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Luigi Ghirri
Amsterdam 1973, dalla serie Diaframma 11, 1/125, luce naturale
fotografia
cm. 10 x 15

Luigi Ghirri
Firenze 1986, dalla serie
Paesaggio Italiano
fotografia
cm. 60 x 80
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Gli Uffizi, il
Museo Archeologico di Napoli, Versailes, Palazzo Grassi, la Triennale di
Milano, sono alcuni dei luoghi in cui Luigi Ghirri ha fotografato
dei visitatori davanti a importanti opere d'arte o le singole opere
d'arte. Fotografare quadri, sculture o architetture, realizza appieno
l'intento dichiarato da Ghirri nel piccolo libricino "La fotografia:
uno sguardo aperto" (1984), in cui leggiamo: "Al di là degli
intenti descrittivi ed illustrativi, la fotografia si configura così come
un metodo per guardare e raffigurare i luoghi, gli oggetti, i volti del
nostro tempo, non per catalogarli o definirli, ma per scoprire e costruire
immagini che siano nuove possibilità di percezione". Ghirri quindi
ci propone delle "nuove possibilità di percezione" di oggetti
che, in quanto celeberrimi emblemi della storia dell'arte (e del turismo),
sembrano ormai esauriti, incapaci di porsi davanti a noi come qualcosa di
nuovo o inedito.
La Galleria Trisorio
presenta una decina di fotografie degli anni Settanta e Ottanta in cui
Ghirri riflette anche sul concetto di memoria. I musei infatti sono il
luogo deputato dalla nostra società per la conservazione della memoria:
"Archivi della memoria", appunto. E questo aspetto è molto
importante nell'opera di Ghirri. La fotografia viene infatti
concepita da Ghirri, leggiamo nel comunicato stampa della Galleria, come
un "processo di attivazione della memoria", attraverso la quale
vedere più in profondità il mondo che ci circonda.
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