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1Löwenthal
Leo, "I roghi dei libri",Genova (1984), p.25
2Löwenthal Leo, cit.
3Löwenthal Leo, cit., p.31
4Discorso tenuto da Göbbels il 10 maggio 1933, riportato sul
giornale nazista "Völkischer Beobachter" il 12 maggio 1933.
Citato in Löwenthal Leo, cit., p. 32
5Löwenthal Leo, cit., p. 38
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6Si
tratta di un paphlet scritto nel 1644. Dedicato alla libertà di stampa,
si scaglia contro ogni forma di censura.
7Citato
in: Pugliese G. Stanislao, "Tortura incruente", saggio
raccolto in "Il libro nella Shoah", Cremona (2003)
8Shakesperare
William, "La tempesta", (atto III, scena II), traduzione di
Francesco Franconeri, Roma (1997)
9
Heine Heinrich, "Almansor", traduzione di Ermanno
Nacinovich, Roma (1910)
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10
le
biblioteche circolanti erano molto numerose in Germania, circa
quindicimila. Esse erano nate in seguito alla depressione economica.
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pagina]
11
Richard
Lionel, “Nazismo e cultura” (1982), p. 239
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12
Calimani Riccardo, "I destini e le avventure dell'intellettuale
ebreo", Mondadori, Milano (1996)
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13
Stern
Guy, “The
Burning of the Books in Nazi Germany, 1933: The American Response”,
http://motlc.wiesenthal.
com/index.html
: sito del Museo della tolleranza del Simon Wisenthal Center.
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14
Pamela Spence Richards (1941-1999), professoressa del dipartimento di
Library and Information Sciences all'Università di Rutgers.
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15
Pugliese G. Stanislao, "Tortura incruenta" in "Il libro
nella Shoah", p.75
16
Coen Fausto, "16 ottobre
1943", Giuntina (1993), p.51
17Fabre
Giorgio, "L'elenco", Torino (1998), p.7
18 Canfora Luciano, "libro e libertà",
Bari (1994), p. 77
19 Susan Zuccotti, "L'Olocausto in Italia", Milano
(1998) e Pugliese G. Stanislao, cit.
Stanislao Pugliese cita questo avvenimento rifacendosi direttamente al
saggio di Susan Zuccotti.
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20
Bradbury Ray, "Fahrenheit 451", Milano (2003), p. 69
21Bradbury Ray, cit., p.74
22 Bradbury Ray, cit., p. 69
23
Bradbury Ray, cit., p. 105
24 Assante Ernesto, intervista a Ray Bradbury per "La
Repubblica", 20 maggio 2003
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25
Si tratta della principale associazione ebraica di Sarajevo. Era
stata fondata nel 1892 e nel 1933 aveva aperto una propria biblioteca.
26 Riedlmayer Andràs, "Convivencia sotto il
fuoco", saggio compreso ne "Il libro nella Shoah",
Cremona (2003)
27
Pomfret John, "Battles for Sarajevo Itensify as Bosnian Peace
Conferenze Opens", citato in Riedlmayer Andràs, cit.
28Riedlmayer
Andràs, cit.
29Riedlmayer
Andràs, cit.
30Neuffer
Elizabeth sul "Boston Globe", 2 aprile 1996, articolo citato
in Riedlmayer Andràs, cit.
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31
Per realizzare queste note sull'incendio della biblioteca di Baghdad
sono stati consultati i seguenti articoli di giornale:
Fisk Robert, "Independent", 15 aprile 2003
Hanley J. Charles, Associated Press, 15 aprile 2003
Burkeman Oliver, "The Guardian", 15 aprile 2003
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32
Canfora Luciano,cit., p. 86
33Benedetti
Giulio, "Corriere della Sera", 17 maggio 2000
34"Author
Ray Bradbury thinks Michael Moore's title will confuse people with his
classic sci-fi novel Fahrenheit 451 and he wants Moore to change it.
"He can't have my title," said Bradbury. "We've got an
important film coming out [Fahrenheit 451], the book's having its 50th
anniversary in October. If he wants his movie to be an homage to me, why
not title it, 'Bradbury, where the hell are you now that we need you?'",
"Variety", 4 aprile 2003
35Grassi
Giovanna, "Moore: così Bush ha boicottato il mio film", 17
maggio 2004
36Marcelli Claudio Rossi, "L'Internazionale", 10
maggio 2004
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37
Bradbury Ray, cit., p. 181
38
Bradbury Ray, cit., p. 180
39
Bradbury Ray, cit., p.193
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La distruzione dei libri è un'azione che ricorre costantemente nella
storia umana.
In ogni cultura e in ogni tempo, i grandi cambiamenti sono stati
accompagnati dalla distruzione dei libri. La scelta del fuoco come
strumento di annientamento non è casuale. Il fuoco non lascia dietro di
sé nessuna traccia, nessuna rovina sulla quale poter costruire il futuro
o ricostruire il passato. Il primo presidente della camera degli scrittori
nazionalsocialisti, Hans Friedrich Blunk, scrisse nelle sue memorie:
"Queste cose accompagnano tutte le rivoluzioni"1 .
I principali roghi di libri della storia ebbero luogo in Cina nel III
secolo a.C., nel corso del Medioevo ad opera dell'Inquisizione, dopo la
distruzione dell'impero Azteco, nella Spagna della Reconquista, ecc...[fig.
1,2]
I libri ebraici sono stati le vittime più assidue di questa azione,
definita da Peter Brown "pornografia del potere". Ciò deve
essere ricollegato al fatto che il popolo ebraico è tradizionalmente
considerato "il popolo del libro".
Nel breve saggio "Calibans Erbe"2 , Leo Löwenthal
riconosce tre motivi che portano alla distruzione dei libri: estinzione
della storia, azione igienica di repulisti, liquidazione del soggetto.
"ESTINZIONE DELLA STORIA"
Tutte le società autoritarie vogliono riscrivere la storia del mondo. Leo
Löwenthal riconosce una motivazione ulteriore per quanto riguarda i
nazisti. I nazisti avrebbero voluto riscrivere la storia per cancellare la
"consapevolezza della propria condizione di inferiorità
sociale"3 .
Göbbels si riferisce direttamente alle "profanazioni del
passato" che devono essere gettate alle fiamme per costruire "un
nuovo spirito"4 . In occasione del rogo del 10 maggio
Göbbels dichiarò: "Nessuna rivoluzione si è limitata a riformare o
a rovesciare esclusivamente l'economia o la politica o la vita culturale.
Le rivoluzioni sono delle nuove concezioni del mondo".
"AZIONE IGIENICA DI REPULISTI"
Il giornale nazista "Völkischer Beobachter" scrisse il 12
maggio1933: "Colonne di fumo annunciano la fine della peste
disgregatrice tra le fiamme"5 . Il libro viene bruciato
come strumento in grado di diffondere un'infezione. Il libro può essere
portatore di idee malsane: deve perciò essere distrutto come la memoria
del suo autore. Significativo è un episodio che risale al Medioevo. Per
far fronte alla diffusione della peste nella Venezia appestata, si dispose
il rogo di molti libri, strumento di contagio a causa del contatto con le
pagine. Quando alcuni umanisti scrissero al vescovo Ghislieri di evitare
questa azione, egli rispose che, al pari della peste reale, bisognava
debellare la "peste dell'eresia".
"LIQUIDAZIONE DEL SOGGETTO"
Dalla sintesi di questa distruzione del passato e degli elementi presenti
da rinnegare, un programma di distruzione orizzontale e verticale,
scaturisce la liquidazione del soggetto.
L'ostilità nei confronti dei libri è direttamente lesiva
dell'individualità. Infatti limitando la libertà di scrittura e di
lettura, e quindi lo scambio di idee, si elimina la libertà di
interpretazione e il pluralismo. D'altra parte la lotta contro
l'individualità è uno degli elementi chiave sui quali si fondano i
totalitarismi.
Molto spesso la distruzione dei libri è stata associata a quella degli
esseri umani.
Nel 1644 John Milton scrisse nell'opera "Areopagitica"6 :
"uccidere un buon libro equivale a uccidere un essere umano; chi
uccide un essere umano uccide una creatura ragionevole, l'immagine di Dio;
ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione medesima"7
.
Altro esempio si trova nella tragedia di Schakespeare "La
tempesta":
Why, as I told thee, 'tis a custom with him,
I' th' afternoon to sleep: there thou mayst brain him,
Having first seized his books, or with a log
Batter his skull, or paunch him with a stake,
Or cut his wezand with thy knife. Remember
First to possess his books; for without them
He's but a sot, as I am, nor hath not
One spirit to command: they all do hate him
As rootedly as I. Burn but his books.
Come dicevo, egli è abituato a fare un pisolino nel pomeriggio,
cosicché, dopo esserti impadronito dei suoi libri, potrai strappargli le
cervella; oppure con un bastone potrai spezzargli il cranio, o sventrarlo
con una pertica, o tagliarli un'arteria col tuo coltello. Però ricordati
di impadronirti prima dei suoi libri; senza di essi egli è solo uno
sciocco come me, e nessuno spirito potrebbe obbedirgli. Solo i suoi libri,
devi bruciare8.
Questo è la via che il rozzo Calibano consiglia di seguire a Trinculo
e Stephano per sottrarre il potere dell'isola a Prospero, ex Duca di
Milano.
Ma il passo più citato dedicata al legame tra l'annientamento dei libri e
quello degli esseri umani è contenuto nella tragedia di Heinrich Heine
"Almansor":
Eh ciò non era che un preludio appena;
Dove arde il libro, in fin si abbrucia l'uomo9 .
Questi versi furono scritti nel 1820 e possono essere letti come una
drammatica premonizione di quello che avverrà in epoca nazista. Il primo
campo di concentramento fu aperto il 22 marzo 1933, poco più di un mese
prima del rogo dei libri del 10 maggio.
IL MINISTERO PER L'INFORMAZIONE DEL POPOLO E LA PROPAGANDA
Nei mesi successivi alla salita al governo, i nazisti sono fortemente
impegnati nell'ottenere il controllo sulla cultura. In questo senso è
fondamentale la creazione del Ministero per l'informazione del popolo e la
Propaganda, il 13 marzo 1939. Lo scopo di questo ministero è quello di
indirizzare le masse verso un rinnovamento spirituale. È guidato da
Joseph Göbbels, figura chiave del nazismo. Fu anche grazie alla sua
grande abilità di oratore che il nazismo riuscì ad affermarsi e a
mantenere il potere. Göbbels controlla tutti gli ambiti nei quali il
pensiero può manifestarsi: dalla stampa alla radio, dal cinema al teatro.
I controlli e le censure sono molto rigidi. Per Göbbels infatti l'arte
non è assoluta ma deve esistere solo in relazione al popolo, in funzione
del popolo.
IMPLICAZIONI POLITICHE
Il rogo del 10 maggio 1933 nasconde una molteplicità di implicazioni
politiche e rivalità tra associazioni studentesche che vale la pena di
analizzare.
Il rogo fu organizzato dagli studenti e non dalla "Lega di
combattimento per l'arte tedesca". Quest'ultima istituzione era stata
creata da Rosenberg nel 1929. Non affidandosi ad essa, Göbbels mise in
luce il proprio contrasto con Rosenberg. I due gerarchi nazisti avevano
concezioni molto diverse del Terzo Reich.
Göbbels voleva conquistare lo Stato e di conseguenza il partito nazista
doveva integrarsi in esso. Rosenberg invece intendeva affermare
l'indipendenza del Partito Nazista dallo Stato ed un controllo diretto del
Partito sulla vita nazionale. Rosenberg aveva creato la Lega per potersi
imporre sul piano culturale, è evidente quindi il contrasto con il
Ministero della Propaganda. Contrasto rimarcato dalla nomina di Rosenberg
a "delegato del Führer per l'educazione e la formazione
intellettuale e filosofica del Partito Nazionalsocialista". Dopo la
salita al potere di Hitler infatti, Rosenberg occupò ruoli poco
rilevanti. Fu il responsabile della politica estera nell'ambito della
direzione del partito nazista, mentre esisteva un Ministero per gli affari
esteri. La sua funzione era limitata a mantenere i contatti con i diversi
partiti fascisti d'Europa.
