|




|
Quattro installazioni e un
video, opere della giovane Federica Giglio. Opere scaturite dalla
malattia. Un’enorme cassettiera presenta nei suoi scomparti numerati
oggetti della vita di Federica Giglio. Il visitatore può aprirli uno ad
uno, infilando un dito nelle fessure, quasi violando lo spazio privato
dell’artista. E nei cassetti ritrova ricordi, momenti. In uno di essi
delle medicine. Medicine di vario tipo, il risultato dei 13 anni di
diagnosi errate che ha subito l’artista stessa fino a pochi mesi fa. In
realtà Federica Giglio è vittima del disturbo psichico noto come
bipolarità: alternanza inspiegabile di stati opposti d’umore, da crisi
depressiva ed attacchi di panico e momenti di euforia. Una malattia che
determina un modo diverso di vedere la vita, di percepire il mondo e le
esperienze. Una dimensione che viene proiettata anche sulle altre
installazioni. Così vediamo una donna, chiusa in una gabbia, seduta a un
tavolino: sigaretta, caffè, specchio. E la stessa donna (un calco
iperealistico dell’artista) incapsulata in una
teca di plastica trasparente, attraversata da enormi raggi-spilli
che le si configgono in corpo, trafiggendo testa e petto, ferendola ma
costituendo l’unico contatto col mondo esterno. Infine un enorme
superficie quadrata, rosa, ricoperta da centinaia di ciliegie poste su
gambi verdi, disposte regolarmente a formare una griglia.
|