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Fra
le grandi scuole pittoriche del Quattrocento quella romana
certo non è quella che sinora ha goduto della maggiore
considerazione critica. Le scelte decisive per la storia
dell'arte sembrano avvenire altrove, in quel secolo
meraviglioso dove assistiamo a un incredibile policentrismo
di iniziative, invenzioni, in gran parte determinate
dall'intraprendenza e dall'intelligenza delle corti
italiane. Ma tutto sembra avvenire altrove: a Firenze,
l'invenzione del Rinascimento; ad Urbino; a Ferrara; a
Milano; e poi tra Padova, Venezia, Mantova. Roma sembra
entrare in scena solo dopo, sullo scorcio del secolo, e,
soprattutto, nei primi anni del Cinqucento.
Obiettivo dell'interessante mostra in atto al Museo del
Corso è dimostrare come nel XV secolo si siano messe in
atto tutte quelle iniziative capaci di trasformare il volto
della città e di condizionare il percorso di grandi maestri
che, per varie ragioni, entrarono in contatto con l'Urbe,
per prendere parte a importanti commissioni pubbliche o
arricchire la propria cultura attraverso lo studio
dell'antico. Dopo i difficili momenti conosciuti nel corso
del Trecento, Roma vuole ripresentarsi al mondo come la vera
capitale civile, morale, religiosa, della cristianità. E
questa volontà passa attraverso l'allestimento di
straordinari capolavori d'arte.
Proprio
l'antico è una delle prime sezioni che il visitatore
incontra nella mostra: i disegni tratti dalle vestigia del
passato, ad opera di Pisanello, Benozzo
Gozzoli, le sculture di Antonio Pollaiolo
ben documentano una passione inestinguibile che coinvolge
anche maestri tradizionalmente identificati come
appartenenti ancora al così detto 'Tardogotico'.
La sezione più interessante della mostra, tuttavia, è quella
riguardante la pittura e la scultura di quegli anni.
Si potevano ammirare alcune parti dello smembrato "Polittico
della Neve" per Santa Maria Maggiore eseguito da
Masolino e (in misura assai minore) da
Masaccio, nel terzo decennio del secolo. Un testo
fondamentale per la penetrazione delle conquiste
rinascimentali a Roma. Ma le parlate potevano convivere
senza contrasto, come dimostra la
"Madonna di
Velletri" di Gentile da Fabriano, dalla
chiesa dei Santi Cosma e Damiano, capolavoro tardogotico,
assai danneggiato, di sottigliezze e tenerezza umana
straordinaria.
Man mano che ci si addentra nel secolo la parlata riformata
proveniente dalla Toscana sembra prendere il sopravvento:
Filippo Lippi è presente con la
"Madonna col Bambino"
e l' "Annunciazione"
di palazzo Barberini, mentre fra Beato Angelico
con una predella con storie di San Nicola per San Domenico a
Perugia (1437) e una "Testa
di Cristo "da Palazzo Venezia. L'Angelico è
una figura chiave di questi anni a Roma, in quanto autore in
Vaticano della meravigliosa decorazione della Cappella
Niccolina (1448-49).
L'esposizione cerca di documentare anche quella che potremmo
definire come la vera e propria scuola romana: artisti di
provenienza romana o dell'entroterra laziale che denunciano
interessanti capacità di aggiornamento, con interferenze
umbro-marchigiane, ma anche forme di arretramento che non
consentono una riabilitazione completa delle loro qualità.
Se Antoniazzo Romano è un artista meraviglioso
capace di dialogare con intelligenza con le correnti più
vitali della pittura italiana del Quattrocento, così non si
può dire di altri maestri provenienti dal viterbese.
Ben
riuscita la piccola saletta che esponeva insieme
l'indimenticabile "Madonna
di Sinigallia" di Piero della Francesca
(con quella finestra di luce trapassante che annuncia le
sospensioni luminose di Vermeer) e le teste degli angeli di
Benozzo Gozzoli, a testimonianza di quella
cultura prospettica che contagia ormai in modo indelebile la
cultura artistica romana. Poi la mostra sembra procedere con
troppa fretta verso le conquiste del Cinquecento, il gruppo
della Cappella Sistina: passando prima per la
"Madonna delle rocce"
di Mantegna incontriamo quindi
Pinturicchio, Perugino,
Filippino Lippi.
