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Redazione

Nuvole barocche

di Antonella Fontanella

Il 25 ottobre, al teatro Aurora di Marghera, c’è stata  la Prima nazionale dello spettacolo Nuvole barocche, scritto, diretto e interpretato  dalla Compagnia  milanese Di Luca Setti Stano.

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Un pubblico coinvolto e stupito ha accolto con applausi scroscianti la Prima nazionale dello spettacolo “Nuvole Barocche, andato in scena sabato 25 ottobre, al Teatro Aurora di Marghera.

La Compagnia Di Luca Settii Stano ha rappresentato, con il patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De Andrè, una vicenda ambientata nel 1979,  che genera riflessioni su alcune  tematiche classiche come  il rapimento e la  marginalità urbana dei vinti che, svuotati di ideali e di speranze, sono vittime di un degrado   che conduce sulla strada della deflagrazione.

 

 È  la storia di tre ragazzi, disadattati e soli, che decidono di attuare il sequestro di un bambino per uscire da una situazione avvilente. Sullo sfondo c’è il rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi, che appassiona e suscita diversi interrogativi nelle menti dei protagonisti.

Ritmo incalzante e dialoghi briosi sono gli ingredienti principali di questo spettacolo interessante e imprevedibile, privo di retorica e di intenti didascalici. Gli attori, preparati e ben affiatati, trascinano lo spettatore in una graduale discesa agli inferi colorita da parentesi divertenti e talvolta esilaranti.

Uno degli autori ed interpreti, Massimiliano Setti, ha rilasciato la seguente intervista.

 Come è nata l’idea dello spettacolo?

L’idea dello spettacolo è nata in Accademia circa un anno e mezzo fa. Noi studiavamo ad Udine.Un giorno ci siamo ritrovati ad un tavolo con l’intento di fare qualcosa insieme per cercare di lavorare appena usciti dall’Accademia, perché tutti ci dicevano che la situazione teatrale è un po’ difficile, che è difficile trovare lavoro. Quindi abbiamo deciso di fare un progetto insieme, di scriverlo e di fare la regia. Per quanto riguarda la tematica da trattare, poiché in quel periodo s’era saputa la notizia di quella ragazza in Belgio rapita e segregata in casa per quindici anni, abbiamo stabilito che il tema del rapimento poteva essere di nostro interesse poiché era relativo a qualcosa di molto contemporaneo. Quindi, pensando al rapimento e tenendo conto del fatto che uno di noi tre è patito di De Andrè, ossia colui che interpreta Pier nello spettacolo, abbiamo cercato di creare un ponte tra la vicenda di De Andrè e una storia nostra proiettata nel 1979.

Ci sono state delle difficoltà nella stesura e nella messa in scena?

Tantissime perché noi non siamo dei drammaturghi e quindi abbiamo iniziato a scrivere il testo un anno e mezzo fa, avendo partecipato anche a vari concorsi. Ogni volta abbiamo dovuto riscriverlo perché i vari concorsi di solito ti chiedono un quarto d’ora o venti minuti al massimo di presentazione.

Quando ci siamo trovati a fare tutto il testo, avevamo circa tre ore di materiale scritto. L’abbiamo fatto, mostrato e cambiato continuamente. È stata lunga, penso che adesso abbiamo trovato una forma abbastanza definitiva, anche se ogni volta che lo rivediamo, ci accorgiamo di certe cose e apportiamo delle modifiche. Per noi non è un problema, ce l’abbiamo nel sangue, è una cosa che ci viene naturale.

Lo spettacolo prima si intitolava “Barocco a tre”, poi “Nuvole barocche”, come l’omonima canzone di De Andrè. Cosa c’è di barocco nella vicenda rappresentata?

Noi scriviamo anche nella presentazione dello spettacolo che le nuvole barocche sono delle nuvole che possono esplodere da un momento all’altro, come i nostri personaggi, che, pur sembrando per tre quarti dello spettacolo degli idioti, dei normali sfigati, si rivelano così carichi di emozioni che sono lì pronti ad esplodere, persino ad uccidere. Cosa che per quaranta minuti dello spettacolo lo spettatore non immaginerebbe mai.

La vicenda è ambientata nel 1979, anno del sequestro di Dori Ghezzi e Fabrizio De Andrè da parte dell’Anonima Sequestri Sarda e  periodo di grande crisi sociale. Secondo te, la rievocazione artistica di eventi passati è importante?

Sì, secondo me sì. Noi ci siamo documentati sulle varie tendenze di quegli anni, però per noi è importante comunque rendere attuale una storia del 1979 che pare così lontana. Il nostro intento è quello di trattare tematiche attuali perché il degrado della gioventù, della periferia, l’alcool, questa perdita di valori come l’amicizia e la famiglia, ci sono anche oggi. Per noi questo era importante, poi sta allo spettatore stabilire se ci siamo riusciti oppure no.

L’anno prossimo ricorre il decennale della scomparsa di Fabrizio De Andrè. In che modo il vostro spettacolo, può, in un certo senso, rendere omaggio alla sua poetica?

Quando abbiamo deciso di fare questo spettacolo, di coinvolgere anche la figura di De Andrè, ci siamo proposti di non farne un santino, di non farne una celebrazione. Quando abbiamo incontrato Dori Ghezzi, ha apprezzato molto questo nostro proposito.

Abbiamo cercato di creare un parallelismo tra i personaggi e quella che è stata la figura di De Andrè. C’è il personaggio di Beppe che è un alcolista, che ha problemi con l’alcool come ne ebbe Faber. C’è Nico che è un anarchico, e Pier che ha un interesse ossessivo per gli emarginati. Abbiamo, inoltre , cercato di lavorare molto sul concetto espresso da De Andrè secondo cui sono i rapitori i veri sequestrati.

In base a quali criteri avete scelto, per lo spettacolo, le tre canzoni “Andrea, “Il gorilla”, “quello che non ho” ?

Abbiamo scelto quella di Brassens per non mettere solo De Andrè ma introdurre nello spettacolo anche quelli che sono stati alcuni suoi modelli di ispirazione. Abbiamo inserito anche Bob Dylan, ci mancava Cohen che non siamo riusciti ad inserire, purtroppo. Quello che non ho l’abbiamo inserita perché ci sembrava perfetta nel momento dello spettacolo con la donna, anche per quanto riguarda il testo. Sally è stata inserita solo nella parte strumentale. Andrea è stata inserita per una questione di musicalità, serviva dopo la prima scena drammatica, per staccare e creare un contrasto.

Avete dei progetti artistici?

Per l’anno prossimo abbiamo sette- otto date. Per questa stagione ci siamo mossi un po’ in ritardo, abbiamo partecipato al Festival Nuove sensibilità a Napoli. Abbiamo ottenuto il patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De Andrè a metà luglio, quindi abbiamo iniziato a muoverci ad agosto, troppo tardi perché tutte le stagioni teatrali erano più o meno chiuse.

Abbiamo fatto una rappresentazione alla Festa del teatro di Milano il ventisei ottobre, abbiamo riempito il teatro, c’erano più di duecento persone. Abbiamo ricevuto questo feedback positivo. L’importante è che la gente ne parli, che ci sia un po’ di passaparola.

Antonella Fontanella

29 ottobre 2008

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola