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Storia
dei libri in fiamme Intervista
a Lucien X. Polastron di Fabio Gambaro “La Repubblica” 15 giugno 2004
Nel suo libro gli
esempi non mancano... «E´ una storia molto più ricca di quanto non si creda. Gli uomini infatti non appena si mettono a costruire le biblioteche, quasi contemporaneamente iniziano a distruggerle. Per Borges, la biblioteca nasce da un processo che non si conclude mai. Una biblioteca infatti non è mai finita. Allo stesso modo, anche la storia delle catastrofi che colpiscono le biblioteche è una storia infinita. Cambiano solo le modalità. Più le biblioteche sono grandi e più i rischi diventano importanti. Naturalmente ci sono le catastrofi naturali o gli errori umani, ma molto spesso la distruzione del patrimonio scritto è un atto deliberato.
«Il libro
contiene una memoria e una cultura di cui ci si vuole sbarazzare. Colpendo
i libri, si colpiscono le persone che li hanno scritti e letti. E´
successo molte volte nella storia e continua a succedere ancora oggi.
Recentemente, a Poona, in India, nel rogo di una biblioteca sono andati
persi 30.000 volumi. Un gruppo d´indù voleva purificare i luoghi, solo
perché un ricercatore americano vi aveva lavorato, formulando alcuni
dubbi sulla parentela di un re a loro sacro. Per gli indù quel re era una
divinità e quindi il dubbio sulle sue origini è stato considerato un
atto di blasfemia. La profanazione era quindi da punire col fuoco. Nel
rogo sono andati persi molti libri rari della tradizione indù, ma
probabilmente gli incendiari non si sono neppure resi conto del danno che
stavano facendo alla loro cultura.
«Nell´antico
Egitto. Akhenaton distrusse la biblioteca di Tebe nel 1358 avanti Cristo.
Aveva introdotto il monoteismo e, siccome pensava di detenere la verità,
pensò di fare tavola rasa delle tradizioni religiose che lo avevano
preceduto. I testi scritti dai sacerdoti di Tebe, che menzionavano altri
dei, vennero distrutti. Akhenaton fece anche costruire una nuova
biblioteca, che però, alla sua morte, venne incendiata dai sacerdoti per
vendetta. All´origine degli attacchi alle biblioteche c´è sempre un
odio politico-religioso, un odio nei confronti degli uomini che viene
trasferito sulle opere scritte. Il sociologo Leo Löwenthal, poco prima di
morire, ne ha persino tratto una riflessione psicanalitica, che però è
rimasta solamente abbozzata. Tutti conoscono
il rogo della biblioteca di Alessandria. Che può dirne? «Ad Alessandria,
dove per la prima volta venne distrutta una biblioteca universale, sono
nati contemporaneamente il mito della biblioteca e quello della sua
distruzione. Molto probabilmente la biblioteca fu distrutta più volte, in
parte o completamente, anche se poi il mito ha tramandato solo il rogo del
48 avanti Cristo. Quel primo incendio fu un danno collaterale della
guerra. Cesare infatti non aveva alcuna intenzione di distruggere la
biblioteca, più realisticamente pensava di rubarne le opere per portarle
a Roma. Purtroppo, durante le guerre, le biblioteche rischiano sempre il
saccheggio. Quando l´esercito dei vincitori occupa il territorio nemico
sente il bisogno di colpire la tradizione intellettuale degli sconfitti.
In particolare quella depositata nei libri. Lo hanno fatto i Mongoli, nel
1258, quando hanno raso al suolo le trentasei biblioteche di Bagdad. E
meno di un secolo prima, Saladino, che voleva cancellare ogni traccia
degli sciiti, mise a sacco la famosa biblioteca fatimida del Cairo,
vendendone tutti i libri per pagare i suoi soldati.
