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Redazione

Il '400 a Roma

La rinascita delle arti da Donatello a Perugino

di L'Areopagita

La Roma del Quattrocento svelata in una mostra al Museo del Corso, prima grande esposizione su questo periodo della storia dell'arte capitolina.

Dal  29 aprile al 7 settembre 2008

Museo del Corso
Roma, Via del Corso, 320


A cura di: Claudio Strinati, Marco Bussagli e Maria Grazia Bernardini


Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00

Giovedì e venerdì dalle 10,00 alle 23,00

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Con questo articolo iniziamo la collaborazione con il blog di L'Areopagita .

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L'ARTE e LA CULTURA IN ITALIA:

Recensioni a mostre, letture e riflessioni di uno storico dell'arte

 


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Fra le grandi scuole pittoriche del Quattrocento quella romana certo non è quella che sinora ha goduto della maggiore considerazione critica. Le scelte decisive per la storia dell'arte sembrano avvenire altrove, in quel secolo meraviglioso dove assistiamo a un incredibile policentrismo di iniziative, invenzioni, in gran parte determinate dall'intraprendenza e dall'intelligenza delle corti italiane. Ma tutto sembra avvenire altrove: a Firenze, l'invenzione del Rinascimento; ad Urbino; a Ferrara; a Milano; e poi tra Padova, Venezia, Mantova. Roma sembra entrare in scena solo dopo, sullo scorcio del secolo, e, soprattutto, nei primi anni del Cinqucento.

Obiettivo dell'interessante mostra in atto al Museo del Corso è dimostrare come nel XV secolo si siano messe in atto tutte quelle iniziative capaci di trasformare il volto della città e di condizionare il percorso di grandi maestri che, per varie ragioni, entrarono in contatto con l'Urbe, per prendere parte a importanti commissioni pubbliche o arricchire la propria cultura attraverso lo studio dell'antico. Dopo i difficili momenti conosciuti nel corso del Trecento, Roma vuole ripresentarsi al mondo come la vera capitale civile, morale, religiosa, della cristianità. E questa volontà passa attraverso l'allestimento di straordinari capolavori d'arte.
Pisanello, "Testa di donna"Proprio l'antico è una delle prime sezioni che il visitatore incontra nella mostra: i disegni tratti dalle vestigia del passato, ad opera di Pisanello, Benozzo Gozzoli, le sculture di Antonio Pollaiolo ben documentano una passione inestinguibile che coinvolge anche maestri tradizionalmente identificati come appartenenti ancora al così detto 'Tardogotico'.

La sezione più interessante della mostra, tuttavia, è quella riguardante la pittura e la scultura di quegli anni. Si potevano ammirare alcune parti dello smembrato "Polittico della Neve" per Santa Maria Maggiore eseguito da Masolino e (in misura assai minore) da Masaccio, nel terzo decennio del secolo. Un testo fondamentale per la penetrazione delle conquiste rinascimentali a Roma. Ma le parlate potevano convivere senza contrasto, come dimostra la "Madonna di Velletri" di Gentile da Fabriano, dalla chiesa dei Santi Cosma e Damiano, capolavoro tardogotico, assai danneggiato, di sottigliezze e tenerezza umana straordinaria.
Man mano che ci si addentra nel secolo la parlata riformata proveniente dalla Toscana sembra prendere il sopravvento: Filippo Lippi è presente con la "Madonna col Bambino" e l' "Annunciazione" di palazzo Barberini, mentre fra Beato Angelico con una predella con storie di San Nicola per San Domenico a Perugia (1437) e una "Testa di Cristo "da Palazzo Venezia. L'Angelico è una figura chiave di questi anni a Roma, in quanto autore in Vaticano della meravigliosa decorazione della Cappella Niccolina (1448-49).
L'esposizione cerca di documentare anche quella che potremmo definire come la vera e propria scuola romana: artisti di provenienza romana o dell'entroterra laziale che denunciano interessanti capacità di aggiornamento, con interferenze umbro-marchigiane, ma anche forme di arretramento che non consentono una riabilitazione completa delle loro qualità. Se Antoniazzo Romano è un artista meraviglioso capace di dialogare con intelligenza con le correnti più vitali della pittura italiana del Quattrocento, così non si può dire di altri maestri provenienti dal viterbese.
Piero della Francesca, Madonna di SenigalliaBen riuscita la piccola saletta che esponeva insieme l'indimenticabile "Madonna di Sinigallia" di Piero della Francesca (con quella finestra di luce trapassante che annuncia le sospensioni luminose di Vermeer) e le teste degli angeli di Benozzo Gozzoli, a testimonianza di quella cultura prospettica che contagia ormai in modo indelebile la cultura artistica romana. Poi la mostra sembra procedere con troppa fretta verso le conquiste del Cinquecento, il gruppo della Cappella Sistina: passando prima per la "Madonna delle rocce" di Mantegna incontriamo quindi Pinturicchio, Perugino, Filippino Lippi.
Per quanto ci riguarda una delle acquisizioni più interessanti di questa mostra è consistita nella sezione dedicata alla scultura, con entusiasmanti opere di Mino da Fiesole, Giovanni Dalmata e Domenico Gagini, Andrea Guardi e Paolo Romano. Di quest'ultimo di poteva ammirare la ricostruzione dei rilievi del bellissimo ciborio di San Pietro che ornava l'altare maggiore della basilica dal 1475.

