L'altro nove maggio


Giuseppe Impastato: la voce dell'antimafia

Immagini dal film "I cento passi" (2000) di Marco Tullio Giordana

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Redazione

 

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E venne da noi un adolescente

dagli occhi trasparenti

e dalle labbra carnose,

alla nostra giovinezza

consunta nel paese e nei bordelli.

Non disse una sola parola

nè fece gesto alcuno:

questo suo silenzio

e questa sua immobilità

hanno aperto una ferita mortale

nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:

la nostra pena non ha testimoni.

Giuseppe Impastato

 Il 9 maggio del 1978 l'Italia si ferma di fronte alle immagini agghiaccianti di Via Caetani. L'uccisione di Aldo Moro sconvolge il Paese lasciando una ferita non ancora rimarginata.

Fra il clamore e lo sdegno generale passa del tutto inosservato un altro atroce delitto consumatosi nella stessa notte sui binari della Palermo-Trapani. Una scarica di tritolo uccide Giuseppe Impastato. Si grida subito al plateale estremo gesto o, ancora, al tentativo fallito di attentato terroristico. Candidatosi come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria alle elezioni amministrative, il 14 maggio successivo Impastato viene eletto in Consiglio Comunale con 260 preferenze.

 Peppino nasce e cresce a Cinisi in una famiglia di stampo mafioso a cui fa capo il boss Gaetano Badalamenti. Militante di sinistra fin dalla giovane età (aderisce al PSIUP nel 1965), si oppone con forza alla costruzione della terza pista dell'aeroporto di Cinisi, usato per i traffici internazionali dei boss mafiosi. Si unisce alla resistenza dei contadini che non vogliono farsi espropriare case e terreni in nome di un'iniziativa sciagurata: resistenza repressa a suon di botte e denunce, fino all'effettiva costruzione dell'inutile, dispendiosa e tutt'altro che sicura terza pista. Impastato aderisce nel 1973 a Lotta continua e si occuperà poi di iniziative culturali che attireranno molti giovani del paese. Su tutte il circolo Musica e Cultura e, nel 1976, RadioAut, emittente libera autofinanziata tramite la quale si fa beffa dei politici locali.  Non ha paura di denunciare pubblicamente i loschi affari di pesci più o meno grossi. La sua sfrontatezza in questo senso lo porterà ad essere cacciato di casa dal padre e disconosciuto dal resto della famiglia. Fortemente attaccato alle sue radici, non si lascerà mai travolgere da utopistici sogni di rivoluzione ma si occuperà sempre dei problemi reali della sua terra, come la deturpazione ambientale in favore di squallide speculazioni edilizie, senza aver mai paura di fare nomi e cognomi, la lotta femminista e quella antinucleare. Tutto questo tramite un'intensa attività di rottura culturale fatta di satira, musica, informazione.

 La vera peculiarità della sua figura risiede nell'aver parlato di mafia e mafiopoli in un momento ed in un modo in cui non si pensava fosse possibile farlo. Basta ricordare che la prima manifestazione nazionale contro la mafia nella storia d'Italia si svolgerà il 9 maggio 1979, proprio in nome suo. Personaggio troppo sopra le righe per un paese totalmente asservito a mafia e Democrazia Cristiana.

Una lotta in nome della legalità svolta in maniera troppo pubblica, dunque, la sua colpa. Per questo verrà fatto saltare in aria a soli trent'anni. Per questo più di una mano opererà per depistare le indagini.

 Molte stranezze, infatti, intorno alla sua morte. Prima fra tutte, la riparazione in tempo record del binario tranciato dall'esplosione. A venti metri dallo stesso binario viene ritrovata la sua auto, dal cui cofano fuoriesce un cavo telefonico collegato alla batteria. Lunga venti metri anche la matassa di cavo ritrovata dentro il veicolo, da cui la pista dell'attentato terroristico. Questo fino a che in casa della madre non viene ritrovata una lettera scritta da Impastato qualche mese prima, in cui manifesterebbe velati intenti suicidi. In tutto questo non vengono perquisite le case dei mafiosi del luogo.

 Grazie al fratello, alla madre e al Centro di documentazione a lui intitolato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto, sentenziata nel 1984 dall'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo a carico di ignoti. Ci vorranno altri diciassette anni per arrivare alla sentenza definitiva: il 5 marzo 2001 la Corte d’Assise riconosce Vito Palazzolo colpevole e lo condanna a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti viene condannato all’ergastolo.

 Ma se i tempi della giustizia sono lenti, quelli della stupidità non hanno fine:

 Isnello 2002: l'Amministrazione di centro-destra fa rimuovere dalla piazza il cippo commemorativo dedicato a Giuseppe Impastato.

 Mazara del Vallo 2006: presa a picconate la lapide nella strada intitolata a Peppino.

 Termini Imerese 2007: sradicato l'albero piantato in memoria di Impastato.

 Per ricordare il suo coraggio, il suo impegno, la forza della sua voce, a Cinisi, in Corso Umberto 220, c'è una porta sempre aperta: quella di casa sua. L'abitazione di Impastato, per volontà della madre prima e del fratello poi, è aperta  al pubblico dal lunedì al venerdì  (ore 10,00 – 12,30/16,30 – 19,00). Con la speranza che ci sia sempre qualcuno pronto a varcare quella soglia.

Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com 

9 maggio 2007

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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