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La rivoluzione. L’eco di un passato imprigionato nei libri
di storia. Una parola che può rivivere grazie allo sguardo
lucido e sincero su un mondo contemporaneo schiavo della
paura e figlio dell’assuefazione.
È ciò di cui parla l’attore Beppe Casales
nello spettacolo “Appunti per la rivoluzione”, che
andrà in scena il 9 settembre ai Giardini Sospesi di Padova
e che è stato presentato in questa interessante intervista.
Il vostro spettacolo si intitola: "appunti per la
rivoluzione". Da dove nasce l’idea?
L'idea è nata dall'esigenza di parlare in maniera esplicita
del presente che stiamo vivendo. Dopo aver affrontato nei
miei precedenti spettacoli storie di eventi passati come la
guerra di Spagna e la guerra fredda, ho sentito forte la
responsabilità di capire cosa ci sta succedendo oggi. Non è
stato un percorso semplice perché siamo abituati a dare per
scontato il presente che viviamo. Mettere in discussione
tutto vuol dire entrare in una strada di cui non si conosce
l'uscita. E l'uscita, grazie al cielo, per me, è stato lo
spettacolo.
Come è strutturato?
L'idea è piuttosto semplice: due uomini che lavorano alle
feste di paese (due 'Estragone' e 'Vladimiro'
contemporanei), a fine serata, quando tutti se ne sono
andati, pensano che ci sarebbe davvero bisogno di una
rivoluzione, per cambiare le cose. Non sapendo che fare
provano per gioco a interrogare gli spiriti dei grandi
rivoluzionari del passato: Bakunin, Marx, Che Guevara, ecc.
Intrecciata con queste 'interviste impossibili' c'è una
storia d'amore nata proprio la stessa sera alla festa tra il
mio personaggio e una donna.
In particolare, cosa si propone di raccontare?
Questa struttura relativamente semplice mi ha permesso di
parlare di molte cose. Partendo dalla domanda :"quale sarà
la prossima rivoluzione?", ogni rivoluzionario intervistato
è il pretesto per parlare di qualcosa: il concetto di potere
nell'accezione più deteriore del termine; il rapporto con
il sesso e più in generale col nostro corpo; lo sfruttamento
indiscriminato della terra; la violenza fisica e psicologica
sulle donne.
Che significato dai alla parola "rivoluzione? Cos'è, per
te, "rivoluzionario"?
E' stato difficilissimo capire, mentre scrivevo lo
spettacolo, quale fosse la rivoluzione di cui volevo
parlare, il cambiamento radicale di cui c'è bisogno.
Partendo dall'idea che nel mondo contemporaneo sia molto
improbabile una nuova rivoluzione 'di massa', ho riflettuto
su cosa ci fa più male, fisicamente e psicologicamente. La
conclusione è che il mondo in cui viviamo è dominato dalla
paura. Siamo continuamente costretti ad avere paura.
Ed è questa schiavitù che blocca le nostre vite. La paura è
estremamente redditizia e conservatrice. La rivoluzione
consiste nel prendere coscienza che l'unica via per cambiare
le cose che non ci piacciono è vivere coraggiosamente ogni
attimo e ogni scelta che abbiamo di fronte.
La scrittrice Dacia Maraini ha dichiarato che il
potere della parola teatrale è politico per eccellenza
poiché rappresenta in modo diretto e sempre attuale le
problematiche umane classiche. Tu cosa ne pensi al riguardo?
Sono totalmente d'accordo. Di più. Penso che il teatro,
soprattutto in questo momento storico, per continuare ad
avere un senso, per parlare sinceramente alle persone, debba
essere un teatro politico. Ovviamente non mi
riferisco ad un teatro ideologico, ma ad un teatro che non
sia ipocrita, politicamente corretto e anacronistico. Il
teatro ha un potere enorme: la condivisione. Un termine che
è poco di moda.
Secondo te, in Italia, si respira un'aria rivoluzionaria
oppure un profumo di assuefazione?
Che domanda. Continuo ad oscillare tra pessimismo e
ottimismo. Penso che molte persone siano stanche di vivere
così come fanno, che intuiscano che c'è qualcosa che non va,
ma pensano che se così deve essere, così sarà sempre. Ci
vogliono molta volontà, fatica, e incoscienza per cambiare
radicalmente. Si sente che c'è fame di cambiamento, ma il
cambiamento fa paura. Ecco! Siamo ritornati da dove eravamo
partiti: la paura. Ci sono due frasi che riassumono bene gli
"Appunti per la rivoluzione", una di Thoreau,
e una di Camus:"Bisogna condividere il
coraggio, non la disperazione", e "Si può, eternamente,
rifiutare l'ingiustizia senza cessare di salutare la natura
dell'uomo e la bellezza del mondo?” La nostra risposta è sì.
Data
dello spettacolo:
martedì 9 settembre, Ore 21.30, Giardini Sospesi,Padova.
Antonella
Fontanella
6 settembre
2008
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