Per quanto ci riguarda una delle acquisizioni più
interessanti di questa mostra è consistita nella sezione
dedicata alla scultura, con entusiasmanti opere di
Mino da Fiesole, Giovanni Dalmata e
Domenico Gagini, Andrea Guardi e
Paolo Romano. Di quest'ultimo di poteva ammirare
la ricostruzione dei rilievi del bellissimo ciborio di San
Pietro che ornava l'altare maggiore della basilica dal 1475.
La
mostra si rivela assai meritoria per il tentativo di
abbracciare nella sua interezza un secolo, tutto sommato,
tra i meno noti e apprezzati della storia artistica
dell'Urbe. L'ampiezza e la vastità delle conquiste che
quegli anni conoscono non riescono però a emergere con tutta
la forza necessaria. Alcuni passaggi sembrano troppo
affrettati e non crediamo che il visitatore abbia spesso
tutti gli elementi per coglierne la complessità. Non aiutava
l'allestimento, realizzato attraverso un itinerario a
cunicoli, spazi stretti, sale mal distinguibili le une dalle
altre, con i materiali talvolta costretti ad associazioni
forzate. Ad ogni modo un'occasione da non mancare, con
alcuni capolavori, e altre opere di grande interesse, ma
leggermente deludente in relazione alle aspettative.
L'Areopagita
COMUNICATO
STAMPA
Il Museo del Corso della Fondazione Roma,
presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele,
promuove, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale
per il Polo Museale Romano, la prima grande mostra dedicata
al Quattrocento romano. Prodotta e organizzata dalla
Fondazione Roma in collaborazione con Arthemisia,
l'esposizione guiderà il visitatore alla scoperta di un
aspetto poco conosciuto della città eterna, nota soprattutto
per i fasti della Roma imperiale e la magnificenza di quella
barocca. In realtà se Roma tornò ad essere la protagonista
del palcoscenico artistico, politico e religioso dal XVI al
XX secolo, lo dovette proprio al Quattrocento, quando il
pontefice, dopo il periodo avignonese (1305-1377), riprese
il suo posto sul trono di Pietro in Vaticano.
Per testimoniare questa rinascita, sono raccolte oltre 170
opere, tra plastici, arredi sacri e civili, ceramiche,
sculture, disegni, medaglie papali e quadri, provenienti dai
principali musei italiani e stranieri, tra i quali: i Musei
Vaticani, il British Museum, lo Stiftung Museum Kunst Plast
di Düsseldorf, il Skulpturensammlung und Museum für
Byzantinische Kunst di Berlino.
La mostra indaga gli aspetti sociali, urbanistici, religiosi
ed artistici della Roma del XV secolo, quando gli artisti
più importanti dell'epoca si riversarono nella città
attratti dalla ricca committenza papale e dal clima
culturale innovativo che si andava creando. Per questo a
Roma si avvicendarono figure di grande importanza per tutto
il Rinascimento italiano a cominciare da Donatello,
Brunelleschi e Leon Battista Alberti che all'antichità di
Roma si ispirò per le sue opere teoriche. Fra i pittori
documentati lungo il percorso espositivo non possiamo non
ricordare Gentile da Fabbriano, Mantegna, Perugino, Piero
della Francesca, Pinturicchio, Filippo Lippi, e perfino
Michelangelo, che iniziò la sua straordinaria carriera
proprio nella Roma del Quattrocento.
L'esposizione si articola in cinque sezioni:
1. La città
Sono rare quelle città nelle quali la loro storia coincide
con quella del mondo. Roma è una di queste e sicuramente
l'unica che nei suoi 3000 anni di vita abbia sempre avuto un
ruolo da protagonista.
Il XV secolo corrisponde alla rinascita della città dopo la
decadenza trecentesca. La sezione documenta il recupero del
tessuto viario, delle mura, degli acquedotti, la costruzione
di nuovi edifici di servizio (per esempio lo Spedale di
Santo Spirito), la magnificenza delle dimore nobiliari come
il Palazzo di Niccolò V, nonché quella delle grandi
basiliche romane.
2. La vita civile e religiosa
La Roma del Quattrocento era una città viva, vitale e talora
addirittura violenta. La sezione è quindi dedicata al
recupero degli aspetti della vita quotidiana, quasi a voler
entrare nelle case dei romani di allora e scoprire la loro
esistenza privata che si svolgeva nelle strade, nelle dimore
nobiliari fra momenti di gioia e di goliardia musicale ma
anche di dolore e tristezza nei duri periodi di guerra.
Infine, per comprendere pienamente la società di allora, non
è possibile tralasciare l'aspetto religioso e devozionale
che scandiva tutto il periodo dell'anno.