Göbbels utilizza i roghi dei libri per soffocare le pretese di controllo
sulla vita culturale di Rosenberg.
Un altro aspetto fondamentale del nazismo fu messo in evidenza
dall'organizzazione dei roghi dei libri. Affidandosi agli studenti
Göbbels sottolineò la vicinanza del nazismo ai giovani. Göbbels
dichiarò in molti discorsi che nel nazismo i giovani riconoscevano le
loro aspirazioni, la loro volontà di cambiare radicalmente la Germania
della Repubblica di Weimar. Il nazismo considera la gioventù un valore in
se stesso, essa è quindi esaltata come avviene in tutti i regimi
totalitari dell'epoca. È significativo che l'ultima difesa di Berlino,
nel 1945, fu sostenuta da ragazzi della Hitlerjugend.
L'ORGANIZZAZIONE
L'Associazione generale degli studenti accolse con grande entusiasmo
l'idea di un rogo di libri. I motivi principali di questo entusiasmo sono
da ricercarsi nei disaccordi di questa associazione con la Lega degli
studenti nazisti. Il rogo dei libri poteva essere una prova di autonomia e
un atto attraverso il quale mostrare alle istituzioni che non serviva
l'intervento della Lega degli studenti nazisti per imporre le idee naziste
nelle università. Le prime circolari che annunciarono i preparativi per
il rogo risalgono al 6 e all'8 febbraio. In quest'ultima si prese di mira
direttamente il complotto ebraico internazionale contro la Germania. Il
13 aprile a Berlino fu affisso il manifesto "contro lo spirito
non-tedesco". Punti salienti di questo manifesti riguardavano la
censura delle opere ebraiche, il divieto di scrivere agli autori ebrei e
l'espulsione dalle biblioteche delle opere non conformi spirito tedesco.
Le dodici tesi contro lo "spirito non-tedesco" furono pubblicate
anche sul "Völkischer Beobachter".
Tuttavia l'11 aprile la direzione della preparazione del rogo era stata
assunta dalla Lega degli studenti nazisti.
L'atteggiamento del Ministero della propaganda fu accondiscendente ma non
di partecipazione diretta.
I libri da bruciare dovevano essere consegnati da parte degli studenti,
delle biblioteche, delle librerie, delle biblioteche circolanti10
. Ma le SA e la polizia fecero irruzione anche in numerose case private,
accompagnando la requisizione di libri con episodi di maltrattamenti,
violenze e furti. [fig.3] Le autorità bibliotecarie, gli studenti e i
professori non opposero alcuna resistenza.
IL ROGO DEL 10 MAGGIO 1933
Tra il 10 maggio e il 21 giugno 1933 si svolsero numerosi roghi in trenta
città universitarie tedesche. [fig.4] I più importanti si svolsero a
Amburgo, Heidelberg, Danzica, Dillingen, Friburgo in Brisgovia, Ratisbona,
Tubinga, Francoforte, Göttingen, Cologna, Dortmund, Halle, Norimberga,
Würzburg [fig.5], Hannover, Monaco, Münster, Königsberg, Coblenza,
ecc...
Il rogo più spettacolare fu organizzato nella piazza del Teatro
dell'opera a Berlino, la sera del 10 maggio 1933. In contemporanea roghi
simili si svolsero in altre città, descritti da Radio Germania (Deutschaldn
Sender) e da altre emittenti radiofoniche.
Il rogo di Berlino fu organizzato con estrema attenzione poiché doveva
essere un esempio per le altre città del Reich. L'evento assunse i
caratteri di una cerimonia ufficiale, quasi religiosa. Furono curati gli
aspetti scenici, le musiche, i canti, l'illuminazione [fig.6] ma anche
elementi che si ricollegavano alla tradizione delle corporazioni
studentesche. [fig.7,8,9] I libri erano accompagnati da una marcia alla
quale presero parte i professori in toga, gli studenti, soldati delle SA e
delle SS. [fig.10] I libri furono trasportati da camion cosparsi di
benzina e arsi con l'aiuto di tecnici e pompieri. [fig.11]
In altre città la manifestazione assunse caratteri differenti. A
Francoforte ad esempio i libri erano posti su carri per letame trainati da
buoi infiocchettati guidati da garzoni e macellai. [fig.12] Il rogo
assunse quindi caratteri meno monumentali, piuttosto carnevaleschi. [fig.13]
In alcune città alle manifestazioni parteciparono in modo attivo migliaia
di persone estranee agli ambienti universitari.
Mentre immensi pire di libri bruciavano (solo a Berlino furono bruciati
ventimila volumi) gli studenti recitavano i nove "Feuersprüche"
e citavano il nome di ventiquattro autori che esemplificavano queste
accuse.
Primo araldo: Contro la lotta delle classi e il materialismo! Per
l'unità del popolo e per una concezione idealistica della vita!... Getto
alle fiamme gli scritti di Marx e di Kautsky.
Secondo araldo: Contro la degenerazione dei costumi! Per una buona
moralità! Per uno spirito della famiglia e uno spirito dello
stato!,,,Getto alle fiamme gli scritti di Heinrich Mann, Ernst Gläser e
Erich Kästner.
Terzo araldo: Contro i sentimenti meschini e il tradimento politico nei
confronti del popolo e dello stato!...Getto alle fiamme gli scritti di
Friedrich Wilhelm Förster.
Quarto araldo: Contro la sopravvalutazione della vita sessuale,
corruttrice degli spiriti! Per la nobilitazione dell'animo umano!... Getto
alle fiamme gli scritti di Freud.
Quinto araldo: Contro la falsificazione della nostra storia e la
profanazione delle grandi figure storiche! Per il rispetto del nostro
passato! ... Getto alle fiamme gli scritti di Emil Ludwig e di Werner
Hegemann
Sesto araldo: Contro il giornalismo e le sue tendenze giudeo-democariche!
Per una cooperazione responsabile all'opera di edificazione nazionale!...
Getto alle fiamme gli scritti di Theodor Wolff e Georg Bernhard.
