Nel segno di Klimt

Ver Sacrum - La rivista d'arte della Secessione viennese


Dal 23 marzo al 5 maggio 2007

Biblioteca Angelica
Roma, Piazza di Sant'Agostino

Lunedì-Venerdì 10.00-13.00 , 15.30-1
Sabato 10.00-13.00

Domenica CHIUSO

Ingresso libero

Copertina del periodico ver sacrum

Il primo numero di "Ver Sacrum", copertina di Alfred Roller

Home

Mostre concluse

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

LaLente

Redazione

 

Alla Biblioteca Angelica di Roma sono esposti tutti i 120 numeri di "Ver Sacrum", la rivista, pubblicata tra il 1898 e il 1903, punto di riferimento del mondo intellettuale che ruotava intorno alla Secessione viennese. Sulle sue pagine venivano presentati i lavori di grafica di Gustav Klimt, Kolo Moser, Otto Wagner, ma anche poesie di importanti autori come Rainer Maria Rilke. Una rivista, quindi, che tentava di realizzare l'ideale del Gesamtkunstwerke, l'opera d'arte totale. Attraverso "Ver Sacrum", gli artisti della Secessione tentavano di portare alla conoscenza del vasto pubblico la situazione dell'arte internazionale, con l'obiettivo di svecchiare l'accademico e provinciale panorama artistico viennese. Così facendo era possibile educare "ad appropriarsi del senso estetico che è presente allo stato di istinto in ogni uomo" e indirizzare "alla bellezza e alla libertà di pensare e sentire". Una tensione al nuovo che è esemplificata dal titolo stesso della rivista, primavera sacra, che si richiama a un verso del poeta Ludwing Uhland.

Si inizia con la copertina del primo numero, dal formato insolitamente quadrato che caratterizza "Ver Sacrum" e numerosi quadri di Klimt. Fu realizzata dallo scenografo Alfred Roller (Brno, 1864-Vienna, 1935), che diresse la rivista per i primi due anni. Il terzo numero ospita la famosa "Nuda veritas", realizzata da Klimt, raffigurante una donna nuda che rivolge allo spettatore uno specchio e ai suoi pedi dei simboli primaverili. "Nuda veritas", che affianca un testo critico di Ricarda Huch sulla letteratura simbolista di inizio Ottocento, diverrà poi una tela l'anno successivo, realizzando un altro assunto dei Secessionisti, espresso da Otto Wagner: "mostrare all'uomo moderno la sua vera immagine".

La mostra è arricchita dall'esposizione di riproduzioni di tutti i manifesti delle diciannove Esposizioni secessionisti che si tennero a Vienna tra il 1898 e il 1904. Le Esposizioni furono eventi fondamentali per l'arte europea a cavallo tra i due secoli. Prima al Gartenbau poi alla Palazzina della Secessione di Joseph Olbrich, venivano esposte opere testimoni delle più moderne tendenze francesi, italiane, tedesche ma anche dell'arte più lontana, giapponese , russa e scandinava, che affiancavano la produzione degli artisti austriaci.

26 aprile 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

Per una storia della Secessione viennese e del panorama artistico austriaco di questi anni, leggi la recensione della mostra "Schiele, Klimt, Kokoschka e gli amici viennesi" al MART di Rovereto nell'inverno 2006:

Anche per questo autunno le sale del MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto- sembrano destinate ad accogliere un numero record di visitatori. La mostra “Schiele, Klimt, Kokoschka e gli amici viennesi”, inaugurata il 7 ottobre, ha tutte le carte in regola per bissare il successo della Phillips Collection, che richiamò a Rovereto più di  130mila persone. Un successo dovuto all’effetto dei grandi nomi (allora erano Manet, Van Gogh, Goya, oggi sono i tre artisti austriaci), ma anche alla grande qualità delle opere e dell’operazione curatoriale.

Se sono state numerose negli ultimi anni le mostre dedicate alla triade Schiele-Klimt-Kokoschka, sia in Italia che all’estero, il MART riesce ad affrontare il periodo con originalità. Infatti, le opere dei tre massimi esponenti del rinnovamento dell’arte austriaca di inizio Novecento, sono affiancate da un approfondito percorso nelle vicende artistiche degli “amici viennesi”. Una ventina di altri autori, meno noti, e raramente visibili nelle grandi esposizioni, che ci permettono di cogliere la ricchezza e la varietà creativa della finis Austriae.

Nel 1897, un gruppo di una ventina di studenti dell’Accademia di Vienna fonda la Secessione. Un’associazione di artisti che si ribella contro il vecchiume dell’arte tradizionale e accademica e che accoglie le istanze di modernità che, negli ultimi anni dell’Ottocento, raggiungono la decadente capitale dell’Impero Austro-Ungarico. Gli artisti della Secessione lottano contro il provincialismo austriaco, guardano ed accolgono le novità che stanno irrompendo sulla scena europea, ma lottano anche contro il mercato dell’arte e l’ipocrisia e della società contemporanea. Esaltano un’arte che abbia un valore e una funziona attiva nella vita e nella società, che smascheri la verità, la nuda veritas, come in uno specchio. Questi artisti si dotano per raggiungere questo scopo di una rivista (“Ver sacrum”) e di un linguaggio innovativo.

Presidente dell’associazione è Gustav Klimt (1962-1918) che realizza il manifesto della prima mostra della Secessione viennese, nel 1898.  Ricorre all’antichità classica nella scelta del soggetto. Rappresenta la lotta tra Teseo e il Minotauro sotto lo sguardo vigile di Pallade Atena. Una metafora della lotta tra il conservatorismo oscurantista e la tensione verso il nuovo e il moderno, dicotomia che si esprime nello scontro tra due generazioni di viennesi, tra maestri e allievi.

L’architetto Joseph Olbrich costruisce una palazzina destinata ad accogliere la mostra. Sarà un’assoluta novità nel panorama architettonico viennese. Sulla facciata dell’edificio capeggia una scritta che è una dichiarazione programmatica e di poetica: “Al tempo la sua arte, all’arte la sua libertà”. Un grande successo di pubblico premia l’audacia di questi giovani, che utilizzano un linguaggio che si caratterizza per la bidimensionalità e l’attenzione alle forme geometriche, nella ricerca di un ritmo decorativo che vada oltre la tradizione rappresentativa. Naturalmente Klimt e gli altri sono travolti dalla scandalo e dalla critiche nel corso degli otto anni, 1897-1905, con i quali si fa corrispondere la parabola della Secessione viennese.

Ma la rottura creata da questi artisti è profonda, e verrà portata a termine negli anni successivi. La critica più moderna ha riconosciuto diverse direzioni nello sviluppo dell’arte viennese nei due decenni precedenti la frantumazione dell’Impero Asburgico.

In questo panorama si inseriscono le figure di Oskar Kokoschka (1986-1980) e Egon Schiele (1890-1918), che appartengono ad una generazione successiva rispetto a Klimt. È l’espressionismo, comunque, l’indirizzo comune di tutti gli artisti segnati dalla Secessione.  

La nuova generazione mostrò le sue opere in un’esposizione, la prima Internazionale Kunstschau, nel 1908, provocando nuovamente uno shock nel mondo artistico viennese. È la prima mostra sia per Schiele sia per Kokoschka, che si fanno portatori di un’ulteriore ventata di novità. Solo Klimt difenderà i due artisti dalle aspre critiche e dal rischio della censura. Ed gli stesso confrontandosi con queste nuove proposte, con l’opera di Kokoschka in particolare, entra in un periodo di crisi creativa, dal quale uscirà abbandonando lo stile aureo che aveva caratterizzato la sua produzione precedente. Anche Klimt approda negli anni della maturità ad un espressionismo che si manifesta soprattutto nell’attenzione ai colori.