3. Roma, scrigno dell'antico
L'idea che Roma fosse un museo a cielo aperto viene
implicitamente accreditata dalla presenza di quegli artisti
che ispirandosi all'antico crearono il Rinascimento a
Firenze. Nel 1402 venne a Roma Donatello e poco dopo
Brunelleschi per studiare il primo la scultura della
classicità e il secondo i metodi di costruzione dell'antica
Roma da applicare poi alla realizzazione della grande cupola
di Santa Maria del Fiore a Firenze.
Non per nulla la teorizzazione del Rinascimento nacque
proprio sulle rive del Tevere con la riflessione di Leon
Battista Alberti che con i suoi testi tra cui, fondamentale
per l'architettura il De re aedificatoria (1443-1452) e per
la scultura il De Statua (1450), consegnò ai suoi
contemporanei gli strumenti per la definizione e lo sviluppo
del nuovo movimento artistico.
La sezione documenta con disegni quattrocenteschi, reperti
archeologici e copie monumentali l'immenso amore che gli
artisti del XV secolo ebbero per la Roma antica.
4. La Roma dei Papi
La storiografia contemporanea è ormai concorde
nell'affermare che lo sviluppo straordinario che ebbe Roma
nel Rinascimento, ad iniziare dal XV secolo, non sarebbe
stato possibile senza il grande mecenatismo papale.
Le opere qui esposte documentano il ruolo dei dodici papi
che si susseguirono nel corso del Quattrocento sul trono di
Pietro. Il primo che riuscì ad orientare la città verso una
nuova fioritura delle arti fu Martino V (1417-1431), mentre
l'apice del secolo fu sicuramente raggiunto con Sisto IV
(1471-1484), che ha consegnato ai posteri quel capolavoro
assoluto che è la Cappella Sistina.
5. I grandi artisti
L'azione dei vari pontefici si rivelò indispensabile per la
rinascita delle arti a Roma.
Pertanto in questa sezione è stato possibile presentare veri
e propri capolavori come per esempio la Madonna delle Cave
di Mantenga, oggi conservata agli Uffizi, ma realizzata
dall'artista quando venne per affrescare gli appartamenti
che Innocenzo VIII era fatto costruire per la splendida
villa del Belvedere in Vaticano.
Tuttavia Mantenga non fu il solo grande pittore a rivelare
il suo genio alla città di Roma ma la grande tradizione
pittorica del Rinascimento risale già a Pisanello, a Gentile
da Fabbriano e Masaccio, che operarono nel corso del regno
di Martino V. Grandi artisti a Roma però furono anche Piero
della Francesca, Filippo Lippi, Melozzo da Forlì,
Pinturicchio e Filippino Lippi, tutti documentati
nell'esposizione del Museo del Corso.
Due elementi di assoluta novità completano il
percorso: una grande mappa multimediale di Roma
quattrocentesca e la ricostruzione tridimensionale della
Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva. La prima
permetterà ai visitatori di conoscere nel dettaglio edifici
e monumenti della Roma dell'epoca. La seconda realizzata
dall'E.n.e.a., applicando la tecnologia con radar ottico a
colori (solitamente utilizzata per indagini spaziali),
renderà possibile una visione nitida e ravvicinata degli
affreschi del Lippi, tale da farne percepire anche i minimi
dettagli.
Arricchirà la mostra, a partire dal 20
maggio, il capolavoro di Piermatteo d'Amelia, "Madonna con
Bambino", del quale si erano perse le tracce da oltre venti
anni. L'opera, sottoposta a lungo restauro, verrà presentata
al pubblico per la prima volta dopo il suo ritrovamento
proprio in occasione di questa mostra.
http://www.museodelcorso.it
Orari
Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00
Giovedì e venerdì dalle 10,00 alle 23,00
L'ultima entrata è consentita fino ad un'ora prima della
chiusura.
Lunedì chiuso
Biglietti
Intero €9,00
Ridotto € 7,00
Bambini da 0 a 14 anni ingresso gratuito
Informazioni e
prenotazioni
Tel 06916508451
www.museodelcorso.it
ROMA, VIA DEL CORSO, 320
entrata disabili: via
Montecatini 18
tel: 0667862098
fax: 0663749204
METROPOLITANA:
linea A - uscita Spagna/ uscita Barberini
AUTOBUS: 52 -
53 - 61 - 71 - 85 - 160 (P.zza S. Silvestro); 62 – 63 - 81 -
492 - 590 - 628
(Via del Corso/ Minghetti – P.zza Venezia).
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