Settimo araldo: Contro il tradimento letterario nei confronti dei
soldati della grande guerra! Per la educazione del popolo in uno spirito
sano!...Getto alle fiamme gli scritti di Erich Maria Remarque.
Ottavo araldo: Contro la corruzione della lingua tedesca! Perché sia
coltivato questo patrimonio prezioso del nostro popolo!...Getto alle
fiamme gli scritti di Alfred Kerr.
Nono araldo: Contro l'impudenza e l'arroganza! Per il rispetto
dell'immortale spirito tedesco!... Getto alle fiamme gli scritti di
Tucholsky e di Ossitzky. 11
Le fiamme si levarono sopra la piazza del Teatro dell'opera alle undici
e mezza di notte. Richard Lionel interpreta la scelta di questo momento
della giornata come necessaria per creare una sorta di atmosfera
religiosa. La notte simboleggia il ritorno alle origini, quindi un
rinnovamento, un mondo aurorale. Anche il fuoco ha un forte valore
simbolico. Esso purifica, rigenera, ma è anche elemento di culto solare,
simbolo della vita che rinasce, di forza, violenza e eroismo.
Il fuoco si ricollega inoltre al mito della fenice: "La fenice di uno
spirito a cui daremo dei tratti perentori, rinascerà da queste
ceneri" afferma lo stesso Göbbels in occasione del rogo berlinese.
[fig.14] La Germania è quindi una fenice che risorge dalle fiamme
scintillante e ringiovanita.
LE LISTE NERE
Nei primi mesi del 1933 le liste dei libri proibiti non erano ufficiali ed
erano redatte da semplici bibliotecari. Soprattutto non c'erano punti di
contatto tra i diversi Ländern.
Le prime liste nere di scrittori risalgono al 1932. Furono pubblicate sul
"Völkischer Beobachter", si auspicava che i nazisti avrebbero
messo al bando le loro opere non appena saliti al potere. Soltanto nel
1935 fu decisa una strategia comune a tutto il Reich e furono redatti i
primi elenchi ufficiali. Il 25 aprile 1935, infatti, Göbbels assunse la
suprema autorità di censura. Anche questi elenchi tuttavia non furono
resi pubblici ma consegnati esclusivamente ad alcuni ufficiali.
Tenere segreti i nomi degli autori e dei libri vietati rispondeva precisi
disegni politici e culturali. Infatti agli autori risaputamene all'indice
si affiancavano altri scrittori la cui proibizione era incerta. I singoli
librai e bibliotecari, ma anche i privati cittadini, erano obbligati a
esercitare in prima persona la censura. Heinrich Heine fu ritenuto da
molti librai tedeschi all'indice, in realtà fu proibito solo nel 1937.
Molti privati cittadini bruciano numerosi libri per evitare problemi con
le autorità naziste. Molti librai esclusero dai propri cataloghi alcuni
autori secondo il proprio arbitrio per paura di ripercussioni.
Si tratta inoltre di un tentativo di non fornire prove evidenti di questa
politica ai paesi stranieri. Ciò è confermata nelle disposizioni che nel
1936 accompagnarono le Olimpiadi di Monaco. Durante le poche settimane
della manifestazione sportiva si operò anzi una censura in senso opposto.
Fu proibita la vendita di alcuni libri di propaganda nazista e di alcuni
giornali nella città di Monaco. Si trattò comunque di una breve
parentesi.
GLI AUTORI PERSEGUITATI
Questa sorta di autocensura si basava sugli elenchi delle motivazioni per
le quali venivano bruciati i libri. Un elenco fu pubblicato sul "Völkischer
Beobachter" l'8 maggio 1933. Secondo il giornale nazista bisognava
respingere le opere
- dei teorici del marxismo;
- di coloro che esaltavano la Repubblica di Weimar;
- di coloro che attaccavano i fondamenti della morale e della religione;
- di autori pacifisti, in particolar modo degli scrittori critici nei
confronti della prima Guerra mondiale o nei confronti del valore militare
tedesco;
- di autori che erano espressione dell'espansione della società urbana;
A queste categorie molto ampie si aggiungevano poi i romanzieri di
sinistra che criticavano la società borghese (come Heinrich Mann), gli
autori comunisti (Bertolt Brecht), autori di satira contro la borghesia (
George Grosz), giornalisti oppositori del regime, scienziati antinazisti (Albert
Einstein).
LE PERSECUZIONI CONTRO LE OPERE DI FREUD
I motivi della persecuzione delle opere del padre della psicanalisi non si
limitano al fatto che Freud è di origine ebraica. Il "Feursprache"
che condanna le sue opere si riferisce alla "sopravvalutazione della
vita sessuale". La sessualità viene percepita come un pericolo in
quanto aspetto irrazionale del comportamento umano. [fig.15] Il sesso era
considerato dai nazisti sola nella dimensione fisica, come mezzo per dar
vita ad individui puri. Una delle prime misure antisemite prese in
Germania, ed anche in Italia, fu perciò vietare i matrimonio e i rapporti
tra "ariani" e componenti di razze inferiori.
Nell'antisemitismo che da secoli perseguita gli ebrei, Freud riconosce una
conferma della teoria espressa in "Totem e tabù" secondo la
quale ogni popolo ha ucciso il padre. Infatti l'accusa rivolta dai
cristiani agli ebrei è proprio quella di aver ucciso il padre, Dio. Ma
nel saggio su Mosè e il monoteismo, Freud ricerca le radici più profonde
dell'antisemitismo. L'antisemitismo si basa sull'ostilità verso una
popolazione antica e compatta, che ha dimostrato di saper resistere nei
secoli nonostante le numerose persecuzioni. Le altre popolazioni hanno
sviluppato nei confronti dell'ebraismo un inconscio sentimento di invidia.
Freud riconosce una causa dell'antisemitismo più strettamente legata ad
una lettura psicanalitica. Esso potrebbe nascere dall'orrore per la
circoncisione, che evoca l'idea della castrazione.
Freud non fu sorpreso dell'entusiasmo col quale gli austriaci accolsero
Hitler dopo l'Anschluss. I nazisti sciolsero la società viennese di
psicanalisi, la casa di Freud fu più volte perquisita da parte dei
soldati nazisti. Gli amici e i conoscenti insistettero affinché Freud
lasciasse Vienna per l'Inghilterra. Fu Mussolini a persuadere Hitler
dell'importanza di non attaccare direttamente e lasciar fuggire, un
personaggio così famoso in tutto il mondo.