Perugino (attribuito), "San Sebastiano"La mostra si rivela assai meritoria per il tentativo di abbracciare nella sua interezza un secolo, tutto sommato, tra i meno noti e apprezzati della storia artistica dell'Urbe. L'ampiezza e la vastità delle conquiste che quegli anni conoscono non riescono però a emergere con tutta la forza necessaria. Alcuni passaggi sembrano troppo affrettati e non crediamo che il visitatore abbia spesso tutti gli elementi per coglierne la complessità. Non aiutava l'allestimento, realizzato attraverso un itinerario a cunicoli, spazi stretti, sale mal distinguibili le une dalle altre, con i materiali talvolta costretti ad associazioni forzate. Ad ogni modo un'occasione da non mancare, con alcuni capolavori, e altre opere di grande interesse, ma leggermente deludente in relazione alle aspettative.

L'Areopagita

COMUNICATO STAMPA

Il Museo del Corso della Fondazione Roma, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, promuove, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, la prima grande mostra dedicata al Quattrocento romano. Prodotta e organizzata dalla Fondazione Roma in collaborazione con Arthemisia, l'esposizione guiderà il visitatore alla scoperta di un aspetto poco conosciuto della città eterna, nota soprattutto per i fasti della Roma imperiale e la magnificenza di quella barocca. In realtà se Roma tornò ad essere la protagonista del palcoscenico artistico, politico e religioso dal XVI al XX secolo, lo dovette proprio al Quattrocento, quando il pontefice, dopo il periodo avignonese (1305-1377), riprese il suo posto sul trono di Pietro in Vaticano.

Per testimoniare questa rinascita, sono raccolte oltre 170 opere, tra plastici, arredi sacri e civili, ceramiche, sculture, disegni, medaglie papali e quadri, provenienti dai principali musei italiani e stranieri, tra i quali: i Musei Vaticani, il British Museum, lo Stiftung Museum Kunst Plast di Düsseldorf, il Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst di Berlino.

La mostra indaga gli aspetti sociali, urbanistici, religiosi ed artistici della Roma del XV secolo, quando gli artisti più importanti dell'epoca si riversarono nella città attratti dalla ricca committenza papale e dal clima culturale innovativo che si andava creando. Per questo a Roma si avvicendarono figure di grande importanza per tutto il Rinascimento italiano a cominciare da Donatello, Brunelleschi e Leon Battista Alberti che all'antichità di Roma si ispirò per le sue opere teoriche. Fra i pittori documentati lungo il percorso espositivo non possiamo non ricordare Gentile da Fabbriano, Mantegna, Perugino, Piero della Francesca, Pinturicchio, Filippo Lippi, e perfino Michelangelo, che iniziò la sua straordinaria carriera proprio nella Roma del Quattrocento.


L'esposizione si articola in cinque sezioni:

1. La città

Sono rare quelle città nelle quali la loro storia coincide con quella del mondo. Roma è una di queste e sicuramente l'unica che nei suoi 3000 anni di vita abbia sempre avuto un ruolo da protagonista.
Il XV secolo corrisponde alla rinascita della città dopo la decadenza trecentesca. La sezione documenta il recupero del tessuto viario, delle mura, degli acquedotti, la costruzione di nuovi edifici di servizio (per esempio lo Spedale di Santo Spirito), la magnificenza delle dimore nobiliari come il Palazzo di Niccolò V, nonché quella delle grandi basiliche romane.

2. La vita civile e religiosa

La Roma del Quattrocento era una città viva, vitale e talora addirittura violenta. La sezione è quindi dedicata al recupero degli aspetti della vita quotidiana, quasi a voler entrare nelle case dei romani di allora e scoprire la loro esistenza privata che si svolgeva nelle strade, nelle dimore nobiliari fra momenti di gioia e di goliardia musicale ma anche di dolore e tristezza nei duri periodi di guerra. Infine, per comprendere pienamente la società di allora, non è possibile tralasciare l'aspetto religioso e devozionale che scandiva tutto il periodo dell'anno.

