Francesi, austriaci, bavaresi ...

L'età napoleonica in Trentino


di Tommaso Martini

 

Indice:

Rovereto al termine del Settecento

La prima invasione napoleonica del Trentino

Il ritorno degli austriaci

Qualche mese di tregua tra le due campagne

La seconda campagna napoleonica

Dopo Austerlitz il Trentino è Bavarese

Gli austriaci lasciano il Trentino

Il Trentino annesso al Regno d'Italia

Bibliografia

Rovereto al termine del Settecento

 L’ultima guerra che aveva toccato la zona di Rovereto risaliva ai primi anni del Settecento. Rovereto riuscì ad evitare per un soffio l’incubo del passaggio dell’esercito francese del generale Vendom per le sue strade. La tradizione attribuisce il merito di questo scampato pericolo a un voto alla Madonna della neve fatto dalla popolazione il 5 agosto 1703.

Durante tutto il secolo XIII la città vive un periodo di grande fioritura economica. La sete prodotta a Rovereto veniva esportata in tutta Europa. Nel territorio cittadino si contavano una quarantina di filatoi. Questa importante risorsa economica fu introdotta nel 1416, con le prime colture di gelso nella Vallagarina.  I gelsi, portati dai Veneziani, nel giro di alcuni decenni permisero lo sviluppo dell’arte della seta: in città si seguivano tutte le operazioni legate alla lavorazione dalla materia prima fino al prodotto finito. Ma l’apice della produzione fu raggiunto proprio negli ultimi decenni del Settecento. Molti filatoi furono rinnovati e entrarono in funzione macchinari tecnologicamente più avanzati. Anche grazie all’industria serica nei primi ottant’anni del XIII secolo la popolazione roveretana raddoppiò arrivando ad ammontare a 15mila anime.

Nel Settecento nacquero dal benessere economico anche importanti istituzioni culturali come l’Accademia degli Agiati(1750), il teatro, la Biblioteca Civica(1764). La città si arricchisce dell’acquedotto e di importanti palazzi, come palazzo Rosmini o palazzo Fedrigotti.

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La prima invasione napoleonica del Trentino

 La preoccupazione delle istituzioni

In questo clima di prosperità su Rovereto si affaccia il timore di una nuova guerra. L’esercito napoleonico aveva registrato numerose vittorie in Piemonte, Lombardia e nel vicino Veneto e ormai aveva aperto la strada per Vienna lungo la valle dell’Adige e il Tirolo.

Le autorità trentine intuirono subito il forte pericolo. Il 24 aprile del 1796 il vescovo Pietro Vigilio scrisse una lettera dimostrando le sue preoccupazioni all’imperatore austriaco Francesco II. Il vescovo dichiarò di essere consapevole dell’irrinunciabile necessità di difendere la patria contro l’invasore francese. L’arrivo dell’esercito napoleonico avrebbe potuto stravolgere la “purità della religione” ma anche le usanze e la cultura della popolazione del suo vescovato.  Chiese perciò ad ogni abitante del Trentino di impugnare qualsiasi arma contro i francesi(“armi da fuoco e da taglio, e ogni altro istromento”): “giacchè al nemico nulla più incute terrore, che un popolo in armi”a. Anche l’amministrazione di Rovereto si impegnò per fronteggiare la situazione. La Civica Deputazione, di cui facevano parte solo quattro Deputati e il Preside, venne ampliata. Il numero dei membri fu portato, per volere del Consiglio Civico, a dieci e il loro potere esteso ad una piena autorità sulla città. Il 17 maggio un proclama introdusse delle misure speciali. Vennero chiusi tutti i luoghi dedicati al divertimento, i cittadini ricevettero l’ordine di raccogliere fieno e vettovaglie, si chiusero le fabbriche. Le chiese della città mandarono a Innsbruck tutto il loro argento, che qui sarebbe stato utilizzato per coniare monete

 I segni dell’avvicinamento del conflitto

Nello stesso mese cominciarono ad affluire in città feriti e a poco a poco l’intero l’esercito austriaco. Il Tirolo era difeso dall’esercito austriaco ma anche dai bersaglieri provenienti da tutto il territorio. I bersaglieri furono chiamati alle armi dal governo di Innsbruck. In un convegno tenuto a Bolzano nei primi giorni del giugno 1796 venero create due Deputazioni di difesa( Schutzdeputationen) con aree di influenza una sul nord del Tirolo, nel territorio di Innsbruck, e una nella parte meridionale con sede a Bolzano, guidata dal Conte Giovanni Welsperg, di Primiero. I territori a sud si trovavano più esposti al pericolo dell’invasione francese. Si decise perciò di concentrare in queste zone i reparti di bersaglieri. Furono raggiunti il passo del Tonale, le Giudicarie, la zona del Lago di Garda e la Vallagarina. Il comando dei bersaglieri era nelle mani del Maggiore austriaco Stesele, le armi invece provenivano dai depositi di Trento. I primi scontri tra bersaglieri e esercito francese ebbero luogo verso la fine di maggio sulle postazioni del Monte Baldo e nelle Giudicarie. Il 30 maggio si diffuse in tutta la zona dell’Alto Garda la notizia di un’avanzata francese lungo il lago. La popolazione di Riva abbandonò il proprio paese seguita dai bersaglieri che avrebbero dovuto difendere la zona. Questo episodio fece nascere dei timori sulla fedeltà dei trentini al governo austriaco. Dubbi sul patriottismo degli abitanti del Tirolo italiano furono presentati a Innsbruck dal Capitano della città di Trento in una lettera del 27 maggio: “non si deve porre fiducia nei sudditi trentini”b. La scarsa fedeltà al governo austriaco fu messa in luce anche nel convegno di Innsbruck. Al contrario però, a Rovereto era già stato organizzata una compagnia di bersaglieri che doveva raggiungere la Val di Ledro. Questi 140 roveretani si unirono a compagnie provenienti da Arco, Egna e Bolzano che occuparono le rispettive postazioni nella Val di Ledro a partire dal 24 maggio.

 Il 30 giugno del 1796 si trovarono schierati nei punti critici dei confini tirolesi 2.500 bersaglieri. Dopo i primi combattimenti con i francesi si rischiò anche la leva in massa per gli uomini di età compresa tra 18 e i 60 anni. Ma questo appello non trovò un’immediata risposta in Trentino.

 I primi disagi per Rovereto

I soldati austriaci erano acquartierati  nella Chiesa di San Giuseppe, nel Castello e nel convento dei Carmelitani. Furono chiusi i conventi dei Cappuccini e dei Zoccolanti, il convento delle Teresine fu convertito in ospedale, quello delle Salesiane divenne un magazzino. L’artiglieria e i cavalli intasavano le strade riempiendo di un odore insopportabile la città. Il generale austriaco Beaulieu si accampò a Calliano. In giugno il generale austriaco fu sostituito dal fedelmaresciallo Wurmser. Il nuovo comandante dell’esercito imperiale spostò la propria sede a Trento dove cominciarono ad affluire i rinforzi di uomini e merci. Nelle valli trentine si riorganizzò l’esercito austriaco che contava ancora 80mila uomini. Far fronte alle necessità di un esercito così numeroso risultò particolarmente difficile per le nostre terre. I soldati tedeschi facevano gran uso soprattutto di legna e i roveretani, per soddisfare i propri bisogni, dovettero inizialmente disboscare le colline circostanti, poi utilizzare il legname delle campagna rovinando le coltivazioni di viti. La popolazione tentò di abbandonare la città ma in breve tempo fu costretta e rientravi dalle valli vicine spinta dalla fame. In città non ci fu mai carenza di cibo. Non poteva essere importato il grano dalla Germania a causa della difficoltà nei trasporti ma i soldati vendevano il loro.

 Operazioni di guerra ai confini del Trentino

Frattanto il generale Wurmser divise l’esercito in tre corpi e si preparò a lasciare il Trentino per accerchiare l’esercito francese. Un corpo doveva scendere dalle Giudicarie nel Bresciano, un altro nel Veronese dal Baldo e il terzo, comandato dallo stesso fedelmaresciallo, sarebbe sceso lungo il corso dell’Adige verso l’esercito guidato da Napoleone. L’esercito austriaco riuscì a riconquistare alcune posizioni ma cadde nella battaglia di Castiglione. Tra i soldati guidati da Wurmser si sviluppò un forte disordine durante la ripiegata. In seguito a questa battaglia il 7 agosto Napoleone occupò Verona. L’esercito austriaco risalì lungo il corso dell’Adige, l’offensiva era fallita. Bonaparte comunicò al Direttorio di Parigi la volontà di voler inseguire Wurmser in Trentino. Gran parte dell’esercito francese(30mila uomini) furono impegnati in quest’impresa mentre altre divisioni posero sotto assedio Mantova  e controllarono le vie di accesso al basso Adige. Il generale Masséna cercò di opporsi al piano di Napoleone. Le sue proteste erano dovute alla condizione dei soldati: stanchi, privi di mezzi adeguati, addirittura delle scarpe. Ma secondo Bonaparte la battaglia di Castiglione aveva  dimostrato come fosse alto il loro umore e: “in guerra il morale sta al fisico in rapporto di tre a uno”.

 I francesi penetrano in Trentino

Wurmser affidò la difesa del Trentino al generale Davidovich, forte di un armata di 20mila uomini e di milizie locali. I soldati austriaci si stanziarono presso Marco lungo la riva sinistra dell’Adige e a Ravazzone sulla riva opposta. Wurmser percorrendo la Valsugana cercò di ridiscendere verso Mantova assediata e, in un secondo momento, di assalire l’esercito francese alle spalle.

Proprio in questa divisione dell’esercito nemico Napoleone vide il momento opportuno per penetrare in Trentino. Convocato il Consiglio di guerra Bonaparte propose questo piano d’azione: una parte dell’armata francese avrebbe dovuto risalire il Garda sotto la guida del generale Sauret, l’altra metà al suo comando ripercorrere il corso dell’Adige. Le due ali dell’esercito avrebbero poi dovuto riunirsi proprio in corrispondenza delle trincee austriache alle porte di Rovereto.

Il 3 settembre 1796 l’esercito francese entrò in Trentino. Il generale Davidovich, vedendo avvicinarsi un esercito superiore al proprio, ripiegò nella notte del 4 lasciando un piccolo corpo nelle posizioni di Marco che venne sbaragliato dai francesi in breve tempo. L’attacco contro le postazioni di Marco fu effettuato dal generale Victor. Un generale particolarmente amato dai soldati per il suo carattere allegro che però non riuscì a sfondare la resistenza. Più tardi fu attaccato anche lo schieramento che difendeva la riva destra del fiume da parte del battaglione repubblicano che proveniva dal lago di Garda. Nello scontro presero parte gli ussari guidati da Dubois che velocemente costrinsero il nemico alla ritirata. Ma il generale stesso fu colpito a morte. Napoleone accorso in suo aiuto riuscì ad udire solo le ultime parole del generale: “Muoio per la Repubblica, fate in modo che io abbia tempo di sapere se abbiamo vinto”. Il generale venne condotto ad Ala in fin di vita. Vi morirà poco dopo. In questa seconda fase degli scontri a Marco persero la vita, su entrambi gli schieramenti, dodici persone. La metà rispetto ai primi scontri sulla riva sinistra.

 Napoleone a Rovereto

I francesi avanzarono verso la città già alle 9 di mattina del 3 settembre incontrando la resistenza di qualche centinaio di austriaci. Per sbaragliare anche questa tenue opposizione Napoleone divise l’esercito in due corpi che da Lizzana per vie diverse avrebbero dovuto raggiungere il centro cittadino. Un corpo salì fino a Castel Dante e seguì la strada che conduce fino al borgo San Tommaso, l’altro, per vie riparate, avrebbe dovuto guadare il Leno presso Sacco. I pochi soldati austriaci che preparavano la resistenza si erano radunati in piazza del Podestà. Ma si trovarono ben presto accerchiati su tutti il lati dall’esercito repubblicano. Con un unico cannone gli austriaci si posero a difesa del Ponte di San Tommaso. Nel piazzale contiguo alla chiesa di Santa Maria, Masséna fece suonare ai tamburi il segno della battaglia.  Qualche migliaio di fanti francesi, guidati dal generale Rampon riuscirono a sfondare la resistenza austriaca. Il bilancio della piccola battaglia ammontò a sei morti austriaci: due perirono nel Borgo San Tommaso, uno in Piazza del Podestà, uno in Piazza delle Erbe e uno lungo il Corso Nuovo.

Intanto la popolazione, spaventata dal suono delle cannonate, si era rifuigiata in casa dopo aver chiuso tutti i negozi della città. Nelle settimane precedenti era stata presa la decisione di andare incontro all’invasore e chiedere pietà per la città e i suoi abitanti. Ma nella città regnava ora un silenzio assoluto. Francesco Todeschi, in una lettera del 9 settembre, descrive così l’ingresso dei francesi a Rovereto: “mi dovetti ritirare dalla finestra, perché le archibugiate si incalzavano sempre più, e la maggior parte all’aria, e in alto; e ciò li francesi facevano per timore che vi fossero austriaci nascosti per le case; insomma grazie a Dio, né ai cittadini, né alla città stessa, non è accaduta nessuna disgrazia, proveniente dalle archibugiate.[…]  Sono andato sulla porta di casa vecchia ed ho tosto veduto a entrare la truppa francese pacificamente, la quale mi salutò col nome di cittadino e mi dicevano quei soldati che non istia a temere, che già ormai non isbarano più e che alla nostra città non fanno altro perché nessuno si ostò contro di loro e che non hanno ritrovato nessun ostacolo che quel dei soldati austriaci”c.

Sconfitte tutte le resistenze entrò in città l’intera armata francese: Bonaparte, Massena, Berthier, Augerau, Murat. Il compito di accogliere l’invasore e negoziarvi toccò al Capo della Municipalità il barone Gian Battista Todeschi. Il valore di questa figure fu elogiato già dai suoi contemporanei. Grazie a lui, secondo Sorella, un cronista suo contemporaneo, la città riuscì a subire pochi danni durante l’occupazione francese. Il barone è fortemente conservatore: “cercavo l’illuminato e il fondatore di una loggia di massoneria egiziaca e trovo un credente del vecchio stampo; cercavo il novatore politico e trovo il “laudator temporis acti” che non vede nulla di nuovo nella grande rivoluzione, sorride dei pochi anacquati republicanelli di Rovereto e ringrazia Dio per il ritorno del buon Governo Austriaco”d(Savino Pedrolli). Ma lo stesso Pedrolli considera che probabilmente anche il barone Todeschi inizialmente vide la rivoluzione con occhi pieni di speranza. Si schierò su posizioni così nettamente contrarie dopo aver appreso degli scempi compiuti dai rivoluzionari più accesi.

Il barone attese il passaggio dell’esercito vittorioso sulla porta di casa presentandosi come portavoce della città. Ottenne un trattamento onesto e rispettoso da parte di Bonaparte e dell’esercito. Fu incaricato di organizzare il pranzo per i soldati. Un pranzo di pane e vino a spese della cittadinanza. Nel pomeriggio si organizzò un incontro tra il generale francese e una delegazione di rappresentanti della città. Si presentarono in Casa Fedrigotti il Barone Todeschi, il consigliere Telani e Angeli, designato aiutante dal Consiglio Civico. Il nipote di Gian Battista Todeschi, il già citato Francesco Todeschi, scrive:

“Li 4 settembre 1796 mentre Napoleone al palazzo Fedrigotti sul corso se ne stava con la schiena al quel poggiolo per dare, alzato da tavola, udienza a’ Provveditori Todeschi, Telani ed Eccaro tenendo nella sinistra una limonata in tazza dorata e nella destra un fazzoletto bianco, ne polì per alcuni minuti con la massima diligenza gli orli pria d’appressarvi le labbra. Il Todeschi, a discorso inoltrato, gli disse: - Che i Principi d’Europa cerchino di conchiudere una pronta e solida pace colla Francia, altrimenti Vostra Eccellenza saprà balzarli tutti dal trono -. E n’ebbe in risposta una significativissima occhiata: occhiata, soleva egli stesso ripetere, per me problematica fino al morir mio, con cui non so se l’E. S. volesse spedirmi in paradiso o all’inferno”e.

Nel colloquio il Todeschi chiese nuovamente clemenza e pietà verso la città, le leggi vigenti, i cittadini, le diverse proprietà e la religione. Napoleone ribadì che non era necessario preoccuparsi e richiese una copia della costituzione e svariate informazioni sulla situazione di Rovereto.

Napoleone cercò di ricondurre la città alla normalità e ordinò di riaprire botteghe, osterie e le varie locande. Sequestrò le armi e l’edificio del Municipio e richiese l’approvvigionamento necessario al mantenimento del suo esercito. Volle un elenco di tutti i dipendenti dell’impero presenti in città e esortò tutti coloro che avevano combattuto contro l’esercito francese ad allontanarsi. Il 6 settembre a Rovereto fu affisso sui muri questo proclama, in francese e italiano:

 

Proclama

 

D’ordine del signor comandante della Piazza, che sieno aperte le botteghe di ogni genere, e che li Proprietarj non debbano vendere cosa alcune al Militare Francese che contro pronti contanti, essendo in libertà d’ognuno di arrestare, o far arrestare chi facesse qualche violenza o frode per esser consegnato al giudizio militare.

Nello stesso tempo si comanda per parte nostra di trattar discretamente li Compratori, esibendoci a quelli che fossero ingannati, e ne’ generi, o nei prezzi, a procedere con tutto rigore.

Il detto signor Comandante abita nella casa del sign. Haim.

 

Dato dalla Camera di Consiglio li 6 settembre 1796.

 

G.  B.  Bar.  Todeschi  Cons.

Federigo Tartarotti Cons.

Carl            Telani        Cons.

  

La battaglia di Calliano

Ben presto però fu impartito l’ordine di seguire le truppe austriache in ritirata verso Trento. Napoleone affidò il compito di espugnare Castel Pietra, dove si era rifugiato l’esercito imperiale, a Massena e Voubois. Nel castello si trovavano 5mila austriaci che furono assaliti da poco più di 7mila francesi. La battaglia scoppiò nelle prime ore del pomeriggio: tra le due e le tre. Verso il tramonto i due generali furono raggiunti anche da Napoleone libero dagli impegni di ordine amministrativo che l’avevano trattenuto a Rovereto. Poco dopo cominciava a declinare la resistenza austriaca. Massena rinvigoriva i propri uomini e li faceva arrampicare lungo le rupi intorno al castello per poter attaccare sul fianco. Il Wurmser, ormai circondato e sotto il fuoco dell’artiglieria francese su tutti i lati, raccolse le proprie truppe e le armi e ordinò la ritirata verso Lavis dove si trovava già gran parte dell’esercito. I francesi vittoriosi persero trenta uomini, altrettanti l’esercito imperiale, che lasciò sul campo anche alcuni cannoni e qualche centinaio di prigionieri. La violenta battaglia sotto le mura di Castel Pietra, a Calliano, verrà ricordata col nome di battaglia di Rovereto e figurerà, insieme alle altre vittorie della campagna d’Italia, a caratteri d’oro sull’enorme tricolore portato in trionfo tra le vie di Parigi l’anno successivo. 

L’entrata a Trento

La sera del 4 settembre Napoleone si accampò a poca distanza da Trento, vicino a Matterello. La mattina del giorno seguente l’esercito francese entrò in città mentre gli austriaci presero la strada della Valsugana per ricongiungersi al resto dell’esercito. A Trento rimase solo una divisone sotto il controllo di Davidovich che, vedendo giungere l’esercito francese, si ritirò verso il passo del Tonale. A difesa del ponte sul Fersina era stato lasciato un esiguo numero di croati affiancati da alcuni uomini a cavallo.

L’avanguardia francese guidata da Masséna riuscì a costringere i pochi difensori della città alla ritirata. Nelle prime ore del mattino cominciò ad affluire l’intero esercito e alle 11 entrò a Trento Napoleone che si stabilì col suo seguito nel Castel del Buonconsiglio.

Anche a Trento fu raggiunto dai rappresentanti della Municipalità che gli rivolsero le stesse richieste fatte dal Baron Todeschi a Rovereto. Ancora una volta Napoleone rassicurò i cittadini. Fu poi condotto sul campanile di Gardolo da dove riuscì a vedere le posizioni occupate dagli austriaci. Ordinò subito al generale Augerau di condurre gran parte dell’esercito lungo la Valsugana all’inseguimento del nemico. Napoleone si ricongiungerà alle truppe di Augerau già il giorno seguente a Levico. In questo stesso giorno Napoleone scrisse una delle numerose lettere al Direttorio informandolo sull’evolversi degli avvenimenti e sui proprio progetti: “Saremo a Bolzano nel momento stesso in cui l’armata del Reno sarà a Innsbruck… le nevi presto ristabiliranno delle barriere naturali, il freddo comincia già a farsi vivo… oggi marcio lungo il Brenta per attaccare il nemico a Bassano o per tagliare le sue retrovie, se farà dei movimenti su Verona. Voi capite che è impossibile ch’io m’impegni nelle montagne del Tirolo quando tutta l’armata nemica è a Bassano o minaccia i miei fianchi… Quando avrò battuto il nemico a Bassano e l’armata del Reno sarà ad Innsbruck, i 4mila uomini, resto della divisione che tiene Trento, si ritireranno verso Bresanone e Lienz sul Friuli”f.

Il Direttorio accolse con favore le idee di Bonaparte. In particolar modo l’idea di raggiungere il Friuli e poter così distruggere il porto di Trieste, fondamentale per l’Austria. Il progetto di Napoleone di inseguire l’esercito del Wurmser fu messo in pratica in modo fulmineo nei giorni seguenti. Bonaparte raggiunse Bassano. Il 7 settembre  entrò a Primolano e poi sui passi del Covolo e della Scala. Wurmser fu costretto a ripiegare con tutto l’esercito a Mantova.

 L’organizzazione del Trentino sotto il controllo francese

Intanto in Trentino il quartier generale si stabilì a Lavis che costituiva il limite delle zone conquistate dall’esercito francese nei pochi giorni di scontri sul nostro territorio. Le divisioni lasciate in Trentino erano comandate dal generale Vaubois. Anziano, onesto e corretto verso la popolazione, molto spesso si trovava a Trento. Il numero di soldati che furono lasciati sotto il suo controllo è sconosciuto. Il Barone Todeschi afferma che un generale francese gli confessò, anni dopo, che a difesa del Trentino erano stati lasciati poco più di mille uomini. Ma che era stato organizzato un sistema di movimenti e rotazioni tale che il numero di soldati sembrava molto maggiore.

La situazione nel comune di Rovereto era molto tesa. I pochi francesi rimasti in città avevano richieste pesanti: viveri, scarpe, assistenza medica ai feriti, materassi, tessuti. Il consigliere Sichart realizzò un elenco delle requisizioni e delle richieste francesi che molto spesso si risolvevano in promesse di pagamento mai mantenute. Comunque i soldati francesi non si abbandonarono a crimini e saccheggi in città e si dichiaravano soddisfatti del trattamento che ricevevano.

 I Francesi abbandonano il Trentino

L’arrivo dell’inverno creò delle difficoltà per i soldati francesi in Trentino. Alle prime nevi, sul finire di ottobre, Napoleone scrisse al Direttorio che probabilmente avrebbe dovuto abbandonare Trento.

Al clima ostile si aggiunse l’offensiva austriaca che cominciò il 2 novembre. I francesi incendiarono il ponte di San Lorenzo sull’Adige ed abbandonarono Trento. Anche in Valsugana i francesi lasciarono le loro postazioni. Le diverse divisioni si accamparono presso Calliano.

Il 5 novembre il colonnello austriaco Volff entrò a Trento, seguito dal generale Laudou. L’avanzata proseguì fino a Calliano dove iniziò un lungo scontro tra gli eserciti nemici. In tre giorni di battaglia l’ospedale di Rovereto si riempì di feriti austriaci e francesi. Si registrò anche un fatto tremendo portato a termine da un gruppo di ulani che, dopo l’assassinio del loro comandante, uccisero una ventina di prigionieri di guerra.

Parte dell’esercito francese raggiunse Castel Beseno minacciando alle spalle gli austriaci in battaglia che furono costretti a ripiegare ai Murazzi.

Ma il 7 settembre l’esercito francese si trovava già a corto di viveri nel castello. Era anche minacciato dall’artiglieria avversaria posizionata a Nomi dal generale Laudon, e dalle divisioni comandate da Davidovich. Vaubois abbandonò quindi Calliano e l’8, dopo esser passato per Rovereto e Ala, si stabilì presso le posizioni di qualche mese prima sul Monte Baldo.

 

a  Zotti Raffaele, Storia della Vallagarina- dispensa n°XIII Volume secondo, pag. 306

b  Dalponte Lorenzo, Uomini e genti trentine durante l’occupazione napoleonica, pag. 17

c  Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 249

d  Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 241

e  Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 250

f  Correspondance inédite officielle et confidentielle de Napoléon Bonaparte, Parigi(1819), Vol. II, pag. 5: 6 settembre

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Il ritorno degli Austriaci

 La battaglia di Rivoli

La mattina del 9 novembre il suono di tutte le campane delle chiese salutò il ritorno degli austriaci. In Trentino fu insediata un’amministrazione che faceva capo agli Asburgo.

Napoleone, al suo arrivo in Trentino, aveva destituito il principe vescovo. Con un decreto del 16 novembre Bonaparte infatti si dichiarava protettore e difensore della chiesa di Trento.

L’amministrazione della città di Rovereto subì dei forti cambiamenti. Molti consiglieri diedero le loro dimissioni davanti al difficile compito di portare alla normalità la situazione.

Già verso la fine dell’ottobre del 1796 l’Austria organizzò un nuovo esercito da far scendere in Italia con l’intento di soccorrere Mantova, da mesi sotto assedio. All’interno della città era bloccato l’esercito comandato dal Wumser. 

La nuova forza militare era guidata dal generale Alvinczy che pose il quartier generale prima a Trento, poi a Rovereto e infine nelle posizioni del Monte Baldo. L’esercito francese cominciò a guadagnare nuovamente terreno verso la metà di novembre con la battaglia di Arcole. Lo scontro, nel veronese, durò tre giorni: dal 15 al 17 novembre. Ma decisiva per l’esito della campagna è la battaglia del 16 gennaio 1797.

I francesi si scontrarono violentemente contro gli austriaci a Rivoli. Napoleone concentrò nei campi intorno al paese gran parte del suo esercito, dopo aver ottenuto da alcune spie l’informazione che l’esercito di Alvinczy sarebbe sceso lungo l’Adige e non da Vicenza. Lo scontro fu una delle più celebri vittorie dell’esercito  napoleonico. Fu combattuto fianco a fianco dalle divisioni comandate da Bonaparte e Massena. Questo generale, proprio in memoria della battaglia, nel 1808 sarà nominato duca di Rivoli. Sul campo si affrontarono per due giorni quasi 50mila francesi e 40 mila austriaci. Le perdite saranno ingenti da entrambe le parti e a tutt’oggi difficilmente quantificabili.

