Il complesso di villa Torlonia, conclusi i lavori di
restauro, può ormai competere con lo storico parco
dei musei della capitale, Villa Borghese. È museo di
se stessa e della propria lunga storia, ma anche
sede di importanti spazi museali come il Casino
Nobile, il Casino delle Civette e la Casina dei
Principi che si inseriscono nel parco completamente
riassestato. Riaperti anche in questi mesi molti
altri edifici di Villa Torlonia, adibiti a diverse
funzioni. Nelle scuderie è sorto un centro anziani,
ai giovani si rivolge invece l’attenzione del
Technotown, paradossalmente nato nel novecentesco
Villino Medievale, nel Villino Rosso del lato sud è
invece ospitata la sede dell’Accademia delle
scienza. Per i prossimi anni è in programma la
sistemazione di tutti gli altri edifici. Il teatro
tornerà ad ospitare spettacoli ed altre attività
culturali e
saranno riaperte al pubblico anche le catacombe
ebraiche che si trovano nel sottosuolo del parco.
Sono state queste catacombe, scoperte affianco alla
residenza romana di Mussolini, ad ispirare
l’ideazione di un Museo della Shoah nel parco
di Villa Torlonia. Il vasto progetto, che prevede la
costruzione di un museo e di un centro di
documentazione (in collaborazione con la Shoah
Foundation di Spielberg), ma che allo stesso tempo
dovrebbe fungere da monumento alle vittime italiane
dell’Olocausto, è stato affidato a Luca Zevi e
Giorgio Tamburini. L’apertura è prevista in
concomitanza con la Giornata della Memoria 2008.
A pochi mesi fa risale invece l’inaugurazione del
Casino Nobile, dal 23 dicembre è iniziata l’attività
espositiva del Casino dei Principi ed anche la
Casina delle Civette è stata riaperta dopo un
restauro straordinario risalente a quest’estate.
Storia
Il vasto complesso della Villa cominciò a
svilupparsi a partire dalla seconda metà del
Seicento, ad opera di una delle famiglie più
importanti della nobiltà papalina, la famiglia
Pamphilj. Nacque così il nucleo originario
del Casino Nobile destinato a subire nei secoli
successivi profondi cambiamenti.
Nel 1797, con la vendita della Villa ai
Torlonia inizia un periodo di profonde
trasformazioni affidate all’architetto
Giuseppe Valadier (Roma 1762-1839). La fase
più importante dei lavori fu condotta tra il 1802 e
il 1806: egli intervenne sul giardino, edificò nuovi
palazzi, e trasformò gli esistenti in lussuosi spazi
adeguati alle esigenze della famiglia, da poco
arrivata a Roma dalla Francia ma divenuta dopo
qualche anno una delle più ricche della città.
All’interno del Villino Nobile trovò sistemazione
anche la notevole collezione di arte antica, grande
passione del primo proprietario della villa,
Giovanni Torlonia. Suo figlio,
Alessandro Torlonia, proseguì i lavori di
ampliamento, prendendo come modello ispiratore Villa
Borghese. A questo periodo risalgono gli interventi
nel giardino che seguono la moda all’inglese (falsi
ruderi, anfiteatro, obelischi, ecc..). Agli inizi
del Novecento, fu nuovamente un Giovanni
Torlonia a cercare di rilanciare il nome
della famiglia e la residenza stessa (che negli
ultimi decenni era stata trascurata ed addirittura
occupata dall’esercito nel 1870). Egli diede vita
all’edificio più suggestivo del parco, il Casino
delle Civette per il quale si susseguirono vari
interventi tra il 1906 e il 1919.
Un altro momento fondamentale nella storia della
Villa fu sicuramente il Ventennio fascista. Nel 1925
Giovanni Torlonia offrì a Benito
Mussolini la propria casa come residenza
romana. Mussolini vi abitò fino al 1943. Egli
non intervenne in modo significativo sulla struttura
del Casino Nobile (dove viveva insieme alla moglie)
e degli altri edifici (nel restauro sono stati
scoperti due bunker antiaerei). Ma il periodo
fascista e la guerra lasciarono il segno sulla Villa
che fu occupata nel 1944 dalle truppe alleate. Nel
dopoguerra, infine, iniziò il lungo declino della
villa che non fu interrotto con il passaggio di
proprietà al Comune negli anni Settanta e
all’apertura al pubblico. Anzi l’incuria e la
mancanza di custodia resero i restauri iniziati a
partire dai primi anni Novanta molto complessi.
La Casina delle
Civette
L’edificio
nacque verso la metà dell’Ottocento come villino
rustico montano. Dopo i primi allargamenti
all’inizio del secolo, si deve all’architetto
Vincenzo Fasolo (nato a Spalato nel 1885)
nel periodo 1917-20, la trasformazione nel palazzo
attuale, il più originale e suggestivo dell’intero
parco, uno delle costruzioni più affascinanti della
Roma di inizio Novecento. Dalle forme
medievallegianti, la Casina delle Civette è famosa
soprattutto per le sue vetrate liberty e per
il gusto eclettico che caratterizza questo complesso
di corpi di costruzione collegati da logge, archi,
scale, tetti spioventi, decorati con maioliche,
camini, colonne e statue.

La Casina delle Civette è dal 1997 sede del Museo
della vetrata artistica. L’edificio stesso ne
è un
pezzo fondamentale, con le magnifiche vetrate
realizzate nel laboratorio di Cesare
Picchiarini e ispirate a
cartoni di famosi artisti. “Mastro Picchio” è
una delle figure più importanti per il rilancio del
vetro artistico nel Novecento, essendo stato
l’ideatore della Mostra della vetrata artistica
nel 1912, uno degli eventi che lanciò sul mercato
questa attività sul crinale tra arte e artigianato.
Nel Museo si conservano i disegni provenienti dal
laboratorio di Picchiarini e i cartoni, posti
a fianco delle vetrate dell’edificio per mostrare
l’origine e la storia di una vetrata.
Casino dei
Principi
Situato
a poco distanza del Palazzo centrale, al quale è
collegato da una galleria sotterranea, il Casino dei
Principi assunse la configurazione attuale grazie a
Alessandro Torlonia, tra il 1835 e il 1840.
veniva utilizzato per i ricevimenti della famiglia e
per assistere agli spettacoli che si tenevano
nell’anfiteatro adiacente (demolito nel 1910 per
ampliare via Nomentana). La facciata fu costruita
sul modello dell’architettura cinquecentesca.
L’interno era completamente affrescato, anche se
gran parte degli affreschi sono andati perduti. Si
conserva la sala da pranzo con il trompe d’oeil
raffigurante il golfo di Napoli dietro un loggiato
corinzio opera di Giovan Battista Caretti,
autore anche del progetto architettonico dell’intero
edificio (e anche perlomeno progettista della falsa
tomba etrusca ritrovata nel corso degli ultimi
restauri nelle adiacenze).
All’interno del Casino dei Principi è ospitata la
sede e dell’Archivio della Scuola Romana. Si
tratta di un’associazione nata nel 1983 dedicata
allo studio e alla ricerca sull’importantissima
esperienza pittorica della Scuola Romana. Si
tratta di un’etichetta usata per definire il momento
storico collocabile tra le due guerre che vide
affollarsi a Roma artisti molto diversi per
formazione e risultati.
Due piani della palazzina sono dedicati a mostre
temporanee. L’attività si apre con “A carte
scoperte”, un percorso nella storia della
Scuola Romana a partire dalla documentazione
raccolta dall’Archivio in 23 anni di attività:
fotografie, pubblicazioni, cataloghi, giornali,
lettere e manoscritti ed anche importanti opere
d’arte.
Casino Nobile
Alessandro
Torlonia
intervenne anche sull’edificio più antico del parco
trasformando la costruzione realizzata a inizio
Ottocento da Valadier nel sontuoso palazzo
attuale, con un intervento durato dieci anni. A
partire dal 1832 la struttura esterna subì notevoli
trasformazioni. In particolar modo fu eretto il
pronao palladiano in marmo di Carrara che aumentò la
monumentalità e l’imponenza della facciata
principale, rivolta su via Nomentana, prima
manifestazione per chi giungeva a Roma
dell’importanza della famiglia.
Le decorazioni interne furono anche in questo caso
opera di Giovan Battista Carretti. Si tratta
di un ricchissimo corpus di affreschi, mosaici e
stucchi, che richiamano in ogni ambiente della casa
uno stile e un’epoca differente. Ancora una volta si
riconosce il dominio dell’eclettismo e l’attenzione
per la citazione che caratterizza il gusto della
famiglia Torlonia. Il pian terreno è dominato dalla
sala da ballo, affrescata con le storie di Amore da
Carretti e illuminata da splendidi lampadari.
Intorno ad essa sono disposte alcune stanze molo
affascinanti. È il caso del bagno, che è ispirato
alle stufe cinquecentesche, decorato con grottesche
su fondo rosso e dipinti (in olio su muro e mezzo
fresco) ancora una volta di soggetto mitologico. La
Camera dei poeti e degli artisti italiani è
caratterizzata da un trompe d’oeil: una
loggia goticheggiante, sopra la quale sono dipinti
in 32 medaglioni altrettanti poeti ed artisti della
tradizione italiana. Nelle stanze sono poi collocate
le sculture e i bassorilievi della collezione Torlonia,
opere d’arte del periodo classico ma anche
riproduzioni ottocentesche.
Anche al primo piano si mantiene la stessa tendenza
eclettica. Si tratta del piano nobile dove, tra il
1925 e il 1943, Mussolini collocò la propria
stanza da letto e il proprio studio. Particolarmente
suggestiva è la Stanza di Bacco, un complesso spazio
ottagonale, alle pareti del quale, su grottesche su
sfondo rosso, si inseriscono le storie del Dio del
Vino, allegorie delle Stagioni e dei continenti. Lo
studio di Mussolini era collocato nella
cosiddetta Camera Egizia, una stanza affrescata come
una tomba egiziana, con grandi dipinti raffiguranti
episodi della vita di Cleopatra.
Nell’ultimo piano dell’edificio è stato creato il
Museo della Scuola Romana. Vi sono raccolte
decine di opere di numerosi artisti operanti a Roma
negli anni tra le due guerre mondiali (Pirandello,
Viveri, Cagli, Raphael, Guttuso, ecc…).
Foto:
l'interno del MACRO al Mattatoio: la struttura in
ghisa e il pavimento in cemento e le opere di Piero
Pizzi Cannella alle pareti. Sul serpentone centrale
è esposta una serie di disegni, anch'essi con
soggetto le cattedrali.