Il torrente ritrovato 
Giuseppe Debiasi

Forte di Nago, Nago (TN) 

dal 4 al 6 agosto 2006

 

 

 

 

Giuseppe Debiasi (Ala -TN-, 1947)

 

 

 

 

La suggestiva cornice del Forte di Nago ha ospitato nel corso del weekend (dal 4 al 6 agosto), una personale di Giuseppe Debiasi. Per tre giorni alcune significative opere dell’artista alense (classe 1947) sono state esposte nelle sale del massiccio cilindro di pietra che domina sulla sponda trentina del Lago di Garda. Un forte austrungarico costruito nella seconda metà dell’Ottocento, ambiente ottimale per accogliere i lavori di Debiasi, che ci parlano anche della storia (quella con la “s” minuscola), del passato e della tradizione. “Il Torrente ritrovato” è il titolo dell’esposizione, che rimanda già al passato, all’infanzia. Ma soprattutto indica quello che è il grande amore di Debiasi: l’acqua, il torrente “mio primo maestro”, luogo dell’infanzia, luogo di una formazione e di una crescita non convenzionale, da cui provengono insegnamenti, afferma Debiasi, che lo hanno portato a guardare il mondo che lo circonda con curiosità. Ogni opera esposta parla di questo. È un tentativo di ricreare un particolare effetto di acqua. Ricreando però anche le emozioni, i ricordi, il passato, la storia da cui ha avuto origine quell’immagine. Vecchie porte o vecchie finestre, sulle quali il colore si trasforma in polvere, appanna i vetri, crea una sensazione di nostalgia e di intimità.

L’artista presenta anche piccolo porzioni di sottobosco, sempre umido, bagnato. Inserisce in queste composizioni pigne, foglie, sassi, terra. Alcuni di questi pannelli quadrati sono appesi in verticale (e richiamano la foresta orizzontale esposta attualmente al Palais de Tokyo, opera dello svedese  Henrik Håkansson). Queste tavole sono poi forate, quasi fossero colpite e bucate dalla pioggia.

Una vecchia lamiera trovata nel torrente, ricoperta di piccole pallini trasparenti, suggerisce il rumore della grandine sul ferro e trasmette l’energia di questo contatto.

L’acqua e la memoria quindi si intrecciano in queste opere, alla continua ricerca di se stesso, della propria identità a partire da quella infanzia, della quale gli oggetti recuperati nel torrente possono far rivivere le emozioni.