“Fabrica”
è la storia di tre generazioni di operai e del loro
sguardo sull’Italia del Novecento. Tre generazioni
di lotte operaie, di lavoro all’altoforno, il cuore
della fabbrica, di amori, di segreti.
Tutto nasce da una lettera, scritta ai nostri
giorni, ma datata 17 marzo 1949. L’unica volta, in
cinquant’anni di vita in fabbrica, che
l’operaio-voce narrante non ha scritto alla madre. E
dopo decenni (perchè certe lettere o si scrivono
subito, o ci vuole tutta una vita per scriverle),
racconta il giorno del suo ingresso in fabbrica e
l’incontro con Fausto, il capoforno
della fabbrica. Inizia un viaggio a ritroso nelle
vite operaie del padre e del nonno di Fausto che
hanno attraversato le tre età della fabbrica. Il
nonno Fausto, che si chiama come il figlio e il
nipote, perché i morti chiamano i vivi, visse
all’epoca mitica in cui nelle fabbriche lavoravano
giganti alti trenta, quaranta metri, uomini di
acciaio. Morto urlando in una buca il segreto di
Assunta, la tabaccaia amata da decine di
operai, misteriosamente morti dopo brevi relazioni
con la bellissima e ricca donna. Il padre di Fausto,
Fausto a sua volta, visse gli anni del Fascismo.
Durante i quali nella fabbrica domina Giovanni
Berta, fascista che cerca in tutti i modi di
comandare anche sul padrone. E per distruggere il
proprietario della fabbrica, Paride di
Pietrasanta, scopre il vero segreto di
Assunta, perché: se ogni uomo ha uno scheletro
nell’armadio, quello di Paride di Pietrasanta doveva
essere nell’armadio di Assunta. Uno scambio di
segreti e Giovanni Berta riesce a scoprire che il
vero mistero che circondava la tabaccaia e la morte
dei suoi amanti era molto più grande delle “tre
zinne” che Fausto aveva visto e aveva urlato alle
viscere della terra prima di morire. E Assunta
scopre che la gloria fascista di Giovanni Berta
nasce da un imbroglio, da morti che mangiano le pere
di un vecchio, da una rappresaglia contro dei
fantasmi. L’altra lotta di Giovanni Berta è proprio
contro Fausto, l’unico operaio a non essersi
iscritto al Partito a pochi giorni dalla visita di
Mussolini in fabbrica. Ma il compromesso proposto da
Fausto in cambio dell’iscrizione al Partito si
rivela una trappola e Giovanni Berta muore la notte
prima dell’arrivo del Duce: “hanno ammazzato
Giovanni Berta / figlio di pescecani / sempre sia
benedetto / chi gli tagliò le mani”. Lo
spettacolo è arricchito da questi ritornelli
popolari, ancora vivi nei ricordi degli operai. Come
la canzonetta su Scelba “ministro dell’interno /
che fa sparà sul popolo / e poi prega il Padreterno”.
E le lotte operaie del dopoguerra sono le
protagoniste della terza generazione. Con le decine
di morti ammazzati dalle forze dell’ordine nel corso
di scioperi e proteste negli anni Cinquanta. E
l’ingesso dell’io narrante nella fabbrica coincide
con la drammatica protesta alle Acciaierie di Terni
durante la quale fu ucciso l’operaio Luigi
Trastulli.
Cara
madre vi scrivo questa lettera che è l’ultima
lettera che vi scrivo. Ve n’ho scritta una al giorno
per tanti anni. Voi mi dicevate scrivi scrivi e io
ho scritto per più di cinquant’anni. Una lettera al
giorno per cinquant’anni. Solo una volta non vi
scrissi, cara madre, e voi mi diceste perché non hai
scritto? che io vi dissi che non avevo potuto
scrivere per via dell’ospedale. Ché avevo avuto la
disgrazia e non ho scritto. Mi diceste prima o poi
me la scrivi questa lettera? Ché mica puoi saltarmi
proprio un giorno nel mentre che mi hai sempre
scritto tutti i giorni. Io vi dissi che sì, che
prima o poi ve la scrivevo la lettera. E mo’, adesso
ve la scrivo la lettera che manca. È passato più di
cinquanta anni e adesso ve la scrivo. Fate conto che
oggi è il 17 di marzo di quel 1949 che non vi ho
scritto la lettera di quel giorno. E io riprendo il
filo dal giorno prima. Dal 16 marzo…
La
disgrazia dell’omicidio di Stato e la
disgrazia personale dell’inizio di una vita in
fabbrica, che avviene attraverso un simbolico rito
di iniziazione. Per continuare a lavorare nella
fabbrica della terza epoca, la fabbrica senza
operai, bisogna avere la disgrazia:
Fausto è senza una gamba. Nella notte del 16 marzo
il nostro protagonista perde un dito, perchè
altrimenti la mattina seguente sarebbe stato
licenziato. L’ingresso in questo mondo parallelo è
segnato da una menomazione fisica che sancisce un
cambio d’identità. L’operaio non è più quello degli
anni della guerra, l’età dell’aritocrazia operaia,
quando era indispensabile il suo lavoro per
aggiungere e il buon operaio, che sapeva dimostrare
la sua maestranza realizzando il capolavoro,
evitava il fronte e rimaneva a lavorare in fabbrica
al di là delle idee politiche.
Uno
spettacolo che nasce da due anni di lavori sul
campo. Ascanio Celestini ha realizzato
una serie di laboratori in importanti poli
industriali. E mischiando le storie, i ricordi, le
canzoni raccolte alla Piaggio di Pontedera, a
Volterra, a Rubiera in Calabria, a Cividale del
Friuli, nelle miniere del Monte Amiata, si forma un
racconto organico e corale.
Il risultato di questo intreccio di vive
testimonianze riesce ad assumere la dimensione
universale della favola, nella forma della lettera
alla madre che è l’ultima che vi scrivo, perché
delle volte si scrivono delle lettere che dopo che
le hai scritte è come se avessi detto tutto.
di Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
11
marzo 2007
Calendario spettacoli
Gli spettacoli si svolgono presso il
Teatro Ambra Jovinelli (via Guglielmo
Pepe, Roma), dal martedì al sabato
ore 21.00, la domenica ora 17.00
Acquisto e maggiori informazioni on line
sul sito del teatro
www.ambrajovinelli.com
Fabbrica dal 6 marzo all'11 marzo 2007
Scemo di guerra dal 13 al 18 marzo 2007
La
pecora nera dal 20 al 25 marzo 2007
Appunti per un film sulla lotta di classe dal 27
marzo al 1 aprile 2007
Le
nozze di Antigone dall'8 al 25 marzo 2007
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