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Redazione

L'opera di Robert Cahen in mostra a Lucca fino al 10 Gennaio 2010

di Lucia Ferroni

Alla Fondazione Ragghianti l'artista presenta 13 videoinstallazioni, realizzate dagli anni '80 ad oggi.

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Nell'ambito delle iniziative che Lucca dedica alla figura di Robert Cahen, spicca la mostra allestita alla Fondazione Ragghianti e inaugurata il 23 Ottobre alla presenza dell'artista. Negli stessi giorni,  Cahen è stato protagonista anche di un incontro con il pubblico nell'ambito del Lucca Film Festival che proprio alle sue opere in pellicola ha dedicato una rassegna retrospettiva. A completare il quadro della sua produzione artistica ha provveduto, nei giorni di sabato 24 e domenica 25, una proiezione maratona di 24 opere video scelte dalla sua produzione complessiva.

Robert Cahen, personalmente impegnato nella preparazione della mostra e nell'allestimento delle singole opere, è stato nelle varie occasioni sempre presente e disponibile, mescolandosi al pubblico intervenuto e rispondendo a domande e curiosità.

Autore internazionale e pioniere nella sperimentazione delle apparecchiature elettroniche in campo artistico, Robert Cahen è protagonista a Lucca della più ampia mostra sulla sua opera mai allestita in Europa. L'esposizione, intitolata Robert Cahen. Passaggi. Video-installazioni 1979-2008, raccoglie infatti 13 opere che ripercorrono l'attività dell'artista concentrandosi sulla produzione degli anni '90 e 2000.

Analizzandole in ordine cronologico, le prime opere sono quelle che ci parlano proprio del periodo in cui Cahen svolgeva le sue ricerche presso la televisione pubblica francese, sperimentando strumenti di sintesi elettronica e nuove forme di elaborazione delle immagini.

Degli anni '90 ci viene presentata innanzitutto Sept visions, scomposizione di un video presentato in passato anche come opera unica. I sette brani, immagini di città, mercati e natura raccolte dall'autore in Cina, sono trasmessi da monitor tv posti in fondo a delle lunghe casse di legno sospese al soffitto ad altezze diverse. Sul loro fronte, un'apertura permette ad uno spettatore alla volta di vedere le immagini, mentre gli altri cercano di sbirciare dietro le sue spalle. 

Nella stessa sala, la più grande della mostra, c'è un'altra opera intitolata Paysages/Passage, forse la più bella (nel senso di “esteticamente attraente”) dell'esposizione. L'installazione ci attira fin dal momento in cui varchiamo la soglia: i 18 monitorche brillano di verde e azzurro dal fondo della stanza sono una sorta di richiamo, quasi irresistibile. Avvicinandosi, si è catturati dallo scorrere continuo delle immagini: paesaggi realistici o modificati elettronicamente con strisce di colore alla Van Gogh che come il flusso di una corrente ci inghiottono coinvolgendoci nel loro movimento. La velocità e la direzione di questo movimento sono variabili tra le immagini, mai più di tre diverse in contemporanea sui vari schermi: scorci visti da un finestrino, rotaie, cielo, boschi. Facendo pochi passi si nota poi un altro aspetto dell'opera: come l'uso di monitor dal rivestimento trasparente, assieme al groviglio di cavi a terra, renda esplicita e sottolinei la natura tecnologica dei mezzi utilizzati.

Passando alle opere degli anni 2000, due dall'impostazione simile riescono a conquistarci, soprattutto per l'uso del colore che in esse fa l'artista.

Si tratta di Traverses e Paisages d'hiver, riprese di paesaggi quasi incontaminati e ostili, distese di acqua e ghiaccio rappresentati con colori saturi e profondi, accostati in maniera contrastante.

Tra tutti dominano il bianco e il blu, quest'ultimo declinato in una gamma di sfumature a partire dalla stessa particolare tonalità, così splendida e magnetica da ricordare fortemente sia il blu di Yves Klein che quello delle stampe silografiche di Hiroshige.

Un colore che ci cattura, inducendo una sorta di attitudine alla contemplazione, una voglia di restare a guardarle senza staccarsi. In questi video, rispetto al paesaggio naturale, l'uomo e i suoi interventi sembrano dei perfetti estranei, anche in termini di colori: il giallo delle tute di chi cerca di muoversi tra la neve, il rosso di una nave o di una casa, sono elementi solitari i cui toni squillanti e saturi creano il massimo contrasto con il blu e il bianco. 

Procedendo ancora nell'esposizione incontriamo Sanaa, Passages en noir.

Iniziando come una scena quasi realistica, il video ci presenta lo scorcio di una strada di una città esotica, tagliato diagonalmente dal sole che si infila tra le costruzioni. La musica è potente e melodrammatica e accompagna una prima donna di spalle, completamente vestita di nero, nel suo tragitto lungo il vicolo. L'immagine si ripete, quasi identica: una serie di figure uguali, nere sagome di donne senza volto né identità continuano, solo con piccole differenze, a percorrere gli stessi passi e man manodiventano ombre che scivolano nell'oscurità.

Un leggero brivido inquietante si insinua in noi e ci porta a domandarci dove stiano andando queste sagome ma soprattutto se siano veri individui o soltanto fantasmi, finché nel finale del video la luce nella strada aumenta e tutto sembra riacquistare la consistenza della realtà.

Chiudiamo con un'opera che ci ha detto poco o nulla alla prima visione per poi rivelarsi maggiormente ad un più attento incontro successivo: Françoise en mémoire.

L'inquadratura è fissa e riprende in primo piano il volto di una donna anziana, proiettandolo su un telo di media dimensione, col risultato di ingigantirlo. Al centro del viso segnato dall'età si muovono due occhi intelligenti che guardano appena alla nostra destra e sembrano reagire a qualcosa che forse accade lì accanto ma non coinvolge direttamente la donna. Ogni tanto la sua bocca si increspa in un lieve sorriso, forse a causa di un brano colto all'interno dell'ipotetica conversazione che sta seguendo ma, come se non riuscisse a partecipare del tutto o a sentire tutto ciò che viene detto, a volte il suo sguardo si volge nell'altra direzione, orientandosi leggermente verso l'alto, suggerendo la rievocazione di un ricordo. Nel frattempo, la nostra attenzione è distratta dalla proiezione di alcune parole sul pavimento che si muovono e svaniscono lasciandosi a malapena indovinare: sono brandelli di ciò che la donna sta ascoltando? O sono associazioni risvegliate nella sua memoria?

Ad un certo punto, lo sguardo torna nella direzione di partenza, così vicino alla nostra posizione di spettatori che un dubbio ci colpisce: sta guardando noi? E sta forse sorridendo perché i pensieri che ascolta sono i nostri?

 

Lucia Ferroni

20 novembre 2009

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola