Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

Il miracolo di Cana. L'originalità della riproduzione

 

dal 12 ottobre al 16 dicembre 2007

 

Venezia, San Giorgio Maggiore

Isola di San Giorgio Maggiore

 

da martedì a domenica: 10.00-18.00

 

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati

 

Con questo articolo iniziamo la collaborazione con il blog di L'Areopagita .

http://dionigiareopagita.blogspot.com

L'ARTE e LA CULTURA IN ITALIA:

Recensioni a mostre, letture e riflessioni di uno storico dell'arte

 


My status

Locations of visitors to this page

 

 

 

 

 

Venezia - Realizzato fra 1562 e 1563, il grande telero di Paolo Veronese rappresentante le Nozze di Cana è uno dei quadri più importanti della storia. Dopo essere stato ammirato da generazioni di amatori, intendenti, viaggiatori e artisti, questo "quadro del paradiso", per secoli "il" quadro da vedere una volta giunti in città, venne asportato dal luogo per il quale era stato pensato dalle truppe napoleoniche e collocato in quello che sarebbe poi diventato il Louvre, nel 1797. Neanche Antonio Canova riuscì nell'impresa di far ritornare a Venezia l'opera. Una ferita sempre rimasta aperta.

 

Il fac-simile realizzato da Adam Lowe per il Cenacolo di San Giorgio Maggiore (oggi Fondazione Giorgio Cini) ora, restituisce più che idealmente l'opera allo spazio con il quale era nata. Ed ha, dal punto di vista tecnico, del prodigioso. Per l'esattezza, non di fac-simile si tratta, ma di una replica meccanico-artigianale, in tutto e per tutto identica all'originale. Sono stati riprodotti, attraverso un sofisticato sistema di scansione e di fotoriproduzione su materiale plastico, finanche le asperità della materia, i tagli subiti dalla tela, l'intreccio del tessuto sottostante. Potrebbe, effettivamente, ingannare anche un esperto conoscitore e, forse, solo il tatto potrebbe rivelarne la natura.
Essa rimargina in parte quella ferita: ci restituisce una visione d'insieme del capolavoro quale non possiamo effettivamente percepire nella sala in cui è collocato al Louvre - peraltro accanto alla Gioconda -, nell'insieme delle interazioni con gli spazi palladiani, le vedute e le misure di un ambiente che era quello abitato e vissuto da Veronese stesso per mesi. Ci restituisce un' esperienza. E non è poca cosa.

 

La ricollocazione del fac-simile pone però degli interrogativi nuovi di riflessione estetica, su quale sia l'originale e quale la copia, spingendo alle estreme conseguenze le osservazioni benjaminiane sull'opera d'arte nell'epoca della propria riproducibilità tecnica. Di fatto, si assiste per le opere d'arte a interrogativi analoghi a quelli, di natura etica, che sorgono nel caso della clonazione umana.

Le Nozze di Cana a San Giorgio sono il clone di quelle di Parigi, ma in virtù della loro collocazione mirano anche a sostituirsi all'originale, sono un nuovo originale.
Da subito enorme il dibattito culturale scatenatosi attorno a questo aspetto nuovo e imprevedibile di rispondere alla sottrazione di un'opera d'arte. Cesare De Michelis dal Sole 24 Ore parla di una sorta di "immoralità" di un'operazione del genere - che cerca di ovviare, tramite la tecnica, all'unidirezionalità e irrevocabilità della storia. Settis ricostruisce, dalle pagine dello stesso giornale, le vicende delle copie e della sostituzione delle opere. Sgarbi parla di "risarcimento visivo". E' evidente che il fac-simile genera una sorta di disorientamento. Non si sa bene come reagire di fronte a questa specie nuova di esperienza estetica.

 Certo che anche le opere d'arte ricordano. Come noi, possiedono una memoria. E il quadro di Veronese non è soltanto - o non lo è più - la somma dei colori e delle forme pensate da Veronese. Ma anche la somma degli anni che quella tela ha passato; di più, la somma degli sguardi che si sono posati sopra di essa, come una seconda vita. Gli sguardi dei visitatori di ogni dove e anche di quelli che si sono intrattenuti in dialogo con essa a Parigi. Quando andiamo al Louvre, di fronte alla tela, non siamo solo in compagnia di Veronese, ma anche di Boschini e di Zanetti; di Delacroix e di Cézanne. E pur percependo con più esattezza, forse, che in una sala di museo, la grandezza dell'invenzione di Paolo, pur comprendendo la sua intelligenza visiva, pur vivendo l'emozione di incontrarlo in questi luoghi che erano stati i suoi luoghi, l'impressione che resta è che ci si trovi di fronte a un Veronese smemorato. Che le Nozze di Cana, ora più che mai, respirino a due polmoni, divise fra due luoghi e fra due "originali", o, se preferite, che fra due "inautentici".

L'Aereopagita dionigi_areopagita@yahoo.it

4 novembre 2007

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola