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Giuseppe Debiasi (Ala -TN-,
1947)
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La suggestiva cornice del
Forte di Nago ha ospitato nel corso del weekend (dal 4 al 6 agosto), una
personale di Giuseppe Debiasi. Per tre giorni alcune significative opere
dell’artista alense (classe 1947) sono state esposte nelle sale del
massiccio cilindro di pietra che domina sulla sponda trentina del Lago di
Garda. Un forte austrungarico costruito nella seconda metà
dell’Ottocento, ambiente ottimale per accogliere i lavori di Debiasi,
che ci parlano anche della storia (quella con la “s” minuscola), del
passato e della tradizione. “Il Torrente ritrovato” è il titolo
dell’esposizione, che rimanda già al passato, all’infanzia. Ma
soprattutto indica quello che è il grande amore di Debiasi: l’acqua, il
torrente “mio primo maestro”, luogo dell’infanzia, luogo di una
formazione e di una crescita non convenzionale, da cui provengono
insegnamenti, afferma Debiasi, che lo hanno portato a guardare il mondo
che lo circonda con curiosità. Ogni opera esposta parla di questo. È un
tentativo di ricreare un particolare effetto di acqua. Ricreando però
anche le emozioni, i ricordi, il passato, la storia da cui ha avuto
origine quell’immagine. Vecchie porte o vecchie finestre, sulle quali il
colore si trasforma in polvere, appanna i vetri, crea una sensazione di
nostalgia e di intimità.
L’artista presenta anche
piccolo porzioni di sottobosco, sempre umido, bagnato. Inserisce in queste
composizioni pigne, foglie, sassi, terra. Alcuni di questi pannelli
quadrati sono appesi in verticale (e richiamano la foresta orizzontale
esposta attualmente al Palais de Tokyo, opera dello svedese
Henrik Håkansson). Queste tavole sono poi forate,
quasi fossero colpite e bucate dalla pioggia.
Una vecchia lamiera trovata nel torrente,
ricoperta di piccole pallini trasparenti, suggerisce il rumore della
grandine sul ferro e trasmette l’energia di questo contatto.
L’acqua e la memoria quindi si intrecciano
in queste opere, alla continua ricerca di se stesso, della propria identità
a partire da quella infanzia, della quale gli oggetti recuperati nel
torrente possono far rivivere le emozioni.
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