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Redazione

La fantasia è uno strumento eversivo

di Antonella Fontanella

Intervista ad Antonio Rezza e Flavia Mastrella che, dal 2 al 31 dicembre, al teatro Vascello  di Roma,  metteranno in scena lo spettacolo Fotofinish.

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È  frutto di una fantasia sconfinata e dissacrante. È   il non luogo di personaggi deliranti la cui esasperazione indossa l’abito di una feroce comicità. È il teatro di Antonio Rezza e Flavia Mastrella.

I due  artisti, che dal 1987 hanno realizzato insieme molte opere, in questa intervista, raccontano il loro modo di concepire l’arte e presentano Fotofinish, spettacolo in cui Rezza è un uomo che si fotografa molte volte per sentirsi meno solo. Una volta moltiplicatasi la sua immagine, giunge a credersi un politico che parla davanti ad una folla, di fatto, inesistente.

Dal 2 al 31 dicembre sarai in scena al teatro Vascello di Roma con Fotofinish in bianco e nero, uno spettacolo rappresentato per la prima volta nel 2003. Il titolo a cosa si riferisce?

Rezza:Fotofinish soltanto, non in bianco  e nero, perché in bianco e nero erano soltanto le anteprime, poi diventa tutto bianco. Non fa riferimento a niente il titolo, c’è un uomo che si fotografa per moltiplicarsi e non sentirsi troppo solo, quindi è un pretesto il titolo.

Un pretesto, anche perché il vostro tipo di spettacoli è  come le opere d’arte. Non si propone di narrare ma , forse,di evocare…

Mastrella: non è proprio evocativo il nostro fenomeno creativo perché noi diamo una soluzione di realtà, più che altro. Una realtà da vivere o da subire.

Hai curato l’allestimento scenico di Fotofinish di cui sei regista con Antonio Rezza…

Mastrella:L’allestimento scenico è un habitat. Antonio lo vive, improvvisa in questo habitat e poi nasce lo spettacolo vero e proprio.

…Le stoffe,  In che relazione sono con il corpo,e quindi, con Rezza?

Mastrella:Guarda, il discorso delle stoffe è iniziato da quando abbiamo cominciato a lavorare assieme. L’esperienza che ho fatto con Antonio è l’esperienza dei quadri di scena che chiamavo scenografia da indossare. Erano elementi di stoffa che facevano sia da architettura che da costume. In Fotofinish sono andata oltre la bidimensionalità e sono entrata nel mondo sia dell’habitat che delle sculture : ci sono dei microcosmi, delle sfere rotonde che Antonio usa e che  diventano sia ospedali che costume da suora.

 Qual è il ruolo del corpo nelle tue perfomances teatrali?

Rezza:  Ha un ruolo centrale perché non scrivo con le parole, scrivo con il corpo in movimento. Non che sia una scrittura di scena, assolutamente. È un modo diverso di avere un testo che poi viene metabolizzato dal movimento estremo del corpo. Quindi, penso che un corpo stanco porti a delle soluzioni dialettiche diverse. Ecco perché non mi piace la narrazione, perché con il corpo seduto non si può arrivare ad esprimere i concetti della sofferenza vera. Anche attraverso la comicità si può esternare la sofferenza. Io credo che un corpo stanco, spossato, abbia anche dei suoni diversi. Io suono diversamente perché mi stanco. Non mi piace chi non si stanca, chi non si offre con la sofferenza del corpo. Quando parlo di queste cose mi dicono:- “la Body Art “ ha già fatto tutto. Io non parlo di squartarsi la pelle in scena, io parlo di compressione polmonare. Se uno lo condivide, lo condivide, se uno non lo condivide, peggio per lui.

Picasso dichiarò che l’arte è una bugia che serve a comprendere la verità .Per te cos’è, in sintesi, l’arte?

Mastrella. Io non la penso come Picasso, perché l’arte non è una bugia. Almeno per questo momento storico. Io penso che l’arte sia l’unica forma di lotta che c’è nel Duemila.

Ultimamente il pubblico si appassiona molto per le narrazioni teatrali d’impegno civile forse perché ,in parte, è venuto meno un giornalismo basato sull’approfondimento dei fatti. Cosa pensi di questo genere teatrale?

Rezza: Non è che il teatro civile porti la verità. Porta la menzogna con i soldi dello Stato. Io penso che il teatro debba essere incivile perché l’inciviltà è più vicina ai bisogni ancestrali. Non mi piace l’impegno civile. Non mi interessa proprio. Noi viviamo in un Paese in cui ci fanno credere che Saviano è in pericolo di vita. Ecco dove viviamo. Ecco a  cosa porta l’impegno civile, alla mistificazione. Io voglio arricchirmi e arricchire il pubblico attraverso la fantasia. Io non voglio raccontare una storia che il pubblico già sa. Non è questo il ruolo dell’arte. Non è questa la lotta. Non si lotta così. La fantasia è lo strumento più eversivo che c’è. È questo  che noi portiamo in scena. Noi non ci facciamo appoggiare da nessuno, né dallo Stato.

A  parte Fotofinish, avete altri progetti artistici in corso?

Rezza: Stiamo preparando lo spettacolo nuovo che debutterà fine estate, autunno prossimo.

Mastrella: è appena terminata  “Autopatia”, che era una  mia mostra sugli stati emotivi nel traffico. C’era fino a ieri. Preparerò  lo spettacolo con Antonio e poi ,verso febbraio, farò  un’altra mostra sulle sculture in tasca.

Antonella Fontanella

20 novembre 2008

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola