Villa Torlonia

Il nuovo parco dei musei


Roma, via Nomentana 70
Biglietteria nei propilei su Via Nomentana

http://www.museivillatorlonia.it

In corso, fino al 28 febbraio, l'orario invernale 9.00-16.30
    dal 1°marzo all'ultimo sabato di marzo 9.00-17.30
Orario estivo dall'ultima domenica di marzo al 30 settembre 9.00-19.30
    dal 1°ottobre all'ultimo sabato di ottobre 9.00-17.30

La biglietteria chiude 45 minuti della chiusura.

Lunedì CHIUSO

 

Casina delle Civette
intero € 3,00 ridotto € 1,50

Casino Nobile e Casino dei Principi
intero € 4,50 ridotto € 2,50

Cumulativo Musei di Villa Torlonia
intero € 6,50 ridotto € 3,00

Home

Mostre concluse

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Newsletter

Redazione

Villa Torlonia. Guida", sconto del 20% Euro. 14,40 Ordina da IBS Italia

Il complesso di villa Torlonia, conclusi i lavori di restauro, può ormai competere con lo storico parco dei musei della capitale, Villa Borghese. È museo di se stessa e della propria lunga storia, ma anche sede di importanti spazi museali come il Casino Nobile, il Casino delle Civette e la Casina dei Principi che si inseriscono nel parco completamente riassestato. Riaperti anche in questi mesi molti altri edifici di Villa Torlonia, adibiti a diverse funzioni. Nelle scuderie è sorto un centro anziani, ai giovani si rivolge invece l’attenzione del Technotown, paradossalmente nato nel novecentesco Villino Medievale, nel Villino Rosso del lato sud è invece ospitata la sede dell’Accademia delle scienza. Per i prossimi anni è in programma la sistemazione di tutti gli altri edifici. Il teatro tornerà ad ospitare spettacoli ed altre attività culturali e saranno riaperte al pubblico anche le catacombe ebraiche che si trovano nel sottosuolo del parco.  Sono state queste catacombe, scoperte affianco alla residenza romana di Mussolini, ad ispirare l’ideazione di un Museo della Shoah nel parco di Villa Torlonia. Il vasto progetto, che prevede la costruzione di un museo e di un centro di documentazione (in collaborazione con la Shoah Foundation di Spielberg), ma che allo stesso tempo dovrebbe fungere da monumento alle vittime italiane dell’Olocausto, è stato affidato a Luca Zevi e Giorgio Tamburini. L’apertura è prevista in concomitanza con la Giornata della Memoria 2008.

A pochi mesi fa risale invece l’inaugurazione del Casino Nobile, dal 23 dicembre è iniziata l’attività espositiva del Casino dei Principi ed anche la Casina delle Civette è stata riaperta dopo un restauro straordinario risalente a quest’estate.

Storia

Il vasto complesso della Villa cominciò a svilupparsi a partire dalla seconda metà del Seicento, ad opera di una delle famiglie più importanti della nobiltà papalina, la famiglia Pamphilj. Nacque così il nucleo originario del Casino Nobile destinato a subire nei secoli successivi profondi cambiamenti.

Nel 1797, con la vendita della Villa ai Torlonia inizia un periodo di profonde trasformazioni affidate all’architetto Giuseppe Valadier (Roma 1762-1839). La fase più importante dei lavori fu condotta tra il 1802 e il 1806: egli intervenne sul giardino, edificò nuovi palazzi, e trasformò gli esistenti in lussuosi spazi adeguati alle esigenze della famiglia, da poco arrivata a Roma dalla Francia ma divenuta dopo qualche anno una delle più ricche della città. All’interno del Villino Nobile trovò sistemazione anche la notevole collezione di arte antica, grande passione del primo proprietario della villa, Giovanni Torlonia. Suo figlio, Alessandro Torlonia, proseguì i lavori di ampliamento, prendendo come modello ispiratore Villa Borghese. A questo periodo risalgono gli interventi nel giardino che seguono la moda all’inglese (falsi ruderi, anfiteatro, obelischi, ecc..). Agli inizi del Novecento, fu nuovamente un Giovanni Torlonia a cercare di rilanciare il nome della famiglia e la residenza stessa (che negli ultimi decenni era stata trascurata ed addirittura occupata dall’esercito nel 1870). Egli diede vita all’edificio più suggestivo del parco, il Casino delle Civette per il quale si susseguirono vari interventi tra il 1906 e il 1919.

 Un altro momento fondamentale nella storia della Villa fu sicuramente il Ventennio fascista. Nel 1925 Giovanni Torlonia offrì a Benito Mussolini la propria casa come residenza romana. Mussolini vi abitò fino al 1943. Egli non intervenne in modo significativo sulla struttura del Casino Nobile (dove viveva insieme alla moglie) e degli altri edifici (nel restauro sono stati scoperti due bunker antiaerei). Ma il periodo fascista e la guerra lasciarono il segno sulla Villa che fu occupata nel 1944 dalle truppe alleate. Nel dopoguerra, infine, iniziò il lungo declino della villa che non fu interrotto con il passaggio di proprietà al Comune negli anni Settanta e all’apertura al pubblico. Anzi l’incuria e la mancanza di custodia resero i restauri iniziati a partire dai primi anni Novanta molto complessi.

 La Casina delle Civette

L’edificio nacque verso la metà dell’Ottocento come villino rustico montano. Dopo i primi allargamenti all’inizio del secolo, si deve all’architetto Vincenzo Fasolo (nato a Spalato nel 1885) nel periodo 1917-20, la trasformazione nel palazzo attuale, il più originale e suggestivo dell’intero parco, uno delle costruzioni più affascinanti della Roma di inizio Novecento. Dalle forme medievallegianti, la Casina delle Civette è famosa soprattutto per le sue vetrate liberty e per il gusto eclettico che caratterizza questo complesso di corpi di costruzione collegati da logge, archi, scale, tetti spioventi, decorati con maioliche, camini, colonne e statue.

La Casina delle Civette è dal 1997 sede del Museo della vetrata artistica. L’edificio stesso ne è un pezzo fondamentale, con le magnifiche vetrate realizzate nel laboratorio di Cesare Picchiarini e ispirate a cartoni di famosi artisti. “Mastro Picchio” è una delle figure più importanti per il rilancio del vetro artistico nel Novecento, essendo stato l’ideatore della Mostra della vetrata artistica nel 1912, uno degli eventi che lanciò sul mercato questa attività sul crinale tra arte e artigianato.

Nel Museo si conservano i disegni provenienti dal laboratorio di Picchiarini e i cartoni, posti a fianco delle vetrate dell’edificio per mostrare l’origine e la storia di una vetrata.

Casino dei Principi

Situato a poco distanza del Palazzo centrale, al quale è collegato da una galleria sotterranea, il Casino dei Principi assunse la configurazione attuale grazie a  Alessandro Torlonia, tra il 1835 e il 1840. veniva utilizzato per i ricevimenti della famiglia e per assistere agli spettacoli che si tenevano nell’anfiteatro adiacente (demolito nel 1910 per ampliare via Nomentana). La facciata fu costruita sul modello dell’architettura cinquecentesca. L’interno era completamente affrescato, anche se gran parte degli affreschi sono andati perduti. Si conserva la sala da pranzo con il trompe d’oeil raffigurante il golfo di Napoli dietro un loggiato corinzio opera di Giovan Battista Caretti, autore anche del progetto architettonico dell’intero edificio (e anche perlomeno progettista della falsa tomba etrusca ritrovata nel corso degli ultimi restauri nelle adiacenze).

All’interno del Casino dei Principi è ospitata la sede e dell’Archivio della Scuola Romana. Si tratta di un’associazione nata nel 1983 dedicata allo studio e alla ricerca sull’importantissima esperienza pittorica della Scuola Romana. Si tratta di un’etichetta usata per definire il momento storico collocabile tra le due guerre che vide affollarsi a Roma artisti molto diversi per formazione e risultati.

Due piani della palazzina sono dedicati a mostre temporanee. L’attività si apre con “A carte scoperte”, un percorso nella storia della Scuola Romana a partire dalla documentazione raccolta dall’Archivio in 23 anni di attività: fotografie, pubblicazioni, cataloghi, giornali, lettere e manoscritti ed anche importanti opere d’arte.

Casino Nobile

Alessandro Torlonia intervenne anche sull’edificio più antico del parco trasformando la costruzione realizzata a inizio Ottocento da Valadier nel sontuoso palazzo attuale, con un intervento durato  dieci anni. A partire dal 1832 la struttura esterna subì notevoli trasformazioni. In particolar modo fu eretto il pronao palladiano in marmo di Carrara che aumentò la monumentalità e l’imponenza della facciata principale, rivolta su via Nomentana, prima manifestazione per chi giungeva a Roma dell’importanza della famiglia.

Le decorazioni interne furono anche in questo caso opera di Giovan Battista Carretti. Si tratta di un ricchissimo corpus di affreschi, mosaici e stucchi, che richiamano in ogni ambiente della casa uno stile e un’epoca differente. Ancora una volta si riconosce il dominio dell’eclettismo e l’attenzione per la citazione che caratterizza il gusto della famiglia Torlonia. Il pian terreno è dominato dalla sala da ballo, affrescata con le storie di Amore da Carretti e illuminata da splendidi lampadari. Intorno ad essa sono disposte alcune stanze molo affascinanti. È il caso del bagno, che è ispirato alle stufe cinquecentesche, decorato con grottesche su fondo rosso e dipinti (in olio su muro e mezzo fresco) ancora una volta di soggetto mitologico. La Camera dei poeti e degli artisti italiani è caratterizzata da un trompe d’oeil: una loggia goticheggiante, sopra la quale sono dipinti in 32 medaglioni altrettanti poeti ed artisti della tradizione italiana. Nelle stanze sono poi collocate le sculture e i bassorilievi della collezione  Torlonia, opere d’arte del periodo classico ma anche riproduzioni ottocentesche.

Anche al primo piano si mantiene la stessa tendenza eclettica. Si tratta del piano nobile dove, tra il 1925 e il 1943, Mussolini collocò la propria stanza da letto e il proprio studio. Particolarmente suggestiva è la Stanza di Bacco, un complesso spazio ottagonale, alle pareti del quale, su grottesche su sfondo rosso, si inseriscono le storie del Dio del Vino, allegorie delle Stagioni e dei continenti. Lo studio di Mussolini era collocato nella cosiddetta Camera Egizia, una stanza affrescata come una tomba egiziana, con grandi dipinti raffiguranti episodi della vita di Cleopatra.

Nell’ultimo piano dell’edificio è stato creato il Museo della Scuola Romana. Vi sono raccolte decine di opere di numerosi artisti operanti a Roma negli anni tra le due guerre mondiali (Pirandello, Viveri, Cagli, Raphael, Guttuso, ecc…).

Foto: l'interno del MACRO al Mattatoio: la struttura in ghisa e il pavimento in cemento e le opere di Piero Pizzi Cannella alle pareti. Sul serpentone centrale è esposta una serie di disegni, anch'essi con soggetto le cattedrali.

14 gennaio 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

Immagini: le fotografie di questa pagina sono state realizzate da Tommaso Martini e possono essere liberamente riprodotte e riportate su altri siti, con la segnalazione della provenienza e nome dell'autore.

 

Sito curato da Tommaso Martini (spleen85@yahoo.it;)
per collaborare con www.sindromedistendhal.com scrivimi info@sindromedistendhal.com o contattami con Skype:

My status