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Museums Fino al 29 ottobre MAXXI, Roma Martedì-Domenica 11.00-19 Entrata libera
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Il progetto per il MAXXI a Roma, da Zaha Hadid
Lavori al MAXXI, nel quartiere Flaminio
Stonehenge Visitor Center, Denton Corner Marshall
Centro Paul Klee (Berna), Renzo Piano
Corcoran Art Gallery (Washington), Frank O. Ghery
MART (Rovereto), Mario Botta
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La nuova Finanziaria ha ufficialmente rinviato il termine per i lavori del MAXXI di Roma alle calende greche. Gli stanziamenti per il nuovo Museo delle Arti del XXI secolo ammontano infatti a quindici milione di euro, scaglionati in tre anni. Meno della metà dei quaranta milioni necessari per portare a termine il progetto dell’architetta anglo-irachena Zaha Hadid, già ridimensionato rispetto all’idea che vinse il concorso nell’ormai lontano 1998. E Roma quindi deve ancora attendere per avere un museo statale dedicato all’arte e all’architettura contemporanea. E in realtà deve attendere tutta Italia. Nell’attesa però la DARC, la Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanea, istituita nel 2001, organizza interessanti mostre temporanee. Vengono allestite nell’unico edificio dell’area ceduta nel 1998 dal Ministero della Difesa al Ministero per i Beni Culturali, che il progetto di Zaha Hadid prevede di lasciare in piedi. La mostra attualmente in corso è una riflessione sul museo steso, il progetto del MAXXI e in generale sull’architettura dei musei che stanno nascendo nel mondo o che sono stati costruiti negli ultimi anni. Museums offre una prospettiva interessante di sguardo sull’architettura contemporanea, ma che dice molto anche sulla concezione e l’idea di museo oggi. In totale 27 progetti, seminati tra l’America, l’Europa e il Giappone. Sono due le tendenze che saltano immediatamente all’occhio osservando plastici, progetti, fotografie e immagini virtuali di queste architettura. Da una parte alcuni architetti si ispirano al white cube, progettando un edificio asettico, capace di esaltare al massimo le opere d’arte che lo riempiranno. Una concezione minimalista che vede l’arte e le opere come assolute protagoniste. Dall’altra invece, altri progetti rappresentano la prospettiva di cui Frank O. Gehry è l’indiscusso padre. Una tendenza espressionista che crea edifici shockanti, destinati ad assorbire tutte le attenzioni del visitatore, prevalendo quindi sul contenuto del museo. Tutti i progetti mostrano comunque una concezione del museo come centro poli-culturale, destinato a prevaricare le tradizionali funzioni del museo, concepito ora come centro per le arti. Per quanto riguarda la tendenza minimalista viene presentato il sorprendente Chichu Art Museum [ http://www.chichu.jp ] progettato da Tadao Ando (l’architetto a cui Pinault ha commissionato il restauro di palazzo Grassi a Venezia) sull’isola giapponese di Naoshima. Un museo che scompare scavato nella scogliere a strapiombo sull’oceano, appena visibili dall’esterno, pensato in funzione delle grandi installazione site specific. Sulla stessa scia il nuovo Stonehenge Visitor Center. Una serie di vele adagiate sulla colline a tre chilometri dal sito archeologico del Wiltshire , destinate a ospitare un museo virtuale e un treno-navetta per raggiungere Stonehenge. Anche in questo caso l’architetto, Denton Corner Marshall, australiano, non vuole intervenire in modo violento sul paesaggio, ma mimetizzarsi e integrarsi in esso. Stesso discorso per il Centro Paul Klee realizzato da Renzo Piano a Berna, dove le tre vele che sovrastano la parte interrata del museo, vogliono riprendere le forme delle dolci colline intorno alla città svizzera. Di tutt’altro tipo il progetto di Frank O. Ghery per la Corcoran Gallery di Washington. Un enorme corpo in titanio collegherà la parte ottocentesca dell’edificio con la parte novecentesca. Una vera e propria scultura che si impone nella decostruzione delle forme euclidee. Altro esempio il Denver Libeskind Museum, che vuole essere un vero e proprio nuovo simbolo della cittadina americana, destinato a dominarne lo skyline con le sue forme geometriche fortemente debitrici nei confronti di Ghery).
Due i musei italiani presenti. Il MART di Rovereto e il MAXXI stesso. L’ambizioso progetto del MAXXI crea un museo che cerca di inserirsi nel tessuto del quartiere, penetrando come una ragnatela dietro le facciate degli edifici della caserma preesistente. Una struttura in cemento e vetro che si muove come un flusso. Un progetto che forse è debitore della formazione dell’architetto in ambito pittorico. Zaha Hadid ha pensato ad uno spazio completamente modulabili e aperto alle esigenze degli allestimento, con illuminazione naturale. Altro elemento di forza del progetto è la sua natura artigianale, che renderà ogni suo elemento unico. Il MART di Rovereto è un felice esempio di impegno delle istituzioni locali (il comune di Rovereto e la Provincia di Trento) per la realizzazione di una grande polo culturale e di un museo all’avanguardia. Un progetto che ha una storia decennale, portato a termine nel 2002 dall’architetto Mario Botta e dall’ingegnere roveretano Giulio Andreolli.
La mostra al MAXXI si compone di altre due sezioni. La prima è dedicata all’esperienza del MAN, il Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, sorto in una palazzina ottocentesca nel centro della cittadina sarda. Ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama dei musei italiani puntando molto sulla tradizione locale e su una particolare attenzione alla didattica. Infine Pippo Corra ha curato la sezione Next Generetion dedicata a nuove idee di musei, musei che escono dalle tradizionali sale e dai luoghi deputati del mondo dell’arte. Si tratta di opere d’arte inserite nel territorio, all’aria aperta, come “Arte all’Arte” a San Gimignano o “Fiumana d’Arte” nei presso di Messina. Oppure il progetto di Achille Bonito Oliva per le stazioni delle linea 1 della metropolitana di Napoli, che nasce dall’idea di un museo obbligatorio.
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