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Susan Sontag Davanti al dolore degli altri Oscar
Mondadori 2005 prezzo 7,80 e
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Il video di Maria Assunta
Karini “When blood with blood is paid” ci pone “davanti al dolore
degli altri”: donne irachene, cecene, iraniane, afgane. Quattordici
donne che provengono da alcune delle regioni più martoriate del mondo.
“Davanti al dolore degli altri”, appunto, condizione in cui noi occidentali
ci troviamo quotidianamente da decenni, forse da secoli. Già Baudelaire
scriveva che la colazione dell’ “uomo civilizzato” è accompagnata
da un “nauseante aperitivo”: gli orrori cioè contenuti nelle pagine
dei giornali. E oggi, nel mondo in cui (secondo alcuni), la realtà ha
ceduto il posto alla rappresentazione della realtà, al mondo dei media,
le immagini provenienti dai luoghi di guerra, di carestia, di miseria, di
sofferenza e soprusi, ci bombardano costantemente. A questo delicato
argomento ha dedicato un breve saggio Susan Sontag, poco prima di morire,
nel 2004. E proprio “Davanti al dolore degli altri” (ed. Oscar
Mondadori, 2005) può fornirci una chiave interpretativa di “When blood
with blood is paid”. Può permetterci di comprendere l’importanza,
l’efficacia, la scomodità di questo video.
Susan Sontag si occupa
delle immagini intese prevalentemente come fotografie. E si pone una
domanda dalle implicazioni morali potenti: “Che fare del genere di
conoscenza delle sofferenze lontane che le fotografie ci offrono?” La
scrittrice americana individua un grave pericolo che si nasconde dietro
queste immagini: la compassione. Il sentimento cristianamente più nobile
(ed anche più semplice), è il più pericoloso: “Fino a quando proviamo
compassione, ci sembra di non essere complici di ciò che ha causato la
sofferenza. La compassione ci proclama innocenti, oltre che impotenti”.
Il video di Maria Assunta
Karini evita proprio questo: non ci spinge a compassione. Non possiamo
approdare a questo sentimento (appunto, facile appiglio, qualunquista
ancora di salvezza per le nostre coscienze), perché non vediamo i volti
delle donne. Ne vediamo solo le gambe. Gambe nude che calpestano dei
cuori, ballano, camminano, si muovono nel sangue. Non proviamo compassione
e non possiamo nemmeno esser attirati in un’altra trappola delle
immagini del dolore. Scrive
la Sontag
: “le fotografie di un’atrocità possono suscitare reazioni
opposte”. Cioè, mostrare la violenza non costituisce di per sé una
condanna della violenza. Infatti le interpretazioni che possono provocare
in uomini diversi possono essere le più disparate: esaltazione
dell’eroismo, del martirio, dell’amor di patria, ecc… Ma dalle
immagini di “When blood with blood is paid” non può che emergere una
condanna della violenza, della guerra. E ciò proprio per la valenza
simbolica di quello che vediamo. Una metafora fatta di simboli vivi,
forti, crudeli, corporei.
Il video funziona come
quelle immagini che “non possono che essere un invito a prestare
attenzione, a riflettere, ad apprendere, ad analizzare le ragioni con cui
le autorità costituite giustificano la sofferenza di massa”.
Inoltre, in un mondo in
cui la violenza è innanzitutto violenza del linguaggio, Karini utilizza
un linguaggio (cinematografico) forte, cromaticamente contrastato,
dominato da un ritmo (musicale e visuale) serrato e pulsante.
“When blood with blood
is paid” concludendo, non ci permette di coccolarci nell’ipocrita
sentimento della compassione o dell’impotenza. Ci invita invece, con
Susan Sontag, a “mettere da parte la compassione che accordiamo alle
vittime della guerra e di politiche criminali per riflettere su come i
nostri privilegi si collocano sulla carte geografica delle loro sofferenze
e possono essere connessi a tali sofferenze, dal momento che la ricchezza
di alcuni può implicare l’indigenza di altri”. Il video è una
“scintilla iniziale” su questa strada, unica via d’uscita per il
mondo moderno, base per una riflessione profonda e sincera, ma soprattutto
ormai non più rinviabile, sulla pace, sulle ingiustizie, sul futuro.
Il video si inserisce
nella mostra Dàm che comprende altre opere riferite al video (fotografie
elaborate digitalmente), e un secondo video “
7 inches
”, alla galleria Heart Gallery di Verona (Via San Giovanni in Valle,19).
Il titolo Dàm si riferisce alla polisemia di questa parola, al suo
significato in arabo: “eternità” e al significato in ebraico
“sangue”.
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