3. Roma, scrigno dell'antico

L'idea che Roma fosse un museo a cielo aperto viene implicitamente accreditata dalla presenza di quegli artisti che ispirandosi all'antico crearono il Rinascimento a Firenze. Nel 1402 venne a Roma Donatello e poco dopo Brunelleschi per studiare il primo la scultura della classicità e il secondo i metodi di costruzione dell'antica Roma da applicare poi alla realizzazione della grande cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze.
Non per nulla la teorizzazione del Rinascimento nacque proprio sulle rive del Tevere con la riflessione di Leon Battista Alberti che con i suoi testi tra cui, fondamentale per l'architettura il De re aedificatoria (1443-1452) e per la scultura il De Statua (1450), consegnò ai suoi contemporanei gli strumenti per la definizione e lo sviluppo del nuovo movimento artistico.
La sezione documenta con disegni quattrocenteschi, reperti archeologici e copie monumentali l'immenso amore che gli artisti del XV secolo ebbero per la Roma antica.

4. La Roma dei Papi

La storiografia contemporanea è ormai concorde nell'affermare che lo sviluppo straordinario che ebbe Roma nel Rinascimento, ad iniziare dal XV secolo, non sarebbe stato possibile senza il grande mecenatismo papale.
Le opere qui esposte documentano il ruolo dei dodici papi che si susseguirono nel corso del Quattrocento sul trono di Pietro. Il primo che riuscì ad orientare la città verso una nuova fioritura delle arti fu Martino V (1417-1431), mentre l'apice del secolo fu sicuramente raggiunto con Sisto IV (1471-1484), che ha consegnato ai posteri quel capolavoro assoluto che è la Cappella Sistina.

5. I grandi artisti

L'azione dei vari pontefici si rivelò indispensabile per la rinascita delle arti a Roma.
Pertanto in questa sezione è stato possibile presentare veri e propri capolavori come per esempio la Madonna delle Cave di Mantenga, oggi conservata agli Uffizi, ma realizzata dall'artista quando venne per affrescare gli appartamenti che Innocenzo VIII era fatto costruire per la splendida villa del Belvedere in Vaticano.
Tuttavia Mantenga non fu il solo grande pittore a rivelare il suo genio alla città di Roma ma la grande tradizione pittorica del Rinascimento risale già a Pisanello, a Gentile da Fabbriano e Masaccio, che operarono nel corso del regno di Martino V. Grandi artisti a Roma però furono anche Piero della Francesca, Filippo Lippi, Melozzo da Forlì, Pinturicchio e Filippino Lippi, tutti documentati nell'esposizione del Museo del Corso.

Due elementi di assoluta novità completano il percorso: una grande mappa multimediale di Roma quattrocentesca e la ricostruzione tridimensionale della Cappella Carafa di Santa Maria Sopra Minerva. La prima permetterà ai visitatori di conoscere nel dettaglio edifici e monumenti della Roma dell'epoca. La seconda realizzata dall'E.n.e.a., applicando la tecnologia con radar ottico a colori (solitamente utilizzata per indagini spaziali), renderà possibile una visione nitida e ravvicinata degli affreschi del Lippi, tale da farne percepire anche i minimi dettagli.

Arricchirà la mostra, a partire dal 20 maggio, il capolavoro di Piermatteo d'Amelia, "Madonna con Bambino", del quale si erano perse le tracce da oltre venti anni. L'opera, sottoposta a lungo restauro, verrà presentata al pubblico per la prima volta dopo il suo ritrovamento proprio in occasione di questa mostra.

http://www.museodelcorso.it

Orari
Tutti i giorni dalle 10,00 alle 20,00
Giovedì e venerdì dalle 10,00 alle 23,00
L'ultima entrata è consentita fino ad un'ora prima della chiusura.
Lunedì chiuso

Biglietti
Intero €9,00
Ridotto € 7,00
Bambini da 0 a 14 anni ingresso gratuito

Informazioni e prenotazioni
Tel 06916508451
www.museodelcorso.it

ROMA, VIA DEL CORSO, 320
entrata disabili: via Montecatini 18
tel: 0667862098
fax: 0663749204

METROPOLITANA: linea A - uscita Spagna/ uscita Barberini
AUTOBUS: 52 - 53 - 61 - 71 - 85 - 160 (P.zza S. Silvestro); 62 – 63 - 81 - 492 - 590 - 628
(Via del Corso/ Minghetti – P.zza Venezia).


 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola