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Redazione

Robert Frank. Lo straniero americano

di Martin Errichiello

 

Milano. Fino al 18 gennaio 2009

".. metto molte immagini per comporne una"

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"un’ottantina di opere del fotografo svizzero", titolano alcune riviste d'arte del capoluogo lombardo: didascalia efficiente ma poco generosa rispetto all'ormai globale riconoscimento, umano e artistico, di un personaggio come Robert Louis Frank, le cui opere, esattamente ottanta, provenienti dal Fotomuseum Winterthur e dal Fotostiftung Schweiz di Zurigo, sono in mostra presso il complesso espositivo di Palazzo Reale, fino all'11 gennaio.

Importante monografica del fotografo-regista nazionalizzato americano, che ripercorre la sua lunga carriera, dai toni di documento sociale de "Gli Americani", lavoro destinato a sconvolgere i comuni principi di narrazione fotografica, alla più pura sperimentazione formale, da estratti di viaggi in Europa alle composizioni fotografiche, tra Polaroid, graffi e poesie incise dedicate alla figlia Andrea, scomparsa giovanissima.

Proiettati, inoltre, stralci di 2 metraggi dell'artista: "Pull my Daisy" del 1959, apice simbolico del sodalizio creativo che Frank stringe con molti autori della letteratura Beat, scritto e narrato da Jack Kerouac, interpretato, tra gli altri, dai poeti Allen Ginsberg e Gregory Corso, verrà considerato il padre del New American Cinema; "About me: a musical" del 1971, attraversa invece tematiche più intime, private, caratteristiche della poetica di Frank proprio dagli anni 70, carica di una tensione prettamente introspettiva.

La mostra, concepita e allestita in maniera forse troppo frammentaria, favorisce lunghi salti, temporali e stilistici, della vasta produzione dell'artista: dai primi viaggi come freelance in Perù e Bolivia nel 1948, o in Europa nel 1949. Non trovano grande spazio invece i suoi sguardi più famosi: solo una ventina gli scatti rubati a "Les Americains", opera colossale se si considerano le sole 83 fotografie pubblicate sulle oltre 24.000 raccolte in due anni di viaggio, dal 1955 al 1956, dopo aver ricevuto -primo fotografo europeo- una borsa di studio promossa dalla Fondazione Guggenheim.

Poco dopo il corpus troverà luce a Parigi, grazie a Robert Delpire, che lo pubblica nel 1958; solo un anno dopo, nel 1959, la Grove Press cura l'edizione americana, "The Americans", che però pare entusiasmare più per il "flusso" di Kerouac che per la visione nuova, lucida e fortemente rappresentativa di Frank.

Un'America desolata e reale, di icone, di vite imbalsamate nel bagno ipnotico del sogno americano di cui l'artista ne intuisce quella straordinaria forza espressiva, simbolo (in)consapevole della più vituperata mitopoietica contemporanea.    

Martin Errichiello

5 dicembre 2008

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola