Burri: gli artisti e la materia

Scuderie del Quirinale

Conclusa

 

 

 

Afro, Arman, Beyus, Burri, Canogar, Ceroli, César, Colla, Dine, Dubuffet, Fautrier, Fontana, Hirst, Kiefer,  Klein, Kounelis , Leoncillo, Manzoni, Marca-Relli, Marotta, Millares, Nicholson, Pascali, Penone, Pistoletto, Rauschenberg, Rotella, Saura, Scarpitta, Schifano, Schnabel, Tapies, Twombly, Uncini, Villeglé, Zorio

Questi i numerosi artisti presenti in mostra, come ci anticipa un enorme blocco di cemento posto davanti alle Scuderie. Tanti artisti per una mostra che non ha comunque un numeroso elevatissimo di opere e non è dispersiva. Forse qualche nome sembra c'entrare poco con la ricerca materica-afro ad esempio, le cui opere però possono essere accostate alle altre in mostra per il risultato e affinità iconografiche, ad esempio troviamo l'opera "Pietra serena", che pur essendo una tela non stona, oppure altre opere realizzate su materiali diversi dalla tela). Il corpus più consistente è quello relativo a Burri.  I suoi Sacchi, le Combustioni, i Creti, i suoi tentativi di (cito dal saggio di Enzo Siciliano in catalogo): "ripristinare nella superficie tradizionale del quadro l'evidenza rugosa di una realtà che altrimenti poteva mostrarsi allergica a ogni rappresentazione". > >

Molti di questi artisti si possono accostare a quella "macrocorrente", macrotendenza che è l'Informale.  L'Informale sembra molto di moda negli ultimi mesi: la bella mostra di Mondena al foro Boario (tra l'altro mostra ad ingresso gratuito grazie alla Cassa di Risparmio di Modena,!), una piccola ma ricca mostra alla Galleria Blu di Milano, e una prossima apertura a Reggio Emilia a marzo!  Si spiega bene nel catalogo cosa sia stata la tendenza materica dell'Informale: "Se in precedenza la materia era stata il veicolo fisico della forma, o per così dire la sua ancella, ecco che il rapporto ora tende ad invertirsi: la forma è subordinata alla materia, che insieme al segno e al gesto, ovvero all'esibita e spesso brusca azione del dipingere, assume un ruolo protagonistico,  aprendo la via a ulteriori strappi nella concezione tradizionale del quadro". > >

Burri ebbe un'influenza enorme. Ma alcuni artisti avevano già compreso l'importanza della materia nella propria arte: Fautrier che lavora con una materia molto spessa,  realizza impasti che si fanno materia-colore già nei primi anni 40: è del '43   l'opera "Le torse nu", la prima opera in ordine cronologico della mostra. Essa appartiene alla serie degli Otage: i pigmenti che si fanno materia sono carne, carne da macello,  come gli uomini ostaggi, le vittime del nazismo. Tanto che un'opera di questa serie è esposta anche alla mostra "War is over" a Bergamo. È presente poi Dubuffet che nella sa ricerca di un'arte lontana dalla cultura, vicina all'Art Brut, giunge a realizzare delle opere che sono quasi una stratificazione geologica. Egli usa la tecnica delle paste battute, stendendo su un supporto il colore e poi con la spatola stende una pasta molto spessa che viene poi graffiata, su un fondo non asciutto  con il risultato di creare effetti accidentali. > >

E poi coloro che subirono l'influenza di Burri: Colla, Marotta, Scarpita, Leoncillo. Negli ani Sessanta la Scola di Piazza del Popolo fa un uso originale di materia e materiali. Ma la materia ha un ruola centrle anche nell'Arte Povera: Kounellis, Cerili, Pascali, Penone (di cui è presente un'istallazione costituita da una stanza le cui pareti sono costituite da mucchi di foglie d'alloro). Sul versante opposto la Pop Art: Rauschenberg e i suoi reperti incollati alla superficie. > >

La mostra va oltre e giunge ai giorni nostri: Hirst di cui è presente una composizione di ali di farfalle "Gospel"(2004) che cita direttamente un analogo lavoro di Dubuffet. Kiefer che negli anni Ottante inserisce elementi biologici nelle sue opere.