«Sì, ad esempio
a Tripoli e a Costantinopoli. I cavalieri cristiani saccheggiavano per
spirito di rapina, ma quando il bottino non sembra loro interessante,
allora bruciavano tutto. Anche gli uomini della chiesa hanno molto
contribuito a quest´opera di distruzione, nel tentativo di far scomparire
la religione islamica. Più tardi l´accanimento nei confronti dei libri
diventerà più sistematico. Quando? «Nella Spagna
del XVI e XVII secolo, dove le biblioteche hanno tremendamente sofferto. L´inquisizione,
animata anche da un forte razzismo nei confronti di arabi ed ebrei, ha
organizzato molti roghi di libri. Non a caso, gli spagnoli hanno reso
tristemente celebre la parola portoghese autodafè. Torquemada, Cisneros e
molti altri vescovi hanno mostrato una furia senza pari nei confronti
della pagina scritta. Inoltre, nel Nuovo Mondo gli spagnoli hanno
cancellato tutte le tracce scritte delle civiltà anteriori. Il patrimonio
scritto dei Maya e degli Atzechi era considerato opera del diavolo e come
tale andava bruciato. Talvolta, i
biblioclasti sono al contempo bibliofili... «E´ vero. L´imperatore
cinese Qin Shi Huangdi, nel 213 avanti Cristo, unifica la scrittura e
costruisce un´importante biblioteca, ma al contempo fa bruciare tutte le
raccolte di testi del passato. Papa Leone X, colui che nel 1515 mise all´indice
i libri considerati pericolosi, fu un bibliofilo appassionato che riunì
nella sua biblioteca privata testi rarissimi provenienti dalle biblioteche
di tutta Europa. La pratica di
arricchire le biblioteche con testi derubati altrove è molto diffusa? «Moltissimo. Le
Bibliothéque Nationale de France e la British Library contengono una gran
quantità di opere rubate. Si pensi a tutti libri razziati da Napoleone in
Italia, in Spagna o in Egitto. Anche la colonizzazione dell´Oriente ha
permesso di portare in Europa migliaia di testi. La Cina, ad esempio, oggi
reclama la restituzione di numerose opere che appartengono al suo passato,
ma i francesi e gli inglesi per il momento non vogliono restituirli.
Durante la seconda guerra mondiale, i nazisti si servirono senza scrupoli
nelle biblioteche dei paesi occupati. A proposito dei
nazisti, lei ha messo in luce un episodio poco conosciuto... «Come tutti
sanno, a partire dal 1933, i nazisti organizzarono l´autodafè delle
opere di autori ebrei e comunisti. Ma qualche anno dopo, per ordine
diretto di Hitler, iniziarono a costituire un´importante biblioteca di
testi della tradizione ebraica. Diversi specialisti furono sguinzagliati
nelle biblioteche di tutta Europa, per saccheggiare le sezioni Judaica ed
Hebraica. Riuscirono a raccogliere così tre milioni di volumi che furono
trasportati a Francoforte. Nessun´altra biblioteca ebraica aveva mai
raggiunto una tale dimensione. Lo scopo di tale operazione era lo studio
del segreto degli ebrei. Naturalmente era un fantasma di Hitler, ma in
quel modo molti libri preziosissimi furono salvati dalla distruzione. Alla
fine della guerra la biblioteca è stata dispersa. Molte opere sono state
restituite ai legittimi proprietari, come ad esempio i volumi delle sei
biblioteche parigine della famiglia Rothschild. I libri rimasti senza
proprietari sono finiti negli Stati Uniti, alla Library of Congress. Vennero razziate
anche le biblioteche italiane? «C´è un
episodio noto. A Roma, due giorni prima della famosa retata del 16 ottobre
1943, i nazisti entrarono nella sinagoga del ghetto e portarono via due
vagoni pieni di volumi rari. Il poeta Heinrich Heine - in una pièce
dedicata ad Almanzor, colui che nel 980 a Cordoba fece bruciare la
biblioteca dei califfi - ha scritto che, quando gli uomini cominciano a
bruciare i libri, prima o poi finiscono per bruciare gli uomini. Mai
profezia fu così tristemente vera». |
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