Tano D’Amico ha vissuto in prima persona il
Settantasette, con l’obiettivo della sua macchia
fotografica e con l’impegno di dare un’altra immagine
da quella dei giornali. Lavorava per i giornali di
Potere operaio e di Lotta Continua, scattando istantanee
delle manifestazioni, della guerriglia urbana, ma anche
dei momenti di assemblea, di riposo e di vita serena:
una visione completa del movimento del
Settantasette e della sua complessità.
Fino al 13 maggio un centinaio di suoi scatti sono
esposti al Museo di Roma in Trastevere
nell’ambito del Festival della FotoGrafia di Roma
dedicato quest’anno alla “Questione italiana”. Le
fotografie di Tano D’Amico ci accompagnano in una
ricostruzione dall’interno di quell’anno cruciale per la
nostra storia e per la questione italiana.
D’Amico ci mostra le facce di quei ragazzi, i cui
lineamenti non si colgono più nei volti oggi delle nuove
generazioni, perché ogni faccia è scolpita dalle
domande che ognuno si pone, e oggi le domande sono
diverse. Facce che urlano alle manifestazioni, che
scappano dalla polizia coperte da passamontagna, facce
ferite o facce serene nei momenti di amicizia e di
spensieratezza. Spesso i volti sono inseriti in
oceaniche foto di gruppo. Come l’immagine del viale
della Sapienza pieno di giovani, nella primavera del
’77, che scherzano, ascoltano, carichi di entusiasmo
davanti alla statua della Minerva. “Repubblica” ha
chiesto a chi si riconosce in questa foto di raccontare
la sua storia. Emergono i pensieri di chi prova rabbia
per quello che è diventato oggi, di chi all’ora aveva
paura e si coprì il volto per il timore di essere
riconosciuto nella fotografia, chi ricorda la violenza,
chi lo spirito libertario, la gioventù sfrontata e
generosa. Sono soprattutto matricole o ragazzi degli
ultimi ani del liceo.
[http://www.repubblica.it/2007/01/speciale/altri/2007dossier1977/quelli/quelli.html]
Altri momenti di riunione sono la
Festa di Primavera o il campeggio di protesta contro la
centrale nucleare a Montaldo di Castro, documentati da
numerose fotografie di Tano D’Amico.
Troviamo le altre feste in città, a Roma, a Bologna
momenti di altissima civiltà, possibilità di
sperimentare modelli nuovi di vita.
L’obiettivo di Tano D’Amico si posa poi sui momenti che
passeranno alla Storia del ’77. Il 17 febbraio e la
cacciata del segretario della CGIL Luciano Lama
dalla Sapienza occupata dal movimento. Immagini degli
scontri tra gli studenti e il servizio d’ordine del Pci
e del sindacato, i manifesti e i fantocci che accolsero
Lama e la sua rapida fuga dal palco. Due giorni dopo, il
19 febbraio, Tano D’Amico è alla fluviale
manifestazione che attraversa Roma. Cinquantamila
studenti per le vie della capitale. Le manifestazioni e
gli scontri saranno numerosi nei mesi seguenti, e
cominceranno ad essere bagnati di sangue. Prima a
Bologna, l’11 marzo, dove viene ucciso Francesco
Lorusso, venticinquenne militante di Lotta
Continua. Due mesi dopo toccherà a Roma. È il 12 maggio
1977, i Radicali hanno indetto una manifestazione per il
terzo anniversario del referendum sul divorzio (oggi,
nel trentesimo anniversario, si manifesterà per
ricordare l’importanza della famiglia tradizionale
e la mostruosità antinaturale di gay e
diversi). Tra i feriti di quel giorno, a Ponte
Garibaldi, Giorgiana Masi viene colpita
mortalmente. Tano D’Amico fotografa gli scontri di
quella giornata e il dolore delle amiche al funerale,
sotto la pioggia battete e un mare di ombrelli neri. Ma
si muore anche dall’altra parte della barricata. Il 21
aprile il poliziotto Settimio Passamonti
fu colpito dai proiettili sparati dai manifestanti
durante il tentativo di sgombero degli occupanti della
Sapienza. Tano D’Amico fotografa quattro collegi
dell’agente che lo trascinano, colpito a morte, lontano
dagli scontri, nel luogo in qualche giorno dopo apparirà
la scritta “Qui c’era un carruba. Compagno Lorusso sei
vendicato”. Nella manifestazione indetta a Milano il 14
maggio per protestare contro la morte di Giorgiana,
cadrà un altro agente, Antonio Custrà.
Anche le forze armate trovano spazio nelle fotografie di
Tano D’Amico, ma sempre dal punto di vista dei
manifestanti. Le istantanee che mostrano gli arresti
pongono a confronto ragazzi della stessa età, una
generazione spaccata da una parte e dall’altra della
barricata. Uno scatto di D’Amico fece scalpore
sui giornali perché dimostrava la presenza di agenti
delle forze dell’ordine camuffati da protestanti durante
le più violenti manifestazioni.
Tano D’Amico
ha ricordato il suo impegno affinché nelle sue immagini
fosse subito evidente chi fossero i buoni e chi i
cattivi, la solidarietà di chi guardava le sue
fotografie doveva immediatamente riversarsi sugli
studenti dovevano essere delle fotografie in cui si
dovesse vedere in un modo chiaro chi erano le vittime e
chi i carnefici.
Non solo Roma alla mostra “È il ‘77”, ma anche immagini
realizzate a Bologna, Milano, Palermo.
La folla in Piazza Maggiore, davanti San Petronio, per
il Convegno contro la repressione (23-25 settembre)
organizzato da Lotta Continua dopo la spaccatura tra
l’amministrazione della città, guidata dal Pci e i
giovani, in seguito all’assassinio di Lorusso e
dopo l’arrivo dei cinquanta blindati M113 all’Università
inviati dal Ministro degli interni Francesco
Cossiga. A Palermo e Milano, invece, la macchina
fotografica di Tano D’Amico entra nelle fabbriche, tra i
collettivi degli operai, gli scioperi e il duro lavoro
alla catena di montaggio.
Ci sono poi le famiglie che vivono nelle case occupate
di Roma. Tano D’Amico ricorda le notti passate in
queste case, completamente al buoi, illuminate soltanto
dal flash della sua macchina fotografica. Il fotografo
rappresenta gli occupanti, bambini, donne, uomini come
“belle persone”, per attaccare l’immagine stereotipata
di volti di brutti sporchi e cattivi, ai quali
veniva sottratta umanità, dignità, bellezza.
Veniva chiamato dagli stessi abitanti di queste case per
realizzare i servizi fotografici e mostrare al mondo
delle immagini diverse.
Una macchia rossa sull’asfalto, ripresa in tre diverse
immagini, testimonia l’uccisione di Walter Rossi,
ventenne di Lotta Continua, ammazzato da un gruppo di
missini la sera del 30 settembre . Il copione è sempre
lo stesso e Tano D’Amico lo ripercorre. La disperazione
dei funerali, le proteste in tutta Italia, scontri con
le forze armate e i neofascisti e di nuovo ancora morti.
Il 1 ottobre ai funerali di Walter prenderanno parte più
di centomila persone. Quattro anni più tardi, nel corso
del processo, sarà fatto il nome di Alessandro
Alibrandi come esecutore materiale
dell’omicidio. Figlio di un consigliere della
Cassazione, si era rifugiato in Libano, rientrerà in
Italia nell’autunno del 1981 e morirà a causa di uno
scontro con le forze armate. Nel corso della
manifestazione di solidarietà a Walter Rossi che
si tiene a Torino, viene assaltato un bar considerato
covo dei giovai del Msi e del Fronte della Gioventù.
Perde la vita il ventiduenne Roberto Crescenzio,
dilaniato dalle fiamme appiccate dai lanci di molotov.
Una morte atroce, Roberto riuscirà a trascinarsi in
strada ridotto a torcia umana, tra lo sgomento degli
attentatori. Morirà pochi giorni dopo in ospedale. Era
uno studente del tutto estraneo alla lotta armata,
quella mattina era al bar Angelo Azzurro per due
chiacchiere con un amico. L’enormità di quest’ultima
tragedia porterà molti giovani di allora ad interrogarsi
sulla lotta armata. È l’ultima macchia di sangue del ’77
nelle piazze e nelle strade affollate dalla rabbia dei
giovani.
È questo il Settantasette di Tano D’Amico, solo una
parte di quello che fu e ancora oggi rappresenta quell’anno.
Una visione parziale della storia, vista dall’interno
del movimento, che cerca di restituire un volto e
l’umanità ai ragazzi che in quei giorni scesero nelle
strade.
In occasione della mostra è stato ristampato l’album
contenente le fotografie di Tano D’Amico disegnato da
Piergiorgio Maoloni, pubblicato dai “Libri del No” nel
1978 grazie ad un autofinanziamento del movimento.
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
Le dichiarazioni di Tano D’Amico sono
tratte dall’intervista riportata nel libro “Una
sparatoria tranquilla – Per una storia orale del ‘77” –
Odradek edizioni 1997