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La mostra su
Salvator Rosa (Napoli 1615-Roma 1673), la
prima monografica mai organizzata riguardante l’artista
partenopeo, si pone a conclusione delle manifestazioni
organizzate dalla Sovrintendenza per il Polo Museale
Napoletano in occasione dei cinquant’anni del Museo
Nazionale di Capodimonte.
Il percorso
espositivo si snoda attraverso i nuovi locali del museo
dedicati a Raffaello Causa, con le opere
dell’artista suddivise per nuclei tematici, per concludersi
infine al secondo piano dove le opere di Salvator Rosa
si inseriscono nell’allestimento permanente in naturale
dialogo con i capolavori del Seicento meridionale.
Il primo nucleo
tematico che lo spettatore può ammirare è quello che si può
definire “Storico-eroico” con opere quali “Cristo
predica fra gli apostoli”, “Il martirio di Attilio
Regolo”, “Il sogno di Giacobbe” dove appaiono
chiare le riflessioni dell’artista sulle opere romane di
Nicolas Poussin, cantore di gesta eroiche, ma
anche sulle soluzioni figurative di Bernini.
Ancora tra questo primo gruppo di dipinti è doveroso
ricordare “La congiura di Catilina” nel quale
l’artista, attraverso preziosi effetti luministici,
rischiara le tonalità brune dell’opera e rivela la complessa
e variegata psicologia dei personaggi.
Procedendo lungo
il percorso si giunge poi al nucleo di quadri incentrati sul
tema della “Filosofia”, rappresentata più volte anche
in forma allegorica, molto cara all’autore che proprio nel
suo scritto “Le Satire” si andava atteggiando a filosofo
stoico, geloso della propria indipendenza morale.
Ritroviamo qui
lavori eccellenti tra cui “Pitagora che risale dagli
inferi”, filosofi in gruppo o solitari pensanti ed
avvolti nel paesaggio, a denunciare una chiara iscrizione al
naturalismo caravaggesco. Nella “Selva dei filosofi”,
eseguita a Firenze prima del 1650, il discorso si incentra
interamente sull’opposizione tra natura e civiltà, e quasi
appare come una allegoria della “Scuola di Atene" di
Raffaello; mentre passeggia in un bosco ombroso, Diogene
getta via la ciotola alla vista di un bambino che beve nel
cavo della mano.
Assai interessante
appare anche il terzo nucleo tematico, le “Battaglie”,
soggetto assai amato dai collezionisti del Seicento e,
proprio per questo motivo, le opere vengono messe a
confronto con quadri dall’analogo soggetto di autori del
tempo, e anch’essi partenopei,come Luca Giordano
e Aniello Falcone. Vengono rappresentati
combattimenti senza eroi, dove protagonista è il tumultuoso
affollarsi di uomini, cavalli e lance.

Famosa è la “Battaglia
tra turchi e cristiani” ,dipinta nel 1642 per la
famiglia Medici, con la rappresentazione dell’aspra lotta in
primo piano inserita in un grandioso contesto paesistico e
contenente la curiosa presenza dello stesso autore sulla
parte sinistra che , vestito da guerriero, reca sullo scudo
la scritta “SARO” – (SAlvator ROsa). All’interno di questi
combattimenti, a far da contrasto alla ferocia degli uomini,
spesso si ritrovano meravigliosi cavalli bianchi dallo
sguardo vivo e dall’espressione quasi impaurita.
Al termine di tali
concitati e turbinosi dipinti segue il nucleo dedicato alla
“Mitologia” in cui sono esposte tele popolate da
fanciulle e satiri dalle tonalità brune immersi in una cupa
ambientazione rischiarata da piccoli sprazzi di luce.
Toccante e di
grande effetto il “Prometeo” sventrato dall’ aquila,
l’urlo del protagonista sembra quasi rompere i limiti del
dipinto per comunicare il dolore lacerante, testimoniato
anche dal rosso vivo del sangue che scorre e si riflette
negli occhi del crudele animale dall’atteggiamento fiero.
Al centro della
sala una serie di autoritratti in veste di guerriero,
filosofo, e vari omaggi alla sua sposa Lucrezia resa
attraverso le allegorie della musica e della poesia
esprimono una toccante comunicatività verso il pubblico.
Ultimo nucleo e
forse, anche quello più interessante, e’ quello sulla “Stregoneria”
dove Salvator Rosa rappresenta, attraverso figure
demoniache, scheletri, carcasse, uomini e donne dalla pelle
raggrinzita, un vero e proprio teatro delle verità umane, in
cui alla condanna verso la magia intesa come eresia e al
gusto dell’orrido si sovrappone una vena ironica e burlesca.

Questi stregoni si
collegano da una parte alle incisioni di Durher
e dall’altra si connettono fortemente con le figure di
demoni lasciate, in quegli anni, a Firenze e Napoli da
Callot e Fillippo Napoletano.
In una sala poco
distante dall’esposizione infine è possibile vedere
comodamente un video riassuntivo della vita e delle opere di
Salvator Rosa con lettura recitata dei versi poetici
scritti dallo stesso autore. “Salvator Rosa, tra mito e
magia” è un evento importante da non lasciarsi sfuggire
assolutamente, per approfondire la conoscenza verso quello
che sicuramente è stato l’artista più inquieto e dissidente
del Seicento italiano e che seppe riassumere nella propria
opera musica, poesia ed arte.
Ilario D'Amato
ilariodamato@sindromedistendhal.com
2 giugno 2008
COMUNICATO DELLA
MOSTRA : SALVATOR ROSA - TRA MITO E MAGIA
La mostra monografica su Salvator Rosa – che si svolge
nell’ambito delle celebrazioni del cinquantenario
dell’apertura al pubblico del Museo di Capodimonte - si
inserisce nel programma culturale della Soprintendenza
Speciale per il Polo Museale Napoletano, inteso ad
approfondire, tramite esposizioni monografiche, la
conoscenza di alcuni dei protagonisti della pittura
napoletana del Seicento.
Salvator Rosa, indubbiamente una figura di spicco della
cultura seicentesca, oltre che pittore fu poeta originale ed
estroso, autore di epigrammi e di satire ed anche raffinato
musicista; attivo non soltanto a Napoli ma soprattutto a
Firenze e a Roma, si colloca in quel particolare ambiente
culturale che vede intrecciate scienza, magia, alchimia,
filosofia e arte.
L'artista – nato a Napoli nel 1615 e morto nel 1673 a Roma–
esprime attraverso le varie forme artistiche, quel
“dissenso” che contraddistingue tutta una generazione di
pittori e scrittori, che si pongono in maniera fortemente
critica nei confronti del potere politico e religioso.
“Salvator Rosa, dopo Caravaggio, - dichiara Nicola Spinosa -
è certamente una di quelle personalità che più hanno
segnato, non solo le vicende dell’arte in Italia tra
naturalismo e barocco, quanto anche la fantasia di noi
contemporanei.
Poeta e pittore, letterato e uomo d’armi, uomo di teatro e
pratico di alchimia, condensa in sé tutti gli aspetti più
diversi e contrastanti di un partenopeo, che pur essendo
stato costretto a lavorare altrove – a Roma e Firenze in
particolare – conservò, comunque, dentro di sé l’animo di un
uomo nato e cresciuto a Napoli, all’ombra del Vesuvio. La
sua pittura, con temi biblici ed evangelici, alchemici e
filosofici, magici e di stregoneria, ma anche fatta di
straordinari ritratti di uomini e donne del suo tempo e
autoritratti di coinvolgente comunicatività, è, infatti,
attraversata, come tutta la realtà napoletana di ieri e di
oggi, da luci e ombre, fatti e misfatti, miseria e nobiltà,
profonda religiosità e irreversibile superstizione.
Insomma, una mostra tutta da vedere e un artista o, meglio,
un uomo tutto da scoprire: quasi un Caravaggio di metà
Seicento con il cuore, l’occhio e la mente di un partenopeo
incontrollabile e incontrollato.”
Questa esposizione intende,dunque, illustrare un aspetto
particolare della prolifica produzione pittorica di Salvator
Rosa, ovvero quello delle sue ‘composizioni di figure’ come
le stregonerie, le allegorie filosofiche, le storie sacre e
mitologiche, i ritratti.
Saranno esposti circa 80 dipinti provenienti da musei
italiani, europei e americani, come la Galleria d’Arte
Antica di Roma, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti di
Firenze, la National Gallery di Londra, il Kunsthistorisches
Museum di Vienna, il Metropolitan Museum di New York e opere
provenienti da importanti collezioni private, difficilmente
accessibili al grande pubblico. L’esposizione sarà, inoltre,
arricchita e completata da una selezione di incisioni.
Le opere sono state selezionate da un comitato scientifico
internazionale, composto da Nicola Spinosa (presidente),
Marco Chiarini, Brigitte Daprà, Sybille Ebert-Schifferer,
Helen Langdon, Wolfgang Prohaska, Aurora Spinosa e Caterina
Volpi.
Nel corso della mostra sono previsti una serie di eventi che
avranno l’intento di mettere in luce la produzione poetica
oltre che musicale di Salvator Rosa, sempre strettamente
connessa a quella pittorica.
Il visitatore avrà dunque l’occasione di ascoltare la
lettura di passi tratti dalle sue Satire e da altri suoi
componimenti poetici e di assistere all’esecuzione di brani
appartenenti al panorama musicale del Seicento napoletano,
di cui lo stesso Salvator Rosa fu esecutore.
18 aprile - 29 giugno 2008
Organizzazione Civita
Catalogo Electa Napoli
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848 800 288 (attivo ad apertura mostra)
www.museo-capodimonte.it
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