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Redazione

Esercizi di stile al Teatro della cometa di Roma

di Lucia Ferroni

Dopo vent'anni di repliche, un gioiello di spettacolo che non smette di divertire il pubblico

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La sala è piena e il pubblico, presumibilmente informato del tipo di spettacolo a cui sta per assistere, si dimostra da subito partecipe e caloroso.
La rappresentazione comincia illustrando una banalissima storia senza nessun significato apparente, recitata dall'unica interprete femminile in scena.
A mezzogiorno, su un tram della linea S, un giovane dal collo lungo e con un cappello floscio, litiga con un altro passeggero che a suo dire non perde occasione per pestargli i piedi. Abbandona però immediatamente la discussione per lanciarsi su un posto lasciato vuoto. Due ore più tardi, quello stesso giovane si trova davanti alla stazione di Saint Lazare e parla con un amico che gli consiglia di diminuire la sciallatura del suo soprabito facendo aggiungere un bottone da una bravo sarto.
Subito appresso, a rivelare il meccanismo che sarà proprio di tutto lo spettacolo, ecco la riproposizione di questa stessa trama in varie lingue straniere, imitate in versione maccheronica.
Esercizi di stile è infatti una serie di 99 variazioni dello stesso racconto, originariamente scritta dall'autore francese Raymond Queneau nel 1947, portata poi in scena in Francia e successivamente in Italia dove, a partire dal 1989 il successo ha garantito a questo spettacolo ben vent'anni di repliche.
Le versioni della storia che i tre attori mettono in scena a tutt'oggi sono circa 60, dopo che negli anni lo spettacolo è stato limato togliendo alcune parti fino ad arrivare alla forma ottimale.

Per una mentalità abituata al concetto di originalità, a pretendere sempre nuovi intrecci e nuovi finali, sembra incredibile che la ripetizione della stessa trama per sessanta volte possa non essere noiosa; eppure  è così.
Anche se non tutte le variazioni sono ugualmente divertenti e alcuni tra le primissime durano appena più del dovuto, perdendo così un po' della loro incisività, bastano pochi minuti affinché lo spettacolo prenda il volo.
La rappresentazione diventa vivace e coinvolgente e si assesta su un ritmo serrato riuscendo a far scorrere un'ora e mezza in un lampo, tra molti applausi e risate.
Oltre alla velocità della recitazione, anche l'avvicendamento degli attori sul palco è un meccanismo perfettamente oliato che li vede sparire e riapparire come per magia con accessori di scena sempre diversi che, sovrapposti alla neutra divisa bianca, caratterizzano la miriade di personaggi messi in scena.
C'è di tutto nella galleria preparata per il pubblico: dai tre anziani che discutono e si interrompono a vicenda, al quiz con due concorrenti bislacchi e spassosissimi, dal macho all'insicuro, dall'intellettuale al volgare, dal lezioso al romanaccio, passando per molti altri dialetti e caratterizzazioni, sia di personaggi che di linguaggio.
Non mancano poi varie forme cantate e una serie di espedienti drammaturgici: il racconto viene infatti compresso o allungato, da un lato riducendolo a poche parole o gesti essenziali, dall'altro ricamando sui dettagli della storia o narrandola da differenti punti di vista.
L'alchimia tra gli attori è perfetta e rodata e lascia spazio anche all'improvvisazione che interviene a gestire gli errori occasionali, rendendo il tutto ancora più divertente per il pubblico perché mostra il piacere degli interpreti, presi nel gioco del loro recitare.
Interpreti dei quali non si può non ammirare la versatilità, di pari livello in tutti e tre, anche se a brillare per espressività del corpo e della voce è soprattutto l'elemento femminile del trio.
La grinta e l'energia di Ludovica Modugno, la stessa che si ritrova incontrandola fuori dalle scene, fa emergere distintamente tutti i personaggi che interpreta.

 

Lucia Ferroni

1 dicembre 2009

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola