"Guido che sfidò le Brigate Rosse" di Giuseppe Ferrara


Al funerale di Guido Rossa tutti dissero che se non fosse stato lasciato solo le BR non avrebbero potuto ucciderlo. Ma le vicende distributive del film di Giuseppe Ferrara sembrano dimostrare che a distanza di trent'anni Rossa è ancora un personaggio scomodo.

Fotogramma dal film di Ferrara: Guido Rossa con la figlia Sabina

Home

Mostre concluse

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

LaLente

Redazione

 

Aggiornamento [01 luglio 2007]: il 7 giugno 2007 al Cinema Barberini di Roma è stato presentato il film di Ferrara, distribuito dalla piccola casa Emme cinematografica. L'uscita in sala è prevista per il 17 agosto, anche se molte fonti riportano il 22 giugno. Speriamo che non sia così, poiché attualmente in Italia il film è in programmazione in tre sale.

Giuseppe Ferrara (Castelfiorentino, 1932) ci ha abituati a film di denuncia sui più scottanti misteri della storia del secondo dopo guerra. Il suo primo lungometraggio “Il sasso in bocca”(1970), a cui giunge dopo l’esperienza di critico e giornalista e un decennio di cortometraggi e documentari,  è dedicato alla mafia e alle connivenze col potere e con la criminalità d’Oltreoceano. Un film che è già un manifesto di un modo di fare e di concepire il cinema, un cinema civile di inchiesta, dominato da un afflato quasi documentaristico. Negli anni successivi si occuperà dei misfatti dei servizi segreti americani in Sudamerica e in Africa (“Faccia di spia”, 1975), della Grecia del “regime dei colonnelli” (“Panagulis vive”, 1982). Ferrara tornerà altre due volte a parlare di mafia, con “Cento giorni a Palermo” (1984) sul  prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e con “Giovanni Falcone” (1993) . Nel 1986 approda alle tematiche del terrorismo e degli Anni di piombo con “Il caso Moro”, accurata ricostruzione dei 55 giorni del sequestro del Presidente della DC.

Nel suo ultimo film, Giuseppe Ferrara è tornato in Via Fani, ha recuperato i fotogrammi della sequenza del rapimento di Moro: “Guido che sfidò le Brigate Rosse” è un’ideale continuazione del film dell’ ‘86, che ci mostra l’altro lato della società italiana del tempo. Non più la vicenda del grande uomo di Stato, le trame della politica e della P2, ma il sacrificio di un uomo qualunque, di un operaio comunista, delegato sindacale della Fiom-CGIL all’Italsider di Genova, Guido Rossa.

Entrambi i film sono giocati su una dicotomia. Una costante opposizione tra gli ambienti in cui vivono i terroristi, il covo di via Montalcini, la base di via Fracchia a Genova, e gli ambienti in cui si muovono i loro obiettivi. Nel primo caso i palazzi del Potere, nel secondo la fabbrica, le sezioni del PC, le riunioni sindacali.

“Guido che sfidò le Brigate Rosse” è anche una cronaca delle principali azioni criminali che insanguinarono l’Italia e in particolare Genova. Gli anni che vanno dal rapimento del sostituto procuratore Mario Sossi fino all’uccisione di Guido Rossa, il 24 gennaio 1979. Il risultato è un film in alcune parti didascalico, documentaristico ma carico di forza e di tensione.

 La ricostruzione avviene alternando materiale d’archivio ad inserti girati da Ferrara. Davanti alla recrudescenza delle Brigate Rosse, Guido Rossa si impegna con tutte le forze per tenere lontani infiltrati e propaganda dalla sua fabbrica e dal sindacato. Pochi anni prima Rossa ha abbandonato la sua attività più amata, l’alpinismo. In una lettera all’amico Ottavio afferma di aver raggiunto la consapevolezza dell’inutilità di andare sui sassi e la necessità di scendere giù tra gli uomini e di lottare con loro. È con la lettura di queste righe che inizia il film di Ferrara. Descrivono la tensione morale di un uomo che affronterà il suo destino e la coraggiosa decisione di denunciare l’operaio Berardi con la stessa risolutezza con cui un tempo scalava le pareti rocciose: se sei a metà parete, cosa fai? Tori in dietro?