 

Seconda invasione francese

In seguito alla battaglia il Trentino fu nuovamente occupato dai francesi, senza la necessità di dover combattere ulteriormente. Il 29 gennaio 1797 l’esercito francese entrò  a Rovereto, guidato dal generale Jubert. Da parte delle forze occupatrici furono fatte nuovamente delle pesanti richieste alla comunità roveretana. Il nuovo esercito era molto differente da quello della prima invasione. Molti soldati che vi facevano parte erano chiamati “Terroristi”, erano considerati tra i sanguinari repubblicani. Ma, grazie al pugno di ferro del loro generale, non si registrarono episodi spiacevoli. Le divisioni francesi che rimasero a Rovereto vennero affidate al Comandante La Rulle che impose pesanti tasse soprattutto agli emigrati dei quali fu fornito un elenco dalla Municipalità.

Il Trentino era amministrato da un Consiglio Centrale di cui facevano parte personalità molto vicine alla popolazione. Da Rovereto giunse a Trento il Consigliere Perottoni.

L’esercito austriaco, nella sua ritirata, aveva causato il diffondersi di un’epidemia di peste. Primo incarico del Consiglio Centrale è cercare di ripulire il Trentino. Fuorno applicate rigorose norme igieniche. Ma il Consiglio si impegnò anche nel dialogo con l’esercito invasore ottenendo una sensibile diminuzione delle richieste economiche fatte ai Trentini. Da Napoleone giunse l’ordine di rispettare la popolazione e molti cronisti dell’epoca lodarono l’onestà e la precisione nel mettere in atto questo ordine da parte del generale Jubert.

Il 3 febbraio sul suolo Trentino si registrò una nuova battaglia. A Lavis si scontrarono i francesi guidati da Vial e gli austriaci agli ordini di Liptay, Laudon, Wuchassovich. Ben presto gli austriaci abbandonarono il campo ma il paese di Lavis fu gravemente danneggiato da questo scontro. Subì pesanti danni anche San Michele.

Dopo la caduta di Mantova Napoleone impegnava le proprie forze sull’Adriatico dove l’esercito austriaco era guidato dall’Arciduca Carlo. L’esercito di Joubert si congiunse con le restanti forze francesi a Villacco, dopo aver attraversato il Tirolo e la Val Pusteria.

 Gli Austriaci riprendono il possesso del Trentino

Il Trentino fu nuovamente lasciato sotto il controllo di un piccolo gruppo di soldati comandati dal francese Serviez. Con pochi dragoni il 10 aprile 1797 Trento fu riconquistata dagli austriaci guidati da Neipperg che scese velocemente verso Verona dove giunse in una sola settimana.  Sul finire della mattinata dell’11 aprile i francesi abbandonarono nuovamente anche Rovereto, ordinatamente e senza causare danni. Nel timore, però, di essere inseguiti dagli austriaci, la sera del 10 aprile il comandante delle divisioni stanziate a Rovereto richiese al Barone Todeschi sei cittadini Roveretani che avrebbero dovuto accompagnare i francesi fino al confine, ad Ala. Ma il Barone, la mattina seguente presentò delle posizioni contrarie: “Sarebbe una manifesta violazione della promessa fatta della sicurezza delle persone, il volerci condurre in Ala”a. Ed inoltre il Barone affermò che un atto del genere avrebbe potuto causare dei tumulti tra il popolo della città. Todeschi riuscì a convincere il comandante francese Blondeau anche se il discorso tra i due raggiunse toni pericolosamente accesi. I francesi si allontanarono indisturbati dalla popolazione, dopo aver consumato un veloce pasto messo a disposizione sul Corso Nuovo dalla Municipalità.

L’Austria però temeva la possibilità di una nuova invasione e quindi ribadì l’ordine di tenersi pronti ad una mobilitazione generale  con un proclama del 24 aprile. Il proclama precisava zona per zona del Trentino quali erano le aree di competenza dei soldati di leva provenienti dalle varie vallate. Coloro che non erano  muniti di armi vere e proprie furono invitati a raggiungere i punti di raccolta con falci, forche e altri strumenti agricoli. Tutti gli uomini Trentini di età compresa tra i 15 e i 60 anni avrebbero dovuto raggiungere la Piazza d’Arme dei loro paesi se fossero state suonate le campane.

 a Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 257

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Qualche mese di tregua tra le due campagne Napoleoniche

 Si avvicina la pace

Il 18 aprile furono firmati a Gnoss, presso Leoben nella Stiria Superiore, i preliminari di Pace. Grazie a questi accordi la situazioni si normalizzò anche in Trentino. Addirittura per due settimane a Rovereto non si trovavano né soldati austriaci né francesi. Iniziò perciò la sistemazione degli affari strettamente legati alla vita della città. Furono concluse alcune operazioni economiche che risalivano a prima dell’invasione francese e fu ripulita l’intera zona, ricoprendo le fogne.

Il Governo di Innsbruck dimostrava la sua soddisfazione, in una lettera del 14 aprile, per tutti gli sforzi dell’amministrazione pubblica roveretana: “La non mai scossa costanza di questa Città e Pretura nello adempimento de suoi doveri di sudditi verso il suo legittimo Principe, farà sempre un onore alla Superiorità e ai Cittadini del luogo, ed io non ho trascurato di dar di ciò parte con giusta lode per pienezza di convinzione a S.M.I.R. il nostro Clementissimo Sovrano”a.

Il Barone Gian Battista Todeschi si rivolse così il 3 maggio al Consiglio: “Dio ci ha liberati per ben due volte da un’invasione, che poteva essere lo sterminio di questa città. I danni sofferti sono grandi, ma non tali, che non possano ripararsi dalla prudenza, dal zelo attivo, e dal disinteresse dei Cittadini”b.  Il 24 maggio, dopo le elezioni, a Rovereto si instaurava la nuova Civica Deputazione. Fu nominato Preside il Barone Todeschi.

Nei due anni di guerra a Rovereto era morta un settimo della popolazione. Le cause erano da ricercarsi nelle varie malattie portate dal passaggio dei soldati. Erano ingenti anche i danni economici dovuti ai debiti mai estinti dei soldati. Le truppe dell’invasore non causarono alcun danno ad edifici o persone.

Il Barone Todeschi riassume in una tabella tutte le spese fatte da Consiglio Civico per esaudire le richieste dei due opposti esercitic:

 

Somministrazioni prestate alle truppe austriache nel loro passaggio in Italia dal 1° novembre 1795 ai 4 settembre 1796, che importarono: …………………………………….……………………………………..f.ni

7946

Somministrazioni prestate all’oste francese, che fece il suo primo ingresso in questa città li 5 settembre 1796 e vi dimorò fino al 7 novembre dello stesso anni, ascendenti comprese le requisizioni a …………………………………………………………………………………………………………. ……f.ni

Contante levato allora dal Comando francese dalla pubblica Annona…………………………………… f.ni

Simile dalla Civica Cassa ……………………………………………………………………………….. .f.ni

Simile da questo Monte di Pietà…………….……………………… ……………………………….........f.ni

 

13719

10375

3202

1311

Somministrazioni adempite verso il Militare Austriaco alla sua rientrata qui seguita li 8 novembre 1796, e sua permanenza fino il 29 gennaio 1797, ammontano a…………………………………………………… ..f.ni

8647

Somministrazioni supplite a richiesta francese nella sua quivi rientrata dei 30 gennaio 1797, e dimora sino il 10 aprile anno medesimo risultanti, compresi i debiti restanziari a…………………………….. ………...f.ni

Esborso anticipato a richiesta francese 1797 per tutta la Pretura di Rovereto……………………….....… f.ni

 

15341

3384

Somministrazioni prestate alla truppa Austriaca dalla sua rientrata qui seguita li 11 aprile 1797, e calcolata sino li 31 maggio anno medesimo, compresi i restanziari debiti fatti per sua cagione..………………….… f.ni

2873

Somministrazioni prestate alle truppe Austriache dal 1° giugno a tutto dicembre 1797………..……….. f.ni

5521

Somministrazioni eseguite verso il Militare Austriaco dal 1° gennaio sino al 30 aprile 1798….……….. f.ni

3778

Somma totale ….………………………………………………………………………………..……...… f.ni

76099

 

Nota

Il metodo tenuto per supplire a queste spese fu il seguente:

1.° Si consumò il Capitale dell’Annona.

2.° Si consumarono tutti i Capitali che in questo tempo vennero affiancati in tutte le varie amministrazioni.

3.° Non si pagarono che con biglietti di obbligazioni una gran parte delle varie somministrazioni di generi fatte dai particolari Negozianti.

4.° Con un resto di debito colla Provincia per grano somministrato.

5.° Con un resto di debito per danaro somministrato sino da bel principio dall’Errario Sovrano.

 Campoformio, termina la prima campagna napoleonica in Italia

Il 17 novembre a Campoformio, nella Villa Manin vicino a Udine, fu conclusa la pace che sanciva il termine della prima campagna napoleonica in Italia. In essa si era manifestata per la prima volta la forza del giovane generale Napoleone: “era un giovane di 28 anni circa; di statura mediocre, scarno, pallido, con faccia lunga, naso prominente alquanto, occhio non vivace, e di color celeste, tenea il capo un po’ chino, n sé raccolto, di poche parole, serio molto, ma non truce; parco di cibo, e di riposo, di sorprendente attività, facile all’ira, adorato da’ i suoi soldati, temuto dagli ufficiali, determinato nell’azione, felice nei ripieghi, uomo grande se si può esserlo nel suo mestiere”d. Una descrizione precisa e profetica dell’uomo che segnerà la storia europea per il successivo ventennio. La campagna d’Italia aveva anche messo fine alla secolare storia della Venezia indipendente. La città fu costretta ad arrendersi alle forze francesi senza nemmeno combattere e col trattato di Campoformio sarà ceduta all’Austria. Lo sdegno dei cittadini veneziani che avevano accolto le truppe francesi al loro arrivo in Italia con viva speranza fu molto grande. Alcuni veneti si rifugiarono anche a Rovereto che fu costretta a chiedere approvvigionamento di grano dalla Baviera per provvedere al loro mantenimento.

I mesi che segnarono l’arrivo al trattato di Campoformio furono turbati in Trentino da una grave carestia e da un’epidemia fra i buoi. A ciò si aggiunse anche una pesante siccità che causò un forte aumento del prezzo del vino e del granturco. Alla siccità seguirono due giorni di pioggia violenta nel settembre del 1797 che causarono addirittura danni ai ponti sul Leno, alle rogge e anche ai filatoi e ai mulini. Tristemente il Barone Todeschi osserva che i danni causati da queste calamità naturali superarono di gran lunga quelli inferti dai due anni di guerra. Un altro grave problema per Rovereto durante il soggiorno degli eserciti e anche a pace conclusa fu l’operato di usurai e monopolisti che cercarono in ogni maniera di sfruttare la difficile condizione dei cittadini.

Per tentare un risanamento dell’economia cittadina dopo i gravi danni della guerra, della siccità e dell’alluvione, il Barone Todeschi chiese al governo centrale viennese il permesso di poter imporre una tassa ai propri concittadini e l’obbligo del pagamento di un pedaggio per chiunque transitasse sul ponte ricostruito dopo l’alluvione(lettere del 20 novembre e 30 ottobre 1797). Con i soldi ricavati sarebbe stato possibile dare un nuovo impulso all’economia completamente infossata. La Municipalità non ottenne però nessuna risposta da Vienna. Il Consiglio Civico si rivolse quindi al Conte Pissinger, governatore di Innsbruck, affermando che alle elezioni successive nella città di Rovereto, molto probabilmente nessuno si sarebbe candidato. Nessuno avrebbe rischiato di amministrare una città morta dal punto di vista economico e anche giudiziario( lettera del 9 dicembre 1797).

Il 12 dicembre 1797 il reggimento austriaco Letterman, che era rimasto in città, la lasciò per raggiungere il Tirolo. Qui sarebbe stato più facile procurarsi del legname. Questi soldati, gli ultimi ad abbandonare la città dopo il termine del conflitto, sono ricordati come coloro che hanno recato il minor danno. Il generale Döller fu apprezzato dal Consiglio Civico e ricordato come un uomo molto legato a Rovereto. Per merito suo le richieste fatte prima a Vienna e poi a Innsbruck furono finalmente accettate.

Dopo alcuni mesi dalla conclusione della guerra, furono diffusi nei particolari gli accordi. Le uniche notizie che erano arrivate a Rovereto erano comparse sulla Gazzetta e avevano alimentato numerosi dibattiti negli ambienti più diversi della città. Si presentavano pareri contrastanti. Alcuni speravano in ulteriori trionfi da parte francese(“stordi”, secondo il Todeschi),altri dichiaravano di aspettarsi una pace vergognosa, altri giusta.

Da Campoformio giungevano solo delle sporadiche notizie, probabilmente con lo scopo di tener tranquilla la popolazione.

Le condizioni di pace furono così riassunte e commentate da Gian Battista Todeschi: “È cosa certa che la pace di Formido è un bel reale per noi, purché sia permanente. Né la Casa d’Austria pel sacrificio delle Fiandre, e della sua Lombardia, ricevendo in compenso la maggior parte dello Stato Veneto fa sì gran perdita. Il risparmiare il sangue de’ Sudditi, e concentrando le proprie forze con una non interrotta comunicazione di stati renderne più facile l’amministrazione, ed agevolare il Commercio, val bene la perdita d’una lontana Provincia, eterna sorgente di guerre, e di sempre torbido possesso”e. Il Barone Todeschi termina la sua narrazione degli avvenimenti agli inizi del maggio 1798, in contemporanea con la cessazione del suo ruolo di Preside del Consiglio Civico1.

Dopo la pace tornava nelle sue terre anche il Principe Vescovo che in seguito all’arrivo dei francesi si era rifugiato a Passavia. Il 17 gennaio del 1800 spirò nel suo castello di Thun. Pietro Vigilio fu l’ultimo vescovo ad amministrare anche il potere temporale tra le valli trentine. Il suo successore e cugino, Emanuele Filippo di Thunn, poté svolgere solo le funzioni spirituali e per questo motivo lasciò Trento e si ritirò a Gorizia.

 I rovesci dell’esercito francese in Italia durante l’assenza di Napoleone

Conclusa la guerra in Italia Napoleone tornò vittorioso a Parigi. Rimase nella capitale francese solo pochi mesi. Per annientare le forze della prima coalizione, con le quali la Francia era in conflitto dal 1793, doveva essere sconfitta solo l’Inghilterra.

Napoleone abbandonò l’Europa per riuscire a creare una base militare, col consenso del Direttorio, in Egitto. Da qui avrebbe potuto attaccare la potenza coloniale inglese. Bonaparte aveva ideato di colpire il governo inglese in India, in questi anni già in difficoltà per problemi interni. Durante l’assenza del generale l’Austria organizzò l’offensiva in Italia e riuscì a recuperare tutti i territori persi nel corso degli anni precedenti. Informato della precaria condizione italiana, e di problemi interni al Direttorio, precipitosamente Bonaparte lasciò l’Egitto il 22 luglio 1799. Al suo ritorno seguì il Colpo di Stato del 18 brumaio( 9 novembre) in seguito al quale Napoleone fu nominato Primo Console.

 1 “Voglio sperare che in avvenire altri potranno con migliori auspici scriverne di meno disastrose o dispiacevoli e che il Lettore cogliendo il frutto che ne può trarre, condonerà qualche vivace espressione, che a forza mi trassero dalla penna la verità della Storia, il patrio zelo e l’animo spesso irritato da tante e così inaspettate vicende” sono le parole con cui il Barone termina la narrazione dei fatti di cui era stato protagonista.( Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 305).

Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 288

b Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 287

c Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 296

d Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 251

e Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi, pag. 269

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La seconda campagna napoleonica in Italia

 

Il 20 maggio del 1800 Napoleone valicò il passo del Gran San Bernardo. Velocemente raggiunse Aosta e iniziò un’avanzata irrefrenabile fino a Marengo dove il 14 giugno si svolse la battaglia che segnò l’esito di tutta la campagna. Una vittoria grandiosa per Bonaparte che, all’inizio dei combattimenti, aveva a disposizione un esercito più piccolo di quello austriaco. Il giorno seguente fu firmato un armistizio che ridefiniva i confini italiani come nel 1797.

 Il Trentino nuovamente teatro di forti scontri

In Trentino erano presenti tre armate. Una nelle Giudicarie, comandata dal generale Laudon, una sul passo del Tonale, guidata dal generale Stojanich  mentre una terza brigata era agli ordini  del generale Wuccasovich.

Il 15 dicembre l’armistizio fallisce. Gli austriaci furono spinti oltre il Mincio e si ritirarono lungo l’Adige. I francesi decisero di prendere Trento da due fuochi. Il generale Macdonald scese dai monti dello Spluga e dei Grigioni. Il generale Bondet percorse, invece, la Valsugana. L’esercito francese entrò a Borgo il 9 gennaio 1801.

L’avanguardia di Macdonald giunse in vista di Trento già il 6 gennaio, guidata dal generale Lecchi, dopo essere scesa dalla valle del Sarcano. La città era difesa da austriaci e da alcune compagnie di bersaglieri tirolesi. Lecchi promise ai suoi soldati di poter saccheggiare la città se fossero riusciti ad entrarvi la sera di quello stesso giorno. Verso la fine della mattina si tentò per la prima volta il passaggio del ponte che avrebbe aperto l’ingresso in città. Risuonarono violenti colpi provenienti dai due cannoni che difendevano il ponte. Stojanich ordinò di incendiarlo e condurre le proprie divisioni fuori dalla città, raggiungendo il nucleo principale dell’esercito austriaco sul Piave.

I francesi entrarono a Trento grazie a un ponte di barche. Gli abitanti e le loro proprietà furono rispettati. Seguendo la riva sinistra dell’Adige i francesi proseguirono verso Rovereto.

A Calliano, davanti a Castel Pietra, si trovava una divisione comandata dal generale Laudon che riuscì ad abbandonare le proprie posizioni e seguire il resto dell’esercito austriaco verso il Piave. Laudon convinse il generale francese di essere protetto da una tregua e grazie a questo imbroglio poté evitare lo scontro. A Castel Pietra rimase di guarnigione il generale Bondet. Lo scopo dell’avanzata verso sud era di poter attaccare Verona da tutti i lati.

Macdonald a Trento diede vita ad un Consiglio Superiore simile a quello della precedente invasione. Furono nominati Presidenti Carlo Antonio Pilati e Gian Domenico Romagnoli. Il Consiglio aveva un ruolo importante nella mediazione con l’esercito invasore. Solo pochi giorni dopo la sua istituzione riuscì a ridurre ad un terzo una pesante tassa che i francesi avrebbero voluto riscuotere.

Ai primi di febbraio del 1801 era stata firmata la pace di Luneville. Si confermavano le decisioni prese a Campoformio e si stabiliva che le città appartenenti al territorio imperiale non avrebbero dovuto subire l’occupazione da parte di nessun esercito.

Macdonald istituì in Trentino una Guardia Nazionale prima di abbandonarlo il 30 marzo scendendo lungo il corso dell’Adige. La Guardia Nazionale era nelle mani di cinque capitani scelti tra gli esponenti delle principali famiglie della città di Trento. Ognuno dei capitani aveva alle sue dipendenze una compagnia composta da 50 uomini. Negli Atti Civici del 9 aprile 1901 si osserva che “La guardia civica rappresenta per la città di Trento un fatto di primaria importanza ed è il primo segno di quella libertà ed indipendenza che i Trentini hanno sempre sognato”a.

Gli austriaci, non rispettando gli accordi di Lunneville, entrarono a Trento poco dopo, occupandola armati di cannoni. Ma delle disposizioni superiori ordinarono alle divisioni del colonnello austriaco Baltheser di lasciare Trento per presidiare Rovereto. Trento rimase indipendente da ogni controllo austriaco o francese fino al 6 novembre 1802 quando il governatore del Tirolo, conte Bissinghen, assunse il controllo del Trentino. In questi mesi l’ordine è assicurato dalla Guardia Nazionale.

Un cronista dell’epoca scrive, riguardo a questa situazione: “non sappiamo ancora chi sia il nostro Principe e Padrone. È vero, che dal 2 aprile 1800 fu eletto Principe, e Vescovo di Trento Monsignor Emmanuele de Thunn, ma non ha preso possesso; anzi è subito partito per Vienna e non è più ritornato. Un pezzo siamo stati governati dai Francesi, un pezzo dall’Imperial Regio Consiglio Amministrativo, ed un pezzo dal Reverendissimo Capitolo”b.

 Il Trentino è di nuovo territorio dell’Impero Asburgico

L’Austria riuscì ad ottenere i diritti sul Trentino in un trattato con la Francia il 26 dicembre 1802. Per quanto riguarda il Trentino nel trattato era stato scritto: “[…] verranno secolarizzati i due vescovi di Trento e Bressanone, e Sua Maestà entrerà in possesso dei loro beni, rendite, diritti, e prerogative senza alcuna riserva, coll’incarico di provvedere li due presentanei principi vescovi, e li membri dei capitoli in maniera da convenirsi tra di loro, come pure la dotazione del clero da impiegarsi nelle due diocesi sarà stabilito secondo il piede consueto nelle altre pari miei della monarchia Austriaca”c.

 Nel febbraio dell’anno successivo l’Austria  ottenne il possesso effettivo. Finì la storia del principato vescovile di Trento, che era iniziata nel 1027. Il Trentino doveva assumere le leggi del codice Austriaco. L’Archivio fu inviato a Vienna e insieme a preziosi documenti storici, molti dei quali andarono persi. Il 14 febbraio 1803 la popolazione Trentina fu informata delle decisioni prese tra Austria e Francia. Il Trentino diventò quindi una provincia austriaca a tutti gli effetti.

Alla pace di Lunéville del 1802 fecero seguito due anni di pace in tutta Europa. Ma l’Austria si occupava della fortificazione dei punti strategici per l’ingresso in Trentino, che nell’estate di questo stesso anno fu sconvolto da una forte siccità. Velocemente, nel corso del 1803, si riformò la Milizia urbana. Nel 1805 infatti iniziava una nuova guerra.

Dopo la proclamazione di Napoleone imperatore tutti i sovrani europei videro nuovamente vicinissimi i pericoli rappresentati dalla Francia. Russia, Inghilterra, Regno di Napoli, Svezia e Turchia affiancarono l’Austria nella terza coalizione antifrancese. La risposta napoleonica a questa nuova minaccia fu fulminea. In un tempo brevissimo l’esercito francese oltrepassò il Reno, sconfisse gli austriaci a Ulma, occupò Vienna e in Moravia si scontrò con gli eserciti guidati da Francesco II e Alessandro I, zar di tutto le Russie. Questa vittoria, il 2 dicembre 1805, segnò l’esito della nuova guerra e portò alla pace di Presburgo il 26 dicembre.

 a Bertoluzza A., Atti civici n°3975, 1 aprile 1901, pag. 193

b Ongari G., Memorie e Notizie di Rendeva e Giudicarie d’epoca napoleonica,  pag. 130

c Zotti R., Storia della Vallagarina - dispensa n° XIII, pag. 331

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Dopo Austerlitz il Trentino è Bavarese

 All’Austria sconfitta furono sottratti numerosi territori. Perse la Dalmazia(esclusa Trieste), l’Istria e Venezia. Queste regioni entrarono a far parte del Regno italico del quale Napoleone stesso si era incoronato sovrano a Milano, il 17 marzo 1805.

Il Tirolo e il Trentino diventarono invece territorio soggetti al Duca di Baviera Massimiliano. Il re di Baviera apparteneva alla famiglia dei Wittelsbach, secolare nemica della casa d’Asburgo per la successione al trono imperiale. Durante la guerra del 1805 Massimiliano si era avvicinato a Napoleone, permettendo il passaggio dell’esercito francese sui suoi territori e mettendo a disposizione il suo piccolo esercito.

Gli austriaci presenti in Trentino, che non avevano nemmeno avuto occasione di partecipare alla guerra, si ritirarono lungo la Valsugana. Gli unici movimenti bellici nel corso del conflitto contro la Terza coalizione risalgono al novembre 1805. Dalla Val Venosta giunse un grosso corpo di truppe austriache guidate dal generale Rohan che attraversò la regione per raggiungere, attraverso la Valsugana, Bassano. Questo corpo verrà assalito dalle truppe francesi a Castelfranco e non riuscirà a raggiungere il resto dell’esercito austriaco comandato dall’Arciduca Carlo, in ritirata e inseguito dai francesi di Masséna. Altri piccoli disturbi legati alla guerra si registrano a Rovereto e Trento all’inizio di dicembre. La valle dell’Adige fu risalita dal generale Ney che aveva l’ordine di raggiungere Innsbruck. L’avanguardia, un manipolo di cacciatori a cavallo, guidati dal generale Colbert, pretese delle forti contribuzioni arrivata a Rovereto e a Trento. Rappresentati delle due città si recarono però a Treviso, presso il generale Masséna, a chiedere ragioni di queste richieste. Per il territorio era impossibile raccogliere una tale somma e infatti il generale francese ordinò di non pagare nessuna tassa non imposta per sua volontà.

Riguardo alla cessione del Tirolo e del Trentino alla Baviera l’imperatore Francesco II si rammaricò in una lettera al conte Bardis, lamentando la perdita di una provincia i cui abitanti si erano sempre dimostrati devoti alla sua autorità. Ma l’imperatore sottolineò che questa decisione era stata fatta in vista del bene della popolazione. I Trentini  si dimostrarono sconvolti nell’apprendere le nuove decisioni di Presburgo. Anche coloro che sostenevano ancora i Francesi ne presero le distanze.

Il Tirolo italiano sperava infatti di entrare a far parte del Regno d’Italia ma accettò comunque questa Pace vedendovi la possibilità di trovare un periodo di requie ai disordini che andavano avanti da anni. Nel Tirolo settentrionale invece la popolazione cominciò a sollevarsi.

Alla fine del gennaio del 1806 scese a Trento un battaglione di fanteria guidato dal maggiore bavarese Dietfurt che prese possesso della zona. Il primo febbraio arrivava anche il delegato del Conte d’Arco, ciambellano del re di Baviera, il Capitano Conte Giovanni Nepomiceo Welsperg. Il 18 febbraio fu letta la patente reale che assegnava al Conte Welsperg il governo di tutto il Tirolo.

 Innovazioni del governo Bavarese

Ben presto la nostra regione ottenne degli ordinamenti che la equiparano alle altre province sotto il controllo del re bavarese. Fu istituita una Guardia Nazionale con la divisa bianca a turchina, i colori della bandiera della Baviera.

Furono svalutate le vecchie monete che circolavano nella zona e si introdussero monete in oro e argento. Le monete in corso nel Tirolo Meridionale erano molteplici: il fiorino del Reno, la lira veneta( chiamata “trono” perché fatta coniare per la prima volta dal Doge Niccolò Tron che vi impresse la propria effige), circolavano anche banconote austriache e tedesche. Il valore esatto delle varie monete era confuso negli ultimi anni. Fino al 1796 il vescovo si era impegnato di pubblicare periodicamente un prospetto con i vari valori ma dopo la prima invasione francese mancava questo punto di riferimento. La svalutazione delle monete che circolavano in Tirolo fu così drastica da essere contestata dallo stesso Conte d’Arco. In realtà però questa riforma portò dei vantaggi all’economia negli anni successivi.

Fu riformato il sistema giudiziario. Le cause dovevano essere affrontate dal tribunale di Ulma, in Svevia( decreto del 15 luglio 1806). Le cause di prima istanza approdavano invece a dei tribunali locali istituiti con un decreto del 21 novembre.

Il Trentino fu diviso in nove distretti, ognuno dei quali con un capoluogo dove si trovava un tribunale. I distretti vennero poi riuniti in due circoli: quello di Trento e quello di Rovereto.

Durante la dominazione austriaca il Trentino non era governato direttamente da Vienna ma da Innsbruck. Dopo la pace di Presburgo invece diventò una delle quindici regioni del regno bavarese e quindi faceva direttamente riferimento a Monaco, ricevendo così un attenzione maggiore da parte del governo centrale

Fu resa obbligatoria l’istruzione per tutti i bambini di età compresa tra i sei e i dodici anni e vennero migliorate le strutture scolastiche.

I bavaresi riuscirono anche a ridimensionare il peso delle tasse. Destarono tuttavia proteste due decreti,  uno del 26 settembre 1806 e l’altro del 20 ottobre. Con questi due decreti si istituiva la tassa del “testatico”( Kopfsteuer). Era un’imposta sul reddito personale che serviva per mantenere l’esercito di occupazione. Tuttavia fu considerato positiva la tassazione in base al reddito. La popolazione venne divisa in undici classi dove la differenza tra le imposte che dovevano pagare i più poveri e quella che dovevano pagare i più ricchi era evidente. Trovò una forte opposizione anche la tassa sul vino. Questa tassa nasceva dalla necessità in Baviera di proteggere il commercio della birra. Ma in Trentino fu accolta come qualcosa di assolutamente inaudito e gli impiegati incaricati di farla pagare furono fortemente osteggiati.

Il governo bavarese represse alcune feste e per favorire l’economia tolse numerosi dazi i e privilegi di alcune società mercantili.

Si prese la decisioni di far cantare delle melodie in italiano durante le Sante Messe per rendere il contenuto della liturgia più comprensibile ai fedeli.

Nel campo igienico i cimiteri furono trasferiti al di fuori della città e si vietò di seppellire i morti all’interno delle chiese.

Nel gennaio del 1807 un decreto regio abolì delle autonomie comunali secolari per favorire l’accentramento dei poteri. Il circolo di Rovereto fu così diviso in tre Giudizi distrettuali: Rovereto, Riva, Tione. A Rovereto e Riva furono assegnate anche le Amministrazioni che svolgevano alcune funzioni finanziarie(riscossione delle imposte, controllo sui dazi). Le mansioni dei Giudizi distrettuali ricoprivano il campo della giustizia, dall’istruzione, dei matrimoni, dei  passaporti e dell’erario dei comuni. Il Giudizio aveva anche dei poteri in ambito religioso. Si doveva occupare delle parrocchie vaganti, i parroci diventarono quasi dei funzionari del re. Venivano scelti dal re tra una rosa di tre nomi proposti dal Vescovo, ma non sempre accettata.  Queste riforme, in linea con le idee illuministe, furono tra le cause di pesanti scontri tra la Baviera e il vescovo di Trento ormai privo di potere temporale.  Gli interventi in campo religioso furono ancora numerosi. Vanno dal suono delle campane alle feste e cerimonie popolari. Naturalmente la popolazione, molto legata alla propria tradizione religiosa, non accettò volentieri queste imposizioni e ingerenze del re. Anche il 1808 fu dominato da una serie di decreti di questo genere. In particolar modo il governo bavarese si concentrò ancora una volta sui cimiteri. Risaliva infatti a pochi anni prima l’editto napoleonico di Saint Cloud che interessava i camposanti francesi e che era già stato esteso al Regno italico. Quindi furono vietate le processioni al cimitero e anche la benedizione delle tombe, addirittura venne stabilito per quanti minuti dovevano suonare le campane. In tutto il Regno di Baviera fu assunto come unico catechismo quello realizzato dal padre Benedettino Jais. Fu approvato dal vescovo di Trento nell’ottobre 1808 e tradotto in italiano dall’arciprete di Pergine Francesco Tecini. Alle parrocchie fu tolto anche il diritto di registrare le nascite, le morti e i matrimoni, compito che venne assunto dagli uffici comunali.

Inoltre, per riuscire a fare i primi passi nella carriera politica divenne fondamentale la conoscenza del tedesco: “Al presente, chi vuole avere impiego e pane onorevoli, bisogna che conosca la lingua tedesca, altrimenti resta privo di ogni carica”a.

Nel 1808 il Re di Baviera Massimiliano II scese in Italia. Lungo la Val d’Adige fu accolto a Rovereto, Riva e Arco da grandi festeggiamenti. Il Re doveva raggiungere Milano dove viveva la figlia Augusta, sposa del Viceré d’Italia, figliastro di Napoleone.  Il sovrano fu felice della fedeltà dimostrata dai trentini ma in realtà il malcontento era ancora molto. I decreti provenienti da Monaco erano sempre numerosi. Secondo alcune documentazioni ammontavano a circa diciassette al mese.

In gennaio fu realizzata una grande riforma della struttura amministrativa. Il Tirolo fu diviso in tre distretti. Innsbruck era la capitale di quello dell’Inn, Bressanone di quello dell’Isarco e Trento di quello dell’Adige. Trento diventava così una città regia, con commissario generale il conte Welsperg.

 I disertori

Nel resto d’Europa continuavano i successi napoleonici. Una quarta coalizione era stata sconfitta nel 1807 e l’unico nemico era ancora l’Inghilterra. Per contrastare la sua potenza Napoleone cercherà di colpirla economicamente. Il Blocco continentale dovrebbe impedire a tutti i paesi europei di commerciare con l’Inghilterra. Ma l’economia di alcune nazioni era fortemente legata al commercio con l’isola e risultò quindi impossibile applicare l’imposizione napoleonica. È il caso del Portogallo e della Spagna. Napoleone si trovò quindi costretto ad inviare dei potenti eserciti nella penisola Iberica. Nel Regno d’Italia molti giovani furono chiamati alle armi. Per sfuggire alla guerra giunsero in Trentino numerosi disertori. Questo fenomeno contribuì ad aumentare la criminalità. Contro questi forestieri furono organizzati dei controlli da parte dei comuni. I disertori scoperti venivano sottoposti ad un veloce processo e condannati a morte. Le esecuzioni erano agghiaccianti. I condannati erano condotti davanti ai soldati pronti a sparare  rasati dei capelli, delle sopraciglia e dei baffi e al suono dei tamburi. Gli arrivi dei disertori proseguirono anche l’anno successivo, accettata dai trentini. Per far fronte a questo problema i soldati bavaresi fecero numerose incursioni soprattutto nelle osterie arrestando chiunque non avesse documenti in regola.

Toccò ai parroci il difficile compito di diffondere l’ordine della chiamata alle armi anche in Tirolo per tutti i giovani d’età compresa tra i 18 e i 25 anni. Il 1809 vide, infatti, formarsi una nuova coalizione antifrancese.

 Le sollevazioni popolari in Tirolo

Si diffusero volantini di protesta1 e canti2 tra i giovani. Il Re rispose violentemente alle rivolte del Tirolo. Si riuscì ad imporre la leva con la forza. Ma le diserzioni erano molte  e la popolazione sempre più vicina ad una grande sollevazione di massa. Da anni, inoltre, erano ancora forti i legami con Vienna che stava sviluppando una massiccia propaganda per favorire un’insurrezione. Questo pericolo fu avvertito dai Bavaresi che ne informarono i Giudizi Distrettuali del Trentino e che pubblicarono dei decreti minacciando pesanti punizioni. Ma la rivolta scoppiò violenta in aprile.

Importante figura di questa insurrezione fu Andreas Hofer(1767- 1810). Nel 1804 Hofer aveva conosciuto l’Arciduca Giovanni e non aveva mai interrotto i contatti con questa importante figura del governo austriaco. Il 26 gennaio 1809 Hofer raggiunse Vienna con una delegazione per accordarsi riguardo alle modalità dell’insurrezione in Tirolo. Era ormai chiaro che nel giro di poco tempo l’Austria avrebbe dichiarato nuovamente guerra alla Francia e il Tirolo era pronto ad impedire il passaggio di truppe francesi e a favorire una vittoria austriaca. Nel giro di sei giorni di colloqui con l’Arciduca e con il barone von Hormayr fu stabilita una strategia che contemporaneamente era utilizzata dai ribelli spagnoli. Non sarebbe stato assolutamente conveniente scontrarsi faccia a faccia con l’esercito francese. L’unica possibilità di vittoria consisteva nel combattere per mezzo di continue imboscate.

La prima sollevazione è databile al marzo 1809. La popolazione della Val di Fiemme si ribellò alla coscrizione obbligatoria. Il Re inviò nella valle il colonnello Dietfurt, che si trovava di guarnigione a Trento. Furono arrestate quindici persone deportate in Italia tramite delle zattere. La popolazione di Rovereto, tentò di assalire le zattere per liberare i ribelli al loro passaggio per Sacco. Ma il discorso di un roveretano riuscì a placare i concittadini, impauriti dalle eventuali ripercussioni di un simile gesto.

Ma la prima rivolta pesante scoppiò in Val Pusteria. Lo spirito degli abitanti della valle si accese alla notizia che l’esercito austriaco stava passando sul loro territorio. Era l’VIII Corpo d’Armata comandato dal maresciallo Giovanni Chasteler. I primi scontri a fuoco interessarono gli eserciti avversari  a S. Lorenzo e alla Chiusa di Mühlbach, gli austriaci riuscirono a respingere i bavaresi.

La vittoria fu in gran parte legata all’intervento di Andreas Hofer al comando di centinai di contadini.

La popolazione allora si sollevò in massa in tutto i Tirolo. Si formarono compagnie di bersaglieri che raggiunsero le zone degli scontri.

Vipiteno frattanto veniva occupata dai bavaresi. Ma i bersaglieri comandati da Andreas Hofer riuscirono a metterli in fuga con un inganno. Gli insorti raggiunsero i nemici nascondendosi dietro tre carri carichi di fieno guidati da tre giovani ragazze.

Intanto l’esercito bavarese si era unito ad alcune divisioni di quello francese  condotte dal generale Bisson. Gli insorti riuscirono comunque ad arrivare fino alle porte di Innsbruck entro l’11 aprile.

Il generale bavarese non volle accettare nessuna proposta di armistizio non considerando lecito trattare con un esercito di semplici insorti. Ma il 13 aprile la resa fu accettata dopo la battaglia del Bergisel. Il comandante degli insorti Martin Teimer riuscì a conquistare delle posizioni sui promontori a sud della città, unici punti dai quali era possibile prendere Innsbruck e in poco tempo poté entrarvi. 

Il re di Baviera si incontrò pochi giorni dopo con Napoleone a Dilligen. Gli fu promesso che avrebbe riottenuto i territori perduti. Ma il 17 aprile, a Castel Tirolo, Andreas Hofer fu posto a capo del paese liberato dal governo bavarese.

Nello stesso giorno a Trento un proclama tenta di recuperare la situazione ma non darà alcun frutto:

 

“Avvertimento ai Popoli del Circolo dell’Adige!

Trento ha veduto oggi avanti le sue mura sparger sangue di due vittime del delirio: due contadini di Segonzano, condannati dal Consiglio di Guerra ad essere fucilati, subirono oggi la morte dei ribelli… State attenti all’inganno che vi tende il nemico. Siate sordi alla voce di seduzione. Restate tranquilli, non ascoltate le voci dei nemici del vostro Re. Voi siete sudditi del Re di Baviera e aiutando l’esercito austriaco divenite traditori e quindi punibili con la morte.

 

Regio Bavaro Commissario del Circolo dell’Adige

 

Trento, 17 aprile 1809

Giov. Nep. Conte di Welsperg”

 

Gli austriaci il 18 aprile raggiunsero Salorno, il 19 Lavis, costringendo le truppe francesi e bavaresi a rifugiarsi all’interno delle mura di Trento. Il 21 Gardolo fu teatro di un forte scontro. L’esercito austriaco comandato da Leininghen e dal Barone Gölding si batté nuovamente contro le truppe del generale Baraguey. Il bilancio fu pesante. La battaglia aveva causato 180 morti tra le file francesi e bavaresi, 60 tra gli austriaci vincitori. Gli austriaci entrarono a Trento, seguiti da diecimila insorti, secondo alcune cronache ventimila, e da Andreas Hofer.

Gli austriaci ordinarono alla Guardia nazionale di Trento di lanciarsi contro l’avversario. Ma quest’ordine oltrepassava le mansioni di questo corpo armato il cui unico compito era il mantenimento dell’ordine interno. Inoltre non avrebbe potuto combattere l’esercito del governo dal quale era stata fondata. Informato di questo rifiuto il generale austriaco Chasteller abolì e disarmò la Guardia Nazionale.

 Gli insorti cacciano i francesi e i bavaresi da Rovereto

Il 22 aprile i francesi si stanziarono a Volano dove però il comandante fu ucciso in un’imboscata proprio all’interno di questo paese mentre marciava al suono dei tamburi.

