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Redazione

Appunti per la rivoluzione

di Antonella Fontanella

Intervista all’attore padovano Beppe Casales, che, il 9 settembre, metterà in scena con Sergio Marchesini, lo spettacolo intitolato: Appunti per la rivoluzione.

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La rivoluzione. L’eco di un passato imprigionato nei libri di storia. Una parola che può rivivere grazie allo sguardo lucido e sincero su un mondo contemporaneo schiavo della paura e figlio dell’assuefazione.

È ciò di cui parla l’attore Beppe Casales  nello spettacolo “Appunti per la rivoluzione”, che andrà in scena il 9 settembre ai Giardini Sospesi di Padova e che è stato  presentato in questa interessante intervista.

 Il vostro spettacolo  si intitola: "appunti per la rivoluzione". Da dove nasce l’idea?

L'idea è nata dall'esigenza di parlare in maniera esplicita del presente che stiamo vivendo. Dopo aver affrontato nei miei precedenti spettacoli storie di eventi passati come la guerra di Spagna e la guerra fredda, ho sentito forte la responsabilità di capire cosa ci sta succedendo oggi. Non è stato un percorso semplice perché siamo abituati a dare per scontato il presente che viviamo. Mettere in discussione tutto vuol dire entrare in una strada di cui non si conosce l'uscita. E l'uscita, grazie al cielo, per me, è stato lo spettacolo.

Come è strutturato?

L'idea è piuttosto semplice: due uomini che lavorano alle feste di paese (due 'Estragone' e 'Vladimiro' contemporanei), a fine serata, quando tutti se ne sono andati, pensano che ci sarebbe davvero bisogno di una rivoluzione, per cambiare le cose. Non sapendo che fare provano per gioco a interrogare gli spiriti dei grandi rivoluzionari del passato: Bakunin, Marx, Che Guevara, ecc. Intrecciata con queste 'interviste impossibili' c'è una storia d'amore nata proprio la stessa sera alla festa tra il mio personaggio e una donna.

In particolare,  cosa si propone di raccontare?

Questa struttura relativamente semplice mi ha permesso di parlare di molte cose. Partendo dalla domanda :"quale sarà la prossima rivoluzione?", ogni rivoluzionario intervistato è il pretesto per parlare di qualcosa: il concetto di potere  nell'accezione più deteriore del termine; il rapporto con il sesso e più in generale col nostro corpo; lo sfruttamento indiscriminato della terra; la violenza fisica e psicologica sulle donne.

Che significato dai alla parola "rivoluzione? Cos'è, per te, "rivoluzionario"?

E' stato difficilissimo capire, mentre scrivevo lo spettacolo, quale fosse la rivoluzione di cui volevo parlare, il cambiamento radicale di cui c'è bisogno. Partendo dall'idea che nel mondo contemporaneo sia molto improbabile una nuova rivoluzione 'di massa', ho riflettuto su cosa ci fa più male, fisicamente e psicologicamente. La conclusione è che il mondo in cui viviamo è dominato dalla paura. Siamo continuamente costretti ad avere paura. Ed è questa schiavitù che blocca le nostre vite. La paura è estremamente redditizia e conservatrice. La rivoluzione consiste nel prendere coscienza che l'unica via per cambiare le cose che non ci piacciono è vivere coraggiosamente ogni attimo e ogni scelta  che abbiamo di fronte.

La scrittrice Dacia Maraini ha dichiarato che il potere della parola teatrale è politico per eccellenza poiché  rappresenta in modo diretto e sempre attuale le problematiche umane classiche. Tu cosa ne pensi al riguardo?

Sono totalmente d'accordo. Di più. Penso che il teatro, soprattutto in questo momento storico, per continuare ad avere un senso, per parlare sinceramente alle persone, debba essere un teatro politico. Ovviamente non mi riferisco ad un teatro ideologico, ma ad  un teatro che non sia ipocrita, politicamente corretto e anacronistico. Il teatro ha un potere enorme: la condivisione. Un termine che è poco di moda.

 Secondo te, in Italia, si respira un'aria rivoluzionaria oppure un profumo di assuefazione?

Che domanda. Continuo ad oscillare tra pessimismo e ottimismo. Penso che molte persone siano stanche di vivere così come fanno, che intuiscano che c'è qualcosa che non va, ma pensano che se così deve essere, così sarà sempre. Ci vogliono molta volontà, fatica, e incoscienza per cambiare radicalmente. Si sente che c'è fame di cambiamento, ma il cambiamento fa paura. Ecco! Siamo ritornati da dove eravamo partiti: la paura. Ci sono due frasi che riassumono bene gli "Appunti per la rivoluzione", una di Thoreau, e una di Camus:"Bisogna condividere il coraggio, non la disperazione", e "Si può, eternamente, rifiutare l'ingiustizia senza cessare di salutare la natura dell'uomo e la bellezza del mondo?” La nostra risposta è sì.

 Data dello spettacolo:

martedì 9 settembre, Ore 21.30, Giardini Sospesi,Padova.

Antonella Fontanella

6 settembre 2008

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola