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Picasso Tradiciòn y vanguardia Madrid,
Museo Nacional del Prado Madrid, Museo Nacional Centro de
Arte Reina Sofia http://www.picassotradicionyvanguardia.com/
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"Autorretrato con la paleta en
la mano",
1906
"Il
poeta", 1911
![]() "Gran desnudo",
1964
"Las Meninas",
1957
Goya, "Il 3 maggio del 1808:
la fucilazione alla montagna del principe Pio",
1814
"Massacro in corea",
1951
"L'ossario", 1945"M |
Per celebrare i venticinque anni dall’arrivo di “Guernica” in Spagna, i due più importanti musei madrileni, hanno realizzato un’importante mostra dedicata a Picasso. Non un’ennesima retrospettiva, che sull’artista spagnolo se ne son viste fin troppo e se ne vedranno (la prossima a Palazzo Grassi in autunno), ma un’innovativa idea espositiva. Il Museo Nacional del Prado ha sfruttato le sue ricchissime collezione di arte moderna per mettere a confronto capolavori del maestro novecentesco provenienti da tutto il mondo, con i suoi maestri ispiratori: artisti spagnoli, da Velazquez (col motivo della Meninas che ossessionò Ricasso), Goya (la cui celeberrima “venere denuda” è stata traslata nella galleria che accoglie la mostra), El Greco; fiamminghi, francesi, come Poussin o Manet, e italiani come Veronese, o Tiziano, conosciuti durante il viaggio che nel 1917 lo porta nel Bel Paese, per una messa in scena della compagnia di Diaghilev. Una mostra che attraversa secoli di storia dell’arte e tutto il percorso creativo e artistico di Picasso, dal periodo blu, fino agli ultimi anni di vita, quando il pittore ultraottantenne si dedica a rileggere e riproporre alcune delle opere più famosa della nostra tradizione pittorica. “Tradizione e avanguardia”, è infatti il titolo dell’esposizione, che esprime con grande chiarezza questa tensione sempre presente nelle opere del più grande innovatore del XX secolo. La mostra prosegue poi al Museo Nazional Centro De Arte Reina Sofia, dove l’assoluto protagonista è “Guernica” (1937). Attorno a questo cuore pulsante (e sanguinante), si trovano altre opere in cui Picasso ci parla della guerra e dei suoi orrori. E ancora è presente il legame con la tradizione pittorica, con due importanti opere del passato eccezionalmente esposte nelle sale del Reina Sofia. Si tratta dell’oscuro e drammatico “Il 3 maggio del 1808: la fucilazione alla montagna del Principe Pio” (1814, dal Prado), tremendo ritratto della guerra che gli spagnoli combatterono contro le truppe napoleoniche realizzato da Goya, e “L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano”(1868, proveniente da Manheim), uno dei pochissimi quadri storici di Manet, che mostra un preciso riferimento iconografico a Goya. Due importanti riflessioni del XIX secolo sulla drammaticità della guerra, che però per violenza, immediatezza del messaggio e forza vengono surclassate dall’opera di Picasso, che se ne serve come archetipi della violenza, ne attinge come ad un immaginario della crudeltà, per realizzare l’opera forse più importante del XX secolo. La lunga e complessa storia di questo immenso dipinto è stata raccontata in un saggio di recente pubblicazione in Italia: “Guernica. Biografia di un’icona del Novecento” (vai). L’autore, Gijs Van Hensbergen, segue l’opera dal momento della sua commissione e creazione fino al ritorno in Spagna e alla definitiva sistemazione al Reina Sofia. Una delle parabole più affascinanti della storia dell’arte di questo secolo. Hensbergen è in grado di rintracciare le implicazioni non solo artistiche ma anche culturali, sociali e soprattutto politiche di Guernica. Picasso ricevette l’incarico di realizzare una grande opera che sposasse la causa repubblicana in piena guerra civile, nel 1937, da mostrare al mondo intero all’Esposizione Universale di Parigi. Un incarico accettato dall’artista perché: “la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva vero il nemico”, un impegno politico e civile che caratterizzerà la vita dell’artista. Immediatamente l’artista comincia a lavorare a questo ambizioso progetto. In pochi giorni realizza le tavole “Songe et menzogne de Franco”, esposte alla mostra al Reina Sofia e altri studi e disegni. Ma il soggetto dell’opera viene deciso da Picasso in seguito all’evento sconvolgente che ai primi di maggio la stampa francese comincia a riportare. Il 26 agosto 1937, la città basca di Gernika era stata bombardata a tappeto dall’aviazione tedesca, alleata di Franco. Una strage che resterà una macchia indelebile nella storia del Novecento. Il bombardamento suscitò reazioni indignate sulla stampa straniera e nell’intellighenzia europea: per la prima volta venivano deliberatamente uccisi dei civili inermi. Non era stato scelto un obiettivo militare (tanto più che i ponti furono lasciato intatti, in prospettiva dell’immediata occupazione), ma si tentò di abbattere il morale del nemico con un atto di forza inaudito e sconosciuto alle guerre precedenti. Iniziarono così ad essere abbozzate le varie figure del quadro, nello studio parigino del pittore. Cinque settimane di frenetico lavoro, in cui varia il numero dei protagonisti dell’opera, la loro posizione, i loro rapporti. Tutti ripensamenti che vengono attentamente ricostruiti nelle sale del Reina Sofia, attraverso decine di disegni datati e divisi per soggetto. Presero corpo così il immagine che appartiene alla tradizione e alla cultura iberica e che aveva avuto tanta parte anche nella precedente produzione di Picasso, il cavallo dalla tremenda lingua appuntita, l’uccello appena abbozzato sullo sfondo, figure animali che si mischiano alla madre che piange il figlio morto, al soldato caduto ai piedi del quadro, con le membra scomposte e la spada spezzata, la donna che porge da una finestra un lume, una donna che scappa dall’incendio, un’altra che brucia urlante tra le fiamme. Fu immediatamente chiaro
quando l’opera fu esposta nel luglio Una copia del quadro, voluta da Rockfeller si trova oggi nel Palazzo delle Nazioni Unite e nelle ultime settimane ne è apparsa una copia, realizzata dalla Scuola di mosaico del Friuli, anche all’esterno del Parlamento Italiano, proprio nei giorni in cui è all’ordine del giorno la questione dlel’invio di soldati italiani in Libano. Un messaggio universale, espresso con la forza della semplicità e dell’astrazione. Fu compresa subito la potenza che quest’opera poteva esprimere, iniziarono quindi una serie una serie di peregrinazioni in tutta Europa, fino in America, dove toccò numerose città prima di essere definitivamente esposta al MOMA di New York. “Guernica” diviene l’opera più importante del museo, mentre il suo autore si vede negare i visti per gli USA perché iscritto al Partito Comunista. Il quadro divenne fonte di ispirazione per moltissimi artisti che nel dopoguerra diedero vita alla rivoluzione dell’Action Painting e dell’informale. Dalla fine della seconda
guerra mondiale l’opera diventa un inattesa cartina di tornasole della
situazione spagnola. Picasso, infatti, aveva espressamente affermato che
“Guernica” poteva raggiungere Alla fine la spuntò la capitale. L’opera fu esposta al Cason del Buen Ritiro, una sezione staccata del Prado. Una posizione che venne spesso criticata. L?ultimo viaggio “Guernica” lo ha compiuto nel 1992. È stata spostata nel neonato Centro de Arte Reina Sofia, ricavato pochi anni prima negli spazi di un ospedale settecentesco a meno di un chilometro dal Prado. Lo spostamento fu seguito da un’enorme folla di madrileni e da un’attenta equipe di esperti, preoccupati per le condizioni dell’opera, divenuta molto fragile a causa degli innumerevoli viaggi compiuti nei primi anni, per i quali veniva arrotolata. “Guernica” ci viene mostrata proprio nella cornice di quest’ultima e definitiva tappa del suo viaggio. Un percorso nel secolo passato che ha fatto affermare e A. Saura che “Guernica è l’immagine del Novecento”. A completare l’esposizione al Reina Sofia sono state presentate altre opere che Picasso realizzò sulla stessa tematica. Opere meno conosciute come “L’ossario” del 1945, realizzato dopo aver scoperto l’orrore di Auschwitz, e “Massacro in Corea”, del 1951. |