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Intervista a
Saverio Tommasi, attore e scrittore fiorentino diplomatosi
all'Accademia d'Arte Drammatica dell'Antoniano di Bologna e
fondatore della “Compagnia teatrale Saverio Tommasi”.
Le sue
interpretazioni, ironiche e umoristiche, informano e
invitano a riflettere sulla complessità dello scenario
socioculturale italiano.
Cos'è per te il
teatro?
È un modo per
tentare di comunicare, per trasmettere emozioni, desideri,
ricercare qualcosa di alternativo all'esistente.
Il teatro
civile è un genere teatrale che ultimamente desta un grande
interesse generale. Secondo te, perchè?
Sono temi che
altri mezzi non trattano o trattano poco. Quando buona parte
della televisione non parla di alcuni tematiche, quando i
giornali non fanno le inchieste, la gente, che ha comunque
voglia di sapere e di conoscere, si rifà al teatro civile
sotto la forma dell'interpretazione, che è quella che
prediligo. Essendo un mezzo per comunicare, arriva ora con
così tanta forza perchè i mezzi di comunicazione considerati
classici, televisione e carta stampata, sono in crisi.
Sono in
crisi...
Si, sia nelle
copie vendute che nella qualità informativa. Report
ha un grande successo perchè è l'unica trasmissione che fa
delle inchieste, tra l'altro, in maniera splendida. La
televisione è diventata sempre più generalista, fatta per il
puro intrattenimento.
Cosa pensi
della satira? È viva e vegeta o sta, forse morendo perchè la
politica è di per sé tragicomica?
Domanda difficile.
Quando a Vauro, l'ultimo personaggio censurato dagli schermi
televisivi, hanno chiesto che cos'è la satira, ha risposto
che è come chiedere cos'è la fica ad uno che sta trombando.
Aldilà della
volgarità, rende bene l'idea. Anche in questo è grande e
dissacratorio.
La satira non è
morta,è un genere, che, in quanto tale, non può morire.
Talvolta ci sono autori più o meno efficaci, però il genere
non muore. Mentre muoiono gli spazi entro cui potersi
esprimere. Vengono ridotti ogni volta. Oggi una battuta
sagace, quindi non una presa in giro da Bagaglino, è
rara in televisione e nei giornali, anche della cosiddetta
opposizione.
Storie
clandestine è un tuo spettacolo che racconta una
vicenda di immigrazione. Perchè, a tuo avviso, in Italia, il
percorso di integrazione degli stranieri è così arduo?
Perchè non esiste
il coraggio in natura. In natura esiste la paura e per
questo è più facile aver paura che coraggio. Molte persone
si fermano ad aver paura. Paura che è sapientemente
coltivata da tanti personaggi politici. Mentre sarebbe più
produttivo spiegare che bisogna tentare di vivere le
differenze perchè fanno andare avanti il mondo e permettono
alle specie di evolversi. È più facile ma più deleterio
seguire la strada della paura, della disciminazione del
diverso, del più debole. A me non piace in genere la parola
integrazione, perchè vuol dire mettere qualcuno in un
contesto preesistente, io vorrei cambiare le cose. Come
hanno fatto i popoli dalla loro nascita, cioè, durante il
proprio cammino, bisognerebbe trovare la forza di
contaminarsi. Integrazione significa mettersi in un
gruppo smarrendo la propria cultura, storia, radici. Ma
questo percorso di cambiamento è molto difficile, quindi
occorre interrogarsi, interrogare, informarsi su questo
fronte. E continuare a camminare.
La parola
“diversità” non pensi che spesso e volentieri sia solo usata
per abbellire dei discorsi retorici?
È esattamente così.
Spesso le persone che non sanno cosa dire, si riempiono di
parole percepite e sentite, senza fare pausa nei loro
discorsi per paura che qualcuno si accorga che non sanno di
cosa stanno parlando. E allora parlano riempendosi la bocca
di parole come diversità, integrazione,
multiculturalismo, senza sapere ciò che dicono e ciò che
comporta quello che dicono, ossia un cambiamento radicale
nella percezione culturale delle relazioni umane.
Cos'è più
urgente nel nostro paese? La caduta del governo o una
rivoluzione culturale?
Sono cose molto
differenti tra loro. Credo tantissimo nel cambiamento
culturale, cambiamento tra le persone e le relazioni umane
che si instaurano, ossia l'acquisizione di una differente
modalità di approccio alle situazioni e alle persone. Il
fatto che cada un governo, non significa nulla perchè ce ne
sarebbe un altro uguale.
Quali sono i
tuoi progetti artistici?
Tra giugno e
luglio debutterò con Cambio lavoro, spettacolo
costriuto su una serie di interviste a vari mestieranti,
dalla prostituta alla lavoratrice di banca, al cliente della
prostituta, al segretario, operaio, sono una dozzina di
lavori. Attraverso una serie di interviste che ho
estrapolato e fatto, ho rimescolato alcuni profumi,
percezioni, pensieri tentando di farli rivivere sulla scena.
Sono narrate aspettative e speranze aldilà del mestiere che
uno fa o è costretto a fare.
Antonella Fontanella
10 maggio 2009
Prossimi
appuntamenti
7 maggio
ore 21:00
"Racconti di gente giusta" spettacolo di teatro civile di e
con Saverio Tommasi
Presso Villa Pozzolini - Viale Guidoni, 188 (Firenze)
Ingresso libero.
8 maggio ore 20:00
Arcilesbica Pisa presenta "Serata ImmaginAzione". Con:
Saverio Tommasi - attore, racconta le sue inchieste
sull'omofobia proiettando i suoi video
Gloria Pizzilli - illustratrice, ci racconta storie
sull'aborto esponendo e proiettando le sue illustrazioni
Mostra fotografica Photowomen.
Presso Casa della Donna - via Galli Tassi, 8 - Pisa
14 maggio ore 21:15
"Boncompagno il buoncompagno" di e con Saverio Tommasi
Debutto assoluto al teatro della biblioteca di Signa (FI)
Ingresso libero.
17 maggio ore 21:00
Proiezione di "Guarire si deve: Chiesa e omosessualità" di
Saverio Tommasi e Ornella De Zordo.
A seguire dibattito con Saverio Tommasi.
Presso "Aspettando Hemingway" - Via del Carmine, 15 - Prato
(zona centro, vicino p.zza Mercatale)
Organizzazione Comitato gay e lesbiche di Prato.
23 maggio ore 21:00
"Cinque grammi di fiore e 100.000 bambini testardi".
Scritto, diretto e interpretato da Saverio Tommasi
Elaborazioni musicali alla tromba Martina Dainelli
Debutto assoluto presso il giardino di "Piazza del
Tramonto", località La Romola (S. Casciano - Firenze).
Ingresso libero.
Lo spettacolo, in collaborazione con l'Associazione tra i
familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili,
si svolge quattro giorni prima del sedicesimo anniversario
del "più grave atto bellico a Firenze dalla fine della
Seconda guerra mondiale" (G. Chelazzi).
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