Rossa vive tra le mura delle fabbriche e la propria famiglia. In fabbrica urla agli altri operai che i brigatisti non sono compagni che sbagliano ma che sbagliano e basta, se mai sono compagni dei fascisti, fascisti rossi. Cancella le scritte sui muri, rimuove gli striscioni, organizza le ronde notturne per impedire che la propaganda e i volantini delle BR entrino nella fabbrica. Non ha paura perché se sparano agli operai, voglio sapere con chi la fanno la Rivoluzione! Tra le mura di casa la famiglia che ha superato il dramma di un figlio morto. Ferrara ricostruisce alcune scene di serena vita familiare: fotografie, giochi con la figlia Sabina e gli altri bambini del quartiere. Una serenità che via via si incrinata col crescere delle inquietudini e delle minacce.

Nel covo delle Brigate Rosse, a poche decine di metri dall’abitazione di Rossa, dominano freddezza e armi. I terroristi sembrano degli automi, delle macchine. Non esistono veri rapporti umani nel covo di via Fracchia, al calore della famiglia si sostituisce il gelo di Riccardo Dura (Gianmarco Tognazzi) o di Nora (Elvira Giannini). La stessa Elvira Giannini (che ha lungamente studiato il personaggio di Nora) ricorda la difficoltà di una recitazione disumanizzante, impegno fortemente voluto da Ferrara per gli attori interpreti dei brigatisti. È proprio questo uno dei punti fondamentali del film, la sua ragione d’essere. Il regista infatti ha dichiarato di aver sentito la necessità di fare questo film come risposta a “Buongiorno notte” (2003). Ferrara non ha potuto sopportare l’approccio di Bellocchio al rapimento Moro: è reazionario, ingiusto, antistorico, falso, omertoso. Importante da un punto di vista sociologico: è il punto d'arrivo di un'Italia dove va bene tutto, di un'Italia che cinematograficamente ha tradito il Neorealismo per adagiarsi nella commedia all'italiana, un'Italia dove i brigatisti in fondo amavano gli uccellini. [int. a “La Repubblica”, 2 giugno 2006] Infatti in “Guido che sfidò le Brigate Rosse” il gruppo di terroristi è ancora più determinato e disumano rispetto ai carcerieri de “Il caso Moro”. È anche un film che si concentra con più attenzione sui terroristi, non occupandosi delle sofisticazioni e dei misteri che invece avevano una presenza considerevole nel film del ’86. Ferrara si è servito della consulenza di Alberto Franceschini per la ricostruzione dell’ambiente brigatista.

Dopo la denuncia di Berardi, operaio scoperto da un gruppo di colleghi a nascondere dei volantini delle BR, Guido Rossa è un uomo sempre più solo a condurre la sua lotta. Gli altri operai non avranno il coraggio di sfidare la minaccia terrorista. Si ritroveranno tutti uniti però ai funerali di Rossa, ricostruito con l’inserimento di filmati dell’epoca. Sul palco a Genova, in piazza De Ferrari, renderanno omaggio a Rossa il Presidente Sandro Pertini, Enrico Belinguer, Lama, affermando che Rossa non sarebbe morto se fosse stato sostenuto, affiancato dai compagni e dai colleghi.

Sono passati quasi trent’anni da allora. Ma questo film dimostra che Guido Rossa può essere ancora lasciato solo e dimenticato. Il film di Ferrara, pronto ormai da quasi un anno, non è ancora stato distribuito. Il regista si è impegnato in prima persona affinché “Guido che sfidò le Brigate Rosse” potesse essere visto dal pubblico, accompagnandolo alle celebrazioni per il centenario della CGIL e partecipando ad alcuni Festival. Ma il film non riesce ad uscire nelle sale, nonostante il successo degli ultimi film del regista (fra tutti “I banchieri di Dio”, 2002). Rai Cinema ha comprato i diritti d’antenna (fornendo così un cospicuo sostegno alla produzione), ma lo stesso Ferrara sottolinea la preoccupazione che per il suo film ciò significhi una proiezione notturna. L’Istituto Luce ha invece acquistato i diritti per l’home video, ma anche in questo caso non si possono immaginare i tempi. L’Istituto Luce aveva anche assicurato la distribuzione del film, ma Luciano Sovena, amministratore delegato dell'Istituto Luce, ha dichiarato a Repubblica che quel film deve avere un'uscita "mirata", con proiezioni nelle fabbriche e nei cinema vicini. Nessun boicottaggio né censura, ma non possiamo nascondere la difficoltà di veicolare temi così difficili. Una posizione preoccupante. Forse, dichiara Ferrara al Festival del cinema di Montagna di Trento (dove il film è stato presentato per la passione alpinistica di Rossa), la Fox distribuirà nei prossimi mesi il film in alcune delle principali città italiane.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
per collaborare con www.sindromedistendhal.com scrivimi info@sindromedistendhal.com o contattami con Skype:

My status