La Galleria romana V.M. 21 artecontemporanea presenta
fino al 15 febbraio un’installazione di Perino & Vele
che occupa tutti gli spazi espositivi della galleria.
Perino & Vele sono Emiliano Perino (New York,
1973) e Luca Vele (Rotondi, 1975), che dal 1984
lavorano insieme a Rotondi, in provincia di Avellino. Sono
artisti ormai affermati sulla scena nazionale e
internazionale, le cui opere fanno parte delle collezioni
permanenti di importanti musei (MART, Gam di Torino) e sono
state esposte in numeroso mostre anche all’estero (Berlino,
Amsterdam, Parigi, Pechino, ecc…).
Ciò che caratterizza il loro lavoro è la tensione civile e
politica che si esprime anche in questa mostra: “Pig”.
Si tratta di una riflessione sulle torture subite dagli
animali utilizzati come cavie negli esperimenti bellici.
Atrocità che sono state portate a conoscenza dell’opinione
pubblica attraverso la denuncia dell’associazione americana
PETA (People for the Ethical Treatment of Animals)
nel rapporto “The Military’s War on Animals”. Un
rapporto fatto di immagini raccapriccianti che denunciano
uno sterminio di più di 300 mila animali tra cani, scimmie,
maiali, pecore, gatti, conigli, in un costosissimo programma
di esperimenti messo a punto dal Dipartimento di Stato
americano. Sul sito internet della PETA è possibile
consultare il rapporto (http://www.peta.org/feat/military).
“Pig” si inserisce in un percorso di esposizioni che
si è precedentemente occupato delle torture inflitte agli
esseri umani. Era questo il soggetto di un’installazione
esposta alla Galleria napoletana Alfonso Artico nel 2004,
intitolata “Kubark”. Il titolo fa riferimento al
manuale in dotazione agli agenti CIA dal 1963 (e attualmente
ufficialmente al bando) che dà indicazioni su come estorcere
informazioni durante interrogatori-tortura. Sempre alle
torture animali è stata dedicata la mostra “Porto Down”
(che si riallaccia al nome della base inglese dove avvengono
questi esperimenti sugli animali) alla Galleria Alberto
Peola di Torino nel 2005.
La mostra romana sfrutta i due ambienti della galleria per
dividere nettamente in due fasi l’esperienza che il
visitatore compierà in questa mostra. Nella prima stanza ci
troviamo davanti a delle coperte in cartapesta appese a dei
fili metallici che attraversano lo spazio. Quasi un muro per
attraversare il quale il visitatore deve compiere un lento
slalom. Il percorso di avvicinamento alla seconda stanza è
quindi rallentato e reso difficoltoso. Inizialmente anzi il
visitatore può esser portato a rinunciare a percorrerlo.
Giunti nella seconda stanza si scopre il vero soggetto
dell’installazione. Appunto un maiale, ancora in cartapesta,
posto su due lance su una parete completamente bianca,
forata da colpi di fucile. Sulla parete opposta una
saracinesca chiusa, che ci nasconde ma al contempo nella sua
freddezza ci fa intuire, la presenza del laboratorio dove si
compiono gli atroci esperimenti.
L’elemento di maggior interesse dell’installazione è il
materiale utilizzato. Si tratta di cartapesta,
materiale d’elezione di Perino & Vele. La cartapesta
viene realizzata con la carta dei principali quotidiani
nazionali. Un percorso inverso rispetto a quello di cui
siamo inconsapevoli spettatori. I giornali vengono
manipolati, maciullati, riassestati ecc… mentre di solito
sono i giornali che manipolano, cambiano forma e sostanza
alle notizie e all’informazione.
E le coperte realizzate con i giornali che ci introducono
alla stanza degli orrori in un percorso a ostacoli
denunciano la difficoltà di poter entrare in contatto con
informazioni veritiere relative alle guerre. L’informazione
parziale e manipolata che televisione e giornali trasmettono
funzionano come queste coperte: ci scoraggiano ad affrontare
la drammaticità e gli orrori della guerra, la nascondono
sostituendo ad essa una propria visione e immagini
codificate, ci obbligano a difficili contorsioni se siamo
intenzionati a conoscere ciò che avviene veramente.