Un nuovo spazio dedicato all'arte contemporanea all'Aranciera di Villa Borghese.
Il programma delle mostre temporanee fa ben sperare, mente delude la collezione permanente e scandalizza il personale del museo.
Il Museo Carlo Bilotti va ad affiancarsi a MACRO e MAXII, e riconferma la mancanza di una struttura adeguata per ospitare l'arte contemporanea nella caitale.

 

Museo Carlo Bilotti

 

Roma, Aranciera Villa Borghese

Dal martedì alla domenica 9.00-19.00

Mostra in corso: "The Bilotti Chapel"
Fino al 1 ottobre 2006

 

 

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Aranciera

L'Aranciera di villa Borghese, prima dei restauri.

 

L. Rivers, Carlo con Dubuffet sul fondo

Carlo Bilotti ritratto da Rivers

 

 

 

Il 10 maggio di quest’anno è stato inaugurato un nuovo museo nel parco di Villa Borghese. Un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea che si va ad aggiungere al MACRO e al MAXII e che conferma la strana prolificazione di spazi di questo tipo, che forse cerca di nascondere e supplire (più o meno efficacemente) la mancanza di un centro prestigioso e internazionale di studi e presentazione di arte contemporanea nella capitale. Centri che ormai si trovano in tutte le grandi città d’Europa: la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Guggenheim a Berlino, il Reina Sofia di Madrid, il nuovo Palazzo delle Arti di Budapest ecc... Istituzioni importanti sono presenti anche nel resto d’Italia (il MART, il Castello di Rivoli, il Centro Pecci, ecc…).

Roma segue invece questa politica del frazionamento, che la porta a non avere un museo con una collezione permanente. Forse l’appuntamento è rimandato all’apertura del nuovo MACRO i cui lavori proseguono lentamente. L’apertura era prevista per la fine del 2006, ma il cantiere di via Nizza naviga ancora nelle acque più profonde.  Fino alla sua apertura bisognerà accontentarsi di spazi che presentano solo mostre temporanee.

Il nuovo Museo dell’Aranciera di Villa Borghese presenta al pubblico anche una collezione temporanea. È la donazione dell’imprenditore italo-americano Carlo Bilotti al Comune di Roma, accompagnata dalla presentazione di un progetto commissionato dallo stesso Bilotti a Damine Hirst, Jenny Sauville e David Salle. Il lascito di Bilotti è di ventidue opere,  sistemate al primo piano dello splendido edificio, restaurato dopo decenni di degrado (dagli anni Ottanta era sede di uffici comunali). Viene presentata come una colleziona di opere di De Chirico, Wahrol, Severini e Rivers. Ma le cose non stanno esattamente così. Wahrol e Rivers sono presenti con un’opera ognuno, due quadri che ci fanno conoscere Carlo Bilotti e la sua famiglia. Ma nella grande stanza del primo piano dell’Aranciera troviamo praticamente solo opere di De Chirico (e un Severini). Quadri il cui valore storico e artistico, tra l’altro, non è altissimo. Si tratte di  opere realizzate a partire dalla seconda metà degli anni Venti fino agli anni Settanta.  In più, la sala è completata da due sculture di piccole dimensioni, copie numerate delle originali (anche in questo caso siamo negli anni Settanta). Nel giardino, lungo viale Washington, è stata sistemata una grande statua, sempre di De Chirico.

Il sindaco Walter Veltroni in occasione dell’inaugurazione del Museo (poco prima delle elezioni comunali) ha affermato che “l’apertura di un nuovo museo a Roma è sempre un evento”: ma forse Roma avrebbe bisogno di meno eventi e più sostanza. La collezione temporanea (nonostante le smentite) è praticamente un museo De Chirico, o meglio una collezione di alcune opere del pittoreitaliano. E forse la capitale non ne sentiva il bisogno, tanto più che la poco conosciuta Fondazione De Chirico ha un corpus di opere più consistente e soprattutto presenta l’opera dell’autore in modo più razionale e attento all’interno del suo stesso studio di Piazza di Spagna.

Uno spazio rinnovato e splendido come l’Aranciera forse poteva essere sfruttato meglio. In questa direzione, a dire il vero, sembrano comunque muoversi le esposizioni temporanee. La mostra inaugurale è di alto spessore e anche le prossime si preannunciano tali. “The Bilotti Chapel” (aperta fino al 1 ottobre), realizza il sogno di Bilotti di creare un “luogo mentale”, un “luogo di meditazione sull’esistenza terrena e ultraterrena aperta a gente di ogni credo”. Un progetto da molto tempo covato dal collezionista e che si concretizza nell’Aranciera con tre sale, in cui sono presentati dei lavori di grande formato di Damien Hirst, Jenny Sauville e David Salle. Ma l’intento è stato fortemente tradito. Questo ambizioso progetto cozza in modo quasi  comico con quello che avviene nelle tre sale. Ringraziamo Zetema, che si occupa del personale destinato alla guardiania. Questo “luogo metafisico di meditazione trascendentale” è abitato da ridenti creature vestite di nero, che cercano di incoraggiare la meditazione (sull’esistenza terrena e ultreterrana?), vociando rumorosamente, ridendo, scherzando, urlando, cantando. Provare per credere. E la tanto agognata atmosfera mistica voluta da Bigotti si avvicina più a un mercato, a un bazar o a un suk. Effettivamente luogo per “gente di ogni credo” come i rumorosi porti del mondo, aperti agli scaricatori di porto di ogni razza e colore. Una contraddizione infelice e grave, forse annunciata dal pannello introduttivo al Museo. Si è infatti pensato bene di definire l’Aranciera come un nuovo luogo di svago e di cultura. E infatti, i dipendenti di Zetema sembrano divertirsi alla grande!

Speriamo che tutto ciò sia ripagato dal calendario delle esposizioni temporanee: a ottobre, per la prima volta in Italia, una mostra dedicata al grandissimo De Kooning. Ma, a questo punto, è legittimo chiedersi perché non sia stato dedicato a mostre d’arte contemporanea di altro profilo l’intero edificio.