Per ottenere il permesso per lasciare l'Austria Freud fu costretto a
firmare una dichiarazione in cui affermava di esser stato trattato con
grande rispetto dalla autorità tedesche. Ironicamente Freud aggiunse alla
dichiarazione la frase: "posso vivamente raccomandare la Gestapo a
chicchessia"12 .
Il 4 giugno 1938 Freud con la moglie e i figli partì per Londra anche se
Freud, vecchio e malato, vorrebbe rimanere a Vienna e trascorrervi gli
ultimi anni di vita. I famigliari che rimasero, le quattro anziane sorelle
di Freud, saranno deportate e uccise nei campi di concentramento di
Auschwitz e Theresienstadt.
Il 10 novembre 1938 Freud annotò nel proprio diario: "Pogrom in
Germania: vandalismo e brutalità segnano l'inizio della persecuzione con
la notte dei cristalli". Freud muore meno di un anno più tardi, il
23 settembre 1939, senza conoscere il tremendo destino del suo popolo.
LE REAZIONI AI ROGHI
In Germania l'atteggiamento dominante fu di scarsa preoccupazione nei
confronti dell'azione che era stata compiuta. Molti liquidarono il tutto
come una semplice bravata studentesca, altri non vi riconobbero alcuna
valenza simbolica, Freud dichiarò "soltanto i nostri libri? In tempi
più lontani, insieme con quelli avrebbero bruciato anche noi".
Furono una minoranza coloro che intuirono un nesso tra la distruzione dei
libri e la creazione dei primi campi di concentramento. A Bonn, alcuni
docenti di germanistica e di storia dell'arte riconobbero il grave danno
simbolico recato da questo rogo: "L'anima ebraica era volata in
cielo". Furono pochi i giornali tedeschi a prendere le distanze dai
roghi. Tra di essi il "Frankfurt Zeitung".
L'eco sui giornali stranieri fu molto vasta. Alcune riviste illustrate,
come "L'Illustration", pubblicarono delle documentazioni
fotografiche. Ma in Francia non si diede una grande importanza
all'avvenimento.
In America invece la notizia del rogo suscitò grande scandalo. Già due
settimana prima del 10 maggio 1933 numerose organizzazioni ebraiche
americane avevano protestato contro l'organizzazione dei roghi dei libri.
Il 10 maggio 1933 le colonne del New York Times citavano il seguente
intervento di Helen Keller:
History has taught you nothing if you think you can kill ideas. Tyrants
have tried to do that often before, and the ideas have risen up in their
might and destroyed them.
You can burn my books and the books of the best minds in Europe, but the
ideas in them have seeped through a million channels and will continue to
quicken other minds. I gave all the royalties of my books for all time to
the German soldiers blinded in the World War with no thought in my heart
but love and compassion for the German people ...
I deplore the injustice and unwisdom of passing on to unborn generations
the stigma of your deeds . 13
A New York fu organizzata una marcia alla quale presero parte molte
autorità della città. Fu una protesta di dimensioni enormi, il New York
Time scrisse "Hundred thousand march here in six-hour protest over
Nazi policies", l'11 maggio 1933. [fig.16]
DURANTE LA GUERRA: LE REQUISIZIONI IN TUTTA EUROPA
La politica del nazismo nei confronti dei libri subì una svolta con
l'inizio della realizzazione del progetto della "grande
Germania" e l'inizio della guerra.
Sono due le agenzie tedesche che si occupano delle biblioteche nei paesi
occupati. Lo Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) ottiene da Hitler
l'incarico di sequestrare libri per formare la "Hohe Schule",
l'Università nazista che doveva nascere a Chiemsee in Baviera. Queste
unità furono definite "comando delegato al furto culturale" da
Reinhard Bollmus.
L'"Institut NSDAP zur Erforschung der Judenfrage"
("Istituto della NSDAP per la ricerca sulla questione ebraica")
viene creato il 26 marzo 1941 e riesce a raccogliere più di mezzo milione
di libri in Francia, Polonia, Grecia e Belgio.
Vittime di queste due istituzioni furono le più importanti biblioteche
ebraiche d'Europa. È impossibile una stima anche solo approssimativa dei
libri che andarono distrutti o trafugati tra il 1939 e il 1945. Secondo
Pamela Spence Richards14 i libri distrutti furono centomilioni.
I libri che furono trasferiti nelle biblioteche delle istituzioni naziste
furono addirittura messi in salvo dai bombardamenti alleati poiché
trasferiti in edifici lontani dai centri abitati.
L'Europa dell'est subì i danni più gravi. Alcune stime hanno calcolato
che più di cinquanta milioni di libri furono trafugati o distrutti in
Ucraina. In Polonia e Unione Sovietica si cercò di distruggere
l'identità slava, allo scopo di assoggettare più facilmente questi
popoli, proprio attraverso la distruzione dei libri.
In Francia furono depredate settante biblioteche e quasi due milioni di
volumi.
I NAZISTI IN ITALIA
Pochi giorni prima della deportazione in Germania degli ebrei del ghetto
di Roma (16 ottobre 1943), i nazisti riempirono alcuni vagoni ferroviari
di migliaia di libri destinati a raggiungere la Germania.
Si tratta della biblioteca del Collegio rabbinico e di quella della
sinagoga. Erano raccolte di libri di grandissimo valore. Stanislao
Pugliese definisce la biblioteca "retaggio di duemila anni di
presenza ebraica a Roma"15 . Secondo alcuni
studiosi (Robert Katz), alcuni manoscritti risalivano a prima della
nascita di Cristo. Non furono mai realizzati cataloghi completi della
biblioteca. I libri in essa conservati riguardavano la storia
dell'ebraismo ma anche i primi secolo del Cristianesimo. Un tentativo di
catalogazione era stato fatto nel 1934. Su questo elenco si basano le
requisizioni dei nazisti.
L'11 ottobre 1943 le biblioteche vengono poste sotto sequestro dalle
autorità naziste. I nazisti devono attendere due giorni prima di poter
trasferire i libri per problemi legati al trasporto. Nel frattempo niente
all'interno delle biblioteche doveva essere toccato. Se fossero stati
sottratti dei volumi, la segretaria, Rosina Sorani, sarebbe stata uccisa.
Il Presidente dell'Unione delle comunità israelitiche Foà, scrisse al
Ministero dell'Educazione Nazionale e ad altre istituzioni fasciste.
Tuttavia i suoi allarmi rimasero del tutto ignorati: "nonostante quel
furto rappresentasse una irreparabile iattura per la cultura
italiana"16 .
Puntualmente il 14 ottobre due carri merci delle ferrovie nazionali
tedesche raggiunsero la sinagoga. Le due biblioteche si trovavano nel
medesimo edificio, presso gli uffici della Comunità.
L'attenzione riservata ai libri fu maniacale. Essi furono divisi per
casse, disposti in vari strati separati accuratamente con fogli di cartone
ondulato.
Alcuni testimoni annotarono la destinazione impressa sui carri: DRPI-
München-97970-G e DRPI- München-97970-C. Gli ultimi libri furono
trasportati in Germania alla fine di dicembre.
Un numero molto ristretto di libri fu messo in salvo. Addirittura si
riuscì a murare qualche volume nelle pareti dei bagni della sinagoga.
Altri furono sepolti nel giardino o nascosti nelle case vicine o in altre
biblioteche.
Roma fu privata di un patrimonio di ben diecimila libri e manoscritti.
Molti verranno restituiti dopo la guerra, nel 1947 grazie all'operato del
capitano Carlo Rupnik. La stessa sorte non fu riservata alle persone. La
maggior parte degli ebrei deportati il 16 ottobre 1943 non fecero mai
ritorno in Italia.
I fascisti non realizzarono mai azioni eclatanti come i roghi di libri.
Tuttavia anche in Italia i libri che non si conformavano all'ideologia
fascista erano fortemente osteggiati. Il Ministero della Cultura popolare
compilò una lista di "opere non gradite in Italia". Queste
opere non potevano essere prestate nelle biblioteche pubbliche. Scrive
Giorgio Fabre in "L'elenco, censura fascista, editoria e autori
ebrei": "Tra il 1938 e il 1942, gli italiani, come i tedeschi,
avevano acceso il loro rogo dei libri. Ma, a differenza che in Germania,
era stato senza fuoco. In Italia migliaia di volumi, forse milioni, per
tonnellate di carta, erano scomparsi, si erano dileguati e nessuno ne
aveva più parlato"17 . Bandire i libri ebraici
dalle biblioteche fu comunque un atto gravissimo. Luciano Canfora infatti
scrive: "le biblioteche, i luoghi per definizione addette alla
conservazione dei libri, possono diventare il più efficace strumento di
esclusione"18 .
Alcuni saggi, anche molto autorevoli19 ,
descrivono un rogo di libri improvvisato dai fascisti in piazza Carlina, a
Torino, nell'ottobre 1943.
Tuttavia questa informazione è stata smentita da alcuni storici e
studiosi che ho contattato. In particolare Alberto Cavaglion, membro
dell'"Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della
società contemporanea", afferma che i libri della biblioteca ebraica
furono razziati nel corso del 1943 ma tratti in salvo da Andrea Viglongo.
Bruno Segre a sua volta esclude che i libri possano essere stati bruciati
nell'ottobre del 1943. La biblioteca era già stata danneggiata gravemente
dai bombardamenti alleati.
Ho contattato quindi la Comunità ebraica di Torino che ha confermato che
i libri furono in parte nascosti, in parte rubati ma non distrutti in
piazza Carlina come scrive Susan Zuccotti.
FAHRENHEIT 451
Nell'introduzione al romanzo fantascientifico "Fahrenheit 451",
Ray Bradbury [fig.17] si riferisce direttamente ai roghi del 10 maggio
1933: "when Hilter burned a book I felt it as keenly, please forgive
me, as his killing a human, for in the long sum of history they are one
and the same flesh. Mind or body, put to the oven, is a sinful practice,
and I carried this with me as I passed countless firehouse doors and
patted the coach dogs there and admired my tall reflection in the
downslung brass poles".
In "Fahrenheit 451" Ray Radbury immagina una società
dispotica del futuro, nella quale i libri vengono bruciati. Il titolo del
libro si riferisce alla temperatura minima alla quale la carta prende
fuoco e quindi i libri bruciano. [fig.18]
Attraverso questa prioritaria operazione si cerca di distruggere
l'identità e l'individualità: "Noi dobbiamo essere tutti uguali.
Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma
ognuno vien fatto uguale"20 . Sono le parole
del capo dei pompieri Beatty rivolte al pompiere Montag. Nel romanzo sono
i pompieri ad assumere il compito di bruciare i libri ed, eventualmente, i
loro possessori. [fig.19]
In questo libro viene descritto un mondo nel quale l'individuo è
annientato davanti ai grandi maxischermi che ricoprono le pareti delle
case. La realtà in cui vive la moglie di Montag, Midrel è costituita
dalla Famiglia, "la mia famiglia", fatta di personaggi virtuali
che si muovono sugli schermi dei televisori. Il capo dei pompieri dichiara
che lo scopo della distruzione dei libri è di rendere l'uomo felice:
"Ci opponiamo alla meschina marea di coloro che vogliono rendere ogni
altro infelice con teorie e ideologie contraddittorie [...] Non lasciamo
che il torrente della tristezza e del pessimismo inondi il pianeta"21.
In questo modo l'individuo diventa un semplice uomo-massa, che può essere
sottomesso da qualsiasi potere totalitario: "Più sport per ognuno,
spirito di gruppo, divertimento, svago, distrazioni, e tu così non pensi,
no? Organizzare, riorganizzare, superoganizzare super-super-sport! Più
vignette umoristiche, più fumetti nei libri! Più illustrazioni ovunque!
La gente assimila sempre meno. Tutti sono sempre più impazienti, più
agitati ed irrequieti. Le autostrade e le strade di ogni genere sono
affollate di gente che va un po' da per tutto, ovunque, ed è come se
andasse in nessun posto. I profughi della benzina, gli erranti del motore
a scoppio. Le città si trasformano in auto-alberghi ambulanti, la gente
sempre più dedita al nomadismo va di località in località, seguendo il
corso delle maree lunari".
Il romanzo fu scritto da Bradbury nel 1951. Purtroppo l'attualità di
queste pagine è evidente. E ancora di più se si considerano le origini
della distruzione dei libri: "Non è stato il Governo a decidere; non
ci sono stati in origine editti, manifesti, censure, no! ma la tecnologia,
lo sfruttamento delle masse e la pressione delle minoranze hanno raggiunto
lo scopo, grazie a Dio! Oggi, grazie a loro, tu puoi vivere sereno e
contento per ventiquatt'ore al giorno"22 . La
sensibilità di Montag e alcuni incontri misteriosi lo convincono a
cercare di salvare i libri. Egli avverte che in essi è contenuto qualcosa
che può salvare l'uomo. Si rivolge perciò a Faber, un anziano professore
che accetta di aiutarlo. Anche Faber ritrova le medesime cause all'origine
dei roghi: "Dopo di che il Governo, vedendo quali vantaggi si
avessero con un popolo che amava leggere soltanto di labbra
appassionatamente bacianti e di violenti pugni nello stomaco, ha
cristallizzato la situazione con i vostri mangiatori di fuoco"23
.
L'attualità del libro è ribadita dallo stesso autore: "Sì, c'è un
libro che riscriverei, ed è proprio Fahrenheit 451. E non perché sia
invecchiato, anzi. Perché non è solo una profezia, un avvertimento, non
è solo un libro di fantascienza, ma un monito contro la censura, per
ricordare i roghi dei libri che abbiamo già visto, con i nostri occhi,
nella storia. Ognuno deve esserne cosciente, in modo che in nessun luogo
del mondo ci possa essere qualcuno che imponga agli altri cosa leggere o
cosa scrivere"24 .
OGGI
Il monito di Bradbury risale al 1951. I roghi dei libri ai quale bisogna
opporsi ancora ai giorni nostri sono di tre tipi: censura, analfabetismo,
roghi reali.
I roghi reali non si sono fermati negli ultimi decenni. Alcune importanti
convenzioni internazionali condannano fortemente azioni del genere. Si
tratta della Convenzione di Ginevra (1949) e della Convenzione dell'Aja
(1954) sulla Protezione della proprietà culturale in casi di guerra. I
roghi dei libri sono quindi da considerarsi dei crimini di guerra.
I due casi più recenti riguardano Sarajevo e Baghdad.
SARAJEVO
La Bosnia-Erzegovina fu invasa dai nazisti nell'aprile 1941. Il paese si
divise tra alleati e collaborazionisti. Furono tempestivamente promulgate
leggi antisemite e fu ordinata la requisizione delle ricchezze delle
numeroso sinagoghe e comunità ebraiche. Le biblioteche ebraiche di
Sarajevo subirono danni pesantissimi. La Benevolencija25 fu
spogliata dei suoi manoscritti e volumi da parte di unità dello ERR. Alla
fine di ottobre 1941, dodici casse di libri lasciarono l'edificio della
Benevolencija.
Le biblioteche di Sarajevo furono teatro di scempi ancora più gravi in
tempi molto recenti: "Mezzo secolo dopo l'invasione nazista, la
convivencia in Bosnia si trovò nuovamente sotto l'attacco degli ideologi
della purezza etnica e razziale. Bersaglio di questi attacchi furono non
soltanto le persone di discendenza etnica o religiosa
"sbagliata", ma anche libri, biblioteche e archivi, musei, opere
d'arte, luoghi di culto ed edifici storici"26 .
Tra il 25 e il 27 agosto del 1992 l'edificio della Biblioteca nazionale e
universitaria di Bosnia fu raso al suolo dalle bombe incendiarie lanciate
dalle forze nazionaliste serbe. [fig.20,21] La distruzione di questa
biblioteca fu sistematica. Ogniqualvolta i pompieri riuscivano a
circoscrivere le fiamme, nuove bombe rinvigorivano l'incendio. Alcuni
cecchini rendevano rischiosissime le operazioni dei pompieri e di coloro
che crearono una catena umana per salvare i libri più preziosi.
"Quando abbiamo chiesto a Kenan Slinic, comandante dei vigili del
fuoco, perché mai rischiasse la vita, egli, sudato, coperto di fuliggine,
a due metri dalle fiamme, ha risposto: "Perché sono nato qui e loro
stanno bruciando una parte di me"27 .
Sorte analoga toccò all'Istituto orientale, distrutto il 17 maggio 1992.
Dieci biblioteche universitarie in Bosnia, su un totale di sedici, furono
distrutte. Duecentomila volumi della biblioteca del Museo Nazionale furono
salvati sfidando il fuoco dei cecchini.
Gli stessi nazionalisti serbi tentarono di negare le proprie
responsabilità. Radovan Karadžic, loro capo, cercò di riversare la
colpa sugli stessi mussulmani.
Tuttavia si appurò facilmente la responsabilità dei nazionalisti serbi.
Riedlmayer Andràs, fondatore del "Bosnian Manuscript Ingathering
Project", rintraccia le precise motivazioni politiche di questi
gesti. Distruggendo le biblioteche di Sarajevo e di altre città
bosniache, si cercava di distruggere le testimonianze di una convivenza
pacifica nel passato. Veniva cancellata la prova dell'esistenza storica di
molte minoranze. I nazionalisti serbi distrussero i libri per
"garantirsi contro future rivendicazioni da parte della popolazione
che essi avevano espulso e spogliato di tutto"28 .
Queste operazioni furono supportate da tentativi di riscrivere il passato.
La stampa nazionalista presentò la storia come uno scontro eterno contro
"un nemico razziale e religioso"29 .
Anche nella tristemente famosa Srebrenica "cumuli di immondizia
rivelano la presenza di libri bruciati che portano nomi mussulmani sui
riguardi"30 .
