Metropolitanscape

Palazzo Cavour
Torino, Via Cavour, 8

dal 31 marzo al 2 luglio 2006

www.palazzocavour.it 

 

 

 

 

 

 

 

 

Wesely, veduta di Brasilia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Reichstag "impacchettato" da Christo
, in mostra sono presenti i progetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Thomas Struth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Botto e Bruno, Small Town

 

 

 

 

 

 

La performance del 1969 di Weiber e Export

 

 

 

 Fino al 2 luglio 2006 a Palazzo Cavour a Torino, è aperta la mostra “Metroplitanscape-paesaggi urbani nell’arte contemporanea”, percorso che attraverso le riflessioni e le opere di più di sessanta artisti, espone le diverse riflessioni sulla città degli ultimi decenni.

La città viene indagata da molteplici punti di vista: come luogo dell’alienazione moderna, come sorgente di energia e vitalità, come luogo ispiratore dell’artista. La città è intesa come metropoli. Quindi città che occupano superfici immense, raccolgono milione di abitanti e che, da un punto di vista sociologico, si pongono come qualcosa di nuovo rispetto alle città. La distanza sociologica tra metropoli e città è stata indagata all’inizio del secolo da Georg Simmel in “metropoli e personalità”. Egli sostiene che le metropoli sono il luogo del bombardamento continuo della mente dell’individuo con stimoli esterni. Ciò conduce ad un assopimento alla ricezione e quindi all’ “incapacità di reagire a sensazioni nuove con la dovuta energia”. Luogo in cui gli individui sono isolati (“In una città dove ho passato quasi tutta la vita, è ben difficile che possa restare isolato: eppure, e nel senso più reale della parola, io lo sono” come scrive nel suo diario il protagonista del romanzo di Bellow “L’uomo in bilico”).  Ciò perché i contati esterni sono troppi per essere affrontati e gestiti anche sul piano interno: "Il risultato di questo riserbo è che spesso non si conoscono neppure superficialmente quelli che sono stati per anni i nostri vicini". Infine Simmel evidenzia come la metropoli sia dominata dal denaro, perciò qualsiasi relazione che si sviluppa al suo interno deve essere interpretate in termini di “quanto?”,   di “rendiconto personale”. Luogo della libertà ma anche della lotta tra gli uomini per il guadagno.

Ne emerge che la metropoli appare come un luogo frantumato in una miriade di individui, luogo della separazione e della disgregazione. Luogo non a misura d’uomo, anche se costruito dall’uomo e intorno all’uomo. Spesso quindi luogo disumano, come Pollock definì la sua New York negli anni Cinquanta

Proprio per queste ragioni, i curatori della mostra hanno aperto l’esposizione con immagini di macerie urbane: “Fondazioni e ricostruzioni” I curatori infatti individuano “l’atto di fondazione della metropoli contemporanea, nella distruzione totale ed estesa”: sono infatti le foto di Arnulf Rainer dedicate ad Hiroshima (Hiroshima Ziklus, 1982)ad introdurci alla mostra.

L’esposizione si sviluppa poi in altre sezioni: mindscape(“immagini mnemoniche e sintetiche e perfino fantasie architettoniche); townscape(“descrizione realistica e oggettiva della città”), una sezione è dedicata alla torre, ai grandi edifici verticali; “figure di artisti, figure di città” indaga il rapporto tra corpo dell’artista e la città e le sue immagini; l’ultima sezione è dedicata all’utopia.

 

Fondazioni e ricostruzioni

Oltre alle già menzionate fotografie di Arnulf Rainer della serie “Hiroshima Ziklus” (fotografie sopra le quali l’artista interviene con decisi segni neri o con macchie di acquerello rosso), in questa sezione troviamo un’altra serie di fotografie dedicate alla città di Brasilia. Lina Kim e MIchael Wesely presentano delle vedute iperealistiche della ultramoderna città brasiliana. In questi paesaggi urbani non si avverte la presenza umana, bloccati in un’immobilità pietrificata in cui il movimento si fa fantasma, evanescenza grazie agli effetti fotografici.

 

Mindscape

In questa sezione sono esposte alcune “mappe mentali”, paesaggi industriali, progetti di edifici o intere città. Un igloo di Merz, dei modelli degli impacchettamenti di Christo. Thomoas Hirschhorn, con l’opera “Camo-Outgrwth” (2005), comunica “l’immagine che il mondo attualmente offre di sé è architettonicamente presentato nei mappamondi incollati nella particolarissima libreria”. Sette ripiani ognuno dei quali ospita una serie di mappamondi, ognuno dei quali parzialmente ricoperto da una superficie a colori militari, come a fasciare, contenere, una ferita, una menomazione. E questi mappamondi (più di cento) sono intervallati da fotografie sconvolgenti provenienti dai diversi scenari di guerra del mondo.  Opera che può, ancora una volta, esser letta servendoci del saggio che è stato utile per analizzare il video “When blood with blood is paid” in mostra Verona (vedi recensione “D à m”). Sono immagini troppo crude e orrorose per essere trasmesse dai media. Sono le immagini che, secondo Susan Sontag “non perdono mai la propria forza, anche perché non si può guardarle spesso”. Immagini troppo forti per poter suscitare compassione, suscitano invece orrore.

Townscape

“Descrizione realistica e oggettiva della realtà”: le fotografie di Thomas Struth, città fantasma, in cui non sono presenti figure umane o una Tokyo straripante di persone, di individui, che camminano tra le mastodontiche insegne pubblicitarie. La New York di Bernardo Siciliano, una veduta olio su tela del ponte di Brooklyn con una linea dell’orizzonte ribassata, che mozza i grattacieli di New York, il ponte stesso, mostrandoci la superficie dell’Hudson River. Appunto non solo fotografie in questa visione “realistica e oggettiva” della metropoli: le stampe di Botto e Bruno, il video dedicato alla gioventù giapponese “Hikikomori” di Francesco Jodice e Kal Karman. “Suburbia”, una serie di otto fotografie di Kendell Geers, ritrae otto recinzioni e cancelli di abitazioni. Fotografie che mostrano come l’individuo si difenda e difenda la propria proprietà, il proprio spazio, dall’altro, dagli altri individui. Fotografie che riescono a mostrare in modo efficace la separazione e la disgregazione tra le persone che caratterizzano il contemporaneo. Cartelli, fili spinati, cancelli, che mostrano la volontà di difendersi dal mondo, isolarsi dall’esterno. Anche in questo caso può esser utile una citazione dall’ “Uomo in bilico”, d’altra parte Bellow è stato lo scrittore della città per eccellenza: “Non puoi bandire il  mondo per decreto, se il mondo è dentro di te. […]“Come potresti? Hai frequentato le sue scuole, visto i suoi film, ascoltato le sue trasmissioni radiofoniche, letto le sue riviste. Che cosa succede se ti dichiari alienato, se dici di respingere il sogno hollywoodiano, l’opera offerta dal celebre sapone X, il romanzo giallo a buon mercato? Lo stesso rigetto ti incrimina”.

Torri

Il grattacielo è la costruzione più consona alla nostra epoca. Ma questa sezione vuole indagarne gli archetipi culturali, storici e architettonici. Babele, innanzitutto, non solo “grattacielo” ante litteram ma congrua metafora della nostra società. E “La grande torre di Babele”(1563) di P. Bruegel viene rielaborata da Emily Allchurch per realizzare “Tower of London”, in cui alle costruzioni di Bruegel si sostituiscono brani della Londra contemporanea. Piranesi e le sue “Prigioni” ispirano invece Vik Muniz per la sua stampa fotografica “Carcere III, The Round Tower”.

Tony Crag realizza delle torri, che rimandano alle architetture orientali, ma che sono tautologiche immagini delle torri del mondo contemporaneo: sono infatti realizzate con materiali industriali (ingranaggi, molle, dischi, viti, ecc..).

Figure d’artisti, figure di città

In questa sezione l’artista interviene sulla realtà urbana attraverso delle performance che si svolgono nelle strade delle città. La famosa performance del 1969 di Valie Export e Peter Weibel, ci viene raccontata da alcune fotografie che ritraggono Valie Export che porta il compagno come un cane tra la folla. Ma in questa sezione troviamo anche l’opera “I got up”, una serie di cartoline spedite ogni mattina da diverse città del mondo. E troviamo le foto di Donatella Spaziani, che frappone la sua ombra tra noi e dei lontani paesaggi urbani.

Utopie

Questa sezione è composta da un numero limitato di opere: troviamo il “Regno dei fiori” di De Maria, l’universo immaginario di Mullican (“Details from an imaginary universe”), gli infiniti mondi del video di Scognamiglio (“Degli infiniti mondi”, video dedicato al processo a Giordano Bruno,  in cui sentiamo recitare passi dagli atti processuali mentre le immagini mostrano una rielaborazione virtuale di una biblioteca che lentamente comincia  a bruciare). Titoli che richiamano immediatamente una tensione verso altri mondi.