Schiele e Kokoschka danno vita a un’arte nuova. Abbandonano il decorativismo e l’armonia della Secessione, creando un mondo di inquietudini e incubi: “l’arte cominciò a parlare un linguaggio apocalittico” (Gütersloh). Un’arte intima, che si concentra sull’individuo negli anni in cui, proprio a Vienna, Freud scopre l’inconscio e i meccanismi più profondi dell’Io. Kokoschka si rivela la personalità più interessante. Nonostante fosse un giovane membro della Secessione, è impossibile cogliere anche nelle sue prime opere una qualsiasi influenza klimtiana. Un’originalità dirompente, attraverso la quale dipingere il “volto interiore”.

Schiele mostra invece nelle sue prime opere una filiazione nei confronti di Klimt. Ma ben presto se ne distanzia. I suoi ritratti (e i numerosi autoritratti), sostituiscono all’esubero decorativo ampi sfondi vuoti e grigi. Alla perfezione formale Schiele preferisce la deformazione espressionistica, rintracciabile nelle pose innaturali dei suoi soggetti, nella tensione delle loro mani e nei loro occhi rigidi e fissi verso il visitatore. Nel 1909 il diciannovenne Schiele fonda con alcuni amici dell’Accademia il Neukunstgruppe, che raccoglierà giovani artisti in un gesto di rivolta. Mantenendo però lo sguardo vigile verso il mercato e i collezionisti. I risultati sono variegati, nel Neukunstgruppe si riuniscono artisti molto diversi. Un elemento dominante molte opere però, è l’erotismo, cifra dominante di moltissimi dipinti ma anche di lavori grafici di Schiele.

Intorno a questi tre mostri sacri dell’arte del Novecento, ruotano decine di artisti. E per nessuno di questi è possibile definire una discendenza diretta. Se Klimt può essere considerato “il termine di confronto, il modello da superare, respingere o amare”(Eva Di Stefano), ognuno di questi artisti esprime un’inedita libertà creativa, ognuno mostra una propria originalità.

I ritratti di Max Oppenheimer (1985- 1954), riescono a cogliere la psicologia dei soggetti con grande efficacia, emanando un’energia vibrante che quasi sfalda in un’emanazione diafana i soggetti stessi. Le nature morte di Anton Faiustaur (1887-1930), sono dominate da tonalità cupe e dipinte da prospettive inusuali. Nei paesaggi si mostra tutta la varietà di proposte di questi artisti. Ludwig Heinrich Jungnickel (1881-1965) ne “L’inondazione” raffigura una valle invasa dalle acque con una precisione da miniaturista, esasperando i dettagli della tragedia ed ottenendo così un aumento dell’effetto drammatico. Koloman Moser (1868-1918), che fu uno dei fondatori della Secessione, realizza una veduta del lago di Garda, concentrandosi sulla resa di insieme di cielo, acqua e montagne, giocata su giochi di luce e accostamenti cromatici serrati. Alle città dipinte da Schiele che fin dalla stesura del colore si presentano come gabbie a due dimensioni, si oppone “L’idillio estivo” di Georg Merkel (1881-1976), solare e gioiosa rappresentazione di una marina.

La mostra del MART quindi, è in grado di portare alla conoscenza del pubblico, le posizione più moderne degli storici dell’arte su questo complesso periodo, mostrandone la ricchezza e le diversità, e demolendo la onnicomprensiva dicitura Secessione viennese.

Klimt, Schiele e, in modo minore Kokoschka, sono ormai nomi divenuti garanzia di successo.

Le loro opere sono ormai sfruttate e abusate nella logica del merchandising. A giugno 2006 il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” di Klimt è stato battuto per 135milioni di dollari da Chirtie’s, confermando Klimt come l’artista più quotato.

Ironia della storia. L’epigrafe, infatti, del dipinto di Klimt “Nuda Veritas”, riportava la citazione schilleriana:  “Se non puoi piacere a tutti con la tua arte, piaci a pochi. Piacere a molti è male”.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
per collaborare con www.sindromedistendhal.com scrivimi info@sindromedistendhal.com o contattami con Skype:

My status