Il 9 maggio del 1978 l'Italia si ferma di fronte alle
immagini agghiaccianti di Via Caetani. L'uccisione di Aldo Moro sconvolge il Paese lasciando una
ferita non ancora rimarginata.
Fra il clamore e lo sdegno generale passa del tutto
inosservato un altro atroce delitto consumatosi nella
stessa notte sui binari della Palermo-Trapani. Una
scarica di tritolo uccide Giuseppe Impastato.
Si grida subito al plateale estremo gesto o, ancora, al
tentativo fallito di attentato terroristico. Candidatosi
come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria
alle elezioni amministrative, il 14 maggio successivo
Impastato viene eletto in Consiglio Comunale con 260
preferenze.
Peppino nasce e cresce a Cinisi in una famiglia
di stampo mafioso a cui fa capo il boss Gaetano
Badalamenti. Militante di sinistra fin dalla
giovane età (aderisce al PSIUP nel 1965), si oppone con
forza alla costruzione della terza pista dell'aeroporto
di Cinisi, usato per i traffici internazionali dei boss
mafiosi. Si unisce alla resistenza dei contadini che non
vogliono farsi espropriare case e terreni in nome di
un'iniziativa sciagurata: resistenza repressa a suon di
botte e denunce, fino all'effettiva costruzione
dell'inutile, dispendiosa e tutt'altro che sicura terza
pista. Impastato aderisce nel 1973 a Lotta
continua e si occuperà poi di iniziative culturali
che attireranno molti giovani del paese. Su tutte il
circolo Musica e Cultura e, nel 1976, RadioAut,
emittente libera autofinanziata tramite la quale si fa
beffa dei politici locali. Non ha paura di denunciare
pubblicamente i loschi affari di pesci più o meno
grossi. La sua sfrontatezza in questo senso lo porterà
ad essere cacciato di casa dal padre e disconosciuto dal
resto della famiglia. Fortemente attaccato alle sue
radici, non si lascerà mai travolgere da utopistici
sogni di rivoluzione ma si occuperà sempre dei
problemi reali della sua terra, come la deturpazione
ambientale in favore di squallide speculazioni edilizie,
senza aver mai paura di fare nomi e cognomi, la lotta
femminista e quella antinucleare. Tutto questo tramite
un'intensa attività di rottura culturale fatta di
satira, musica, informazione.
La vera peculiarità della sua figura risiede nell'aver
parlato di mafia e mafiopoli in un momento ed in un modo
in cui non si pensava fosse possibile farlo. Basta
ricordare che la prima manifestazione nazionale contro
la mafia nella storia d'Italia si svolgerà il 9 maggio
1979, proprio in nome suo. Personaggio troppo sopra le
righe per un paese totalmente asservito a mafia e
Democrazia Cristiana.
Una lotta in nome della legalità svolta in maniera
troppo pubblica, dunque, la sua colpa. Per questo verrà
fatto saltare in aria a soli trent'anni. Per questo più
di una mano opererà per depistare le indagini.
Molte stranezze, infatti, intorno alla sua morte. Prima
fra tutte, la riparazione in tempo record del binario
tranciato dall'esplosione. A venti metri dallo stesso
binario viene ritrovata la sua auto, dal cui cofano
fuoriesce un cavo telefonico collegato alla batteria.
Lunga venti metri anche la matassa di cavo ritrovata
dentro il veicolo, da cui la pista dell'attentato
terroristico. Questo fino a che in casa della madre non
viene ritrovata una lettera scritta da Impastato
qualche mese prima, in cui manifesterebbe velati intenti
suicidi. In tutto questo non vengono perquisite le case
dei mafiosi del luogo.
Grazie al fratello, alla madre e al Centro di
documentazione a lui intitolato, viene individuata
la matrice mafiosa del delitto, sentenziata nel
1984 dall'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo a
carico di ignoti. Ci vorranno altri diciassette anni per
arrivare alla sentenza definitiva: il 5 marzo 2001 la
Corte d’Assise riconosce Vito Palazzolo
colpevole e lo condanna a 30 anni di reclusione. L’11
aprile 2002 Gaetano Badalamenti viene
condannato all’ergastolo.
Ma se i tempi della giustizia sono lenti, quelli della
stupidità non hanno fine:
Isnello 2002:
l'Amministrazione di centro-destra fa rimuovere dalla
piazza il cippo commemorativo dedicato a Giuseppe
Impastato.
Mazara del Vallo 2006:
presa a picconate la lapide nella strada intitolata a
Peppino.
Termini Imerese 2007:
sradicato l'albero piantato in memoria di Impastato.
Per ricordare il suo coraggio, il suo impegno, la forza
della sua voce, a Cinisi, in Corso Umberto 220, c'è una
porta sempre aperta: quella di casa sua. L'abitazione di
Impastato, per volontà della madre prima e del
fratello poi, è aperta al pubblico dal lunedì al
venerdì (ore 10,00 – 12,30/16,30 – 19,00). Con la
speranza che ci sia sempre qualcuno pronto a varcare
quella soglia.