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Con
quel rogo accusavo tutti i regimi del mondo Intervista a Ray Bradbury di Ernesto Assante, “La Repubblica” 20 maggio 2003 "Sì,
c'è un libro che riscriverei, ed è proprio Fahrenheit 451. E non perché
sia invecchiato, anzi. Perché non è solo una profezia, un avvertimento,
non è solo un libro di fantascienza, ma un monito contro la censura, per
ricordare i roghi dei libri che abbiamo già visto, con i nostri occhi,
nella storia. Ognuno deve esserne cosciente, in modo che in nessun luogo
del mondo ci possa essere qualcuno che imponga agli altri cosa leggere o
cosa scrivere". Ray Bradbury, ottantatre anni il prossimo 22 agosto,
scrittore, sceneggiatore, autore di decine e decine di libri e racconti
che contano centinaia di edizioni in tutto il mondo, è un uomo di grande
vitalità. Lavoratore
instancabile e metodico, ha da poco dato alle stampe un nuovo libro,
Constance contro tutti, un piccolo gioiello noir, e negli ultimi mesi ha
finito di scrivere cinque racconti brevi e ha iniziato a lavorare ad una
nuova raccolta. Ma è ancora molto legato a Fahrenheit 451, romanzo che
scrisse esattamente cinquant'anni fa. Il libro racconta la storia di
Montag, un pompiere che non ha l'incarico di spegnere gli incendi ma
quello di dare fuoco ai libri, per fare in modo che la gente non legga e
possa, quindi "vivere felice". Montag, però, scopre che nei
libri c'è molta più vita di quanta non gliene offra la società in cui
vive, una società controllata e ipertecnologica, dove non c'è alcuno
spazio per il libero pensiero. Il titolo, Fahrenheit 451, indica la
temperatura di combustione della carta. Bradbury
parla volentieri, dalla sua casa di Los Angeles, del libro che, assieme a
Cronache Marziane, lo ha reso famoso in tutto il mondo, "Il mio unico
libro di fantascienza", come lui stesso tiene a sottolineare. Perché
pensa che sia l'unico libro di fantascienza della sua sterminata
produzione? "Perché
è l'unico in cui parlo di cose che sono accadute o che possono accadere
davvero, e questa è la caratteristica dei romanzi di fantascienza". Insomma,
Fahrenheit 451 è ancora un libro attuale? "In
molti modi. E non solo per quelli legati alla politica, alle dittature che
ancora nel mondo pensano di poter controllare il pensiero umano, decidendo
cosa i cittadini possono leggere e cosa no. Basta guardare quello che è
accaduto negli Stati Uniti: qui i libri non li brucia nessuno, la censura
non esiste, abbiamo la libertà di scrivere e di leggere tutto quello che
vogliamo, ma allo stesso tempo non è esattamente così perché negli
ultimi decenni il nostro sistema educativo è stato distrutto, le
generazioni più giovani non sanno cosa voglia dire leggere o scrivere.
Non volevamo farlo ma stiamo facendo diventare la società americana come
quella di Fahrenheit 451, una società nella quale per essere davvero
liberi dovremmo imparare a leggere e scrivere di nuovo. Certo non si
possono fare paragoni con i paesi dove invece la censura esiste e come. E
non parliamo di piccoli paesi nascosti chissà dove, ma di una delle più
grandi nazioni del mondo, la Cina, dove qualche miliardo di persone non ha
la libertà di leggere e di scrivere quello che pensa". Com'è
nato Fahrenheit 451? "È
nato nei sottoscala della biblioteca dell'Università di Los Angeles.
Avevo una famiglia numerosa e non avevo abbastanza soldi per affittare uno
studio, quindi avevo bisogno di un posto dove andare per scrivere e
leggere in pace qualche ora al giorno. Un giorno, mentre passeggiavo nel
campus dell'università, sentii il rumore di una macchina da scrivere, che
proveniva dal sottoscala della biblioteca. Scesi a vedere e scoprii che
c'era una grande stanza con dodici macchine da scrivere che funzionavano
con le monetine, si inserivano dieci centesimi e permettevano di lavorare
mezz'ora. Pochi giorni dopo andai li, con la tasca piena di monetine e
cominciai a scrivere. Per me era una sensazione fantastica, scrivere
Fahrenheit 451 in un posto in cui bastava salire le scale per entrare in
una meravigliosa biblioteca e respirare assieme alle opere dei miei
amatissimi scrittori, dove potevo prendere qualsiasi libro volessi,
trovare citazioni, spunti, idee e tornare giù, nel sottoscala a scrivere.
Così in nove giorni scrissi Fahrenheit 451, completamente circondato da
libri, spendendo 9 dollari e 80 per la macchina da scrivere in affitto.
Quella, comunque, non fu la versione definitiva". Come
mai? "L'editore
per il quale lavoravo, Ballantine Books, mi chiese di aggiungere altro
materiale, di rendere la novella più lunga e adatta ad un libro, così
scrissi altre 2500 parole, e le scrissi nel pieno del maccartismo. Joseph
McCarthy stava facendo vivere un brutto periodo a molta gente e la sua
commissione non lavorava davvero secondo i dettami della nostra
democrazia. Finii di scrivere tutto ma avevo bisogno di soldi perché la
mia famiglia stava crescendo, quindi pensai di vendere la novella a
qualche rivista, prima della pubblicazione su libro, ma tutti quelli a cui
la feci leggere avevano paura a pubblicarla per timore di finire proprio
sotto le grinfie di McCarthy e della sua commissione. Finché venne da me
un giovane editore che stava lanciando una nuova rivista e aveva bisogno
di materiali interessanti. Mi disse che aveva poco, pochissimo denaro, che
amava molto il mio stile ma che poteva spendere solo 400 dollari. E io gli
dissi che per quella cifra poteva avere un mio nuovo racconto, prima che
lo pubblicassi su libro. Così Fahrenheit 451 uscì sul secondo, sul terzo
e sul quarto numero di Playboy". Il
libro ha ottenuto e ottiene ancora, un successo straordinario. Si può
anche dire che Fahrenheit è uno dei suoi libri preferiti? "No,
davvero, tutti i libri che ho scritto sono come i miei bambini, ho per
tutti loro un motivo speciale che mi lega. Certo, Fahrenheit 451 ha avuto
una vita magnifica, è ancora oggi un libro importante". Molti
anni dopo il libro è diventato anche un film di successo per la regia di
François Truffaut. Le è piaciuto? "Si,
anche se nel film mancavano molte cose. Ho incontrato Truffaut a Parigi
qualche volta, ma non ho avuto nulla a che vedere con il film. Invece c'è
stata una versione teatrale molto bella e molto fedele, alla quale ho
collaborato e che aveva tutto quello che c'era nel libro. Adesso, tra
qualche settimana, dovrebbero iniziare le riprese di una nuova versione
cinematografica, diretta da Frank Darabont e prodotto da Mel Gibson". Se
lei fosse Montag che libro sceglierebbe da memorizzare? "Penso
che memorizzerei le opere di George Bernard Shaw, anche se credo siano più
di duemila pagine. E' il mio autore preferito, era un uomo straordinario,
con opinioni differenti su tutto e su tutti, ogni sua opera è ricca e
affascinante. E mi ha insegnato a scrivere senza perdere mai il senso
dell'umorismo". Ci
sono libri che rilegge spesso? "Ci
sono così tanti libri che ho letto e che rileggo. Recentemente ho riletto
Passaggio in India di Forster". Perché
i libri fanno così paura? "Perché
il pensiero libero fa paura e perché c'è sempre chi vuole decidere per
qualcun altro cosa è bene e cosa no. Nel mio libro la censura nasce dal
desiderio del governo di rendere la gente felice, il capo dei pompieri,
Beatty, spiega a Montag che bruciano i libri perché i contenuti di alcuni
di essi offendono le minoranze, perché altri causano infelicità. E l'uso
del termine "minoranze" non è legato ai temi razziali, ma a
tutti. Ognuno di noi è parte di qualche minoranza, per gusti, passioni,
professione, o interesse, quindi ognuno di noi può essere
"offeso" dal contenuto di un libro. Non crede che sia un tema
ancora attuale?". Nel
libro, cinquant'anni fa, dipingeva una società dello spettacolo e un
sistema dell'informazione che sembra quello che abbiamo oggi... "Si, spettacolo fatto apposta per non far pensare la
gente e informazioni costruite in modo che la gente creda di pensare. Ma
non ho nessuna soddisfazione nel vedere realizzate delle invenzioni così
terribili. Ci tengo a dire che non a caso ho sempre detto che Fahrenheit
451 è l'unico libro di fantascienza che ho mai scritto, perché la
fantascienza esagera e amplia aspetti di verità, mentre io ho quasi
sempre scritto libri di fantasy". |
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