Fabbrica: tre generazioni di vita operaia
di Tommaso Martini

Il primo spettacolo della retrospettiva che l'Ambra Jovinelli dedica ad Ascanio Celestini. "Fabbrica" (2002): un racconto corale del Novecento, visto con gli occhi degli operai.

Dal 6 all'11 marzo. Teatro Ambra Jovinelli

Calendario spettacoli dal 6 marzo al 1 aprile 2007

La puntata del 7 gennaio 2007 di ",Parla con me"

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“Fabrica” è la storia di tre generazioni di operai e del loro sguardo sull’Italia del Novecento. Tre generazioni di lotte operaie, di lavoro all’altoforno, il cuore della fabbrica, di amori, di segreti.

Tutto nasce da una lettera, scritta ai nostri giorni, ma datata 17 marzo 1949. L’unica volta, in cinquant’anni di vita in fabbrica, che l’operaio-voce narrante non ha scritto alla madre. E dopo decenni (perchè certe lettere o si scrivono subito, o ci vuole tutta una vita per scriverle), racconta il giorno del suo ingresso in fabbrica e l’incontro con Fausto, il capoforno della fabbrica. Inizia un viaggio a ritroso nelle vite operaie del padre e del nonno di Fausto che hanno attraversato le tre età della fabbrica. Il nonno Fausto, che si chiama come il figlio e il nipote, perché i morti chiamano i vivi, visse all’epoca mitica in cui nelle fabbriche lavoravano giganti alti trenta, quaranta metri, uomini di acciaio. Morto urlando in una buca il segreto di Assunta, la tabaccaia amata da decine di operai, misteriosamente morti dopo brevi relazioni con la bellissima e ricca donna. Il padre di Fausto, Fausto a sua volta, visse gli anni del Fascismo. Durante i quali nella fabbrica domina Giovanni Berta, fascista che cerca in tutti i modi di comandare anche sul padrone. E per distruggere il proprietario della fabbrica, Paride di Pietrasanta, scopre il vero segreto di Assunta, perché: se ogni uomo ha uno scheletro nell’armadio, quello di Paride di Pietrasanta doveva essere nell’armadio di Assunta. Uno scambio di segreti e Giovanni Berta riesce a scoprire che il vero mistero che circondava la tabaccaia e la morte dei suoi amanti era molto più grande delle “tre zinne” che Fausto aveva visto e aveva urlato alle viscere della terra prima di morire. E Assunta scopre che la gloria fascista di Giovanni Berta nasce da un imbroglio, da morti che mangiano le pere di un vecchio, da una rappresaglia contro dei fantasmi. L’altra lotta di Giovanni Berta è proprio contro Fausto, l’unico operaio a non essersi iscritto al Partito a pochi giorni dalla visita di Mussolini in fabbrica. Ma il compromesso proposto da Fausto in cambio dell’iscrizione al Partito si rivela una trappola e Giovanni Berta muore la notte prima dell’arrivo del Duce: “hanno ammazzato Giovanni Berta / figlio di pescecani / sempre sia benedetto / chi gli tagliò le mani”. Lo spettacolo è arricchito da questi ritornelli popolari, ancora vivi nei ricordi degli operai. Come la canzonetta su Scelba “ministro dell’interno / che fa sparà sul popolo / e poi prega il Padreterno”. E le lotte operaie del dopoguerra sono le protagoniste della terza generazione. Con le decine di morti ammazzati dalle forze dell’ordine nel corso di scioperi e proteste negli anni Cinquanta. E l’ingesso dell’io narrante nella fabbrica coincide con la drammatica protesta alle Acciaierie di Terni durante la  quale fu ucciso l’operaio Luigi Trastulli.

Cara madre vi scrivo questa lettera che è l’ultima lettera che vi scrivo. Ve n’ho scritta una al giorno per tanti anni. Voi mi dicevate scrivi scrivi e io ho scritto per più di cinquant’anni. Una lettera al giorno per cinquant’anni. Solo una volta non vi scrissi, cara madre, e voi mi diceste perché non hai scritto? che io vi dissi che non avevo potuto scrivere per via dell’ospedale. Ché avevo avuto la disgrazia e non ho scritto. Mi diceste prima o poi me la scrivi questa lettera? Ché mica puoi saltarmi proprio un giorno nel mentre che mi hai sempre scritto tutti i giorni. Io vi dissi che sì, che prima o poi ve la scrivevo la lettera. E mo’, adesso ve la scrivo la lettera che manca. È passato più di cinquanta anni e adesso ve la scrivo. Fate conto che oggi è il 17 di marzo di quel 1949 che non vi ho scritto la lettera di quel giorno. E io riprendo il filo dal giorno prima. Dal 16 marzo…

La disgrazia dell’omicidio di Stato e la disgrazia personale dell’inizio di una vita in fabbrica, che avviene attraverso un simbolico rito di iniziazione. Per continuare a lavorare nella fabbrica della terza epoca, la fabbrica senza operai, bisogna avere la disgrazia: Fausto è senza una gamba. Nella notte del 16 marzo il nostro protagonista perde un dito, perchè altrimenti la mattina seguente sarebbe stato licenziato. L’ingresso in questo mondo parallelo è segnato da una menomazione fisica che sancisce un cambio d’identità. L’operaio non è più quello degli anni della guerra, l’età dell’aritocrazia operaia, quando era indispensabile il suo lavoro per aggiungere e il buon operaio, che sapeva dimostrare la sua maestranza realizzando il capolavoro, evitava il fronte e rimaneva a lavorare in fabbrica al di là delle idee politiche.

Uno spettacolo che nasce da due anni di lavori sul campo. Ascanio Celestini ha realizzato una serie di laboratori in importanti poli industriali. E mischiando le storie, i ricordi, le canzoni raccolte alla Piaggio di Pontedera, a Volterra, a Rubiera in Calabria, a Cividale del Friuli, nelle miniere del Monte Amiata, si forma un racconto organico e corale. Il risultato di questo intreccio di vive testimonianze riesce ad assumere la dimensione universale della favola, nella forma della lettera alla madre che è l’ultima che vi scrivo, perché delle volte si scrivono delle lettere che dopo che le hai scritte è come se avessi detto tutto.

di Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

11 marzo 2007

Calendario spettacoli

Gli spettacoli si svolgono presso il Teatro Ambra Jovinelli (via Guglielmo Pepe, Roma),  dal martedì al sabato ore 21.00, la domenica ora 17.00 Acquisto e maggiori informazioni on line sul sito del teatro www.ambrajovinelli.com

Fabbrica dal 6 marzo all'11 marzo 2007

Scemo di guerra dal 13 al 18 marzo 2007

La pecora nera dal 20 al 25 marzo 2007

Appunti per un film sulla lotta di classe dal 27 marzo al 1 aprile 2007

Le nozze di Antigone dall'8 al 25 marzo 2007

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