Mangiare
prodotti tipici toscani e scavare nelle memorie
dell’Alta Valle del Tevere, in uno scenario
panoramico e suggestivo, mentre intorno ai tavoli
gli attori mettono in scena romanzate storie di vita
di cui si è perduto il ricordo. Questo è Tovaglia a
Quadri, lo spettacolo che si svolge ogni agosto da
dodici anni ad Anghiari, comune della provincia di
Arezzo immerso nella valle di Piero della Francesca
e Michelangelo. L’evento, grazie all’originalità dei
racconti unita agli schemi del Teatro Povero
Toscano, si è guadagnato l’attenzione degli ambienti
culturali e dei media nazionali.
Le tematiche sono quelle legate alla storia del
posto, ai racconti dei nonni. Vicende di vecchia
data che gli autori Andrea Merendelli e Paolo
Pennacchini restituiscono alla collettività con un
sapiente lavoro di ricerca. Così i fantasmi del
passato riaffiorano tra la comunità del piccolo
borgo. Vecchie passioni sopite, gesta più o meno
note ma anche personaggi dimenticati tornano a
rivivere grazie alle interpretazioni degli attori
locali che si fanno menestrelli delle loro stesse
radici culturali. I personaggi tipici del paese
animano gli amarcord che si intrecciano con il
presente e con le vite, solo apparentemente quiete,
dei protagonisti: il matto, capro espiatorio delle
frustrazioni popolari; il prete, un don Abbondio
pacifico quanto intrallazzone; le donne alla
finestra , coro greco del qualunquismo che commenta,
spietato, ogni vicenda; l’oste, partecipe delle vite
di ogni abitante. Il tutto condito dagli stornelli
toscani che risuonano dalla fisarmonica e dalle voci
degli stessi attori in mezzo ai vicoli del borgo
mentre, tra una scena e l’altra, il pubblico si gode
la prelibatezza dei piatti e del vino rosso.
Questi, oltre al sugo finto della tipica tradizione
gastronomica anghiarese e al patè di fegato, gli
ingredienti del successo di Tovaglia a Quadri. Dopo
aver narrato le disavventure di contrabbandieri,
matti, esuli e prostitute ed aver celebrato le forti
tradizioni locali dei restauratori, degli artisti e
degli armaioli, quest’anno la manifestazione è
dedicata ai tessitori. Il titolo della dodicesima
edizione è Panni Bucati e si concentra sulla
produzione tessile valtiberina. Tintori che dopo
aver mescolato i colori per tutta la vita ne
rimangono macchiati per sempre e non sono più in
grado di riconoscerli. Il folle caleidoscopio
dell’ideologia campagnola, intanto, cambia i colori
alle bandiere di partito, mentre un giovane del
paese parte per la guerra. Un casco blu. Blu come la
pace. Il vero portatore di pace, però, è San
Francesco e la reliquia del suo saio conservata in
un monastero di Anghiari non è blu ma di tela
grezza. I colori si confondono, come la pace e la
guerra. Un intero paese cerca di coprirsi tessendo e
tingendo le sue stoffe con maestria, ma la canapa si
consuma con l’usura o si buca con un colpo di
pistola. Nessuno può fare niente per evitare che i
panni si buchino. Squarciati dal tempo o dalla
guerra, non riusciranno mai a coprire le miserie e
le paure degli esseri umani, nè a ripararli dalla
vita e dalla storia. Finale apocalittico-pacifista
per Panni Bucati, rappresentazione a tratti
esilarante per le gustose battute in dialetto dei
protagonisti, a tratti amara e critica. Le vecchie
tradizioni di paese si fondono con le problematiche
del nuovo millennio che, attraverso i buchi nei
panni, arrivano anche nella ridente Toscana.
Grande successo di pubblico anche quest’anno per
Tovaglia a Quadri che ha aperto i battenti l’11
agosto e replicherà fino al 19.
Martina Manescalchi
martinamanescalchi@sindromedistendhal.com
12 agosto
2007