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Mauro
Monni,
attore e scrittore fiorentino, nel corso
della seguente intervista presenta il
suo monologo teatrale incentrato sulla
figura di Feltrinelli, di
cui si racconta l’impegno politico, la
nascita della casa editrice, la
vicinanza alla realtà cubana. Sono
rievocati episodi storici come le stragi
di Stato e gli Anni di piombo attraverso
il ritratto multiforme di un’Italia che
non deve essere dimenticata.
Il tuo spettacolo:«Feltrinelli, una storia contro», come è strutturato?
Si tratta di un monologo teatrale attraverso il quale si racconta l’Italia repubblicana vista da questa figura molto strana, particolare che fu Giangiacomo Feltrinelli. Sul palco ci sono io, ovviamente, c’è un musicista che m’accompagna, e poi sono proiettati delle immagini dell’Ungheria, quando racconto del 1956. Stessa cosa, quando parliamo di una serie di azioni dimostrative fatte dai gruppi rivoluzionari.
Ci sono effetti teatrali tipo le interferenze nelle frequenze di Rai uno. Quando, infatti, nel 1969 o 1970 l’uomo sbarca per la terza volta sulla luna, c’è tutta l’Italia che vede Tito Stagno che racconta tale evento al telegiornale, mentre dalle parti di Genova e Savona si sente nell’audio, la voce di Feltrinelli che legge un proclama contro il governo Tambroni. E dì lì, ci furono degli scontri. Insomma, lo spettacolo è molto movimentato, si parla, si canta, ci sono filmati, ci sono foto, ci sono video.
In che modo è raccontata la storia di Feltrinelli?
La storia di Feltrinelli è importante perché permette di capire come vivevano queste persone dal di dentro. Non si tratta di raccontare e basta, producendo l’effetto in stile Blu Notte di Carlo Lucarelli. Non è un racconto di tutti gli eventi e delle stragi di Stato con la modalità propria dell’inchiesta giornalistica. Racconto tutto ciò attraverso gli occhi di Feltrinelli, una persona che viveva in modo molto passionale. Ciò permette di comprenderne le ragioni, di capire il perché di una data azione senza limitarsi a narrare l’azione stessa. Si va dentro le motivazioni. Ho avuto la fortuna, la possibilità di avvalermi di questo personaggio molto particolare, quindi il connubio è stato perfetto.
A tuo avviso, che ruolo ha l’arte nella rievocazione degli eventi passati?
È fondamentale, perché è uno dei pochi percorsi rimasti per mantenere viva la memoria. Purtroppo non sono luoghi comuni quelli secondo cui la comunicazione italiana, al momento, è molto filtrata. L’arte, il teatro, il cinema indipendente aiutano a mantenere una sorta di verginità. Si cerca di tirar fuori quello che è veramente rimasto. Le nostre sono le ultime generazioni che possono ricordare le lotte partigiane, perché questi vecchietti stanno morendo un po’ alla volta, e le testimonianze, purtroppo, vanno a diminuire. È importante una sorta di ricerca di questo tipo, di cambio di memoria. Qualche anno fa, con un altro governo, si è cercato di equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani, quindi il revisionismo storico è tentato più di una volta. Questa è stata la molla che c’ha fatto venire voglia di fare uno spettacolo volto a raccontare un’Italia dimenticata ma che non deve essere dimenticata, una Italia che i ragazzi di diciassette o vent’anni non conoscono…
…Anche perché si informano poco…
Indubbiamente. Tuttavia, anch’io, che sono molto critico, mi sono accorto dell’interesse dei ragazzi quando sono stato invitato a tenere conferenze nelle scuole sul dopoguerra e sugli Anni di piombo. È vero che hanno altri indirizzi, altre tematiche, però, se stimolati, possono interessarsi.
Paolini, Baliani…Il teatro di narrazione attrae molto il pubblico. Secondo te , per quale motivo?
Beh, hai fatto esempi di attori ,come anche Celestini, che sono bravissimi, grandi affabulatori. E quindi già la persona accattiva il pubblico. Il teatro di narrazione è un teatro diretto, senza troppe scenografie, che arriva direttamente alla persona e quindi mette lo spettatore di fronte ad una realtà che, quando si parla di teatro civile, molto spesso è scomoda. Penso che sia un modo che dal punto di vista dell’attore è difficile perché comunque sei nudo assolutamente di fronte agli spettatori. Dal punto di vista dello spettatore, c’è spiazzamento perché immagini e concetti arrivano direttamente.
Che si parli di Vajont o di stragi di Stato, si tratta di situazioni in cui tutti sono coinvolti sempre.
Si può parlare di una riattualizzazione del passato…
Sì, sì, certo. Indubbiamente. Anzi, la cosa bella è che dopo molti spettacoli arrivano email in cui ti dicono che grazie allo spettacolo della sera prima si è andati a rileggere testi. Spesso la cosa che è detta è: “non mi ricordavo neanche che fosse successo tutto questo”. Si verifica una sorta di ritorno alla memoria, come dicevamo prima e ciò significa che lo spettacolo è riuscito nel suo intento iniziale.
Se i mezzi d’informazione rievocassero i fatti storici o, perlomeno, raccontassero l’attualità in modo esaustivo e non falsato, secondo te il teatro di narrazione avrebbe lo stesso successo oppure si tratta, comunque, di un modo diverso di canalizzare le informazioni?
Premesso che, per come siamo abituati adesso, è un’utopia il fatto che si arrivi ad un’informazione neutra da ogni colore, da ogni pressione da parte dell’editore, quindi, premesso che è impossibile, anche se sarebbe molto bello, io penso che la forza del teatro racconto stia nel Paolini della situazione, nella bravura dell’affabulatore, nella sua capacità di entrare nel cuore e nella passione degli spettatori. E questo ci sarà sempre. Mi immagino Vajont fatto da qualcun altro. Non avrebbe la stessa forza. Ci sono migliaia di Shakespeare , ma lo Shakespeare che t’emoziona è ben diverso da quello che ti fa dormire. Nel teatro racconto la bravura è importante perché c’è l’attore nudo. E quindi se dice cose folli, al pubblico arrivano cose folli. Se parla con passione, allo spettatore arriva la stessa emozione. Questa è una prerogativa estrema del teatro civile.
Antonella Fontanella antofonta@gmail.com
12 dicembre 2007
Prossime date dello spettacolo:
13 dicembre. Teatro Caminetti (Trento)
15/16 dicembre. Teatro Garage (Genova).
20 dicembre Villa Montalvo. Campi Bisanzio.( Firenze.)
19/20 gennaio 2008. Teatro della Dodicesima. Spinaceto. (Roma).
9/10 febbraio 2008. Teatro Palmaria.( La Spezia).
25/26 febbraio 2008. Teatro San Genesio (Roma)
27 febbraio 2008. Teatro comunale Pietra Ligure.(SV)
29 febbraio 2008. Cantina Teatrale Piccoli Maestri. (SV)
6/ 7/ 8/9 marzo 2008. Teatro Elicantropo. (Napoli)
25/26/27/28/29/30/31 marzo 2008. Teatro Libero. (Milano)
La fotografia di Mauro Monni è tratta dal sito http://www.feltrinelliunastoriacontro.it con l'autorizzazione dell'interessato.
