Drammaturgia della commedia all’improvviso
Dialogo
tra Ferruccio Marotti e Ferdinando Taviani
L’improvvisazione consiste nel dare un tessuto
verbale all’improvviso di una storia di cui gli
attori conoscono lo scenario. L’unico esempio di
raccolti di scenari che possono essere ricondotti
all’epoca in cui le grandi compagnie della commedia
dell’arte giravano l’Italia e l’Europa è la raccolta
di Flaminio Scala. Quest’ultimo,
capocomico della Compagnia dei Gelosi,
pubblicò “Il teatro delle favole rappresentative”
a Venezia nel 1611, in cui sono contenuti
cinquanta scenari. Tra questi anche “Il finto
marito”, unico scenario che Flaminio Scala riscrive
in una commedia rinascimentale.
La
struttura drammaturgica della commedia
all’improvviso è incentrata su due nuclei
fondamentali:
-
un
meccanismo ad orologeria perfetto, che provoca il
coinvolgimento dello spettatore e f scattare la
risata;
-
un
meccanismo di denuncia satirica.
Un esempio
di questa duplice strategia è rappresentato dallo
scenario in cui Isabella Andreini, l’attrice della
compagnia, compie un sottilissimo gioco d’attrice in
un’abbazia, che viene usata anche come schermo per
permettere un nudo integrale.
Davanti
alla domanda se esista una drammaturgia della
commedia dell’arte, Taviani evidenzia
che commedia dell’arte è una definizione a
posteriori. Alla sua base, infatti, non vi è una
forma, bensì una fama. Della commedia
dell’arte si è conservato solo lo scheletro.
E questo scheletro non può considerarsi come una
forma a parte ma come un livello diverso della
drammaturgia. Un livello diverso di conservazione.
Ciò ha comunque un significato ben preciso, non
avviene per caso. Le compagnie italiane potevano
infatti far a meno del testo scritto. Il merito di
Flaminio Scala è quello di aver trasformato questi
scheletri, gli scenari, in un libro di lusso. Egli
pensa che questo materiale riadattato possa
diventare un genere letterario. Flaminio
Scala pensa ad un genere letterario, non teatrale.
L’idea fallisce, ma è geniale in un’epoca, siamo a
cavallo tra Cinque e Seicento, in cui in Italia
trionfa il libro bizzarro, una letteratura
transgenere che funziona per frammenti, simile a ciò
che faceva Montaigne in Francia.
La chiave
di lettura fondamentale da cui inizia la commedia
dell’arte è l’immagine di un attore che parte da una
chiave di commedia. Gli attori di sicuro
conoscevano molto di più dello scheletro giunto fino
a noi. Per questo l’attore veniva amato dallo
spettatore.
Marotti ha sottolineato che la drammaturgia
della commedia dell’arte aveva una caratteristica di
fondo. Quella cioè di non essere fondata su regole
ma sull’esperienza dell’attore, osservazione
proposta anche da Scala nel prologo de “Il teatro
delle favole rappresentative”. L’improvvisa è un
modo del professionismo.
Anche la
commedia all’improvviso fa parte dei grandi
stravolgimenti del Cinquecento. La rivoluzione
scientifica di Galileo Galilei si basa
sullo stesso principio. E ciò sull’idea
dell’esperienza come motore di fondo della ricerca,
non più della tradizione.
La
specificità italiana della commedia dell’arte è il
vagabondare costantemente. Luciano
Mariti sottolinea che ciò deriva da una
necessità pratica. Infatti solo in questo modo
potevano continuamente cambiare il proprio pubblico.
Per affascinare pubblici diversi gli attori dovevano
parlare a più livelli. il linguaggio usato dagli
attori prevede la parola solo come uno degli
elementi del linguaggio stesso, in cui è
fondamentale l’uso del corpo. Il tentativo è
quello di togliere alla parola la sua autorità.
Arlecchino dall'inferno alla corte del re Sole.
Storie e viaggi dei comici dell'arte
Introduce
Ferruccio Marotti
Dialogo fra Delia Gambelli, Maria del Valle Ojeda
Calvo e Renzo Guardenti
Il
mistero della commedia dell’arte è il suo fascino,
ma questo mistero deve esser affrontato in maniera
filologica. Ciò che caratterizza la commedia
dell’arte, secondo Delia Gambelli, è
la sensazione di trovarsi davanti ad una festa. La
commedia dell’arte è il risultato di un clima, a cui
partecipano parole non scorporabili dal gesto, dal
movimento, dalle luci, ecc…
La
commedia dell’arte ha inventato il teatro moderno
perché ha fatto del teatro un’industria. La
commedia dell’arte nasce dal progetto più o meno
consapevole di far confluire elementi distanti. Ciò
è testimoniato anche dalle strutture formali. È
espressione di affrontare qualcosa di sconosciuto,
di mai sperimentato prima. Ciò deriva dal fatto che
viaggiando si faceva esperienza dell’altro e
dell’estraneo, un’esperienza che si faceva rivivere
nei propri spettacoli.
Tra queste
compagnie che viaggiano vi è quella di Zan
Ganassa su cui si son concentrati gli studi
di Maria del Valle Ojeda. Si tratta
della prima compagnia italiana in Spagna. È
originaria di Mantova e giunge a Madrid nel 1574
fermandosi per dieci anni. Riscuote un grandissimo
successo, sia davanti alla famiglia reale sia negli
spettacoli pubblici, nonostante le loro
rappresentazioni siano in italiano. La Spagna
dell’epoca era dominata dal teatro professionista.
Già nel Seicento vi fu una mitizzazione
dell’influenza della commedia dell’arte sul teatro
spagnolo. Il periodo in cui ci sono gli italiani in
Spagna coincide con gli anni della fondazione di un
nuovo teatro che toccherà il suo apogeo nell’ultimo
decennio del secolo con Lope de Vega.
La
diversità tra gli italiani e i teatranti
spagnoli sta nel metodo di lavoro. Gli
spagnoli imparavano i versi a memoria. Per quanto
riguarda gli italiani è giunto fino a noi solo un
manoscritto come testimonianza del materiale di un
attore professionista, è il manoscritto di
Stefanello Botarga (Abagaro Frescobaldi). Si tratta
di testi completi su cui poi si aggiungono appunti e
annotazioni di battute. Una caratteristica degli
attori italiani era l’alto grado di cultura,
fondamentale per permettere l’improvvisazione. Gli
attori spagnoli, invece, avevano una cultura bassa.
Anche in
Francia la commedia dell’arte ha un grande
successo, ambito di studi di Renzo Guardenti.
Anche qui viene applaudita dalla corte come dal
popolo minuto. L’innamoramento avveniva a
livello visivo, anche a causa dell’incomprensione
della lingua. La fascinazione derivava anche dal
modo di dire, una prosodia cantilenosa e naturale.
L’impedimento della lingua crea un linguaggio in
bilico tra italiano e francese. Ma ad un certo punto
non piacciono più solo per quello che fanno, devono
attrarre anche per quello che dicono. Lo fanno
quindi scrivere agli autori francesi. Si assiste
quindi ad una francezizzazione del
repertorio. Evaristo Gradi raccoglierà
e farà stampare cinquantacinque commedie di questo
tipo.
Nel 1697
viene chiuso il tetro italiano a Parigi. La
storiografia parla dei teatri francesi come eredi
che accolgono gli attori italiani e il loro
repertorio. Ma ciò non è vero. Fino al 1707 non ci
son attori italiani in Parigi. Solo da quest’anno il
repertorio italiano comincia ad essere accolto, per
il ritorno nella capitale di Tortoriti
che per anni aveva viaggiato nella provincia, dal
173 anticipandovi l’Opera comique.
Il
teatro delle maschere da Roma a Mosca fra Seicento e
Novecento
Introduce
Silvia Carandini
Dialogo fra Luciano Mariti e Roberto Ciancarelli sul
teatro delle maschere a Roma nel Seicento
Il mito della Commedia dell'Arte da Mejerchol'd a
Vachtangov
La Principessa Turandot di Vachtangov (sottotitoli
italiani), a cura di Raissa Raskina
La
situazione del teatro a Roma nel Seicento è
caratterizzata da continui cambiamenti. Una
schizofrenia evidente se si pensa che papa
Clemente IX era un drammaturgo mentre papa Innocenzo
XII farà distruggere tutti i teatri.
