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Il parco si anima il mercoledì sera, gli oggetti di
Durham diventano scenografie e protagonisti della festa (Foto dal sito della Galleria Civica di Trento)
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Come ogni estate il vasto
giardino del Palazzo delle Albere a Trento si riempie di tanti ragazzi, di
musica, di aria di festa e di arte. Una sera a settimana la sede
tridentina del MART si anima e diviene nuovo punto di incontro per la città.
Il palazzo delle Albere ospite la collezione ottocentesca del Museo
d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, ma grazie alla
collaborazione con l’attivissima Galleria civica di Trento, l’arte
contemporanea ha un posto d’onore in questo giardino.
Quest’anno tocca a Jimmie
Durham (Arkansas, 1940), artista nativo americano, Cherokee. Durham, da
questa posizione borderline nei
confronti della cultura di massa occidentale, possiede la distanza critica
per intervenire e riflettere su quest’argomento. Provenendo poi da una
cultura come quella Cherokee non può intessere i suoi lavori di
un’indagine sul rapporto tra uomo e natura, tra artificiale e naturale.
Tutti questi elementi li
ritroviamo a Trento. Il giardino è cosparso di oggetti di scarto, rifiuti
della società dei consumi, divani dismessi, sedili, vasche da bagno,
tavoli scrostati, valigie, ecc…
Oggetti che possono
lasciare spiazzati. Installazioni che apparentemente non hanno la dignità
di opere d’arte. Ma la riflessione di Durham è molto profonda, come
dimostra l’intervista pubblicata sul numero odierno di Art
in progress (rivista della Galleria civica). L’installazione si
interroga sullo spazio che la circonda, il parco, in cui egli vuole
realizzare uno “spazio vuoto, privo di ogni connessione”, in
contrapposizione agli spazi vuoti delle nostre città, sempre accompagnati
da cartelli che ci mostrano il futuro di quel luogo, i nuovi edifici, i
nuovi progetti: “Un futuro determinato cancella ogni possibilità di
essere presente”. E Durham vuole proprio creare il presente, dare al
luogo la possibilità di “essere presente”. L’installazione si
intitola infatti Between the Past
and the Future.
Ma questi oggetti
acquisiscono valore anche perché diventano protagonisti della festa del
mercoledì. Vengono nuovamente utilizzati, sui sedili, nella vasca, sul
bidé ci sono ragazzi che danno nuova vita e significato agli scarti, su
un vecchio tavolo da lavoro, ormai scolorato e privo dei cassetti, si
possono trovare due bicchieri da cocktail anche qualche giorno dopo la
festa.
Un’opera quindi molto più
complessa dell’apparenza, che può essere affrontata da molteplici punti
di vista. Di nuovo la vita moderna entra nei musei, ma non sono opere
dadaiste messe sotto vetro, oppure sottoposte al restauro (come “La
fontana” di Duchamp, più volte paradossalmente restaurata), ma oggetti
radunati in un angolo pulsante dalla città, messi
a disposizione delle persone che possono riviverli e confrontarsi per
un’ultima volta con gli oggetti della “banalità quotidiana”.
*durante il resto della
settimana è possibile accedere al parco negli orari del museo.
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