La sera di questo stesso giorno i diecimila soldati napoleonici si ritirarono a Rovereto. Si dispose una difesa della città per evitare di perdere anche questa posizione e cercare di ostacolare uno sfondamento austriaco verso Verona. Si puntarono i cannoni a Volano, alcune migliaia di uomini controllavano a Ravazzone la via per raggiungere il Garda.

Ma nella notte del 23 si strinsero intorno ai francesi miglia di insorti che occuparono le alture di Serrada, Noriglio e Volano.

La mattina seguente iniziò la marcia verso Rovereto. Gli scontri scoppiano già nell’abitato di Volano. A Rovereto ci si rese conto dell’imminenza del pericolo. I soldati corsero alle armi e i roveretani chiusero tutte le botteghe e i luoghi pubblici. Furono posizionati, in difesa della città, due cannoni a Sant’Ilario ma contemporaneamente sulla riva destra dell’Adige comparve l’esercito austriaco. La giornata si concluse senza che i due schieramenti avessero mutato la loro posizione iniziale. A sera fu richiesto l’aiuto dei cittadini roveratani per condurre i feriti nell’ospedale. Inizialmente la risposta era scarsa ma, grazie all’intervento di alcuni deputati, in molti raggiunsero il campo di battaglia. I feriti trasportati nella chiesa di Loreto e nell’ospedale furono mezzo migliaio.

Nella stessa giornata anche gli insorti che occupavano Riva e Arco salivano verso Rovereto e entravano a Mori, mettendo in pericolo le truppe francesi ferme a Ravazzone che riuscirono in breve a far retrocedere il nemico fino a Nago.

Il 24 aprile fu una giornata sanguinosa per il Trentino. Negli scontri a Volano e a Mori morirono mille francesi e settecento austriaci e bersaglieri.

Il 25 l’esercito austriaco attaccò le postazioni nemiche di Ravazzone e il generale Fontanelli fu costretto a raggiungere il resto dell’esercito franco-bavarese a Rovereto. A Mori il generale Fenner venne raggiunto da bersaglieri provenienti da tutte le valli limitrofe e dal Garda.

Una tragedia si consumò sulle acque dell’Adige. A Rovereto si decise di far raggiungere Verona ad un’ottantina di feriti tramite una zattera. Si pose immediatamente il problema del ponte che era in costruzione a Ravazzone e che avrebbe impedito ai feriti di continuare la discesa lungo l’Adige.

Il 25 l’imbarcazione salpò comunque. Quando la zattera giunse davanti al ponte i feriti furono costretti a buttarsi in acqua per non essere schiacciati contro il ponte. Nel naufragio restarono uccisi quasi tutti i feriti.

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile i francesi iniziarono ad abbandonare la città sotto il fuoco dei cannoni posti dai bersaglieri sulle alture intorno a Rovereto. Il 26 gli insorti entrarono a Rovereto. In città si trovavano quasi ventimila soldati che immediatamente furono riforniti di cibo e curati. Nelle chiese cittadine si celebrò la Santa Messa con il Tedeum come ringraziamento per la vittoria austriaca. 

NOTE

1Orsù Tirolesi! Orsù! È arrivata l’ora della vostra redenzione! I più sacri doveri chiamano ancora alle armi l’imperatore Francesco, il diletto padre della Patria a voi già strappato, e ridonato fra poco; i doveri per l’illustre casa imperiale oltraggiata nella maggior parte dei suoi membri, spogliata e minacciata nei suoi fondamenti… è l’incipit di uno dei tanti fogli che circolano per tutto il Tirolo, anche in Trentino, in questi mesi.

2 “  Serrate ben le porte

che non entra pu nessun;

serrate ben le porte

che no entra el battaglion.

     El battaglion l’è ‘n Franza,

Con tutti i so’ soldati;

Noi siam deliberati

Da questa schiavitù.

    E Milano è così bella,

E Venezia è isolata,

Tutti i va all’armata

I Trentini no, e poi no!”

Da “Canti popolari d’Italia su Napoleone”, Pitré Giuseppe, vol. XXII, pag. 109.

a Ongari, pag. 238

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Gli austriaci in difficoltà sugli altri fronti devono lasciare il Trentino

 Ma nel resto d’Europa gli eserciti della coalizione antinapoleonica subirono pesanti sconfitte.

Fu necessario concentrare gli sforzi nella difesa del territorio austriaco che ormai era minacciato dall’esercito alla di Napoleone.

Il generale Chasteller e le sue armate dovettero soccorrere l’Arciduca Carlo ed abbandonarono quindi il Tirolo. La delusione fra i bersaglieri fu enorme. Si diffuse la convinzione che le battaglia condotte in questi mesi sarebbero risultate completamente inutili. Perciò si verificarono episodi di opposizione armata da parte degli insorti tirolesi alla ritirata austriaca.

In Trentino rimase solo la retroguardia austriaca, sessanta uomini stanziati ad Ala e agli ordini del generale Leiningen.

Il 2 maggio l’esercito francesi vi si scagliò violentemente contro sconfiggendolo in breve tempo. Alle 11 del mattino di questo stesso giorno le truppe napoleoniche guidate dal generale Rusca entrarono a Rovereto.  Le minacce contro la popolazione roveretana e di Mori per la felicità dimostrata all’arrivo degli austriaci furono molte. Ma effettivamente non trovarono nessuna applicazione e si tramutarono in sanzioni economiche.

La presa di Trento fu invece più complessa e dopo tre giorni di assedio i francesi furono costretti a ritirarsi a Rovereto dove vennero raggiunti dalla notizia che qualche centinaio di insorti, coadiuvati da alcuni soldati austriaci, stavano raggiungendo Trento. Verso la metà del mese successivo anche Rovereto fu riconquistata dagli austriaci.

Gli insorti furono spronati da una forte propaganda che descrive l’esercito napoleonico in grandi difficoltà e ormai costretto alla ritirata. In realtà la situazione era di gran lunga diversa. Il 9 maggio Napoleone riuscì ad entrare a Vienna e a costringere alla fuga la famiglia imperiale. Tuttavia in Trentino alcuni manifesti raccontarono di grandi vittorie austriache1. In effetti ad Aspern l’esercito francese aveva subito una delle poche sconfitte di questa guerra ma a questa battaglia seguirono due mesi di vittorie fino alla decisiva giornata di Wagram.

Per difendere le posizioni conquistate in Trentino si richiese l’arruolamento immediato di tutti gli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Ma le città più meridionali del Trentino si rifiutarono di eseguire questo ordine, vedendo il nemico francese troppo vicino per tentare una mobilitazione. Il Baron Gian Battista Todeschi e Gian Pietro Fedrigotti ottennero l’esenzione dalla chiamata alle armi per gli abitanti di Rovereto.

Il mese di giugno fu caratterizzato da eccessi da parte dei bersaglieri nei confronti anche delle stesse popolazioni Trentine. Il generale austriaco fu costretto a decretare lo scioglimento dei corpi dei bersaglieri presenti nelle Giudicarie e a Riva. Inoltre i comuni vennero sollevati dall’impegno di mantenere economicamente i bersaglieri.

Il 6 luglio Napoleone combatté la battaglia di Wagram.

Verso la fine del mese in Trentino arrivò la notizia dell’armistizio concluso il 12 a Znaim. Il testo dell’armistizio fu diffuso da un ufficiale francese che giunse a Lizzana e Lizzanella il 23 luglio ordinando di leggere l’armistizio nelle piazze di tutti i paesi.

A questo annuncio seguono alcune settimane nelle quali non si conosce la sorte del Trentino. Alcuni proclami affermavano che sarebbe tornato nelle mani dei bavaresi. Tra la gente è ferma la convinzione che invece il territorio stava per riottenere il controllo austriaco. L’unica cosa certa era che le truppe austriache dovevano abbandonare il Trentino. Il primo agosto l’esercito del generale Leinenghen lasciò il Tirolo. I francesi vi penetrarono da nord, trentamila uomini guidati dal generale Lefebvre, e da sud dove il generale Dazmair guidava 1300 francesi e italiani. Furono diffusi numerosi proclami che invitavano le popolazioni tirolesi alla calma e all’accettazione dell’arrivo dei francesi, per evitare terribili vendette.

I capi delle insurrezioni dei mesi precedenti furono costretti a giurare fedeltà ai francesi. Si rifiutò solo il maggiore Martino Teimer che fu fucilato.

Ma in realtà Andreas Hofer riuscì a far scontrare degli insorti con i francesi tra il 12 e il 13 agosto in una nuova battaglia del Bergiesel. La sera del 14 agosto le truppe di Lefebvre abbandonarono il Tirolo e il giorno seguente Hofer entrò a Innsbruck. Anche il generale Dazmair abbandonò il sud della regione per rifugiarsi a Verona raggiunto, il 18 agosto, dalla notizia dell’avanzamento degli insorti verso sud. Ma la ritirata fu bloccata a Castel Pietra da alcuni insorti provenienti dalla Val di Fiemme. Dazmair rimase bloccato per due giorni e solo il 20  continuò la fuga verso sud e raggiunse Rovereto. Qui il generale organizzò una forte resistenza contro gli insorti che tentarono l’accerchiamento scendendo lungo l’opposta riva dell’Adige. Ed infatti questi insorti si scontrano con l’esercito francese risoluto a lasciare Rovereto, all’altezza di Ala. I francesi, con una perdita di quaranta uomini, riuscirono a raggiungere il confine e porsi al sicuro in Veneto. Il governo del Tirolo passò nelle mani degli insorti, Andreas Hofer si era già nominato dittatore e aveva preso alcuni provvedimenti economici già dopo la battaglia del Bergiesel.

I segni della mancanza di un vero governo si fecero sentire anche a Rovereto. Il 30 agosto fu saccheggiata la casa del Barone Orazio Pizzini che era stato un amministratore durante la dominazione bavarese. Dopo questo episodio il controllo della situazione passò nelle mani della Guardia cittadina che a Rovereto era ancora attiva. Il comandante dei bersaglieri Del Ponte, con un proclama del 16 settembre 1809, invitava i roveretani a sottostare esclusivamente ai suoi ordini. Queste affermazioni causarono l’arresto del comandante che fu condotto prigioniero a Innsbruck. Altri comandanti furono arrestati e accusati di voler prendere il controllo delle varie valli Trentine. 

Il 27 settembre Rovereto fu raggiunta nuovamente dai francesi decisi a riassumere il comando del Trentino. Questa volta l’ordine di un’insurrezione non trovò largo consenso a causa delle politica condotta da Hofer nelle poche settimane in cui aveva governato il Tirolo. Il 28 settembre raggiungevano a Trento.  La vendetta contro gli insorti fu violenta e vi furono numerose fucilazioni. Il 2 ottobre il generale francese Peyri è costretto ad affrontare a Lavis degli insorti i cui sentimenti patriottici erano stati risvegliati dalle fucilazioni. I francesi fecero sessanta prigionieri che, dopo la vittoria, furono a loro volta fucilati.

Per evitare nuove sommosse furono arrestati ventiquattro cittadini senza alcun motivo e condotti come ostaggi a Mantova. Vi rimasero fino a fine novembre ricevendo un trattamento adeguato.

Il 9 e il 10 ottobre le porte di Trento furono teatro di nuovi scontri dopo un assedio che era iniziato il 6 in seguito ad un fallito attacco francese a Lavis e Gardolo. Grazie a dei rinforzi Peyri riuscì a liberarsi dall’assedio e riprendere Lavis.

Questo alternarsi continuo di piccoli scontri, di avanzate e veloci ritirate finì solo grazie alla notizia che il 14 ottobre era stata conclusa la Pace di Vienna. Le truppe francesi cominciarono quindi un’offensiva fin quasi a Bolzano. L’esercito franco-bavarese in Tirolo contava quasi sessantamila uomini, era inutile cercare di opporvisi. Si presero misure severe verso gli insorti e i disertori che si erano rifugiati in Trentino. In particolare furono significative le  fucilazioni  a Tione il 26 settembre, una sessantina di giovani furono condannati a morte.

Hofer però volle continuare la sua lotta, nonostante il Viceré Eugenio, gli avesse assicurato la grazia se avesse deposto le armi. Ma la guida dei bersaglieri fu tradita da Franz Raffl e arrestato il 28 gennaio 1810 tra le sue montagne, a poca distanza dalla sua stessa abitazione. Il prigioniero fu condotto a Mantova dove, dopo un processo sommario, venne condannato a morte. Il 20 febbraio fu fucilato2.

 consolidamento della presenza francese

L’anno 1810 si aprì in Tirolo con la lettura di un severo proclama in tutte le chiese. Il comandante delle truppe francesi presenti sul territorio, il generale Baraguay d’Hilliers, prese dei provvedimenti molto severi contro i forestieri. Il proclama prevedeva l’arresto di tutti i forestieri arrivati nella regione dopo il 1805 e i viaggiatori in transito privi di un passaporto regolare. Tutti i cittadini di  età inferiore ai 16 anni, inoltre, dovevano essere muniti di una Carta di Sicurezza, una specie di carta d’identità. Furono prese misure molto restrittive anche nel campo della vendita delle armi. Le armi dovevano essere tutte consegnate, fu perciò proibita la caccia e il tiro al bersaglio. Si arrivò a stabilire la condanna a morte per i venditori.

Ma furono prese delle iniziative anche  in favore della popolazione. Verso la fine di gennaio si decise la distribuzione a spese dello stato dei beni di prima necessità: pane, carne, legumi e legna. I Comuni dovevano supplire soltanto alle esigenze di alloggi e di cure mediche dei soldati oltre che al rifornimento di legna e di vino alle guarnigioni.

Le guerre che occupavano Napoleone in tutta Europa richiesero un esercito sempre più numeroso. Per far fronte a questa necessità il 18 febbraio Napoleone fece diffondere anche in Tirolo la promessa di non perseguitare i disertori, anche colore che lasciarono l’esercito nel 1806, se si fossero ricongiunti alle rispettive armate.

In realtà però si stava preparando un breve periodo di pace successivo alla battaglia di Wagram e alla Pace di Vienna. Il matrimonio di Napoleone con la figlia dell’imperatore austriaco, Maria Luisa, avrebbe dovuto contribuire la mantenimento di una situazioni di equilibrio.

 1“Si affretta ad annunziare al pubblico queste notizie pervenute per mezzo di corrieri ai Signori Generali Comandanti e per mezzo del Signor Capitano Steiner Comandante della massa in Punteria comunicato al Magistrato della città. Oggi, 17 maggio arrivò a S.M.S. l’Arciduca Carlo un corriere spedito dal Quartier Generale di Sua A.Imper. l’Arciduca Generalissimo Carlo con le seguenti notizie: l’Imperatore Napoleone ai 19 e 20 corrente mese valicò coil’intera sua armata, alla quale aveva unite tutte le sue forze, il ramo maggiore del Danubio e occupò l’isola di Loban. S.A. Imperiale l’Arciduca Generalissimo stabilì sul fatto di incontrarlo e di non impedirgli il suo passaggio per poi attaccarlo e farlo pentire della temeraria sua impresa. Tra i più liete evviva, fra mille acclamazioni in evviva all’ottimo nostro Imperatore e con la vittoria scolpita nel cuore, le nostre colonne andavano ad incontrare il nemico, che si avanzava ai 21 alle 12 di mezzo giorno per attaccarci, e la battaglia cominciò subito dopo le ore tre.

 Napoleone stesso comandò questo attacco cercando di rompere il nostro centro con tutta la sua cavalleria e questo Corpo era sostenuto da seimila fanti, dalla sua guardia e da cento e più pezzi d’artiglieria. Egli non poté rompere da nessuna parte. I nostri battaglioni formavano un sol Corpo e da tutte le parti respinsero la sua cavalleria.  Intanto i nostri Corazzieri rovesciavano quelli francesi e la nostra Cavalleria leggera portava morte ai fianchi dell’Armata francese.

 Il combattimento era da giganti che appena si può descriverlo. In seguito la battaglia si fece generale in tutta l’infanteria; più di duecento cannoni gareggiavano per la vicendevole distruzione. Il villaggio Aspern fu per ben 10 volte perso e ripreso; quello di Eslingen cadde dopo replicati assalti. Erano le 11 di notte. I villaggi erano in fiamme e noi eravamo padroni del Campo di battaglia; il nemico era rinserrato tra l’isola di Loban e il Danubio alle spalle[…]

 La sua perdita fu immensa; il Campo di battaglia è coperto di cadaveri. Fin ora seimila feriti, che erano sepolti sotto i mori, furono cavati e trovansi ne’ nostri ospedali.

 Non si può fare ancora un esatto dettaglio dei trofei di queste memorabili giornate, dacché i doveri della umanità esigono la cura doverosa del filantropo e magnanimo vincitore.

 L’imperatore Napoleone è in piena ritirata verso la riva opposta del Danubio, coprendo la ritirata coll’occupazione della gran Isola di Loben. Noi inseguiamo attualmente l’inimico.

Malé, 7 giugno 1809”  dell’Ongari, pag. 482. Conservato nell’Archivio Comunale di Cogolo, Fascicoli Militari(1796- 1809). Il volantino raggiunge anche Rovereto, Stenico, Roncone e Riva.

 2Il 9 gennaio 1823 alcuni Tirolesi riuscirono a riesumare le ossa di Andreas Hofer. Le spoglie del capo delle insurrezioni furono portate a Innsbruck dove venne eretto un monumento per accoglierle all’interno della cattedrale.

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Il Trentino annesso al Regno d’Italia

Il generale Baraguay lasciò il Trentino agli inizi di aprile e fu sostituito dal generale Vial. Quest’ultimo si occupò della transizione del Trentino e dell’Alto Adige al Regno d’Italia, dopo un tentativo fallito di riannessione alla Baviera. Alla Baviera fu assegnato il Tirolo settentrionale mentre quello orientale all’Illirico.

Per questo periodo di cambiamenti il potere rimase nelle mani del generale. Il primo atto fu la formazione di una Commissione di cui facevano parte personalità provenienti da diverse zone del Trentino. Come capo di questa commissione fu scelto il barone de Mol. Nominato dall’autorità francese si impegnò il più possibile per mantenere la pace in tutta la regione. Per ottenere questo scopo molto spesso fu costretto ad usare il pugno di ferro. Chi non rispettava le disposizioni veniva condannato a morte. Parallelamente però si occupò anche della riapertura della scuola elementare e di risistemare le faccende pubbliche e civili.

Alla fine di maggio arrivò in Trentino un rappresentante del Regno d’Italia, il consigliere di Stato Smancini, portando questa ordinanza napoleonica: “Il Tirolo Meridionale[…] è definitivamente unito al Regno d’Italia;[…]; si chiamerà dipartimento dell’Alto Adige e avrà come capoluogo Trento”a 1. Il barone Smancini rivolse un discorso2 alla popolazione trentina presentando in modo retorico come una vera salvezza l’arrivo delle leggi e delle istituzioni volute da Napoleone anche in territorio tirolese.

L’unione al Regno d’Italia favorì l’economia della zona. Come era avvenuto in tutti i territori sotto il controllo di Napoleone anche in Tirolo vengono abolite le dogane e le merci cominciano a circolare in quantità massiccia. Lentamente  riprese a funzionare anche la produzione serica.

Nelle prime settimane di luglio furono chiamati alle armi tutti i giovani nati nel 1786-87-88-89. A nulla valsero i tentativi di cercare di sfuggire alla leva sposandosi precipitosamente. Le licenze di matrimonio venivano negata fino ai nati nel 1791. I giovani si raccolsero a Riva del Garda.

In agosto furono organizzate grandi feste per celebrare il compleanno di Napoleone in tutti i paesi. Le celebrazioni compresero fuochi artificiali, balli, banchetti, manifestazioni religiose, mongolfiere, gare sportive, spettacoli teatrali e musicali. All’alba suonarono tutte le campane e i cannoni spararono a salve.

La transizione al Regno d’Italia

I lavori per la sistemazione delle varie istituzioni proseguirono a pieno ritmo per tutta l’estate. In settembre fu insediato il nuovo prefetto e la corte di giustizia. Il dipartimento di Trento fu diviso in cinque distretti. Nel capoluogo di ogni distretto veniva installata una sottoprefettura che fecava riferimento alla prefettura di Trento. Queste unità territoriali, divise a loro volta in 20 cantoni, erano: Rovereto, Riva, Cles, Bolzano.

Il distretto di Rovereto fu diviso in tre cantoni, cioè Rovereto3, Riva4 ed Ala5. La popolazione del cantone di Rovereto contava all’incirca 30mila abitanti e comprendeva la porzione di Vallagarina che va da Marco fino a Besenello, e l’Altopiano di Folgaria, Terragnolo, Trambileno, Vallarsa.

La popolazione della Vallagarina sfiorava i 50mila abitanti, costituendo un quinto della popolazione dell’Alto Adige.

In ogni centro poi si insediarono ispettori dei boschi, funzionari regi incaricati della riscossione delle tasse, furono creati magazzini per sale e tabacco, carne, pane, vino e per gli altri liquori. Tutti i reparti in cui erano suddivisi i cantoni avevano un municipio e un giudice di pace. I municipi erano classificati in tre categoria a seconda della popolazione del reparto. A capo dei comuni con una popolazione superiore ai diecimila abitanti veniva posto un podestà, figura di cui godettero Rovereto, Mori, Brentonico Ala e Avio. I Sindaci invece si trovavano a capo degli altri centri.

L’amministrazione della città di Rovereto fu affidata ad un Consiglio di trenta membri rappresentanti di un’élite della zona.

Furono presi provvedimenti in campo scolastico, nel campo della sicurezza pubblica, in quello giudiziario e religioso( venne introdotto per la prima volta nelle nostre zone il matrimonio civile). Il Trentino dovette adattarsi all’emanazione di leggi nuove. I registri delle nascite e delle morti furono affidati al Municipio e non più, come avveniva da secoli, alle parrocchie.

Le leggi del Regno prevedevano massicci interventi anche in campo economico ma anche sui giochi a cui la popolazione si poteva dedicare.

Il capitolo fiscale fu particolarmente pesante. Secondo i cronisti dell’epoca le tasse erano particolarmente ingenti. La “tassa di opinione” era imposta sul reddito dei commercianti mentre fu introdotto il “testaccio”. Tutti i cittadini di età compresa tra i quattordici e i sessant’anni erano costretti al pagamento di questa nuova tassa. La sensibilità dei trentini fu stimolata anche dalla leva obbligatoria che richiedeva la partenza per il servizio militare di molti giovani.

Gli ordini religiosi della città subirono pesanti colpi. Furono chiusi diversi conventi: quello dei cappuccini divenne un edificio abitabile da parte dei civili, il convento delle Salesiane fu convertito in caserma, la chiesa luterana divenne un magazzino. Tutti i religiosi furono però sostenuti da una pensione proveniente dal guadagno avvenuto sulla vendita delle proprietà ecclesiastiche.

I cambiamenti furono rapidi. Al termine dell’estate, dopo soli tre mesi di lavori, l’amministrazione della zona era perfettamente organizzata e allineata con le leggi del Regno d’Italia.

In ottobre il governatore Smancini lasciò il Trentino. Il suo ruolo era stato affidato ad Agucchi. L’operato del primo governatore fu molto apprezzato da parte della popolazione ma anche Agucchi era stato presentato come una persona magnanima e intelligente.

 La coscrizione obbligatoria

Il 25 novembre 1810 Rovereto fu teatro della scelta dei soldati da inviare all’esercito. Nella chiesa di San Rocco venivano estratti a sorte coloro che avrebbero dovuto immediatamente unirsi alle forze armate. Vennero scelti 56 ragazzi provenienti da tutto il cantone, le estrazioni durarono tutta la giornata e si protrassero anche nella notte. I giovani avevano poco più di vent’anni, erano scelti fra coloro che erano nati tra il 1786 e il 17906. L’anno successivo il numero di giovani costretti a lasciare le loro famiglie triplicò( le nuove estrazioni si tennero in 31 gennaio 1811). Partirono 183 persone, la maggior parte di Rovereto(144) ma anche da Mori ed Ala. Contemporaneamente nel resto del Trentino operazioni analogo portarono alla chiamata di mille individui. Nel dicembre dello stesso anno ci furono nuove estrazioni e poi ancora nei due anni successivi: il primo dicembre 1812 e il 22 aprile 1813.

Ma esclusi gli inconvenienti legati alla coscrizione obbligatoria e alla decisioni fiscali il Trentino riuscì a vivere momenti di pace, lontano dalle guerre che continuavano a trucidare i popoli del resto d’Europa.

 Le celebrazioni per la nascita del Re di Roma

Verso la fine del novembre 1810 i vescovi italiani furono raggiunti da un invito proveniente dall’imperatore che chiedeva da pregare per la gravidanza della nuova moglie, Maria Luisa.

Il 20 marzo dell’anno successivo veniva alla luce a Parigi Napoleone II, Re di Roma.

In tutto l’impero furono organizzate numerose feste e anche nel dipartimento dell’Alto Adige vi furono cortei e banchetti in onore dell’erede al trono. Fu organizzata la recita del Tedeum già il 24 marzo nel Duomo di Trento e si invitarono tutti i trentini. Le città più importanti furono illuminate di notte e molti si impegnarono nel tentativo di celebrare poeticamente l’evento7.

Le celebrazioni ufficiali vennero fissate per il giorno del battesimo di Napoleone II, il 2 giugno. Lo stesso giorno, infatti, un anno prima, l’Alto Adige era diventato un dipartimento del Regno d’Italia. La festa fu quindi molto solenne e per tutti carica di speranzosi significati. Nel Liceo di Trento, per l’occasione fu proposto un concorso di poesia8.

 Il declino della potenza napoleonica

Nel 1812 Napoleone organizzò la grande campagna di Russia. L’esito della spedizione fu disastroso. Anche il dipartimento dell’Alto Adige cercò di soccorrere l’impero dopo questa dura sconfitta. Furono inviate alcune decine di giovani pronti a rinforzare il nuovo esercito, un ingente somma di denaro, alcuni cavalli.

Verso la fine dell’anno si ricorse alla coscrizione obbligatoria. La forza dell’esercito napoleonico dimostrate  fin dal 1796 stava scomparendo. Verso la metà di ottobre 1813 Napoleone subì la sconfitta di Lipsia che causerà la sua prima deposizione e l’allontanamento dalla Francia. La notizia giunge in Trentino pochi giorni dopo, il 28 ottobre.

 Gli echi delle sconfitte napoleoniche

In seguito a queste sconfitte il Trentino fu nuovamente spettatore del passaggio degli eserciti.

Il Viceré d’Italia Eugenio, resosi conto del pericolo che stava correndo il proprio patrigno, l’imperatore, lasciò velocemente la Germani dove si trovava a combattere al fianco dell’esercito francese per organizzarne uno in Italia.

Una parte del nuovo esercito, appartenente al corpo affidato al generale Pino, raggiunse il Trentino. Qui il generale Gifflenga doveva opporsi all’avanzata dell’austriaco Fenner. Ma in ottobre gli austriaci riuscirono ad aggirare l’opposizione delle truppe italiane e ad entrare in Bolzano. Gifflenga decise allora di attendere il nemico a Rovereto ed abbandonò quindi la Val Punteria dove si era precedentemente stabilito. In totale tre mila uomini erano pronti ad impedire l’arrivo in Veneto di Fenner. L’esercito occupò delle postazioni a Castel Pietra e Volano mentre gran parte dei soldati si tenevano pronti ad agire nei ricoveri messi a disposizione a Rovereto.

