|
Mostre temporanee in corso
Come arrivare

Galleria
|
Parigi si è arricchita
negli scorsi mesi di un nuovo spazio per l’arte contemporanea. Un grande
museo che sorge lontano dall’affollate vie della capitale, lontano dai
grandi poli mussali parigini. Per raggiungerlo bisogna lasciare la città
e raggiungere la periferia, la famosa banlieue, luogo degli scontri che
ad inizio anno hanno portato sulla scena mondiale il problema
dell’integrazione in Francia. Il Mac/Val, Musée d’art contemporain
du Val-de-Marne, sorge nel comune di Vitry sur Seine, cittadina di
quasi ottantamila abitanti alle porte sud-est di Parigi. Un grande museo
nato per ravvivare questa parte della banlieue che, comunque, non
sembra essere particolarmente disagiata. Anche nella capitale francese
quindi, è stata compresa l’importanza di grandi poli di cultura per
intervenire su un’intera area urbanistica. La cultura per risollevare
una periferia da un punto di vista culturale, appunto, ma anche sociale
ed anche turistico (e quindi economico). La Tate Modern londinese, era
stato il primo grande esperimento in questo senso: una grande
istituzione culturale nel degradato Bankside, convertendo una centrale
elettrica dimessa in un museo.
La struttura che ospita
il MAC/VAL invece è il frutto di due anni e mezzo di lavori, sotto la
direzione di Jacques Ripault. Un edificio dalle forme semplici e
geometriche di 13mila metri quadrati, costituiti da un unico piano e un
mezzanino. Lo spazio ottimale per godere le opere disposte in una decina
di stanze molto ampie e perfettamente illuminate dalle grandi vetrate
sul soffitto.
Le opere che sono
ospitate nel museo sono soprattutto opere di artisti francesi operanti
negli ultimi cinquant’anni. Una collezione di 150 pezzi, accumulati per
volere dell’amministrazione locale a partire dal 1982, grazie alla
consulenza di
Raoul-Jean Moulin,
critico de “L’Humanité”.
Particolarmente apprezzabile
la scelta dell’allestimento. Le opere sono divise per sei sezioni
tematiche: Lumiere! (Luce!), Action! (Azione!), Les
Murs (I muri), Paysages (Paesaggi), Le vie moderne (La
vita moderna), Face au monde ( Sguardo sul mondo), Exister
(Esistenza). Opere di diversa natura (installazioni, video, sculture,
quadri), provenienti dalla diverse tendenze artistiche degli ultimi
decenni. Un percorso quindi, che non ci parla solo della storia
dell’arte, ma del mondo che ci circonda e della vita moderna. Opere che
possono farci sperimentare sensazioni nuove come la grande installazione
“Pénétrable jaune” dell’artista venezualeano
Jesus Rafael Soto
(Ciudad Boliber, Venezuela 1923- Parigi 2005; ha vissuto e lavorato a
Parigi a partire dagli anni Cinquanta). Si tratta di una struttura
rettangolare in acciaio, lo spazio della quale è occupato da centinaia
di fili di nylon arancio. Il visitatore è invitato a penetrare
l’opera. Dall’interno sarà alternata la vista dell’opera stessa e delle
altre opere della sala, ma è nuova l’esperienza di entrare in un’opera
d’arte che ha una certa consistenza, non uno spazio vuoto, ma uno spazio
occupato da altra materia che siamo costretti a muovere, spostare col
nostro corpo. Il visitatore-attore si trova quasi a violentare l’opera.
Soto non è l’unico artista emigrato in Francia presente nel museo. Il
numero molto alto di artisti trapiantati si aggiunge alla scelta della
periferia come sede del museo, per evidenziare un altro problema sociale
francese. Espone nel museo il rumeno Daniel Spoerri, l’Argentino Luis
Tomasello, l’haitiano Hervé Télémaque, ecc…
Sono esposte anche opere dei
mostri sacri dell’arte francese dell’ultime metà del Novecento. L’opera
di Dubuffet
è testimoniata sia da un quadro degli anni Ottanta sia da una grande
scultura posta nella piazza antistante il museo. Sono presenti delle
fotografie che testimoniano l’attività di
Orlan,
una delle famose “Compression” di
César
(rottami pressati insieme a costituire un unico blocco compatto di
lamiere e ingranaggi contorti).
Alla collezione permanente si
affianca un ampio spazio per le esposizioni temporanee. Fino al 10
settembre 2006 è presentata l’installazione di
Claude Léveque,
uno dei più importanti artisti dello scenario francese contemporaneo,
“The big sleep”. Una grande stanza al cui soffitto sono appesi decine di
letti. Una luce blu investe tutto lo spazio, rendendo fosforescenti i
letti. Un soffitto di letti che ricordano corsie dell’ospedale, ma che
vogliono rievocare anche l’infanzia.
Il museo ospita anche una
grande libreria. Valore aggiunto non trascurabile, il
catalogo,
presente sia in lingua francese sia in inglese (14 euro). Considerando
che nei maggiori musei italiani è ancora difficile trovare un catalogo
in inglese (tuttalpiù si trovano cataloghi bilingue), questa scelta in
un museo di periferia della nazionalista Francia è molto apprezzabile.
|