D à m
Maria Assunta Karini

Heart Gallery, Via S. Giovanni in Valle, 19 Verona

www.heartgallery.it 

26 marzo-30 aprile 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Susan Sontag
Davanti al dolore degli altri
Oscar Mondadori 2005
prezzo 7,80 e

 

 

Il video di Maria Assunta Karini “When blood with blood is paid” ci pone “davanti al dolore degli altri”: donne irachene, cecene, iraniane, afgane. Quattordici donne che provengono da alcune delle regioni più martoriate del mondo. “Davanti al dolore degli altri”, appunto, condizione in cui noi occidentali ci troviamo quotidianamente da decenni, forse da secoli. Già Baudelaire scriveva che la colazione dell’ “uomo civilizzato” è accompagnata da un “nauseante aperitivo”: gli orrori cioè contenuti nelle pagine dei giornali. E oggi, nel mondo in cui (secondo alcuni), la realtà ha ceduto il posto alla rappresentazione della realtà, al mondo dei media, le immagini provenienti dai luoghi di guerra, di carestia, di miseria, di sofferenza e soprusi, ci bombardano costantemente. A questo delicato argomento ha dedicato un breve saggio Susan Sontag, poco prima di morire, nel 2004. E proprio “Davanti al dolore degli altri” (ed. Oscar Mondadori, 2005) può fornirci una chiave interpretativa di “When blood with blood is paid”. Può permetterci di comprendere l’importanza, l’efficacia, la scomodità di questo video.

Susan Sontag si occupa delle immagini intese prevalentemente come fotografie. E si pone una domanda dalle implicazioni morali potenti: “Che fare del genere di conoscenza delle sofferenze lontane che le fotografie ci offrono?” La scrittrice americana individua un grave pericolo che si nasconde dietro queste immagini: la compassione. Il sentimento cristianamente più nobile (ed anche più semplice), è il più pericoloso: “Fino a quando proviamo compassione, ci sembra di non essere complici di ciò che ha causato la sofferenza. La compassione ci proclama innocenti, oltre che impotenti”.

Il video di Maria Assunta Karini evita proprio questo: non ci spinge a compassione. Non possiamo approdare a questo sentimento (appunto, facile appiglio, qualunquista ancora di salvezza per le nostre coscienze), perché non vediamo i volti delle donne. Ne vediamo solo le gambe. Gambe nude che calpestano dei cuori, ballano, camminano, si muovono nel sangue. Non proviamo compassione e non possiamo nemmeno esser attirati in un’altra trappola delle immagini del dolore. Scrive la Sontag : “le fotografie di un’atrocità possono suscitare reazioni opposte”. Cioè, mostrare la violenza non costituisce di per sé una condanna della violenza. Infatti le interpretazioni che possono provocare in uomini diversi possono essere le più disparate: esaltazione dell’eroismo, del martirio, dell’amor di patria, ecc… Ma dalle immagini di “When blood with blood is paid” non può che emergere una condanna della violenza, della guerra. E ciò proprio per la valenza simbolica di quello che vediamo. Una metafora fatta di simboli vivi, forti, crudeli, corporei. 

Il video funziona come quelle immagini che “non possono che essere un invito a prestare attenzione, a riflettere, ad apprendere, ad analizzare le ragioni con cui le autorità costituite giustificano la sofferenza di massa”.

Inoltre, in un mondo in cui la violenza è innanzitutto violenza del linguaggio, Karini utilizza un linguaggio (cinematografico) forte, cromaticamente contrastato, dominato da un ritmo (musicale e visuale) serrato e pulsante.

 

“When blood with blood is paid” concludendo, non ci permette di coccolarci nell’ipocrita sentimento della compassione o dell’impotenza. Ci invita invece, con Susan Sontag, a “mettere da parte la compassione che accordiamo alle vittime della guerra e di politiche criminali per riflettere su come i nostri privilegi si collocano sulla carte geografica delle loro sofferenze e possono essere connessi a tali sofferenze, dal momento che la ricchezza di alcuni può implicare l’indigenza di altri”. Il video è una “scintilla iniziale” su questa strada, unica via d’uscita per il mondo moderno, base per una riflessione profonda e sincera, ma soprattutto ormai non più rinviabile, sulla pace, sulle ingiustizie, sul futuro.

 

Il video si inserisce nella mostra Dàm che comprende altre opere riferite al video (fotografie elaborate digitalmente), e un secondo video “ 7 inches ”, alla galleria Heart Gallery di Verona (Via San Giovanni in Valle,19). Il titolo Dàm si riferisce alla polisemia di questa parola, al suo significato in arabo: “eternità” e al significato in ebraico “sangue”.