…Si
continua a pensare il terrorismo come l’escrescenza di un male
oscuro,
come una leucemia, un cancro. E si continua a rifiutarsi
di vedere
la disgregazione dello Stato. È dallo Stato che nasce il modo
falso di reagire alla
follia
terroristica. Ad una cosa oscena reagisce in modo osceno.
Da un’intervista a Dario Fo sulla commedia: Clacson,
trombette e pernacchi. (1982)
La
produzione teatrale che va dagli anni settanta fino ai nostri
giorni non è molto ricca di opere che riguardano il fenomeno del
terrorismo italiano nel suo nascere e nel suo svilupparsi.
Le ragioni per cui il teatro si sia concentrato così poco
sulle tematiche relative agli eccidi terroristici degli Anni
di piombo ( 1969/1981) , possono essere riconducibili
ad un semplice disinteresse, alla difficoltà di mettere
in scena gli eventi senza banalizzare l’analisi della realtà,
oppure alla delicatezza di un argomento la cui rappresentazione
può rischiare di offendere involontariamente la memoria delle
vittime urtando la sensibilità dei familiari e dell’opinione
pubblica.
Le piecès teatrali che si riferiscono a quel periodo così
controverso, se si focalizzano soltanto sulla problematicità
dello scenario socio- politico italiano, possono essere
interpretate come volontà di giustificare le ragioni degli atti
terroristici, e, se si limitano a condannare moralmente le
azioni eversive, è facile che scivolino nella retorica della non
violenza e nella descrizione melodrammatica.
Durante gli Anni di piombo, l’ unico
drammaturgo, regista e attore italiano che ebbe il coraggio di
rappresentare, attraverso la farsa e lo sberleffo, alcuni
avvenimenti significativi di quel periodo così difficile della
storia italiana, fu Dario Fo, scrittore, regista
e attore teatrale insignito del Premio Nobel per la letteratura
nel 1997.
Con la sua arte, condita da una comicità scanzonata,
paradossale e parodistica, Fo si accosta ai fatti odierni
senza mai tralasciare l’importanza dell’intrattenimento e della
teatralizzazione.
Propria del suo teatro è una peculiare tecnica con cui egli
lega epoche e problematiche del passato con le tematiche
dell’attualità sociale e politica. In tal modo rappresenta l’
archetipo eterno ed universale di un mondo in cui i medesimi
problemi sono soliti ripresentarsi continuamente, anche se con
accenti e sfumature differenti.
Nel 1970 Dario Fo mise in scena la piece:
Morte accidentale di un anarchico ,che, pur raccontando
il presunto suicidio dell’anarchico
Salsedo in una New York del
1921, si riferiva chiaramente all’anarchico Pinelli, accusato
di aver partecipato alla strage di Piazza Fontana (1969)
e precipitato dal quarto piano della questura in cui era
stato interrogato. Il commissario dichiarò che si era trattato
di un caso di suicidio, ma troppe ombre avvolsero l’accaduto.
Il protagonista è il matto, personaggio che si avvale di
diversi travestimenti ( psichiatra, giudice, vescovo) per
svelare non solo la contraddittorietà della versione ufficiale
dei fatti ma anche una esilarante confusione conseguente ad ogni
tentativo di ricostruzione della realtà.
Negli anni che seguirono l’episodio dell’anarchico Pinelli, le
Brigate Rosse decisero di mettere in pratica le loro teorie
rivoluzionarie attraverso l’uso della violenza terroristica come
mezzo di lotta politica e di autodifesa. Nove anni dopo, Il
16 marzo 1978 , rapirono il politico della DC Aldo Moro,
che , dopo 55 giorni di prigionia, il 9 maggio 1978,
uccisero.
Nel 1979 Dario Fo scrisse La tragedia di
Aldo Moro, testo costruito in modo simile ad una
tragedia greca. Moro gli evocava l’eroe del Filottete di
Sofocle, tradito e abbandonato nell’isola di Lemno da Ulisse e
dai suoi compagni.
Si sottolinea, nell’opera, l’idea secondo cui il senatore
fosse stato il capro espiatorio nel moderno rito del potere:
“Per accomodare i
conflitti all’interno del potere , si sceglie un capro
espiatorio, si allestisce un olocausto. La vittima deve fare
parte della struttura di potere, essere un uomo degno,
rappresentativo del suo gruppo. L’olocausto rende sacro e quindi
non più suscettibile di dibattito quello che invece dovrebbe
essere soggetto alla dialettica. È una pratica liberatoria e
insieme dogmatica.”
Sulla scena, una cavea concentrica a più gradoni, in cui sono
presenti i compagni di partito che girano attorno al segretario
come ombre col viso coperto da una maschera che sposta
l’attenzione sulle sfumature aggressive di ogni minimo movimento
del corpo.
Con suo stesso rammarico, Fo non rappresentò mai tale tragedia
ma, nel 1981, tornò ad occuparsi dei giochi del potere e
di terrorismo con la commedia: Clacson, trombette e
pernacchi, in cui prese spunto dal caso Moro fingendo
che al suo posto fosse rapito Agnelli. Tutto è giocato in
chiave paradossale, la storia si sofferma sui plausibili
comportamenti delle istituzioni, sull’ eventuale scelta di
intransigenza o di compromesso con i terroristi.
