Si muore di bombe, si muore di stragi


Intervista a Claudio Lolli, uno dei protagonisti della scena musicale e culturale bolognese degli anni caldi del terrorismo e autore di alcune canzoni dedicate ai fatti più drammatici.

Leggi i testi delle canzoni di Claudio Lolli:

Il treno Italicus dopo l'esplosione.

A questo attentato Lolli ha dedicato la canzone "Agosto"

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Redazione

 

Ci passarono le bandiere
un torrente di confusioni
in cui sentivo che rinasceva
l'energia dei miei giorni buoni,
ed eravamo davvero tanti,
eravamo davvero forti,
una sola contraddizione:
quella fila, quei dieci morti.

 

Claudio Lolli, "PIazza, bella piazza"

dall'Album "Ho visto anche degli zingari felici" (1976)

 

Negli anni dei Movimenti, dell'impegno, del terrorismo  quale apporto è stato dato al dibattito politico-culturale dalla musica d'autore?

Direi che l’apporto è stato grande. La musica d’autore ha trattato molto questi temi, confrontandosi con quel particolare periodo storico che era abbastanza presente nell’immaginario dei compositori.

 Qual è stato il rapporto suo personale e della canzone d’autore in generale con le prime radio libere degli anni Settanta?

Si è trattato di un rapporto perlopiù di condivisione, uno stesso sentire riguardo a certe tematiche, che non era cosa da poco in quegli anni. Una collaborazione non tanto professionale quanto culturale.

 Lei ha interpretato La ballata del Pinelli. Dopo tanti anni, anche alla luce delle sentenze e delle vicende emerse, la sua opinione su quel particolare avvenimento rimane la stessa o è in qualche modo mutata?

La mia opinione rimane la stessa. Io credo che questo fatto non sia risolto. C’è stata una rimozione che rimane nella nostra storia. È stato il primo buco nero al quale ne sono seguiti tanti altri; non c’è stata e non c’è ancora chiarezza su ciò che sia effettivamente successo: né per quanto riguarda la bomba né per quanto riguarda la fine accidentale dell’anarchico. A questo punto il problema principale non è nemmeno tanto quello dell’attribuzione di responsabilità quanto quello di capire cosa sia successo. Rimane il grosso interrogativo che andrebbe chiarito perché potrebbe a sua volta chiarire in prospettiva anche tutta la serie seguente di misteri in Italia.

 Piazza, bella piazza comincia riferendosi ai funerali delle vittime dell'Italicus, ma diventa sempre più uno scenario "ideale" che racchiude in sè anni di bombe ed atti terroristici, di piazze. Che significato ha l'accostamento di una filastrocca toscana a questi fatti?

Ha il significato dello stupore. Lo stupore è qualcosa di infantile. Trovarsi di fronte ad una cosa così incredibile fa scattare un collegamento allo stupore dell’infanzia.

 Quale lo stato d'animo che ha portato, dal momento in cui ha appreso la notizia della strage dell’Italicus, a comporre un testo come Agosto?

Uno stato d’animo di rabbia, di indignazione. Ho sentito il dovere di raccontare lo sdegno provato. Ho ritenuto necessario raccontare lo stato d’animo che stavo vivendo ed il modo in cui mi ponevo in rapporto di fronte a quella situazione.

 Ad una prima lettura questa canzone potrebbe essere anche collegata alla strage di Bologna…

Purtoppo sì. Sembrava di aver visto tutto con Piazza Fontana e l’Italicus. Non sapevamo cosa ci attendeva e quando ho scritto la canzone non avrei mai immaginato che da lì a pochi anni Bologna, la mia città, avrebbe potuto vivere una tragedia di quella portata. Una relazione nel testo viene fuori di sicuro. Come dicevo prima, questi fatti si collegano tutti fra di loro proprio per non essere mai stati chiariti. Sì, ci sono state delle sentenze, ma sono sentenze che non hanno risolto il problema di fondo, quello della chiarezza. Non c’è stata una strategia della tensione. Io credo che in quel periodo sia nata molta tensione che a livello politico non è stata ancora diradata.

 Proprio parlando di strategia della tensione provocava il pubblico nell’intro a La ballata del Pinelli dicendo vi lascio decidere se la strategia della tensione è finita  no. Oggi come artista si sente ancora così provocatorio e, soprattutto, si rivolge alle stesse persone di trent’anni fa?

Se t riferisci al mio lavoro personale direi di sì. Io ci provo anche se mi rendo conto che i ragazzi di venti, ventidue anni non sanno nemmeno di cosa si stia parlando; per questo mi piacerebbe che anche le nuove generazioni provassero ad informarsi perché certi fatti riguardano la loro vita in modo più diretto di quanto pensino. Poi magari non so, sai, io sono il solito vecchio anarchico rincoglionito…però nel mio piccolo cerco di raccontare le cose che mi sembrano importanti.

 Una fotografia della Bologna di quegli anni, vissuta dal cittadino prima ancora che dall’artista?

Era una Bologna ricchissima di cultura, tensione, progetti e di disgrazie. Era la Bologna che per molti decenni è stata considerata il fiore all’occhiello della sinistra, il laboratorio della sinistra, il modello da seguire. Proprio per questo si attirava anche una particolare ferocia da parte degli avversari politici. Era un simbolo che andava colpito e questo ha portato tanto dolore, tanta sofferenza. A fare da contraltare, una mentalità ed una ricchezza indiscutibili ed impagabili per quegli anni.

Matina Manescalchi (martinamanescalchi@sindromedistedhal.com) e Tommaso Martini (tommasomartini@sindromedistendhal.com)

9 maggio 2007

L'immagine del treno Italicus dopo l'attentato è di pubblico dominio, essendo scaduti i diritti d'autore

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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