Gabriele Basilico
Photographies 1980-2005

Parigi, Maison Européenne de la photographie 
Rue de Fourcy, 6/7 

http://www.mep-fr.org

Dal mercoledì al sabato  11.00-20.00


21 giugno  2006 - 15 ottobre  2006

 

 

 

 

Beirut 1991

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Beirut 1991

 

Milano, 1980

 

Visitare in questi giorni la mostra dedicata a Gabriele Basilico alla Maison Européenne de la Photographie a Parigi è un’esperienza del tutto particolare. Vedere le immagini di palazzi di Beirut diroccati dalle bombe crea un cortocircuito con le fotografie che stiamo vedendo sulle pagine dei nostri quotidiani. Vedere in un museo le stesse immagini che ci fornisce la triste cronaca quotidiana, conferisce a queste immagini un’ulteriore forza, a ciò che ci presentano forte pathos e drammaticità.

Eppure le foto di Basilico risalgono a quindici anni fa. La serie “Beirut 1991” fu realizzata poco dopo il termine della guerra civile che ha dilaniato il Libano per quindici anni. Basilico descrisse le macerie fotografate anche come simbolo di un’ “ attesa di una ricostruzione annunciata”. Mentre proprio in questi giorni i giornali parlano dei bombardamenti sulla città libanese. Le parole della regista Lina Khoury riportate oggi nel “Diario dal Libano” di Repubblica sembrano descrivere le foto che possiamo vedere a Parigi: “I ponti sono crollati, le strade distrutte, il paese è isolato”. Khoury ricorda poi come i quartieri che sono attaccati dai missili israeliani, sono proprio quelli distrutti durante la guerra civile e ricostruiti per volere del premier Rafiq Hariri, ucciso in un attentato nel febbraio 2005: “hanno centrato il cuore di Beirut, la zona che era stata ricostruita da Rafiq Hariri e che negli ultimi anni è stata il nostro orgoglio e la nostra vetrina. È come se avessero ucciso lui per una seconda volta e costretto noi tutti a piangere di nuovo la sua morte”. La città di nuovo ferita diviene simbolo di un’intera comunità messa in pericolo, di un’identità minacciata nell’ennesima guerra mediorientale.  E Basilico stesso afferma che “la città è il teatro dove si svolge il ritmo dell'identità urbana”. Come se questi bombardamenti stessero distruggendo ciò che questi quindici anni di rinascita rappresentano. Una città nuova quella che si forma negli anni Novanta e che Basilico rivide in un viaggio nel 2003, trovando una Beirut diversissima da quella postbellica del 1951. Una città normale, che voleva incrnare la normalizzazione, forse solo apparente, del Paese.

“Beirut 1991” fa parte di un progetto coordinato dalla scrittrice Dominique Eddé che ha coinvolto altri fotografi oltre all’italiano Raymond Depardon, René Burri, Joseph Koudelka, Fouad Elkoury e Robert Frank, per realizzare un libro e una mostra per volontà della Fondazione dell’allora premier libanese Rafiq Hariri.

Nella mostra di Parigi sono esposte anche molte fotografie che riproducono scorci di città italiane e non solo. Milano (la città da cui nasce la sua analisi dei tessuti urbani e delle architetture), Napoli, ma anche Losanna, Berlino e città americane. Sempre alla ricerca di quei luoghi che sono, dice il fotografo, “sistemi di rapporti”. Città in cui le persone scompaiono ma che non paiono città fantasma, ma anzi luoghi pulsanti della vita di questi “assenti”, come sostiene Marco Meneguzzo nella presentazione della mostra di Basilico alla GAM nel 2002.

L’arte ancora una volta ci offre una diversa lettura della realtà. Queste foto non ci parlano di una storia che si ripete. Nel loro dialogo con le foto che stiamo vedendo in questi giorni, ci mostrano invece come il Medio Oriente sia intrappolato in un binario cieco. Come i quella regione del nostro pianeta ci si ostini, contro ogni logica e senso storico, a percorrere la via della violenza e della guerra.