Al centro della commedia c’è Antonio, operaio della Fiat, che
si trova coinvolto nel sequestro del presidente Agnelli rimasto
sfigurato in seguito all’incendio dell’auto in fuga. Grazie ad
un’operazione di plastica facciale l’avvocato si ritrova col
volto e nei panni dell’operaio che, a sua volta, finisce per
assumere il ruolo di Agnelli. Da qui sono innescati assurdi
equivoci, esilaranti cambiamenti di scena e repentini
capovolgimenti di situazioni. Lo spettacolo, divertente e arguta
farsa contro il potere personificato dal presidente della Fiat,
fu criticato aspramente, stroncato da gran parte della stampa e
boicottato dalle emittenti televisive.
I mezzi di comunicazione accusarono ingiustamente Fo di
fiancheggiamento del terrorismo perché ,al termine di una
rappresentazione, diede parola ai parenti dei detenuti del
supercarcere di Trani che avevano illustrato l’atroce
trattamento dei carcerati. Per il regista, torturare i
terroristi significava servirsi delle stesse barbare
metodologie dei terroristi. E durante la rappresentazione, in
forma grottesca, è messo in scena tale discutibile tentativo
dello Stato di esorcizzare il demonio.
Nel periodo più recente, a partire dalla fine degli anni
Novanta, il teatro ha iniziato ad occuparsi degli Anni di
piombo in un modo del tutto differente da quello di Fo.
Le vicende d’attualità non sono più narrate allo scopo di
sbeffeggiare un potere su cui riflettere criticamente e per
divertire il pubblico col gioco scenico proprio della Commedia
dell’arte. La narrazione , per quanto a volte spettacolare, è
scevra dalla volontà di analizzare e, allo stesso tempo,
giocare. Ci si propone di raccontare una storia di cronaca
con precisi riferimenti ai documenti dell’epoca , in modo da
coinvolgere ma soprattutto informare il pubblico in relazione
ad un passato da ricordare che ha lasciato strascichi visibili
anche nel presente.
Tale teatro d’impegno civile è proprio di Marco
Baliani e della Associazione Teatrale Narramondo.
Lo spettacolo di Baliani, Corpo di Stato, tipico
esempio di teatro- documento, è stato trasmesso per la
prima volta il 9 maggio 1998, in diretta televisiva su rai
due. Ciò è significativo poiché evidenzia la propensione dello
Stato a rievocare , dopo vent’anni, il caso di Aldo Moro
attraverso il mezzo incisivamente divulgativo del teatro in
televisione.
In esso è ricostruito, indagato e attualizzato l’omicidio del
senatore della DC, per offrire l’acre testimonianza di una
vicenda da non dimenticare e per dipingere con la parola il
ritratto di una generazione e di una classe politica.
Il racconto dei 55 giorni di prigionia di Aldo Moro ha i toni
della denuncia di una lacerazione, di come il tema della
violenza rivoluzionaria abbia dovuto fare i conti con un corpo
prigioniero, e come questa immagine abbia fatto nascere domande
e conflitti interiori non più risolvibili con slogan o con
pratiche ideologiche.
Come Baliani, anche La Compagnia teatrale Narramondo di Genova,
nata durante le manifestazioni antiG8, si occupa di narrazione
civile e si propone di rappresentare le
ferite storiche.
Nel 2006 , in un ciclo di spettacoli sugli Anni di
piombo, ha messo in scena:
A.V. storia di una B.rava
R.agazza, La tragedia negata, le B.R, Moro e gli altri,
e, infine, Di eroi, di spie ed altri fantasmi.
In
Storia di una B.rava R.agazza, si verifica il
confronto generazionale tra una maestra ex B.R e una ragazza
maturanda che intende svolgere una tesina sulla sua maestra .Le
due attrici, rappresentanti di due generazioni a confronto,
parlano a due voci cercando di capire ma soprattutto di porsi
domande.
In La tragedia negata , le B.R., Moro e
gli altri, è disseppellito un trauma rimosso, la
tragedia di Moro. La ricostruzione dei fatti è veicolata
attraverso toni spietati, dolorosi e talvolta ironici. La
narrazione, svolta da un solo attore, non è documentaristica ma
fa rivivere l’evento in tutta la sua tragicità.
Di eroi, spie e altri fantasmi,
parla di Guido Rossa, operaio dell’Italsider di Genova, ,
iscritto al PCI e appassionato di alpinismo, ucciso il 24
gennaio 1979 in un attentato rivendicato dalle Brigate Rosse.
Lo spettacolo si rifà alla tradizione del teatro-
documento offrendo la testimonianza di ciò che è accaduto
e stimolando l’insorgere di interessanti interrogativi sulla
figura di Guido Rossa, sulle motivazioni che portarono operai e
professionisti ad aderire alle B.R, sull’influenza che hanno
avuto quegli accaduti di trenta anni fa sulla politica italiana
e sulla nostra vita di oggi.
La narrazione
d’impegno civile è un genere teatrale che, pur essendo
attraversato da sincera passione politica , non si eleva ad
un livello artisticamente pari a quello delle farse di Dario
Fo. Ha avuto il grande merito di informare e sensibilizzare il
pubblico su alcuni avvenimenti degli anni del terrorismo
italiano, con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo delle
vittime e di rievocare la storia del nostro paese. Un paese
senza memoria, è , infatti, un paese confuso e smarrito, privo
di identità. Identità civile che dipende inesorabilmente da un
passato su cui è inevitabile perpetuare una riflessione tale
da dare un senso allo scenario socio- politico odierno.
Antonella Fontanella
antofonta@gmail.com
L'immagine di Dario Fo è distribuita sotto Creative Commos
Licence, autore Michael Edwards.
La
foto di scena dello spettacolo A.V. Una B.rava R.agazza è di
Dario Pignatelli, dal sito dell'Associazione culturale
Narramondo
www.narramondo.it