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Redazione

La 53esima Esposizione Internazionale d'Arte

di  Antonella Fontanella

Il 7 giugno ha preso il via la 53esima Biennale di Venezia.

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 Fare mondi è il titolo della 53 Biennale d'arte veneziana, scelto dal direttore Daniel Birnbaum per evidenziare uno sguardo artistico innovativo rivolto ad un passato in cui ricercare gli strumenti utili per la costruzione del futuro. Si narra di società e di possibili cambiamenti, partendo dalla consapevolezza di un mondo in continua trasformazione.

Sono collegate, in un’unica mostra, le sedi espositive del rinnovato Palazzo delle Esposizioni della Biennale (Giardini) e dell’Arsenale, e sono presenti le opere di più di 90 artisti da tutto il mondo.

Al Palazzo delle Esposizioni, è stata riaperta al pubblico, dopo dieci anni, la biblioteca dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, con l’archivio documentale, libri, cataloghi e periodici consultabili in sale di lettura.

Questa struttura, dotata anche di aree per il bookshop e l'attività educational, è, quindi, punto di riferimento per gli altri padiglioni ai Giardini.

Sono presenti elaborati artistici di diverso tipo: installazioni video e film, scultura, performance, pittura e disegno. Non ci sono sezioni ma svariati temi intrecciati tra di loro, ripetuti in un'infinità di variazioni da artisti che non rappresentano le loro nazioni ma propogono delle visioni originali, sganciate dai limiti imposti dalla loro cultura d'appartenenza e dalla tendenza omologante della società globale.

L'immaginazione creativa è esplorata da differenti generazioni, anche da chi esprime interesse artistico soprattutto per l'architettura e il disegno. Edificazione eversiva e rielaborazione straordinaria dello spazio collettivo caratterizzano, infatti, l'estetica di creativi come Yona Friedman, architetto, designer e teorico dell'architettura leggera, autore , nel 1975, di un testo cruciale dell'urbanistica visionaria denominato Utopie realizzabili.

Altro mostro sacro dell'arte contemporanea è Gordon Matta- Clark, artista postminimalista le cui opere, pur focalizzandosi sul significato stesso di architettura, dimostrano una persistente fascinazione per gli alberi.
Altri architetti presenti alla Biennale, specializzati nell’indagine sulla percezione degli spazi percorribili, sono il tedesco Tobias Rehberger, Massimo Bartolini e il tedesco di origini argentine Tomas Saraceno. Costoro non si accostano a utopiche pianificazioni o esplorazioni urbane ma creano strutture isolate e ambienti stupefacenti.

Colpisce la creazione artistica dell''italiano Bartolini, la cui opera oscilla tra evocazione metaforica e pura funzionalità, utilizzando oggetti ed elementi d'arredamento per creare esperienze fenomenologiche destabilizzanti che rendono strana la realtà consueta.

Tomas Saraceno, con la sua installazione, tra le più fotografate della Biennale, dimostra interesse per progetti architettonici innovativi che fanno riferimento alla teorie utopistiche e astronomiche. In una stanza del Palazzo delle Esposizioni, una enorme tela della vedova nera, capace di reggere pesi estremi con l'uso di complesse geometrie, cattura lo sguardo di uno spettatore avvinto dall' enormità e dall'ingegnosità della struttura.

Su un altro versante, la Biennale d'arte è condita da irrazionale visionarietà e costruzioni intuitive di mondi.

La celebre artista svedese Nathalie Djurberg ha creato dei film in clayton dolci e allo stesso tempo inquietanti. Le sue opere illustrano un surrealistico giardino dell'Eden in cui è evidenziata la corruzione della natura. La paura innata dell'incomprensibile è ritratta in una ambiente suggestivo e angosciante. Il visitatore si ritrova in una realtà cruda e spietata, animata dai mostri della contemporaneità.

Attraenti sono le performance installative dell’indiano Nikhil Chopra e le visioni psych della russa Anna Parkina, che evidenzia il rapporto d'ambiguità tra le figure e lo sfondo. Yellow movies di Tony Conrad, dipinti su carta fragile con un colore bianco sensibile alla luce, ingialliscono in un processo di impercettibile trasformazione, trasmettendo l'idea del perenne processo di cambiamento universale.

E su spettacolari mutamenti si reggono anche le creazioni di Roberto Cuochi che altera il significato di una canzone popolare inventata da Mei Gui per un cabaret di Shanghai, usando un linguaggio non sense e avvalendosi di strumenti riciclati per la melodia.

Attingono , invece, alla tradizione della pop art le opere di Rachel Harrison, che espone beni di consumo per commentare l'assurdità della vita contemporanea, e il lavoro collaborativo di Guyton e Walker, che comprende tele, cartongesso, stampato ed altri oggetti, alternando espressioni pittoriche con altre mediate tecnologicamente.

Sul versante del neoconcretismo è esposto Livro de Criaçao di Lygia Pape ( Brasile), scultrice, danzatrice e pittrice, una delle artiste più innovative del suo tempo, da sempre interessata all dimensione sociale di un'arte che si interroga sulla relazione col pubblico.

Tra I padiglioni, spicca la qualità di quello spagnolo, che espone le opere di Miquel Barceló, curioso viaggiatore e ricercatore fra tecniche e stili. Sono presenti i suoi lavori più recenti, venti dipinti e ceramiche che rimescolano tradizione e innovazione. È un'arte astratta che si rifà al movimento degli elementi naturali per rappresentare dei messaggi più significativi. Questo straordinario artista sa esprimersi attraverso una pittura materica vivace e comunicativa. I soggetti sono gorilla solitari, paesaggi africani e rappresentazioni astratte della schiuma delle onde.

Di cattivo gusto sono il manichino riverso a testa in giù nella piscina dei paesi nordici e il Padiglione Giapponese, mentre il Padiglione Italia, per certi versi pretenzioso, ha selezionato più di venti giovani artisti per rendere omaggio a Marinetti nell'anno del Futurismo.

Confusione e smarrimento sono inevitabili di fronte ad una così grande fiera della creatività, il cui titolo, che pone l'accento sul processo creativo, sembra studiato per inglobare una quantità di opere ed installazioni veramente spaesante.

La curiosità conoscitiva finisce col cedere il passo ad una crescente spossatezza, ma vale comunque la pena esplorare la varietà di questo enorme calderone artistico.

Antonella Fontanella

4 luglio 2009

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola