Il 24 gennaio
del 1979 viene assassinato Guido Rossa. Per la prima
volta le Brigate Rosse uccidono un operaio sindacalista,
colpevole di non aver chiuso gli occhi di fronte ad
infiltrazioni terroristiche nella fabbrica in cui
lavorava. Oggi la figlia Sabina, senatrice appartenente
al gruppo dell'Ulivo, è la prima firmataria della legge
4 maggio 2007 n. 56, che istituisce il 9 maggio
come “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del
terrorismo e delle stragi di tale matrice.
Qual è il
significato politico dell’istituzione di un Giorno della
Memoria per le vittime del terrorismo?
Da anni si
parlava di istituire una data in ricordo delle vittime
del terrorismo e, come parlamentare, sono fiera di avere
partecipato alla realizzazione di questa legge. Si è
molto discusso anche su quale dovesse essere la data. Si
era parlato del 26 marzo, giorno dell'assassinio di
Alessandro Floris. Erano inoltre state indicate anche le
date del 16 marzo, in ricordo del rapimento e
dell'eccidio della scorta di Moro, del 12 dicembre,
Piazza Fontana, o giornate internazionali come
l'11 settembre. In ogni caso, il significato ultimo del
Giorno della Memoria non deve essere quello della
mera celebrazione, che sarebbe del tutto sterile, quanto
quello della divulgazione e delle riflessione.
Qual può
essere invece il significato per i comuni cittadini, in
particolare per i giovani?
Parlavo
appunto della riflessione. Io sono un'insegnante ed ho
molto a cuore la sensibilizzazione dei giovani da questo
punto di vista. Credo proprio che saranno loro i primi a
trarne giovamento se si riuscirà a fare di questo giorno
un giorno di iniziative culturali volte ad analizzare la
memoria di quegli anni che altrimenti rischia, per vari
motivi, di andare perduta.
Giuseppe
Ferrara l’anno scorso ha portato a termine un film
dedicato a suo padre, al quale Lei ha dato un prezioso
contributo di consulenze.. Perché ancora oggi, a quasi
trent’anni di distanza, un film su questo argomento
incontra questi ostacoli?
Il film ha
avuto molti problemi e ne ha ancora. Non conosco bene le
dinamiche della distribuzione cinematografica ma penso
proprio che i problemi derivino esclusivamente da questo
e non dall’argomento trattato.
Della
coalizione alla quale Lei appartiene fa parte l’ex
dirigente di Prima Linea Sergio D’Elia. Qual è la sua
opinione in merito?
A Sergio
D’Elia è stata restituita l’eleggibilità nel 2000. Dal
punto di vista giuridico non c’è niente da dire: era
eleggibile ed è stato eletto. Se poi si vuole spostare
la discussione sul piano morale, credo che ci sarebbero
molte questioni da affrontare all’interno del
Parlamento.
Nel libro
Guido Rossa, mio padre (ed. BUR, Milano,
2006) Lei dice di aver ritrovato fra le carte di suo
padre un numero della rivista cattolica Il Gallo,
dal cui ambiente doveva provenire chi
ha fornito notizie sul dossier
circa il dirigente dell’Ansaldo ritrovato in Via
Fracchia. Anche alla luce di queste vicende che opinione
si è fatta circa i legami fra Br ed ambienti cattolici?
I legami
esistevano. Basta pensare che molti appartenenti alle Br
provenivano da ambienti cattolici, che al tempo erano
molto politicizzati.
Suo padre
collaborava, all'interno dell' Italsider con una
sorta di Intelligence del Pci, volta a
fronteggiare un eventuale colpo di stato da parte della
destra. A distanza di anni, crede che quella che viene
brutalmente definita “Gladio Rossa” sia servita
realmente ad evitare un golpe o sia stata soltanto
un’utopia?
Mio padre
faceva parte di un servizio di sorveglianza, niente a
che vedere con i gruppi armati o paramilitari. Penso che
fosse utile informarsi e, al tempo stesso, cercare di
resistere in qualche modo. Oggi è facile guardare alla
storia con distacco, ma in quegli anni il clima era
estremamente teso e nessuno sapeva con certezza cosa
sarebbe successo. Non dimentichiamo erano gli anni di
Borghese, di Sogno e Pacciardi.
Matina
Manescalchi (martinamanescalchi@sindromedistendhal.com)
e Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
9 maggio
2007