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Molte opere (più di
sessanta), direttamente dai magazzini della Galleria Nazionale d’arte
Moderna. Purtroppo infatti è una mostra da fondi di magazzino. Soggetto
della mostra è l’arte italiana tra la fine della guerra e il 1960. Gli
anni del Fronte Nuovo delle Arti, di Forma Uno, del Gruppo degli Otto
Artisti, Movimento Arte Concreta, ecc… gli anni in cui nei cafè di via
Margotta o piazza del Popolo si potevano incontrare grandi artisti
italiani e americani. Gli anni delle fortissime polemiche tra i
sostenitori del realismo sovietico e chi si indirizzava a un’arte nuova,
astratta. Con Togliatti che richiamava gli artisti alla causa socialista.
Tutto questo fervore culturale, questi cambiamenti, sono relegati a un
misero pannello iniziale e a delle tavole cronologiche, prima di salire
all’ultimo piano delle Scuderi Aldobrandini. Nella sala espositiva le
opere sono strette l’una sull’altra, accatastate sulle pareti o sui
numerosi pannelli che scompongono la piccola sala in un labirinto.
Labirinto in cui a volte appaiono opere pregevoli di circa cinquanta
artisti (!). Solo per farsi un’idea: Afro, Vedova, Pirandello, Guttuso,
Marini, Birolli, Campigli, Prampolini, Gentilini, Leoncillo, Consagra,
Mastroianni, Capogrossi, Colla, Minguzzi, Cagli, Turcato, Mirko, Moreni,
Maselli, Scialoja, Santomaso, de Chirico, senza dimenticare gli
astrattisti Rho,Vespignani, Radice e Reggiani, Soldati, ma anche Brindisi,
Saetti, Uncini, Savelli, Cassinari, Sadun, Scordia, Avenali, Corpora,
Franchina, Giarrizzo, Lazzari, Monachesi, Romiti, Perizi, Vagnetti,
Pizzinato, Montanarini, Manca, Paulucci, Perilli, Migneco, Bellani. (HO
fatto un taglia e incolla)
Stupende le due opere di
Vespignani che raffigurano la periferia romana, velata di nebbia, in un
tenue contrasto di bianchi, neri e grigi.
O le astratte rovine di Varsavia di Turcato.
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