Thomas Hirschhorn
The Green Coffin 

Galleria Alfonso Artiaco
Piazza dei Martiri 58, Napoli

dal 6  aprile al 22 maggio
lun-sab 10-13.30, 16-20

 

 

Thomas Hirschhorn
The Green Coffin, 2006
Veduta parziale
Legno, pittura spray, poliuretano, mani in resine sintetiche e ceramica, orologi, scotch, stampe, cartone, tessuto, scacchiere e scacchi, crostacei in plastica, sculture, fotocopie, borse.
3,59 x 11,29 x 4,36 m
Courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

 

Thomas Hirschhorn
The Green Coffin, 2006
Veduta parziale
Legno, pittura spray, poliuretano, mani in resine sintetiche e ceramica, orologi, scotch, stampe, cartone, tessuto, scacchiere e scacchi, crostacei in plastica, sculture, fotocopie, borse.
3,59 x 11,29 x 4,36 m
Courtesy Galleria Alfonso Artiaco, Napoli

 

 

 

 

 

 

 

Come alla mostra "Metropolitanscape" di Torino, anche l'opera esposta alla Galleria Alfonso Artiaco di Napoli, è una violenta ed esplicita riflessione sul mondo contemporaneo. Ritroviamo le immagini di atroce violenza della libreria di mappamondi dell'opera “Camo-Outgrwth” (2005). E anche in questo caso, servendoci delle riflessioni di Susan Sontag, si tratta di fotografie che “non perdono mai la propria forza, anche perché non si può guardarle spesso”. Quindi le fotografie che resteranno per sempre lontane dai circuiti televisivi o della carta stampata. Non sono congeniali alla creazione di un appiattente sentimento di compassione verso le vittime. Queste immagini sono una denuncia ben più violenta. Tanto più che, in questo caso, si trovano su un'enorme bara. Una bara sostenuta e trasportata da decine di mani, sulla quale troviamo anche immagini della società dei consumi, della nostra cultura (dei calchi di statue classiche), dei nostri passatempi (alcunescacchiere), delle opulenti abitudini alimentari (delle aragoste), della moda (pubblicità e borse d'alta moda). 

Sulla tomba troviamo anche immagini di manifestazioni e proteste. E queste immagini ci suggeriscono una delle possibili alternative alla compassione("se proviamo compassione ci sembra di non essere complici"Susan Sontag): la presa di consapevolezza delle responsabilità che ogni singolo individuo ha negli eventi raccontati nelle immagini shockanti che tappezzano la bara. Se vi è compassione essa viene immediatamente tradotta in azione scendendo nelle piazze a protestare verso l'oggetto di questa compassione, che rimane quindi solo una spinta iniziale, pronta ad essere trasformata in qualcosa di costruttivo e che veramente può contribuire al cambiamento. E d'altra parte la compassione diviene azione anche nelle creazioni di Hirschhrn. Come abbiamo già visto nel video "When blood with blood is paid" (leggi la recensione), Hirschhorn, come in quel caso Maria Assunta Karini, non sono bloccati dalla "frustrazione di non potere far nulla per rimediare a ciò che mostrano le immagini". La compassione si trasformandosi quinid in accusa, denuncia, parlando in modo violento ed esplicitò a coloro che vedono quest'opera e si pongono così "davanti al dolore degli altri".