La danza delle avanguardie
Dipinti, scene e costumi: da Degas a ricasso, da Matisse a Haring

 

Rovereto, MART
17 dicembre 2005-7 maggio 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Da poco conclusa al MART di Rovereto, "La danza delle avanguardie"
ha ricevuto unanime consenso di critica e di pubblico (più di 80.000
visitatori). Una mostra a cui ha dato vita in due anni di lavoro la
direttrice del museo Gabriella Belli, avvalendosi della
collaborazione di Elisa Guzza Vaccarino, esperta di danza e teatro.
Un'operazione complessa e impegnativa. Dai più importanti musei
d'Europa sono arrivati a Rovereto più di cento costumi di scena
originali (una quarantina quelli provenienti dal Victoria and Albert
Museum). Un migliaio di opere esposte tra costumi, scenografie,
quadri, sculture, bozzetti, filmati. Achille Bonito Oliva (membro
del comitato scientifico del museo) ha lodato proprio
lo "sconfinamento" che caratterizza la mostra, parlando addirittura
di una mostra dal "respiro wagneriano". Al MART si è realizzato
infatti una sorta di Gesamtkunstwerke: arti visive, musica, danza,
teatro si inseguono e si intrecciano nelle sale del museo, fino ad
invadere la vita stessa: "Attraverso la danza si comprende che la
sensibilità contemporanea vuole estetizzare il mondo" (Abo).
Una mostra completa che affronta il rapporto tra danza e arte nel
Novecento. Nucleo fondamentale è costituito, come indica il titolo
stesso dell'esposizione, dal dialogo instauratosi nei primi decenni
del secolo tra gli artisti delle avanguardie e gli imprenditori dei
Balletti Russi e Svedesi. Ma "La danza delle avanguardie" supera le
avanguardie storiche presentandoci gli ultimi sviluppi del binomia
arte-danza. E la prima sala precede le avanguardie e il Novecento. A
patire dagli italiani Boldini e Zandomeneghi. Boldini, con un'opera
che mostra tutta la dinamicità della danza nei tratti incisivi e
rapidi della stesura pittorica. Zandomeneghi ci introduce alla
mostra come spettatori, ritraendo alcune donne in un teatro
parigino, mostrando la tipica fruizione teatrale ottocentesca:
sembra che nessuno degli sguardi delle donne sia rivolto verso il
palco, un teatro in cui non si va per guardare ma per guardarsi. Poi
è il turno di Toulouse-Lautrec e di Degas con le sue celeberrime
ballerine, durante le prove e i duri esercizi di preparazione agli
spettacoli.
Una sala è dedicata alle due rinnovatrici, alle soglie del secolo,
della danza classica: Loïe Fuller e Isadora Duncan, "americane a
Parigi". La prima rivoluzionaria nell'inventare la "danza
serpentina". Una danza priva di spostamenti, creata dalla Fuller
avvolgendosi e facendo ruotare vorticosamente un grande telo. La
Duncan invece ebbe per prima la forza di sfidare la tradizione e
ballare a piedi nudi, sradicò le regole formali per votarsi ad una
danza basata sulle leggi naturali.
Dopo queste sale introduttive inizia la lunga sezione dedicata ai
Balletti Russi. L'avventura di Diaghilev e dei Balletti Russi inizia
a Parigi nel 1908 e calcherà le scene di Parigi e di tutta Europa
per un ventennio. La compagnia che Diaghilev forma nella capitale
culturale d'Europa può contare sull'apporto di grandi ballerini,
scenografi e costumisti ed i Balletti sono realizzati su musiche di
Igor Stravinskij. Ogni sala è dedicata ad uno dei balletti della
compagnia. I questo modo sono evidenziate le varietà di riferimenti
culturali a cui i Balletti si richiamano: la tradizione russa , la
mitologia classica("Dafne e Cloe"), le saghe nordiche e l'esotico
oriente("Sharazade", "Cleopatra", "Salomé"). E le stesse sale
presentano alcune importanti figure del circolo di Diaghilev, in
particolar modo Vaslav Nijnsky. Rivoluzionario ballerino prima e
coreografo poi. Grande spazio viene riservato a "Pomeriggio di un
fauno", Balletto che all'epoca fece scandalo per la portata
innovativa ma anche per i costumi di scena.
Gli artisti che collaborano con Diaghilev sono Braque, Picasso, De
Chirico (forse l'unico artista la cui presenza si può cogliere in
modo immediato dietro i costumi e le scenografie realizzate).
La compagnia di Diaghilev ben presto iniziò importanti tournè nel
resto d'Europa. Fondamentale è l'incontro con i Futuristi in Italia.
Il Futurismo mostra grande interesse verso il balletto, ottimo
esempio di estensione dell'intervento estetico e creativo verso la
vita e la realtà. Ed infatti nel 1917 Marinetti pubblica il
manifesto "La danza futurista". Boccioni realizza il
rivoluzionario "Fuochi d'artificio" in cui, alle soglie della prima
Guerra Mondiale, toglie dalla scena l'attore: un gioco di luci che
investono un "paesaggio" artificiale astratto che si unisce alla
musica di Stravinskij. Depero lavora invece per Diaghilev alla
scenografia e ai costumi de "Il canto dell'usignolo". Ma i costi
troppo elevati della sua proposta spinsero Diaghilev a rivolgersi a
Matisse.
Nel 1929 muore Diaghilev e con lui ha termine la vicenda dei
Balletti Russi che, nel coso dei vent'anni della sua esistenza, ha
rivoluzionato il mondo della danza attraversando tutta Europa. In
Russia, come ci ricorda una piccola sezione della mostra, "Russi in
Russia", gli artisti che si indirizzarono alla danza mostrarono
sempre una grande attenzione alle tematiche rivoluzionarie.
Altra importante esperienza è quella dei Balletti Svedesi che, tra
il 1920 e il 1925, costituiscono una seria concorrenza all'impresa
di Diaghilev. Leger lavora per i Balletti Svedesi realizzando
grandiose scenografie e costumi africani per "La creazione del
mondo", De Chirico si occupa invece di un balletto ispirato al
racconto "La giara" di Pirandello.
Ma in questi stessi anni la figura più rivoluzionaria, originale e
geniale è quella di Oscar Schlemmer. Esponente del Bahaus crea
costumi astratti ed impersonali (sono molte le maschere), che si
pongono come ostacolo al movimento del ballerino.
Anche altri artisti ebbero contatti più o meno significativi con il
mondo della danza., ad esempio Kandinskij e Mirò.
Il percorso e il Novecento si completano con uno sguardo al
dopoguerra e al contemporaneo. Non può mancare una testimonianza
della fondamentale collaborazione tra Merce Cunningham, John Cage e
Robert Rauschenberg. Un'enorme scenografia di Keith Haring. L'ultima
sala è legata all'intromissione della moda nella danza: costumi di
Versace, Jean-Paul Gaultier, Issey Miyake.

"La danza delle avanguardie" ci rivela come sia stata vitale e
importante sullo scenario artistico novecentesco la danza,
una "danza delle idee" come ribattezza la mostra Elisa Vaccarino. Ma
la mostra non ci dice solo questo. Come ha sottolineato Achille
Bonito Oliva (in uno dei molti eventi collaterali di approfondimento
della mostra) l'esperienza della danza conferma che anche nei
tentativi più forti di sperimentazione e rivoluzione vi è
una "nostalgia della proporzione, della simmetria e dell'armonia".