Dopo il termine del conflitto è iniziato un lungo cammino volto a
ricostituire le raccolte di libri perduti. In questo progetto sono
impegnate biblioteche americane, slovene, croate, case editrici bosniache
impegnate in ristampe, privati europei ma anche mediorientali. Per il
medesimo fine alcuni studiosi bosniaci e americani hanno dato vita al
"Bosnian Manuscript Ingathering Project".
BAGHDAD
A Baghdad la Biblioteca Nazionale e l'Archivio e la Biblioteca coranica
del Ministero della Religione, sono stati bruciati il 14 aprile 2003.
Anche in questo caso i precedenti storici non mancano. Nel XIII secolo la
fiorente città fu distrutta dai mongoli e l'esorbitante numero di un
milione e seicentomila volumi della biblioteca della città fu gettato nel
Tigri.
Il saccheggio è stato operato da alcuni vandali nell'ambito dei vasti
saccheggi che hanno colpito il patrimonio culturale iracheno nell'aprile
2003. Un giornalista dell'"Independent", Robert Fisk, avvisò i
Marines americani che non fecero nullo per arginare il danno. Il Pentagono
stesso ammise, nel corso della stessa giornata, che questi saccheggi
avevano colto del tutto impreparate le forze militari presenti a Baghdad.
In realtà gli archeologi americani avevano denunciato questo pericolo da
mesi. Inoltre il US Marines' Civil Affairs Burreau è situato a poca
distanza dalla sede della biblioteca.
Furono bruciati manoscritti antichissimi, documenti, ma la biblioteca
conteneva anche copie di tutti i libri pubblicati in Iraq dal 1977 e copie
di tutte le tesi di laurea.
Anche in questo caso il rogo della biblioteca di Baghdad costituisce un
danno di proporzioni enormi. Il direttore generale dell'UNESCO, Mounir
Bouchenaki, ha dichiarato a proposito: "a catastrophe for the
cultural heritage of Iraq". Robert Fisk scrisse sull'Independet del
15 aprile 2003: "for Iraq, this is Year Zero; with the destruction of
the antiquities in the Museum of Archhaelogy on Saturday and the burning
of the National Archives and the Koranic library, the cultural identity of
Iraq is being erase"31 . [fig.22,23]
L'ANALFABETISMO
Il problema dell'analfabetismo è molto attuale nei paesi sviluppati.
Negli ultimi anni sono stati lanciati preoccupanti allarmi da numerosi
istituti di ricerca.
Nel saggio "Out of Control", l'ex consigliere del presidente
Carter, Zbigniev Brzezinski, afferma che negli Stati Uniti una fetta
consistente della popolazione ( 23 milioni di persone) è "funzionalmente analfabeta"32
.
Nel nostro paese la situazione non è migliore. Nel maggio 2000 il
"Centro Europeo dell'Educazione" (CEDE) ha divulgato i dati di
una ricerca sulle competenze alfabetiche degli adulti. Il 34,5% della
popolazione italiana compresa tra i 16 e i 65 anni si colloca sulla soglia
dell'analfabetismo. Il linguista Raffaele Simone ha dichiarato: "Non
mi stupisco affatto dal momento che i libri sono sempre meno utilizzati
dai giovani"33 .
LA CENSURA
Anche la censura affligge il mondo contemporaneo. Tra tutti gli episodi
che le cronache riportano su questo argomento ne scelgo uno che può
ricollegarsi direttamente alla relazione. La distribuzione dell'ultimo
documentario di Michael Moore è bloccata negli Stati Uniti. Il titolo del
documentario, vincitore della Palma d'Oro al festival di Cannes 2004, si
richiama direttamente all'opera di Bradbury e alla trasposizione
cinematografica di Truffaut (1966). L'ultima denuncia del regista
americano Michael Moore si intitola infatti "Fahrenheit 9/11".
Questa scelta di Moore non è stata, tra l'altro, condivisa da parte di
Bradbury34 . Il tagline del documentario è
"The temperature where freedom burns", esplicito riferimento al
sottotitolo di Fahrenheit 451.
Moore ha definito "Fahrenheit 9/11" un documento, non un
semplice documentario35 . E si tratta di un
documento che attacca duramente l'attuale presidente americano. [fig.24]
Nei primi giorni di maggio i giornali di tutto il mondo hanno riportato la
notizia del divieto imposto dalla Walt Disney Company alla Miramax di
distribuire nelle sale americane "Fahrenheit 9/11". D'altra
parte anche l'editore Harper Collins ha deciso di non realizzare la
ristampa dell'ultimo libro di Moore: "Stupid White Man". Javier
del Pino scrive sul quotidiano spagnolo "El Paìs": "la
nuova polemica sul controverso cineasta aggiunge un elemento alla lunga
lista di problemi che sta attraversando il paese: la censura"36
.
Scenario analogo anche dopo la vittoria a Cannes. I giornali americani non
hanno riservato grandi spazi alla notizia, sul sito della Abc non è
nemmeno apparsa.
LE PROPOSTE PER SPEGNERE I ROGHI DEI LIBRI
GLI UOMINI-LIBRO
Nelle pagine finali di "Fahnrenheit 451", Montag è obbligato ad
abbandonare la città. Egli raggiunge un gruppo di uomini-libo:
"vagabondi all'esterno, biblioteche dentro". Questi uomini-libro
sono l'unica salvezza che Bradbury individua in questa società del
futuro. Essi conservano a memoria i più grandi libri dell'umanità.
Attendono, vivendo lontano dalle città, che gli uomini si rivolgano a
loro per conoscere ciò che è avvenuto prima. Ma ciò potrà avvenire
solo dopo una catastrofe inaudita, solo dopo che il mondo sarà
"scoppiato in aria"37 . Essi attendono lo
scoppio della guerra e il suo termine:"Quando la guerra sarà finita,
forse potremo essere di qualche utilità al mondo"38 .
In pochissimi secondi questa guerra si consuma. La città viene bombardata
e rasa al suolo. Davanti a questo scenario apocalittico gli uomini-libro
si preparano ad essere utili al mondo:
"C'era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto
passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni
si costruiva una pira e ci s'immolava sopra. Ma ogni volta che vi si
bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare.
E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa
cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai.
Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta. Conosciamo
bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e
finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o
l'altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di
saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore
di gente che si ricorda"39 .
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