|



|
Le opere di Borgini
(Signa, 1934) presenti in
questa piccola esposizione ritraggono i malati del manicomio di S. Salvi a
Firenze (manicomio in cui fu ricoverato anche il poeta Dino Campana). Si
tratta di olii, tempere, incisioni che risalgono agli anni Settanta e
mostrano l’alienazione dei pazzi, la disperazione, il grado più
profondo e patologico della malinconia. Volti e corpi inquietanti di
enorme potenza visiva ed emotiva, anche grazie all’uso dei colori negli
olii, che ricordano la pittura di Bacon. Bacon è riecheggiato anche
nell’accenno a una struttura geometrica in alcune di queste opere. Ma
alcune tele ricordano anche la pittura del grandissimi austriaco Egon
Schiele. Soprattutto un ritratto che mostra un pazzo che si pone nella sua
deformità frontalmente davanti al visitatore, chiamandolo in causa
nell’osservazione della follia.
Le tempere invece hanno
il tratto caricaturale del maestro della satira Daumier, ma certamente con
significato sprezzante ed ironico come nel caso della rappresentazione dei
notabili francesi dell’Ottocento. Forse un’ironia che si riflette
sulla società che ha emarginato questi “diversi” richiudendoli nei
manicaio, allontanando la follia per non vederla. Ed Enzo Borgini invece
si muove nella direzione opposta:
Lorenzo Mattotti dedica
questi versi alle opere di Borgini:
Borgini
e' un estremo.
In questi lavori esplora le foto, usa il disegno come coltello sulle
figure.
Traccia i limiti oltre i quali c'e' l'abisso.
Fissa i paletti grafici della follia .
Osserva il limite, basta poco per oltrepassarlo.
Noi potremmo essere loro.
Le fotografie sono incise dal segno.
Risultano scarnificate.
I segni diventano radiografia , raggi X del dolore.
Borgini da queste immagini strappa l'essenza, estrae il mistero, lo guarda
in faccia, lo conosce.
Lo fa suo.
Come in un rituale.
E' terapeutico.
E' pieta'.
E' compassione.
L'equilibrio passa attraverso la conoscenza.
Con l'equilibrio Borgini dipinge immagini consce del loro dramma.
Per questo i colori dei ritratti sono dolci, delicati, raffinati e magici.
La follia passa attraverso la delicatezza , la sensibilita', la fragilita'.
Le figure di borgini sono arcaiche ed isteriche.
Disperate ma consapevoli. Antiche e allucinate.
Tutte solitarie.
Come solitario e' stato il cammino di Enzo.
Lorenzo
Mattotti
|