Fenner riuscì ad abbattere la resistenza dei pochi soldati presenti a Trento anche grazie all’aiuto di bersaglieri tirolesi che portavano il numero dei combattenti in questo esercito a quattromila. Dalla Valsugana stavano giungendo altri cinquemila austriaci guidati da Eckart. A Rovereto furono chiamati dei rinforzi per far fronte all’esercito austriaco. Il numero di soldati italiani raddoppiò e la città fu raggiunta dallo stesso generale Pino il 23 ottobre. Il giorno seguente si decise di cominciare a far defluire verso Verona l’esercito stanziato a Rovereto. Il generale Gifflenga rimase in città e organizzò la resistenza nei punti strategici.

Nel pomeriggio del 26 ottobre a Calliano iniziarono gli scontri. La battaglia, nella quale Fenner venne ferito a un braccio, fu persa dalle truppe italiane e francesi. Caddero duecento soldati e alcune centinai di feriti furono trasportati negli ospedali di Trento e Rovereto. Il 27, dopo aver mostrato di voler opporre ancora resistenza agli austriaci, Gifflenga ricevette l’ordine di raggiungere Verona con tutti i suoi uomini. Quasi contemporaneamente entrava in città l’avanguardia dell’esercito nemico.  

In realtà però Gifflenga si era stabilito tra Marco e Serravalle e il 28 tentò un attacco a Rovereto. Lo scontro si svolse presso i Lavini di Marco. L’esercito austriaco era però diviso in tutta la zona: a Mori, a Navicello, sulle colline.

La battaglia si protrasse per alcune ore senza che nessuno dei due schieramenti riuscisse ad imporsi sull’altro. I francesi decisero allora di ritirarsi a Marco e qui occuparono le case sparando sul nemico dalle finestre. La battaglia coinvolse anche un certo numero di civili mentre le perdite militari superarono quelle degli scontri di Castel Pietra. Ma soprattutto si verificò un fenomeno di diserzioni molto evidente. Cinquecento soldati italiani passarono all’esercito austriaco. I francesi furono costretti a ritirarsi a Rivoli mentre gli austriaci superavano Rovereto e raggiungevano Borghetto.

Stavano già cominciando a sfaldarsi le strutture dell’amministrazione italiana del Trentino. Il prefetto aveva lasciato Trento ai primi di ottobre, molti registri erano stati trasportati a Verona per esser salvati. I rappresentanti delle istituzioni del Regno d’Italia ancora asserragliati nel Castel del Buonconsiglio furono invitati ad allontanarsi dai rappresentati della Deputazione Civica. Si temeva infatti un bombardamento da parte dell’artiglieria austriaca sul castello.

Parte dell’esercito austriaco abbandonò il Trentino e dalla Valsugana raggiunse una grande ala dello stesso schieramento che stava combattendo nel Vicentino.

Ai primi di novembre il Viceré Eugenio cominciò un avanzata lungo la Valle dell’Adige. Rovereto temeva ancora una volta di dover ospitare un grosso esercito. Da Ala arrivavano notizie di una leva di massa molto ingente nel Regno che interessava tutti i giovani tra i 20 e i 25 anni. I soldati italiani ricevettero la promessa di poter saccheggiare i paesi occupati. Quest’ordine era una punizione per le celebrazioni che erano state fatte dopo la prima ritirata francese di qualche giorno prima in tutto il Trentino.  Ala fu occupata e saccheggiata il 10 novembre 1813. Ma nella notte Eugenio ordinò la ritirata verso Verona, dopo essersi reso conto che gli austriaci gli stavano tendendo una trappola presso Chizzola. Il giorno seguente, quindi, il generale austriaco Sommaria riprendeva possesso dei territori perduti.

Parallelamente a queste vicende in Trentino si diffonde una pericolosa malattia che colpisce i feriti degli ospedali militari ma anche i civili. Una decina di soldati morivano ogni giorno, la malattia causò anche duecento vittime civili.

Nel febbraio del 1814 Eugenio lascia anche Verona per far fronte alla minaccia dell’esercito del Regno di Napoli, Gioacchino Murat si era infatti schierato contro Napoleone, suo genero. Gli austriaci entrarono quindi in Veneto e Lombardia.

In Francia intanto gli eserciti coalizzati avevano sfondato i confini e marciavano su Parigi dove si trovava Napoleone. L’imperatore alla fine del marzo 1814 dovette abdicare e partire per l’isola di Sant’Elena.

Il 17 aprile Eugenio concluse una pace con gli austriaci e si ritirò a Monaco.  

Ritorno definitivo degli austriaci

Il Trentino aveva così potuto far parte del Regno d’Italia per alcuni anni. Dovrà aspettare più di un secolo prima di diventare definitivamente territorio italiano.

Dopo la sconfitta dell’esercito di Eugenio e il ritorno degli austriaci i Trentini speravano di poter tornare a godere dell’autonomia precedente all’invasione francese del 1796. Ci furono così molte manifestazioni per accogliere festanti le truppe austriache.

Iniziò il ritorno alle leggi austriache. La provincia del Tirolo era ufficialmente formata con un decreto del 9 ottobre 1816.

Due anni dopo il Tirolo sarà aggregato alla Confederazione Germanica.

   1“1°. Il Tirolo meridionale che ci è stato ceduto con l’articolo 3°. del trattato conchiuso in Parigi,il 20 febbrayo scorso, fra noi e Sua Maestà il re di Baviera, è definitivamente riunito al nostro regno d’Italia.

2°. Il possesso del predetto paese sarà preso formalmente il 1°. giugno prossimo e vi saranno innalzate le armi del regno.

3° il Tirolo meridionale formerà un unico dipartimento sotto la denominazione di dipartimento dell’Alto Adige.

4°. Il dipartimento dell’Alto Adige sarà diviso in tre distretti, il capoluogo del dipartimento sarà Trento. I capi luoghi dei distretti ed i confini di ciascuno di essi verranno ulteriormente determinati, sopra rapporto della commissione che è stata a tale effetto nominata.

5°. Il codice Napoleone e tutte le altre leggi e regolamenti che reggono il nostro regno d’Italia saranno quanto prima pubblicati e messi in vigore nel dipartimento dell’Alto Adige. Nulladimeno le disposizioni del codice Napoleone non vi avranno forza di legge se non incominciando dal 1°. Luglio prossimo.

6°. Vi sarà nel dipartimento dell’Alto Adige una corte di giustizia civile e criminale, una camera di commercio, un liceo, i tribunali di prima istanza, e le giudicature di pace che saranno riconosciute necessarie.”

 2“Abitanti del Tirolo Meridionale! Oggi siete riuniti al regno d’Italia. Lo vuole il massimo dei Monarchi. Ve lo annuncia l’atto solenne di cui siete testimoni. Il grande che regge i destini d’Europa vi chiama a parte della felicità dei suoi popoli. Egli unisce i vostri agli alti destini, cui l’incomparabile suo genio innalza il popolo Italiano. Egli assicura per sempre la vostra felicità. Sotto i potenti suoi auspici non avrete più a temere che altri nemici invadano il vostro territorio, e che intestine discordi volgano l’ordine sociale.

 Voi provaste anche prima di essere suoi sudditi i benefici effetti del generoso suo cuore. Voi vedeste disposte a solo vostro profitto le imposizioni arretrate della provincia. Voi vedeste ceduto alla città di Trento un vasto edificio destinato a ricovero e sollievo dell’umanità languente, e degli indigeni vostri concittadini.

 Questi tratti di magnificenza vi annunciavano già il sommo beneficio di cui Sua M. I. R. in oggi vi ricolma.

 Leggi, regolamenti, istituzioni, patria tutto deve essere a voi comune col nostro regno. Il codice Napoleone, dono il più grande, che il genio tutelare dei popoli abbia compartito all’Italia dopo la politica sua rigenerazione è il primo che voi ricevete dal momento della vostra unione.

 Incaricato da S. A. I. il principe Viceré dell’onorevole missione di preparare l’organizzazione del nuovo dipartimento dell’Alto Adige, e delegato a prenderne possesso in nome di S. M. I. R. provo la massima compiacenza nell’annunciarvi il compimento dei vostri voti. Italiani per uniformità di costumi e di linguaggio voi lo divenite in oggi realmente per tutti i rapporti sociali.

 Testimonio del buon spirito che ha regnato nella massima parte di voi nei tempi della passata anarchia vedrovvi certamente gareggiare colle più antiche province del regno in fedeltà e devozione verso il sommo Napoleone, in amore ed attaccamento verso l’ottimo principe figlio del di lui cuore. Quanto sarà per me soddisfacente inoltrare al trono di S. M. l’atto solenne della vostra riunione contrassegnato dalle universali dimostrazioni della vostra riconoscenza.”

 3Rovereto veniva suddivisa  in nove reparti: Rovereto(Sacca, Lizzana, Noriglio, Marco); Terragnolo( Trambileno); Calliano( Besenello); Vallarsa; Folgaria; Villa( Nogaredo, Brancolino, Sasso, Piazzo, Pederzano, Noarna, Castellano); Pomarolo(Nomi) 4Il cantone di Ala fu suddiviso in tre reparti: Ala(Ronchi, Serravalle); Avio(Borghetto); Pilcante( Chizzola). La popolazione totale ammontava a circa 8600 abitanti. 5Il cantone di Mori venne così suddiviso: Mori, Brentonico; Isera(Deviano, Marano, Patone, Lenzima); Pannone(Valle, Varano, Chienis, Ronz, Nomesimo, Manzano). Nel cantone di Mori vivevano circa 9000 persone.

 6 “Abitanti dell’Alto Adige! Voi vi siete conciliati distinti gradi di merito, voi potete gloriarvi di aver acquistato un diritto all’amore del Sovrano, alla predilezione del Governo” recita un decreto del prefetto del 1810. [ Storia della Vallagarina, pag. 376].

 7

Viva il Grande, viva il Forte,

che d’Europa ha in man la sorte,

viva il Somme Re dei Re.

Quel, che invitto fra le Schiere

Fu all’Italia un dì sostegno,

Quel che grata del suo Regno

Or ammira Fondator.

Che se Marte a lui fia Guida,

o se Pallade sagace

Nella guerra e nella pace

Cresce l’italo splendor.

A te pur, Luigia augusta,

sacri questi evviva sono,

Che più bello festi il Trono

Col donargli un Succesor.

All’Italia nuovo Julo

Tu nascesti o vago infante,

essa allegra il suo sembiante

e ricorda il prisco onor.

Viva il Grande, viva il Forte

Che d’Europa ha in man la sorte,

Viva il Sommo Re dei Re.

Lungi le tristi immagini

di guerra, e di spavento,

che non ha guari oppressero

gli abitator di Trento.

Non più in quest’Alpi s’odano

squillar trombe guerriere,

che orde qua e là vi addussero

tumultuanti, e fiere,

che furibonde posero

in queste mura il piede,

tentando invan del Popolo

contaminar la fede.

Gl’infausti dì fuggirono,

Napoleone vinse.

Trento, la sua vittoria

ogni tuo male estinse.

Pace Egli vuol, e additaci

di pace il nato Pegno,

che vano è ormai dell’Anglia

il forsennato sdegno.

Festoso esclama, o Popolo

Meco temprando i carmi:

-Viva l’eroe dei secoli

il primo in pace, e in armi!-

 Questa poesia era in supplemento al Foglio di Trento del 27 marzo 1811.

8 Queste poesie sono quasi tutte raccolte nell’opera di Emmert Bruno Saggio Bibliografico del Dipartimento dell’Alto Adige nel Regno Italico(1810-1813) pubblicata nel 1910.

 a Zotti R., Storia della Vallagarina – dispensa n°XIII Volume secondo, pag. 368

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Bibliografia

 Bassi C., Benvenuti S., Faustini G., Marzatico F., Maurina B., Tracce di Storia, Lavis(2002)

 Comitato Rivoli ’97, Rivoli 1797: scenari e riflessi di una battaglia, Rivoli Veronese(1998) 

Dalponte Lorenzo, Uomini e genti trentine durante le invasioni napoleoniche 1796-1810, Trento(1984)

 Debiasi Laura, L’occupazione francese del Trentino(1796-97) nell’epistolario di Napoleone, Atti dell’Accademia degli Agiati, Rovereto

 Gerosa Guido, Napoleone- un rivoluzionario alla conquista di un impero, Cles(1995)

 Ongari Giuseppe Antonio, Memorie e notizie di Rendena e Giudicarie d’epoca napoleonica, Trento( 1984)

 Parise Tommaso, Quadro della storia degli ultimi venticinque anni, Vicenza(1816)

 Pattini Alberto, La guerra di liberazione del popolo delle Valli di Non e Sole contro Napoleone nel 1796-97, Trento( 1997)

 Pedrolli Savino, Il Baron Gian Battista Todeschi( e l’invasione francese a Rovereto del 1796), Atti dell’Accademia degli Agiati, Rovereto( 1921)

 Rocca Gianni, Il piccolo caporale, Cles(1996)

 Zieger Antonio, Educazione e vicende del Re di Roma, Atti degll’Accademia degli Agiati, Rovereto

 Zotti Raffaele, Storia della Vallagarina - dispensa n° XIII Volume secondo, Trento( 1868)

 Zotti Raffaele, Storia della Vallagarina - dispensa n° XIV Volume secondo, Trento( 1868)

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