È il ‘77

Al Museo di Roma in Trastevere le foto che Tano D’Amico: il movimento visto dall’interno

Dal 16 aprile al 13 maggio

Museo di Roma in Trastvere, Piazza Sant'Egidio

 

Martedì-domenica 10.00-20.00

Intero 5,50 € Ridotto 4€

 

http://www.museodiromaintrastevere.it

Immagini e emozioni dal '77

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Redazione

 

Tano D’Amico ha vissuto in prima persona il Settantasette, con l’obiettivo della sua macchia fotografica e con l’impegno di dare un’altra immagine da quella dei giornali. Lavorava per i giornali di Potere operaio e di Lotta Continua, scattando istantanee delle manifestazioni, della guerriglia urbana, ma anche dei momenti di assemblea, di riposo e di vita serena: una visione completa del movimento del Settantasette e della sua complessità.

Fino al 13 maggio un centinaio di suoi scatti sono esposti al Museo di Roma in Trastevere nell’ambito del Festival della FotoGrafia di Roma dedicato quest’anno alla “Questione italiana”. Le fotografie di Tano D’Amico ci accompagnano in una ricostruzione dall’interno di quell’anno cruciale per la nostra storia e per la questione italiana. D’Amico ci mostra le facce di quei ragazzi, i cui lineamenti non si colgono più nei volti oggi delle nuove generazioni, perché ogni faccia è scolpita dalle domande che ognuno si pone, e oggi le domande sono diverse. Facce che urlano alle manifestazioni, che scappano dalla polizia coperte da passamontagna, facce ferite o facce serene nei momenti di amicizia e di spensieratezza. Spesso i volti sono inseriti  in oceaniche foto di gruppo. Come l’immagine del viale della Sapienza pieno di giovani, nella primavera del ’77, che scherzano, ascoltano, carichi di entusiasmo davanti alla statua della Minerva. “Repubblica” ha chiesto a chi si riconosce in questa foto di raccontare la sua storia. Emergono i pensieri di chi prova rabbia per quello che è diventato oggi, di chi all’ora aveva paura e si coprì il volto per il timore di essere riconosciuto nella fotografia, chi ricorda la violenza, chi lo spirito libertario, la gioventù sfrontata e generosa. Sono soprattutto matricole o ragazzi degli ultimi ani del liceo.

 [http://www.repubblica.it/2007/01/speciale/altri/2007dossier1977/quelli/quelli.html]

Altri momenti di riunione sono la Festa di Primavera o il campeggio di protesta contro la centrale nucleare a Montaldo di Castro, documentati da numerose fotografie di Tano D’Amico. Troviamo le altre feste in città, a Roma, a Bologna momenti di altissima civiltà, possibilità di sperimentare modelli nuovi di vita.

L’obiettivo di Tano D’Amico si posa poi sui momenti che passeranno alla Storia del ’77. Il 17 febbraio e la cacciata del segretario della CGIL Luciano Lama dalla Sapienza occupata dal movimento. Immagini degli scontri tra gli studenti e il servizio d’ordine del Pci e del sindacato, i manifesti e i fantocci che accolsero Lama e la sua rapida fuga dal palco. Due giorni dopo, il 19 febbraio, Tano D’Amico è alla fluviale manifestazione che attraversa Roma. Cinquantamila studenti per le vie della capitale. Le manifestazioni e gli scontri saranno numerosi nei mesi seguenti, e cominceranno ad essere bagnati di sangue. Prima a Bologna, l’11 marzo, dove viene ucciso Francesco Lorusso, venticinquenne militante di Lotta Continua. Due mesi dopo toccherà a Roma. È il 12 maggio 1977, i Radicali hanno indetto una manifestazione per il terzo anniversario del referendum sul divorzio (oggi, nel trentesimo anniversario, si manifesterà per ricordare l’importanza della famiglia tradizionale e la mostruosità antinaturale di gay e diversi). Tra i feriti di quel giorno, a Ponte Garibaldi, Giorgiana Masi viene colpita mortalmente. Tano D’Amico fotografa gli scontri di quella giornata e il dolore delle amiche al funerale, sotto la pioggia battete e un mare di ombrelli neri. Ma si muore anche dall’altra parte della barricata. Il 21 aprile il poliziotto Settimio Passamonti fu colpito dai proiettili sparati dai manifestanti durante il tentativo di sgombero degli occupanti della Sapienza. Tano D’Amico  fotografa quattro collegi dell’agente che lo trascinano, colpito a morte, lontano dagli scontri, nel luogo in qualche giorno dopo apparirà la scritta “Qui c’era un carruba. Compagno Lorusso sei vendicato”. Nella manifestazione indetta a Milano il 14 maggio per protestare contro la morte di Giorgiana, cadrà un altro agente, Antonio Custrà. Anche le forze armate trovano spazio nelle fotografie di Tano D’Amico, ma sempre dal punto di vista dei manifestanti. Le istantanee che mostrano gli arresti pongono a confronto ragazzi della stessa età, una generazione spaccata da una parte e dall’altra della barricata. Uno scatto di D’Amico fece scalpore sui giornali perché dimostrava la presenza di agenti delle forze dell’ordine camuffati da protestanti durante le più violenti manifestazioni.

Tano D’Amico ha ricordato il suo impegno affinché nelle sue immagini fosse subito evidente chi fossero i buoni e chi i cattivi, la solidarietà di chi guardava le sue fotografie doveva immediatamente riversarsi sugli studenti dovevano essere delle fotografie in cui si dovesse vedere in un modo chiaro chi erano le vittime e chi i carnefici.

Non solo Roma alla mostra “È il ‘77”, ma anche immagini realizzate a Bologna, Milano, Palermo.

La folla in Piazza Maggiore, davanti San Petronio, per il Convegno contro la repressione (23-25 settembre) organizzato da Lotta Continua dopo la spaccatura tra l’amministrazione della città, guidata dal Pci e i giovani, in seguito all’assassinio di Lorusso e dopo l’arrivo dei cinquanta blindati M113 all’Università inviati dal Ministro degli interni Francesco Cossiga. A Palermo e Milano, invece, la macchina fotografica di Tano D’Amico entra nelle fabbriche, tra i collettivi degli operai, gli scioperi e il duro lavoro alla catena di montaggio.

Ci sono poi le famiglie che vivono nelle case occupate di Roma. Tano D’Amico ricorda le notti passate in queste case, completamente al buoi, illuminate soltanto dal flash della sua macchina fotografica. Il fotografo rappresenta gli occupanti, bambini, donne, uomini come “belle persone”, per attaccare l’immagine stereotipata di volti di brutti sporchi e cattivi, ai quali veniva sottratta umanità, dignità, bellezza. Veniva chiamato dagli stessi abitanti di queste case per realizzare i servizi fotografici e mostrare al mondo delle immagini diverse.

Una macchia rossa sull’asfalto, ripresa in tre diverse immagini, testimonia l’uccisione di Walter Rossi, ventenne di Lotta Continua, ammazzato da un gruppo di missini la sera del 30 settembre . Il copione è sempre lo stesso e Tano D’Amico lo ripercorre. La disperazione dei funerali, le proteste in tutta Italia, scontri con le forze armate e i neofascisti e di nuovo ancora morti. Il 1 ottobre ai funerali di Walter prenderanno parte più di centomila persone. Quattro anni più tardi, nel corso del processo, sarà fatto il nome di Alessandro Alibrandi come esecutore materiale dell’omicidio. Figlio di un consigliere della Cassazione, si era rifugiato in Libano, rientrerà in Italia nell’autunno del 1981 e morirà a causa di uno scontro con le forze armate. Nel corso della manifestazione di solidarietà a Walter Rossi che si tiene a Torino, viene assaltato un bar considerato covo dei giovai del Msi e del Fronte della Gioventù. Perde la vita il ventiduenne Roberto Crescenzio, dilaniato dalle fiamme appiccate dai lanci di molotov. Una morte atroce, Roberto riuscirà a trascinarsi in strada ridotto a torcia umana, tra lo sgomento degli attentatori. Morirà pochi giorni dopo in ospedale. Era uno studente del tutto estraneo alla lotta armata, quella mattina era al bar Angelo Azzurro per due chiacchiere con un amico. L’enormità di quest’ultima tragedia porterà molti giovani di allora ad interrogarsi sulla lotta armata. È l’ultima macchia di sangue del ’77 nelle piazze e nelle strade affollate dalla rabbia dei giovani.

È questo il Settantasette di Tano D’Amico, solo una parte di quello che fu e ancora oggi rappresenta quell’anno. Una visione parziale della storia, vista dall’interno del movimento, che cerca di restituire un volto e l’umanità ai ragazzi che in quei giorni scesero nelle strade.

In occasione della mostra è stato ristampato l’album contenente le fotografie di Tano D’Amico disegnato da Piergiorgio Maoloni, pubblicato dai “Libri del No” nel 1978 grazie ad un autofinanziamento del movimento.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

Le dichiarazioni di Tano D’Amico sono tratte dall’intervista riportata nel libro “Una sparatoria tranquilla – Per una storia orale del ‘77” – Odradek edizioni 1997 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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