Nella
commedia dell’arte vi è un’anomalia romana, troppo
spesso dimenticata dalla storiografia e che
interessa tutto il centro-sud della Penisola. Si
sostiene che a Roma è mancata la commedia dell’arte,
ma Luciano Mariti evidenzia alcune
contraddizioni.
Dalla
seconda metà del Cinquecento Roma è il centro della
sperimentazione di tutte le forme di teatro. Si
stampano centinaia di commedie con maschere,
l’editoria si specializza nella drammaturgia. A Roma
si trova il giacimento più importante sulla commedia
dell’arte, le grandi raccolte di scenari. Come può
quindi mancare la commedia dell’arte? Vi sono altre
testimonianze che provano la presenza di comici
dell’arte a Roma.
Che i
comici siano arrivati a Roma lo testimonia nel 1536
un primo editto contro il teatro.
Andrea dell’Anguillara è il primo uomo di
teatro che vende teatro. Apre un teatro pubblico in
un tempio bramantesco incompiuto sulla via Giulia.
Farà presto bancarotta. Anguillara come altri
intellettuali che si occupavano di teatro, dopo
l’istituzione del Santo Uffizio vengono allontanati
da Roma o processati.
La
raccolta corsiniana di scenari, comprende
scenari che appartengono agli stessi istrioni e
scenari di comici non professionisti. Vi sono
scenari scritti da accademici. È una testimonianza
–datata tra il 1574 e il 1596- dell’incontro tra
comici professionisti e comici non professionisti.
Esiste a Roma un vero e proprio commercio di
scenari.
Si diventa
attori in vari modi. Il carnevale è un momento
fondamentale per imparare l’improvvisazione. Gli
improvvisatori appartengono alle diverse classi di
lavoratori della città. Probabilmente gli attori a
Roma erano almeno un migliaio. Si contano cento
centri di produzione della spettacolo ogni anno per
tutto il Seicento, secondo le ricerche di
Ciancarelli. Il teatro del ‘600 a Roma era
uno spazio condiviso tra dilettanti e
professionisti. Le Conversazioni erano centri
produttivi di teatro, disseminati nelle contrade ma
anche legati ad ambienti accrediti del mondo
teatrale. Erano laboratori per la sperimentazioni di
nuovi tipi di commedia.
Raissa
Raskina evidenzia quella che è stata la
ricezione del mito della commedia dell’arte in
Russia nel primo Novecento. La personalità che sta
al centro della ricerca sulla commedia dell’arte è
Mejerchol’d. Il suo lavoro si
interrompe dopo la rivoluzione ma sarà continuato
dai suoi collaboratori più stretti nel corso degli
anni Venti. Il teatro della commedia popolare
ha come scopo il mettere in scena nuovi repertori, a
partire da semplici soggetti per poi improvvisare. A
Mosca e a San Pietroburgo negli anni Venti
prolificano questi piccoli teatri
dell’improvvisazione.
Mejerchol’d
ha espresso l’idea che la sorgente vitale del teatro
sia la commedia e non la tragedia. Il teatro
secondo lui non è stata un’invenzione dei letterati,
la sua vera natura è antiletteraria. La sua
origine va ricercata nel baraccone della fiera.
Proprio per la sua natura antiletteraria, nel teatro
ha una grande importanza il corpo dell’attore. La
commedia dell’arte invece di rivestire la carcassa
asciuga i testi.
Un esempio
dell’attenzione russa verso la commedia dell’arte è
“La principessa Turandot” di Vachtangov.
La versione che si può vedere oggi ha in realtà poco
a che vedere con lo spettacolo di Vachtangov. È una
ripresa del 1972, di uno spettacolo rimontato da un
attore che faceva parte del primo cast dello
spettacolo del 1922. Vachtangov rappresenta una
cultura teatrale contrapposta a Mejechol’d. per
Vachtangov il teatro d’arte è un teatro che non sa
mentire, un teatro della verità. Nella
“Principessa Turandot” si mette in scena il rapporto
tra l’autore di oggi e questo teatro, vi è infatti
un atteggiamento di forte ironia verso il test di
Gozzi.
Tommaso
Martini
14
dicembre 2007
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