazisti della
scuola, migrarono in America. Due personalità e artisti diversi come
dimostrano i disegni, le sculture, le fotografie, gli oggetti di design e i
dipinti in mostra, ma con alcuni elementi di contatto, come l’ideale di
mutare lo statuto stesso delle opere d’arte nell’epoca della produzione di
massa e del consumismo.
Anche uno dei nomi più
legati al Whitney è in un’esposizione nel museo. “Edwar
Hopper”, una interessante antologica del cantore della vita
quotidiana americana. Una raccolta di capolavori assoluti (da Chicago arriva
“Nighthawks”, la celeberrima visione di un bar, di notte, con alcuni uomini
seduti al bancone in un’atmosfera sospesa e malinconica) affiancati da
numerosissimi disegni. Uno sguardo nuovo quindi su Hopper, volto a
cogliere il difficile percorso di formazione di ogni dipinto.
Più rivolta al
contemporaneo la mostra “Kiki Smith. A Gathering, 1980-2005”
che ripercorre l’ultimo quarto di secolo di attività dello scultore nato in
Germani negli anni Cinquanta ma cresciuto nel New Jersey. Le opere in mostra
ci conducono nell’universo di Smith, dove è il corpo umano il
protagonista assoluto, con le sue funzioni, i suoi ritmi e meccanismi.
Picasso
and American Art
Fino al 28 gennaio 2007
Albers
and Moholy-Nagy: from the Bauhaus to the New World
Fino al
21 gennaio 2007
Edwar
Hopper
Fino al 3 dicembre
Kiki
Smith. A Gathering, 1980-2005
Fino all’11 febbraio 2007
MoMa –The Museum of modern Art
53
street, 11 W
Per informazioni e
prenotazioni:
www.moma.org
Il MoMa è l’unico
museo d’arte contemporanea newyorkese che in questo periodo valorizza in
sede la propria collezione permanente. Una delle collezioni d’arte più
importanti al mondo, che copre con capolavori e icone assolute il periodo
che va da fine Ottocento al secondo dopoguerra americano. “Les
Demoiselles d’Avignon”, opera del 1907 considerata punto d’avvio del
cubismo, la “Danza” di Matisse, “La persistenza
della memoria” di Salvador Dalì, per citare alcune tra le opere
più importanti ammirabili nelle sale del museo. Il tutto nella sede riaperta
nel 2004 dopo il restauro operato dall’architetto giapponese Yoshio Taniguchi, che unifica i diversi spazi in cui si è sviluppato
il museo dalla sua fondazione nel 1929, avvenuta per volere di tre ricchi
collezionisti: Lillie P. Bliss, Mary Quinn Sullivan
e Abby Aldrich Rockefeller.
Fino al 29 gennaio
l’importante sezione dedicata all’ultimo quarto del XIX secolo è arricchita
da una mostra su “L’esecuzione dell’imperatore
Massimiliano”, una delle opere più originali e lente nella loro
rielaborazione eseguita da Eduard Manet. Il fatto storico
risale al 1867, e destò grande sdegno in Francia, poiché era stato Napoleone
III stesso a incoronarlo imperatore del paese sudamericano, prima di
abbandonarlo e lasciarlo cader vittima delle vendette. La mostra raccoglie
le quattro versioni del soggetto realizzate da Manet e un’incisione.
Opere provenienti da tutto il mondo, realizzate nei due anni immediatamente
successivi al fatto. I dipinti principali sono poi accompagnati da decine di
disegni e studi che mostrano l’evoluzione dell’opera.
“Out
of time: a contemporary view” consiste in una selezione dalle
nuove acquisizioni del museo, opera di artisti contemporanei, che riflettono
sulla tematica del tempo.
Out
of time: a contemporary view
Fino al
9 aprile 2007
Manet
and the Execution of Maximilian
Fino al 29 gennaio 2007
Tommaso Martini 23 dicembre 2006
Sito curato da Tommaso Martini
(spleen85@yahoo.it;)
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